L'ASINO E IL CANE
Tu a lavorare senza tregua
a me bastano quattro abbai
due moine per avere vitto,alloggio e coccole
e ciò è dovuto al fatto che sono intelligente
e non rozza testa dura disse il cane all’asino,
-Un consiglio posso darti replicò questi
..giacchè vanti gran lumi ti conviene imparare
a leggere,scrivere,capire al calendario
le ferie segnate e ancor più a riconoscere
tutti i cartelli stradali
-Io come sempre passai per caso
ed ebbi solo modo di dire.......
negli agi mai nasce saggezza
anzi spesso questa si genera
in sofferenza nei meno accreditati
Cadaveri d'amori
Mimiche sprezzanti
mi si posano a volte sul viso
al ricordo di certi amori passati
mai giunti per orgoglio,capricci,a un approdo,
son figure cacciate dal cimitero dell’anima
scaraventate da tempo all’ossario dismesso
e quando casuali m’appaiono su scie di passi,
gli occhi d’istinto le sputano ai piedi
subito a mezza luna a ruotare allo schiaccio
-E’ capitato a volte sentire nell’aria
una pietà di riannovero agli umani
ma il cuore ha arso le voci,s’è messo a dormire
ormai la soddisfazione d’ignoro
è diventata più grande d’ogni armonia implorata
e anche dovessimo rincontrarci
in regni prospettati oltre il confine di vita
mai voci s’uniranno in unico fiato,
la vendetta s’è fatta da tempo respiro
TRILLO DI GHIACCIO
Vapori di cena speziata, fumante
resi ghiaccio a fermare il cuore
da una telefonata d’insolito trillo
come campanella di chiesa
in pomeriggio che propaga
un funerale scomposto
tre amici spauriti,un cane aggregato
e un gatto nero che taglia la strada
sotto spruzzi dell’unica nuvola grigia
-Pronto Signora...mi dispiace,purtroppo...
-Era uscito al mattino a sorteggiare in riscatto
ennesimi viveri da mischiare all’affetto la sera
ma un braccio di gru,piedistallo
di un Santo fantasma da canonizzare a memoria
non ha retto al peso degli anni
ed è caduto su morbido uomo
improvviso pergamena ove solo i più cari
leggeranno anni rubati agli stenti
vedranno laghi mappati in sudore salato
e fiumi sgorgati da occhi di roccia,
orecchie caverne riempite d’insulti
naso antenna a percepire umori aguzzini
-Era uno dei tanti,formica alle lingue
o a districarsi nelle scanaluture alla suola di scarpa
e ora un sermone condito con fiori di serra
resi cera da spray, sarà ultima coreografia
a violentare attore e misero pubblico
nel destino degli umili, sempre baro
a interrompere mani che spezzano,ripartono pane
ogni giorno racimolato alle usure del tempo
degli uomini disertori all’umano
--Lo spettacolo è...morti bianche,
uniche scene visibili,un telo bianco lo schermo
un lenzuolo bianco a coprire un fantasma
BIBLIOTECA
La morte
nostra biblioteca,
i giorni le pagine
i mesi i capitoli
i volumi gli anni,
copertine le facce
i loculi gli scaffali
--la noia
somma di apatie
di quelli che hanno finto
di leggerci
--l'elogio "buonanima"
non si nega a nessuno
clik d’ultima mandata
di chiave all’archivio
di milioni d’occhiali d’ossa,
abbandonati
orfani d’occhi
secchi su bozze
mai corrette
--carta straccia
muffa di lacrime
VIOTTOLI
Polvere e ciottoli sparsi levigati
rosario di piedi stanchi
della donna d'antico lutto,
stridula in pause a cambio di preghiere
in ritorno dal fazzoletto variopinto di campagna
alla cascina ove ceppi e fieno
sono lettere Etrusche su papiro
che solo lei nel dolore sa leggere
--Il fischio stonato d’un passero
stuprato dai rintocchi d’una campana al tramonto
sbanda il passo d'abitudine
che azzanna l’erba rigogliosa spettinata
fuori dal calpestìo
e il cuore scioglie battiti ai dubbi
--Croce a memoria di mano destra
cesto all’altra che pensiona il dondolo
carezzante ai fianchi
e si fa ala tesa a sorreggere
--Appollaiato,ridente
sulla linea del tramonto,il sole
rende mappa di un amore,le rughe al volto,
diamante al forestiero gli occhi
IL CAIMANO
L’inverno aprì le porte
tra i bianchi coriandoli
e l’aria di cristallo,
qualcuno serrò i denti
per masticare
una preghiera di riserva
contro le sciagure
Tra fame e freddo
il povero scelse
di comprare
l’ultimo cappotto
vecchio di vent’anni
Il caimano
dopo averglielo venduto
disse.....
