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MICHAEL SANTHERS

 

 


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POESIE DI MICHAEL SANTHERS

         


L'ASINO E IL CANE

Tu a lavorare senza tregua 
a me bastano quattro abbai 
due moine per avere vitto,alloggio e coccole 
e ciò è dovuto al fatto che sono intelligente 
e non rozza testa dura disse il cane all’asino, 
-Un consiglio posso darti replicò questi 
..giacchè vanti gran lumi ti conviene imparare 
a leggere,scrivere,capire al calendario 
le ferie segnate e ancor più a riconoscere 
tutti i cartelli stradali 
-Io come sempre passai per caso 
ed ebbi solo modo di dire....... 
negli agi mai nasce saggezza 
anzi spesso questa si genera 
in sofferenza nei meno accreditati 




Cadaveri d'amori

Mimiche sprezzanti 
mi si posano a volte sul viso 
al ricordo di certi amori passati 
mai giunti per orgoglio,capricci,a un approdo, 
son figure cacciate dal cimitero dell’anima 
scaraventate da tempo all’ossario dismesso 
e quando casuali m’appaiono su scie di passi, 
gli occhi d’istinto le sputano ai piedi 
subito a mezza luna a ruotare allo schiaccio 
-E’ capitato a volte sentire nell’aria 
una pietà di riannovero agli umani 
ma il cuore ha arso le voci,s’è messo a dormire 
ormai la soddisfazione d’ignoro 
è diventata più grande d’ogni armonia implorata 
e anche dovessimo rincontrarci 
in regni prospettati oltre il confine di vita 
mai voci s’uniranno in unico fiato, 
la vendetta s’è fatta da tempo respiro 




TRILLO DI GHIACCIO

Vapori di cena speziata, fumante 
resi ghiaccio a fermare il cuore 
da una telefonata d’insolito trillo 
come campanella di chiesa 
in pomeriggio che propaga 
un funerale scomposto 
tre amici spauriti,un cane aggregato 
e un gatto nero che taglia la strada 
sotto spruzzi dell’unica nuvola grigia 
-Pronto Signora...mi dispiace,purtroppo... 
-Era uscito al mattino a sorteggiare in riscatto 
ennesimi viveri da mischiare all’affetto la sera 
ma un braccio di gru,piedistallo 
di un Santo fantasma da canonizzare a memoria 
non ha retto al peso degli anni 
ed è caduto su morbido uomo 
improvviso pergamena ove solo i più cari 
leggeranno anni rubati agli stenti 
vedranno laghi mappati in sudore salato 
e fiumi sgorgati da occhi di roccia, 
orecchie caverne riempite d’insulti 
naso antenna a percepire umori aguzzini 
-Era uno dei tanti,formica alle lingue 
o a districarsi nelle scanaluture alla suola di scarpa 
e ora un sermone condito con fiori di serra 
resi cera da spray, sarà ultima coreografia 
a violentare attore e misero pubblico 
nel destino degli umili, sempre baro 
a interrompere mani che spezzano,ripartono pane 
ogni giorno racimolato alle usure del tempo 
degli uomini disertori all’umano 
--Lo spettacolo è...morti bianche, 
uniche scene visibili,un telo bianco lo schermo 
un lenzuolo bianco a coprire un fantasma 




BIBLIOTECA

La morte 
nostra biblioteca, 
i giorni le pagine 
i mesi i capitoli 
i volumi gli anni, 
copertine le facce 
i loculi gli scaffali 
--la noia 
somma di apatie 
di quelli che hanno finto 
di leggerci 
--l'elogio "buonanima" 
non si nega a nessuno 
clik d’ultima mandata 
di chiave all’archivio 
di milioni d’occhiali d’ossa, 
abbandonati 
orfani d’occhi 
secchi su bozze 
mai corrette 
--carta straccia 
muffa di lacrime 




VIOTTOLI

Polvere e ciottoli sparsi levigati 
rosario di piedi stanchi 
della donna d'antico lutto, 
stridula in pause a cambio di preghiere 
in ritorno dal fazzoletto variopinto di campagna 
alla cascina ove ceppi e fieno 
sono lettere Etrusche su papiro 
che solo lei nel dolore sa leggere 
--Il fischio stonato d’un passero 
stuprato dai rintocchi d’una campana al tramonto 
sbanda il passo d'abitudine 
che azzanna l’erba rigogliosa spettinata 
fuori dal calpestìo 
e il cuore scioglie battiti ai dubbi 
--Croce a memoria di mano destra 
cesto all’altra che pensiona il dondolo 
carezzante ai fianchi 
e si fa ala tesa a sorreggere 
--Appollaiato,ridente 
sulla linea del tramonto,il sole 
rende mappa di un amore,le rughe al volto, 
diamante al forestiero gli occhi