anche nelle ossa
più spolpate
si nasconde sempre
l’ultima goccia di sangue
l’ultimo brandello di carne
e l’inverno è lungo,
-Pazienza e presagio
esche di sicuro bottino
PILATO
Il leone Cesare, Re di Roma
a chetar con suo scettro voci in subbugli
giunte ruffiane a lui lontano da Galilea
come insidie a minare fetta di proficuo Regno,
disse al lupo Pilato,gran fattore
porre pria di clamore, silenzio al ribelle agnello
portatore di armonie salvifiche pericolose
ma questi vide inerme ceatura
già provato da ripudio in frustate e sputi
e in pietà rinviò il giudizio alla tigre Erode
che sazia,pigra e prudente trovò vano
fastidioso infierire su indifeso
e rimise la terminale decisione
di nuovo al mittente titubante
mentre sia il gregge che i pastori del Sinedrio
in gran ferocia,assetati di sangue
con ricatto a dar notizia d'indecisione
di Pilato al supremo, incitavano a gran voce
la morte in croce che tuttora
in catena portiamo al collo
-Come allora,ancora oggi è il collettivo,
pecore e cani ovvero il popolo che incita
i suoi governanti alti a delinquere
salvo poi accusarli ...criminali...........
GRANDE FRATELLO
Occhio luminoso di bue
sul copulare al canile statale
-Nel recinto adiacente
pecore e montoni
li imitano e si masturbano
-Ostetriche della carta stampata
coaudiano parti prenotati
-Occhi roteanti,consumati
al pallottoliere audience
-Sguardo al cielo
di spauriti anarchici,
amara constatazione
stelle spente,evase a sogni
di raggrinziti scroti
-Gesù arrabbiato
i padrini di mangiatoia,
uno è già icona di corna
l’altro in pretesa di leggere sermoni
e in ogni casa un porcile
che ha spodestato il presepe
IL POPOLO
Formicaio di figli,firma d’egoismo
e sperma disertore a progetti,ingombro
che vince sul cervello svuotato,
incidenti rimediati,rinnegati,accettati,
riempitivi inquinanti,
cacciatori ed elettori,scorie da riciclare in altro danno
pseudoetica di congregazione chiamata "popolo"
-Poesia non è bugia,nemmeno pensieri in nuvole
e questo suddetto è assemblaggio di falsi amici,
brutta copia d’animali ,
moralisti attori tra vizi e istinti,
alla sera sproloquiano sul malgoverno
e al mattino si diramamo segreti in falsità
per fottersi l’un l’altro
poi a denigrarsi con supremazie
di agi in raccomandazioni
espressione intelligente,premio di religione
-Mille tele di ragnatele nel silenzio del tempo
nei meandri del potere per felici inganni
a quelli appena giudaicamente abbracciati,
sono gli stessi che insultano feroci i politici
e in subdola propaganda a eleggerli giusti in Paradiso
-Sono loro,biblici fratelli , milioni di Caino e Abele,
figli di Dio mai visto e danno del demone
a chi in anticipo sale alto al trono con malizie
incitate e condannate
- Bastardi pronti ad osannare e linciare
per un osso o uno scettro di sambuco
-I grandi della storia avevano capito
questo pecorume-iene
e postosi a pastori col bastone a legnarli,
confinarli in pascoli con erba misurata,razionata
GIUGNO
Un sole sinistro si scartoccia
regalo riciclato nell’alba turchina,
trafigge solitudini al riconcilio
di nervi macerati ai sogni
Giugno, collezionista di giorni lunghi
che giocano con speranze
tra abbozzi di sorrisi inutili
Raggi dorati, bisturi anestetici, riportano
dalla pelle all’anima verità spietate
che sembravano addolcite nelle tenebre
Frescure di sollievo, si dissolvono
sotto un cielo che rovescia fuoco
su animali assetati che indifesi
vibrano lamenti all’aria tesa
Cuore di un campanile un orologio
infuocato, zoppicante, pregusta l’orgasmo
delle lancette a mezzogiorno
LA CRAVATTA
Cappio rovesciato
tirato dal destino
verso gli inferi
-Nodo scorrevole
a fermare alla gola
bestialità d’anima
-Orpello qualunquista
spacciato eleganza
-Serpente di stoffa
a dar lustro a lacchè
-Icona di politici
celante al viscido
-Passaporto falso
in esibizione a benpensanti
-Corda piatta come certe vite
a legare in agi sciatti amori
-Status symbol di banalità
-Letto di di mucosa nasale
-Stoffa sprecata
salvo in afferro
a saracinesca d’aria
in rivendicazioni
a torti subiti
SENZA PACE
Sgorbie ombre di cani neri
alla luna, erano misteri
poi lo specchio al cielo fu violato
e streghe e Santi persero il rimiro,
passaparola non fu più oro colato
-Il gossip entrò dirompente
nella fede a rattizzarla
riesumando morti eletti
che in abbraccio di terra
sognavano almeno pareggiare
tormenti di vita
-Allibratori, ora scommettono
per gioie di cadaveri a radiosa luce
o saette in vendette all’acceco
-Morti senza pace
figuriamoci i vivi
INNO D'ITALIA
Fratelli bastardi d’Italia
deposita feccia s’ammalia
lunghe corna sui colli
consacrati cervi e folli
-Patria farsa a gran festa
di gente calunniosa nefasta
milioni prototipi tutti uguali
occulti sporchi lerci maiali
figli di dubbi sondaggi
e d’oscuri aggiotaggi
pane nero e monnezza
consumato in scaltrezza,
popolo di finta libertà
in consumata omertà
oh! antica Italia ti amo
ci allocchi forzata all’amo,
madre di asceti e poeti
letale silenziosa a facili feti
-Cari pavoni gendarmi
deponete sconfitti le armi
la sudata difesa non vale
sono amici farsa del male
-Oh! mia bella terra
inutile ti fu la guerra
umiliata in mortale offesa
ogni giorno vità ti pesa
gaglioffi e cialtroni
sono i nuovi baroni
governanti e politici
imbrogliano eroi tisici
ingrassano,gonfiano obesi
affossano cerebrolesi
-Ti saluto sereno devoto
ai tuoi Giuda non voto,
Garibaldi in pace riposa
e mai gloria gli sia ritrosa
-Ogni giorno ti fanno violenza
e a tal male non oso clemenza
-Finisce questa mia strana lode
tra ignavi che al dolor osano ode
-Lascio pesante perdurante invettiva
che mai ci sia canaglia giuliva
e ogni danno voluto in ferita
sia dolore truce a sorda vita
a mimica di voltar sguardo
s’allontani pace in traguardo,
eterna sia pesante maledizione
allevio a mia soddisfazione
-A chi a cuor muto solo legge
senza opinione, sia pecora al gregge
TROPPO TARDI
Mi fisso’
spalanco’ gli occhi
mi depositò
alla periferia
del cuore
Sorrise
per includermi
nelle circostanze
accademiche
di consenso
Colsi il volto
che avevo sempre cercato
l’anima sempre odiata
L’inferno mi aprì le porte
una lacrima
mi solcò il viso,
unsi di saliva
un fac-simile
di preghiera
Gesù
cancellala
prima che sia tardi
fu questo strozzo di parole
inutili,
il sangue era già negativo
della sua immagine
che in una stanza buia
avrei dovuto all’infinito
...sviluppare.....