IL CAIMANO

L’inverno aprì le porte 
tra i bianchi coriandoli 
e l’aria di cristallo, 
qualcuno serrò i denti 
per masticare 
una preghiera di riserva 
contro le sciagure 

Tra fame e freddo 
il povero scelse 
di comprare 
l’ultimo cappotto 
vecchio di vent’anni 

Il caimano 
dopo averglielo venduto 
disse..... 
anche nelle ossa 
più spolpate 
si nasconde sempre 
l’ultima goccia di sangue 
l’ultimo brandello di carne 
e l’inverno è lungo, 
-Pazienza e presagio 
esche di sicuro bottino 





PILATO

Il leone Cesare, Re di Roma 
a chetar con suo scettro voci in subbugli 
giunte ruffiane a lui lontano da Galilea 
come insidie a minare fetta di proficuo Regno, 
disse al lupo Pilato,gran fattore 
porre pria di clamore, silenzio al ribelle agnello 
portatore di armonie salvifiche pericolose 
ma questi vide inerme ceatura 
già provato da ripudio in frustate e sputi 
e in pietà rinviò il giudizio alla tigre Erode 
che sazia,pigra e prudente trovò vano 
fastidioso infierire su indifeso 
e rimise la terminale decisione 
di nuovo al mittente titubante 
mentre sia il gregge che i pastori del Sinedrio 
in gran ferocia,assetati di sangue 
con ricatto a dar notizia d'indecisione 
di Pilato al supremo, incitavano a gran voce 
la morte in croce che tuttora 
in catena portiamo al collo 
-Come allora,ancora oggi è il collettivo, 
pecore e cani ovvero il popolo che incita 
i suoi governanti alti a delinquere 
salvo poi accusarli ...criminali........... 





GRANDE FRATELLO

Occhio luminoso di bue 
sul copulare al canile statale 
-Nel recinto adiacente 
pecore e montoni 
li imitano e si masturbano 
-Ostetriche della carta stampata 
coaudiano parti prenotati 
-Occhi roteanti,consumati 
al pallottoliere audience 
-Sguardo al cielo 
di spauriti anarchici, 
amara constatazione 
stelle spente,evase a sogni 
di raggrinziti scroti 
-Gesù arrabbiato 
i padrini di mangiatoia, 
uno è già icona di corna 
l’altro in pretesa di leggere sermoni 
e in ogni casa un porcile 
che ha spodestato il presepe 





IL POPOLO

Formicaio di figli,firma d’egoismo 
e sperma disertore a progetti,ingombro 
che vince sul cervello svuotato, 
incidenti rimediati,rinnegati,accettati, 
riempitivi inquinanti, 
cacciatori ed elettori,scorie da riciclare in altro danno 
pseudoetica di congregazione chiamata "popolo" 
-Poesia non è bugia,nemmeno pensieri in nuvole 
e questo suddetto è assemblaggio di falsi amici, 
brutta copia d’animali ,
 moralisti attori tra vizi e istinti, 
alla sera sproloquiano sul malgoverno 
e al mattino si diramamo segreti in falsità
 per fottersi l’un l’altro 
poi a denigrarsi con supremazie
 di agi in raccomandazioni 
espressione intelligente,premio di religione 
-Mille tele di ragnatele nel silenzio del tempo 
nei meandri del potere per felici inganni 
a quelli appena giudaicamente abbracciati, 
sono gli stessi che insultano feroci i politici 
e in subdola propaganda a eleggerli giusti in Paradiso 
-Sono loro,biblici fratelli , milioni di Caino e Abele, 
figli di Dio mai visto e danno del demone 
a chi in anticipo sale alto al trono con malizie 
incitate e condannate 
- Bastardi pronti ad osannare e linciare 
per un osso o uno scettro di sambuco 
-I grandi della storia avevano capito 
questo pecorume-iene 
e postosi a pastori col bastone a legnarli,
confinarli in pascoli con erba misurata,razionata 