POESIA
Puzzle di sproloqui
accartocciati nel vento avvilito
disertore in lame affilate ,a trasportarli
--Pseudo-farfuglio,scoperchiate colpe di prelato
boomerang al razzolo d’esempio,
voci suadenti a corrompere di cani all’osso,
--File di lingue lisce,tegole rovesciate
condotte di bave e aria plagiata
in gara di podio ai culi,di potere
--Sfiati disonesti di mantice a insetticide
ristoro a pidocchi in code di pavoni,
vapori di vomito acido ai nasi,ignari
--Morfina a incanti e spergiuri d’egoismi
ricetta verbale di politici sputtanati
in metamorfosi a imbonitori eroi,
parole ladre,labiali in distrazioni
incollate su papiri carcinoma alla storia
--Lava di vulcano,oro alla nascita
magma sepolcrale ad anime candide credulone,
--Virus di progresso che solo all’annullo
di fonte generante troverà antitodo sicuro
....a onestà.........e nell’aria,
dissolta finalmente vana l’ipocrita
cancrena in mute voci
falso rosario in allevio d’altrui dolori
che in buona fede aprono orecchi
e cuori zoppi a ogni ciarlar nefasto
VECCHIO ALBERO
Lontano dal bosco
solitario tra pietre di storia
offri ristoro
a stremati cacciatori di taglie
che inseguono la loro stessa anima
che rapinò amori irrequieti
-Ombra scura orgogliosa e desolata
tra arrosti di sole,zona franca
senza guardare vittime e carnefici
sei diario discreto di ognuno,
folti rami le tue pagine
gereogrifici di cuore
che solo il vento sa leggere
e le archivia nelle intemperie
oh! mio amico
dammi almeno un lamento antico
per capire che non siamo soli
e questo dolore ci giunge
solidale monito consolatorio
da antichi avi
CORNOVAGLIA
Nel saluto
sventolarono mutande
contese ai piedi da salti
di cani pazzi
col rischio di offendere
ciondoli in disuso
A metà strada
complice il telefono
recuperarono le voci
pria prestate a gemiti di recite
ma si sa in tal luogo
col segnale un pò lunatico
ci fu un’interruzione
Intervenne il maggiordomo
sig. Conte..
accadono cose strane
in Cornovaglia
il gatto gioca col suo uccello
morto e fuori gabbia
Ancora in linea
esagitata la contessa Camilla
non c’è più religione
vecchi fringuelli
a me cari ormai nell’antico canto
or cimeli di protocolli
preferiscono esser predati
da felini per schivar
decente compagnia
di stagionata passera
in questa nefasta
...Cornovaglia....
tanto nemica
al designo di tale fatal reame
BUCANEVE
Impercettibili
da crosta gelida di morte
spuntano bucaneve,
preludio a esplosioni di colori
Cuori feriti d’amore
al tetro adattati,
sorpresi d’improvviso
si vedono contrasto sconfitto,
-Abulici
aspettano di rientrare
in nuovo quadro di stagione
a tinte fosche
Il SILENZIO E' SEMPRE RUMORE
Il silenzio è pieno di rumori
di mercato continuo alla mente
che ogni giorno lucifero propone
Il silenzio è la voce dei ricordi
che scorrono veloci in sottofondo
al fruscìo di pellicola del tempo
E’ una prostitita di buon nome
assoldata a guardia di prigioniere parole
ma venduta alla coscienza e in ricatto
minaccia di raccontare tutto a un amore
sogno in progetto di un’intera vita
E’ condanna e assoluzione
a seconda se a giudicarlo è l’ignavia
o l’onestà
E’ un abbraccio su una foto
e vale un ritrovarsi o un addio,
Questo vuoto pronto ad accogliere tutto