GIUGNO

Un sole sinistro si scartoccia 
regalo riciclato nell’alba turchina, 
trafigge solitudini al riconcilio 
di nervi macerati ai sogni 

Giugno, collezionista di giorni lunghi 
che giocano con speranze 
tra abbozzi di sorrisi inutili 

Raggi dorati, bisturi anestetici, riportano 
dalla pelle all’anima verità spietate 
che sembravano addolcite nelle tenebre 

Frescure di sollievo, si dissolvono 
sotto un cielo che rovescia fuoco 
su animali assetati che indifesi 
vibrano lamenti all’aria tesa 

Cuore di un campanile un orologio 
infuocato, zoppicante, pregusta l’orgasmo 
delle lancette a mezzogiorno  




LA CRAVATTA

Cappio rovesciato 
tirato dal destino 
verso gli inferi 
-Nodo scorrevole 
a fermare alla gola 
bestialità d’anima 
-Orpello qualunquista 
spacciato eleganza 
-Serpente di stoffa 
a dar lustro a lacchè 
-Icona di politici 
celante al viscido 
-Passaporto falso 
in esibizione a benpensanti 
-Corda piatta come certe vite 
a legare in agi sciatti amori 
-Status symbol di banalità 
-Letto di di mucosa nasale 
-Stoffa sprecata 
salvo in afferro 
a saracinesca d’aria 
in rivendicazioni 
a torti subiti 





SENZA PACE

Sgorbie ombre di cani neri 
alla luna, erano misteri 
poi lo specchio al cielo fu violato 
e streghe e Santi persero il rimiro, 
passaparola non fu più oro colato 
-Il gossip entrò dirompente 
nella fede a rattizzarla 
riesumando morti eletti 
che in abbraccio di terra 
sognavano almeno pareggiare 
tormenti di vita 
-Allibratori, ora scommettono 
per gioie di cadaveri a radiosa luce 
o saette in vendette all’acceco 
-Morti senza pace 
figuriamoci i vivi 





INNO D'ITALIA

Fratelli bastardi d’Italia 
deposita feccia s’ammalia 
lunghe corna sui colli 
consacrati cervi e folli 
-Patria farsa a gran festa 
di gente calunniosa nefasta 
milioni prototipi tutti uguali 
occulti sporchi lerci maiali 
figli di dubbi sondaggi 
e d’oscuri aggiotaggi 
pane nero e monnezza 
consumato in scaltrezza, 
popolo di finta libertà 
in consumata omertà 
oh! antica Italia ti amo 
ci allocchi forzata all’amo, 
madre di asceti e poeti 
letale silenziosa a facili feti 
-Cari pavoni gendarmi 
deponete sconfitti le armi 
la sudata difesa non vale 
sono amici farsa del male 
-Oh! mia bella terra 
inutile ti fu la guerra 
umiliata in mortale offesa 
ogni giorno vità ti pesa 
gaglioffi e cialtroni 
sono i nuovi baroni 
governanti e politici 
imbrogliano eroi tisici 
ingrassano,gonfiano obesi 
affossano cerebrolesi 
-Ti saluto sereno devoto 
ai tuoi Giuda non voto, 
Garibaldi in pace riposa 
e mai gloria gli sia ritrosa 
-Ogni giorno ti fanno violenza 
e a tal male non oso clemenza 
-Finisce questa mia strana lode 
tra ignavi che al dolor osano ode 
-Lascio pesante perdurante invettiva 
che mai ci sia canaglia giuliva 
e ogni danno voluto in ferita 
sia dolore truce a sorda vita 
a mimica di voltar sguardo 
s’allontani pace in traguardo, 
eterna sia pesante maledizione 
allevio a mia soddisfazione 
-A chi a cuor muto solo legge 
senza opinione, sia pecora al gregge




TROPPO TARDI

Mi fisso’ 
spalanco’ gli occhi 
mi depositò 
alla periferia 
del cuore 

Sorrise 
per includermi 
nelle circostanze 
accademiche 
di consenso 

Colsi il volto 
che avevo sempre cercato 
l’anima sempre odiata 

L’inferno mi aprì le porte 
una lacrima 
mi solcò il viso, 
unsi di saliva 
un fac-simile 
di preghiera 

Gesù 
cancellala 
prima che sia tardi 
fu questo strozzo di parole 
inutili, 
il sangue era già negativo 
della sua immagine 
che in una stanza buia 
avrei dovuto all’infinito 
...sviluppare..... 




POESIA

Puzzle di sproloqui 
accartocciati nel vento avvilito 
disertore in lame affilate ,a trasportarli 
--Pseudo-farfuglio,scoperchiate colpe di prelato 
boomerang al razzolo d’esempio, 
voci suadenti a corrompere di cani all’osso, 
--File di lingue lisce,tegole rovesciate 
condotte di bave e aria plagiata 
in gara di podio ai culi,di potere 
--Sfiati disonesti di mantice a insetticide 
ristoro a pidocchi in code di pavoni, 
vapori di vomito acido ai nasi,ignari 
--Morfina a incanti e spergiuri d’egoismi 
ricetta verbale di politici sputtanati 
in metamorfosi a imbonitori eroi, 
parole ladre,labiali in distrazioni 
incollate su papiri carcinoma alla storia 
--Lava di vulcano,oro alla nascita 
magma sepolcrale ad anime candide credulone, 
--Virus di progresso che solo all’annullo 
di fonte generante troverà antitodo sicuro 
....a onestà.........e nell’aria, 
dissolta finalmente vana l’ipocrita 
cancrena in mute voci 
falso rosario in allevio d’altrui dolori 
che in buona fede aprono orecchi 
e cuori zoppi a ogni ciarlar nefasto 





VECCHIO ALBERO

Lontano dal bosco 
solitario tra pietre di storia 
offri ristoro 
a stremati cacciatori di taglie 
che inseguono la loro stessa anima 
che rapinò amori irrequieti 
-Ombra scura orgogliosa e desolata 
tra arrosti di sole,zona franca 
senza guardare vittime e carnefici 
sei diario discreto di ognuno, 
folti rami le tue pagine 
gereogrifici di cuore 
che solo il vento sa leggere 
e le archivia nelle intemperie 
oh! mio amico 
dammi almeno un lamento antico 
per capire che non siamo soli 
e questo dolore ci giunge 
solidale monito consolatorio 
da antichi avi 




CORNOVAGLIA

Nel saluto 
sventolarono mutande 
contese ai piedi da salti 
di cani pazzi 
col rischio di offendere 
ciondoli in disuso 

A metà strada 
complice il telefono 
recuperarono le voci 
pria prestate a gemiti di recite 
ma si sa in tal luogo 
col segnale un pò lunatico 
ci fu un’interruzione 

Intervenne il maggiordomo 
sig. Conte.. 
accadono cose strane 
in Cornovaglia 
il gatto gioca col suo uccello 
morto e fuori gabbia 

Ancora in linea 
esagitata la contessa Camilla 
non c’è più religione 
vecchi fringuelli 
a me cari ormai nell’antico canto 
or cimeli di protocolli 
preferiscono esser predati 
da felini per schivar 
decente compagnia 
di stagionata passera 
in questa nefasta 
...Cornovaglia.... 
tanto nemica 
al designo di tale fatal reame 





BUCANEVE

Impercettibili 
da crosta gelida di morte 
spuntano bucaneve, 
preludio a esplosioni di colori 

Cuori feriti d’amore 
al tetro adattati, 
sorpresi d’improvviso 
si vedono contrasto sconfitto, 

-Abulici 
aspettano di rientrare 
in nuovo quadro di stagione 
a tinte fosche 





Il SILENZIO E' SEMPRE  RUMORE 

Il silenzio è pieno di rumori 
di mercato continuo alla mente 
che ogni giorno lucifero propone 

Il silenzio è la voce dei ricordi 
che scorrono veloci in sottofondo 
al fruscìo di pellicola del tempo 

E’ una prostitita di buon nome 
assoldata a guardia di prigioniere parole 
ma venduta alla coscienza e in ricatto 
minaccia di raccontare tutto a un amore 
sogno in progetto di un’intera vita 

E’ condanna e assoluzione 
a seconda se a giudicarlo è l’ignavia 
o l’onestà 

E’ un abbraccio su una foto 
e vale un ritrovarsi o un addio, 

Questo vuoto pronto ad accogliere tutto 
complice e nemico,attesa o fuga 
sollievo o angoscia, 

Calendario trasparente 
a segnare ferie di preghiere 
in attesa a innalzarsi 
o in ritorno a piombo sulle teste, 
un discorso millenario del creato 
tutto da leggere e i cuori sono analfabeta 