complice e nemico,attesa o fuga
sollievo o angoscia,
Calendario trasparente
a segnare ferie di preghiere
in attesa a innalzarsi
o in ritorno a piombo sulle teste,
un discorso millenario del creato
tutto da leggere e i cuori sono analfabeta
VINO
Grumi di sangue
in archivio di terra
sciolti
passano per i fiori
a acendere le anime
in illusioni
....vino
per ungere arrugginiti
abbracci
e nel rosario dei fiati
scuciono parole
driblanti a denti
fino a perdersi
in nebbie di mente
flagello di idee
Fuori dosaggio
l’elisir
gonfia mostri
esplodono in violenza
Rimangono negli occhi
foto impresse
sul nero dell’umore
col mirino sugli inermi
Sciabordio di cevelli
sulla spiaggia del vino
L'AVARO
Ogni giorno
rinnova al cielo preghiere
all'accumulo
promette gli interessi alla morte
se al sorteggio lo pesca
e l'ignora
poi scende a patti col diavolo
e lo invoca socio in affari
Nessun amore
strappa una goccia dal ghiaccio
nel cuore
e considera la famiglia
cani al tozzo in catena
fanno buona guardia del piatto
col languore dell'osso
mentre lui finge di allenare
i denti alla carne
Non ha dolori
se non quello di veder l'anime
mendicare nel petto un raggio
di luce pensato tesoro
Trova sollievo
nell'ultimo gesto
una protesi d'oro occultata
tra labbra già secche
che alla chiusura di sguardo
s'aprono lente
mostrano un ricco sogghigno
alle tenaglie del tempo
CIPRESSI
Tra marmi
cariati
ondeggiano
verdi di bile
lingue
spugnose
dei morti,
assaggiano vite
al palato
RACCOMANDAZIONI
Mai nessun Cristo
mosse un dito
al valico dell’eden
a fermare l’esodo
di promozioni d’ozio
In nuova terra,gli eletti
in due fazioni
Caino e Abele,
e uno slogan violentò l’orecchie
...siamo tutti fratelli....
e il cielo si riempì
di corna
MOBBING 5
Guinzagli invisibili
di angeli aguzzini
trascinano psiche
nei menadri delle paure
tra respiri anestitizzati
dall’indifferenza
-Zombie imbalsamati
si consegnano alla notte
negli incubi del divenire
-Vite X senza identità
occhi persi dalla figura
vetri colorati al gioco di corvi
per il corteggiamento
-Giocano da solo le preghiere
palline di piombo a ping pong
tra bocche seccate
e cemento di cielo basso
-La parola amore
è un ago infilato
in un cuore di pezza
appeso alla cappa
di un camino stanco
LA TREBBIA
Con maestria
come a voler camuffare
la destrezza
l’addetto capo macchina
in alto sul pianerottolo
della trebbia
lo specialista
ingozza il mostro
a piccoli ciuffi di grano
Quando
per distrazione
per stanchezza
il cibo non misurato
scende in abbondanza
si sente uno strano eruttare
Il motore costretto a forzare
lancia strane bestemmie
nell’aria plagiata
dal sincronismo di gioie condivise
Ai lati della trebbia
una polvere color oro
macchiato di blu
i riflessi di un cielo alleato
con le fatiche
Nei sacchi il grano cade
con lo stesso rumore
di un battito frenetico d’ali
Poi i contadini col cappello
come contorte grondaie
corrose dal tempo
con i loro occhi anneriti
da cattive erbe sconfitte
dalla magia di preghiere
aspettano l’ora di pranzo
Parole consolidate
in catene di bicchieri di vino
...i brindisi
strizzate d’occhi
per lanciare sfide all’inverno
da considerarsi domato
....anzitempo..