VINO

Grumi di sangue 
in archivio di terra 
sciolti 
passano per i fiori 
a acendere le anime 
in illusioni 
....vino 
per ungere arrugginiti 
abbracci 
e nel rosario dei fiati 
scuciono parole 
driblanti a denti 
fino a perdersi 
in nebbie di mente 
flagello di idee 

Fuori dosaggio 
l’elisir 
gonfia mostri 
esplodono in violenza 

Rimangono negli occhi 
foto impresse 
sul nero dell’umore 
col mirino sugli inermi 

Sciabordio di cevelli 
sulla spiaggia del vino 





L'AVARO

Ogni giorno 
rinnova al cielo preghiere 
all'accumulo 
promette gli interessi alla morte 
se al sorteggio lo pesca 
e l'ignora 
poi scende a patti col diavolo 
e lo invoca socio in affari 

Nessun amore 
strappa una goccia dal ghiaccio 
nel cuore 
e considera la famiglia 
cani al tozzo in catena 
fanno buona guardia del piatto 
col languore dell'osso 
mentre lui finge di allenare 
i denti alla carne 

Non ha dolori 
se non quello di veder l'anime 
mendicare nel petto un raggio 
di luce pensato tesoro 

Trova sollievo 
nell'ultimo gesto 
una protesi d'oro occultata 
tra labbra già secche 
che alla chiusura di sguardo 
s'aprono lente 
mostrano un ricco sogghigno 
alle tenaglie del tempo 





CIPRESSI

Tra marmi 
cariati 
ondeggiano 
verdi di bile 
lingue 
spugnose 
dei morti, 
assaggiano vite 
al palato 





RACCOMANDAZIONI

Mai nessun Cristo 
mosse un dito 
al valico dell’eden 
a fermare l’esodo 
di promozioni d’ozio 

In nuova terra,gli eletti 
in due fazioni 
Caino e Abele, 
e uno slogan violentò l’orecchie 
...siamo tutti fratelli.... 
e il cielo si riempì 
di corna 





MOBBING 5

Guinzagli invisibili 
di angeli aguzzini 
trascinano psiche 
nei menadri delle paure 
tra respiri anestitizzati 
dall’indifferenza 
-Zombie imbalsamati 
si consegnano alla notte 
negli incubi del divenire 
-Vite X senza identità 
occhi persi dalla figura 
vetri colorati al gioco di corvi 
per il corteggiamento 
-Giocano da solo le preghiere 
palline di piombo a ping pong 
tra bocche seccate 
e cemento di cielo basso 
-La parola amore 
è un ago infilato 
in un cuore di pezza 
appeso alla cappa 
di un camino stanco 





LA TREBBIA

Con maestria 
come a voler camuffare 
la destrezza 
l’addetto capo macchina 
in alto sul pianerottolo 
della trebbia 
lo specialista 
ingozza il mostro 
a piccoli ciuffi di grano 

Quando 
per distrazione 
per stanchezza 
il cibo non misurato 
scende in abbondanza 
si sente uno strano eruttare 

Il motore costretto a forzare 
lancia strane bestemmie 
nell’aria plagiata 
dal sincronismo di gioie condivise 

Ai lati della trebbia 
una polvere color oro 
macchiato di blu 
i riflessi di un cielo alleato 
con le fatiche 

Nei sacchi il grano cade 
con lo stesso rumore 
di un battito frenetico d’ali 

Poi i contadini col cappello 
come contorte grondaie 
corrose dal tempo 
con i loro occhi anneriti 
da cattive erbe sconfitte 
dalla magia di preghiere 
aspettano l’ora di pranzo 

Parole consolidate 
in catene di bicchieri di vino 
...i brindisi 
strizzate d’occhi 
per lanciare sfide all’inverno 
da considerarsi domato 
....anzitempo.. 




MONDO ECCENTRICO

Ruotano eccentrici e veloci i cuscinetti 
dell’asse terrestre, 
son consumati in millenni d’attriti 
e al calore ai due poli il ghiaccio si scioglie 
e Dio, vecchio,stanco e deluso 
mal ripagato del suo ingegno perfetto 
omette la manutenzione, 
gravi agli antipodi gli appoggi dell’asse 
per la mancanza di lubrificazione 
e gli irregolari giri fischianti 
si ripercuotono in sballottamenti sull’umanità, 
danno sciallacquio al già confuso cervello 
e sempre più gente che impazza, 
ignari i politici privi di materia pensante 
trovano il tutto come divertenti 
giri di giostra e consultano maghi,Santi 
ed economisti affinchè duri il circo in eterno, 
poi elargiscono cospicui finanziamenti 
a fare perdurare l’anomalia e diventi 
assorbita normalità 
-Nervosi sui trespoli-spalle 
gli angeli custodi,seppur con le ali 
a regger l’equilibrio di giorno 
ma precari al sonno di notte,nervosi 
al mattino disertano l’accompagnamento 
assegnato e in stolture l’affidato si pregna 
-Oh Padre dei cieli te lo dico in imploro 
trasferisci quei pochi ancora che in lumi 
hanno conservato ragione, su altra galassia 
e rottama questo mondo coi suoi conducenti 
fino a farne uno squaglio concime di terra 
per un regno di solo piante e animali 




L'ASINO E LA VECCHIA

Disse...sento l'inverno col fiato sul collo 
quest'asino va troppo a rilento 
nessun progetto va verso vero decollo 
urge immediato severo provvedimento 

Andò scettica dal veterinario 
con fama di rinvigorire ogni animale 
visto che a nulla era valso il sommesso rosario 
troppo lunghi i tempi 
della religione a sconfiggere il male 

Il luminare con intrugli ma severi alla scienza 
una grossa supposta al peperoncino confezionò, 
raccomandò di superare
 il certo diniego dell'asino con insistenza 
e dopo prove su prove tra sudore
 e starnuti la postura perfezionò 

I risultati come previsto giunsero lo stesso giorno 
pimpante e veloce con la soma
 per le colline volò contento 
tanto è vero che la donna sfiancata giunse al ritorno, 
troppe energie a stargli dietro
 pensò urge altro provvedimento 

Ritornò dall'artefice della trasfromazione 
ed espose l'imprevisto problema prima d'ora mai sorto 
e questi un'altra magia confezionò alla situazione 
gli stessi incredienti ma stavolta alla padrona in supporto 

Non era il caso diminuire gli eccessi ottenuti a fatica 
ma bensì pareggiare con arguzia 
le mancanti forze dei nervi 
e da quel giorno si chiuse
 della storia la complicata pratica, 
la vecchia e l'asino pimpanti e giocosi 
a pari passo ai sentieri più impervi 





BIGOTTI CRITICI E ASINI

A primvara 
quando il torpore si arrende 
alla luce che irradia i cuori 
al risveglio d'amore 
un asino trovò comodo in mancanza 
di femmina raffreddare gli istinti 
piuttosto feroci e sfuggiti al controllo 
del richiamo di carne 
in una pozzanghera che si offriva specchio 
deforme per smorfie di irrequieti monelli 
poi al sole si scosse con tremolii 
volti a far scivolare l'acqua dalla malconcia 
pelliccia e redarguire il sangue ribelle desto 
troppo presto,brusco dal gelido inverno 
e s'incamminò per un sentiero affiancato 
di case e vicino a una di esse 
grattò con forza la schiena 
preparata a espellere il pelo in esubero 
fiaccato dal gelo e pronto a far posto 
a un nuovo manto di miglior estetica 
indispensabile a un'auspicabile corteggiamento 
inoltre tal gesto serviva ad addolcire 
il sangue disertore al richiamo di compostezze 
che mai sfuggivano a sera agli occhi di un padrone 
esigente severo che del decoro aveva 
fatto suo vanto alla comunità 
e con la coda alla parete pennellò un fango 
infiltrato pronto a seccarsi 
..sul muro si compose una strana figura 
subito notata da alcuni oziosi bigotti 
scambiata per un passaggio marcato voluto 
di Santità..ma tal notizia giunse all'orecchio 
di un giornale locale stanco di inventare 
letture per la noia di un paese fin troppo 
tranquillo alla ricerca di nuove emozioni 
-Alcuni critici si scrollarono antiche pigrizie 
e parlarono subito di un'opera d'arte 
di un errante geniale pittore votato all'anonimato 
onde evitare che la sua fama prendesse 
sopravvento sull'ingegno omaggiato 
-Ora in quel luogo è accesa ancora una disputa 
tra chi lo vuole oggetto di culto 
e chi soltanto un posto prescelto da 
un artista sublime 
col solo intento di rivitalizzare un paese 
dormiente e farlo conoscere oltre confine 
-Io come sempre passai per caso 
ed ebbi modo di dire..in fondo non c'è 
differenza tra...Bigotti,Critici, Asini e 
...qualche lettore...