MONDO ECCENTRICO
Ruotano eccentrici e veloci i cuscinetti
dell’asse terrestre,
son consumati in millenni d’attriti
e al calore ai due poli il ghiaccio si scioglie
e Dio, vecchio,stanco e deluso
mal ripagato del suo ingegno perfetto
omette la manutenzione,
gravi agli antipodi gli appoggi dell’asse
per la mancanza di lubrificazione
e gli irregolari giri fischianti
si ripercuotono in sballottamenti sull’umanità,
danno sciallacquio al già confuso cervello
e sempre più gente che impazza,
ignari i politici privi di materia pensante
trovano il tutto come divertenti
giri di giostra e consultano maghi,Santi
ed economisti affinchè duri il circo in eterno,
poi elargiscono cospicui finanziamenti
a fare perdurare l’anomalia e diventi
assorbita normalità
-Nervosi sui trespoli-spalle
gli angeli custodi,seppur con le ali
a regger l’equilibrio di giorno
ma precari al sonno di notte,nervosi
al mattino disertano l’accompagnamento
assegnato e in stolture l’affidato si pregna
-Oh Padre dei cieli te lo dico in imploro
trasferisci quei pochi ancora che in lumi
hanno conservato ragione, su altra galassia
e rottama questo mondo coi suoi conducenti
fino a farne uno squaglio concime di terra
per un regno di solo piante e animali
L'ASINO E LA VECCHIA
Disse...sento l'inverno col fiato sul collo
quest'asino va troppo a rilento
nessun progetto va verso vero decollo
urge immediato severo provvedimento
Andò scettica dal veterinario
con fama di rinvigorire ogni animale
visto che a nulla era valso il sommesso rosario
troppo lunghi i tempi
della religione a sconfiggere il male
Il luminare con intrugli ma severi alla scienza
una grossa supposta al peperoncino confezionò,
raccomandò di superare
il certo diniego dell'asino con insistenza
e dopo prove su prove tra sudore
e starnuti la postura perfezionò
I risultati come previsto giunsero lo stesso giorno
pimpante e veloce con la soma
per le colline volò contento
tanto è vero che la donna sfiancata giunse al ritorno,
troppe energie a stargli dietro
pensò urge altro provvedimento
Ritornò dall'artefice della trasfromazione
ed espose l'imprevisto problema prima d'ora mai sorto
e questi un'altra magia confezionò alla situazione
gli stessi incredienti ma stavolta alla padrona in supporto
Non era il caso diminuire gli eccessi ottenuti a fatica
ma bensì pareggiare con arguzia
le mancanti forze dei nervi
e da quel giorno si chiuse
della storia la complicata pratica,
la vecchia e l'asino pimpanti e giocosi
a pari passo ai sentieri più impervi
BIGOTTI CRITICI E ASINI
A primvara
quando il torpore si arrende
alla luce che irradia i cuori
al risveglio d'amore
un asino trovò comodo in mancanza
di femmina raffreddare gli istinti
piuttosto feroci e sfuggiti al controllo
del richiamo di carne
in una pozzanghera che si offriva specchio
deforme per smorfie di irrequieti monelli
poi al sole si scosse con tremolii
volti a far scivolare l'acqua dalla malconcia
pelliccia e redarguire il sangue ribelle desto
troppo presto,brusco dal gelido inverno
e s'incamminò per un sentiero affiancato
di case e vicino a una di esse
grattò con forza la schiena
preparata a espellere il pelo in esubero
fiaccato dal gelo e pronto a far posto
a un nuovo manto di miglior estetica
indispensabile a un'auspicabile corteggiamento
inoltre tal gesto serviva ad addolcire
il sangue disertore al richiamo di compostezze
che mai sfuggivano a sera agli occhi di un padrone
esigente severo che del decoro aveva
fatto suo vanto alla comunità
e con la coda alla parete pennellò un fango
infiltrato pronto a seccarsi
..sul muro si compose una strana figura
subito notata da alcuni oziosi bigotti
scambiata per un passaggio marcato voluto
di Santità..ma tal notizia giunse all'orecchio
di un giornale locale stanco di inventare
letture per la noia di un paese fin troppo
tranquillo alla ricerca di nuove emozioni
-Alcuni critici si scrollarono antiche pigrizie
e parlarono subito di un'opera d'arte
di un errante geniale pittore votato all'anonimato
onde evitare che la sua fama prendesse
sopravvento sull'ingegno omaggiato
-Ora in quel luogo è accesa ancora una disputa
tra chi lo vuole oggetto di culto
e chi soltanto un posto prescelto da
un artista sublime
col solo intento di rivitalizzare un paese
dormiente e farlo conoscere oltre confine
-Io come sempre passai per caso
ed ebbi modo di dire..in fondo non c'è
differenza tra...Bigotti,Critici, Asini e
...qualche lettore...