e dire che il giorno si lava ogni giorno nel lavatoio dove tante mani insaponate sbattono prepotentemente l’acqua in giochi percussivi di spruzzi e schizzi inondandolo di gocce quasi a smacchiare le nubi più dense immacolate bollicine ora risalgono a completamento dell’ora che fugge verso l’oblio il mistero delle ante chiuse apre al dubbio di luci tarde ad affacciarsi l’infisso permette al raggio di accedere al nuovo giorno che, come ogni giorno, torna al lavoro di sempre ** c’è nella gente questo imprecisabile senso del presente percepito in un’idea scolorita che richiama quel dopo sempre nella coincidenza del sempre uguale così l’indefinito sorregge l’alibi al futuro che, vistosi in minoranza e poi gli conviene, si defila tra le maglie del tempo ** precipita la convinzione non importa quale tu sei convinto che…? tu sei convinto che…? tu sei convinto che…? Il balletto della parola danza la morte del cigno era solo una rappresentazione io sono convinto che… io sono convinto che… io sono convinto che… shall we dance? shall we dance? shall we dance? Fred e Ginger mi aspettano a casa stasera non precipiterò il lieto fine mi convince ** BARACCATI ho visto un servizio sui baraccati alla periferia di Napoli ( c’era stato un terremoto ) in tuguri fatiscenti ricoperti d’eternit risalenti all’80, ( la ricostruzione ) , e l’”aeternitas” parrebbe non dover essere sinonimo di “tumor”. *** INEDITI si poteva sperare in qualcosa di meglio all’uscita dall’anatomica concitata selva ma gli exit pool non facevano ben sperare ché le percentuali nella comune somma minimizzavano quell’unico un per cento che si opponeva e chiedeva venia per l’entrée e mai aveva implorato per quella luce, già accecante, in un’asettica sala e altri abbaini, come puzzle in dissolvenza, aspettavano il malcapitato per scaraventarlo nella luce fioca senza che potesse dire: “ io non volevo, io non ho chiesto, non sono figlio vostro” * nel divagare del più e del meno, sempre il meno raggiunse il consenso, un dubbio sinistro (ci sarà mai un dubbio destro?), metafora del non-essere nell’essere, s’insinuava tra l’incertezza della certezza rendendola una sbobba priva di condimento. * come se tirare a campare fosse una partita a bowling e queste bocce difficilmente ci azzeccano, troppi birilli da abbattere, così si sprecano energie e torni a casa con gli amici e insieme bocce, biglie, sfere da schivare. * Soliloquio, sOliloquio, soLiloquio, solIloquio, soliLoquio, solilOquio, soliloQuio, soliloqUio, soliloquIo, soliloquiO, SoliloquiO, sOliloquIo, soLiloqUio, solIloQuio, soliLOquio, SOliloquio, soliloquIO, soLIloquio, soliloQUio, SOLILOQUIO, SOLiloquio, soliloqUIO, soliloquio, soliloquio, Soli. * e anche oggi è andata, tra un fastidio e un sollievo, aspettando il repetita non-iuvant. * il tempo ammonticchia i tempi pari, dispari, come i giorni, in un’unica partitura dove accadi tra una misura e la successiva, sorseggiando un caffè nelle pause, e la melodia della sera simula quell’ ad libitum che in-tona o s-tona il fischio d’inizio. Expo 2015 grattacieli grattano il cielo grattano il verde s-colorendolo s-biancandolo impallidendolo come noi * se si potesse evitare questa litania della lamentela perpetua aspettando Godot "Well? Shall we go?" - "Yes, let's go". "They do not move." non si muovono nessuno, pare, volersi muovere si aspetta e ci si lamenta * può darsi che il concetto sia un’astrazione di scatole cinesi Aristoteliche e mi domando se, oggi, l’idea abbisogni di un nuovo re-styling ma gli orchestrali della mente dirigono solo metà emisfero perché a corto di dipendenti trattasi pur sempre di un lavorio precario * “There must be some kind of way out of here”, Hey Bob, Hey Jimi, ci deve essere un modo per uscire da questo posto, lo chiedo a voi, lo chiedo a tutti, lo chiedo al mondo dei posti, alla natura che non li abita, alla Highway 61 che tramonta alla foce del Mississippi, a King e alla sua Lucy, al Re Lucertola che ogni cosa poteva fare*, a qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato**, a una macchina veloce, a un orizzonte lontano e a una donna da amare alla fine della strada,*** “There must be some kind of way out of here”, ci deve essere un modo per uscire da questo posto, lo chiedo a voi, lo chiedo a tutti, lo chiedo al mondo dei posti * Jim Morrison ** Gregory Corso *** Kerouac * raffazzonando alla meglio tutte le parole del mondo non ne esce un bel discorso e un balbettio confuso sovrasta il canto gioioso dei fringuelli , oasi sparute dove abbeverarsi tra assolate lande desertiche. * Milano muore come gli sparuti rami secchi sconfitti dalle metrò leggere e un via vai di polveri e gas accompagna anonime mascherine, e Meneghin a viso scoperto e senza trucco, e la malerba l'è quèla che cress püssee. * troppe volte sembra che uno spiraglio si apra e il gioco è fatto, pare, “Rien ne va plus, les jeux sont faits”, tanti Pollicino spargono briciole di pane, piccioni abitano il Duomo e tutto torna come prima, inizia un nuovo giorno uguale agli altri, anche gli spiragli si coricano per sera, frutti di un’astuzia perduta e quell’Orco sgozza l’altrui dabbenaggine. * vorrei vivere come gli altri che maledico continuamente vorrei pensare come gli altri che maledico continuamente vorrei morire come gli altri che maledico continuamente è così difficile trovare il ricambio per la maniglia del mio frigo che maledico continuamente… * ne abbiamo abbastanza di spot/stop al televoto “chiamami ancora amore” ( povera poesia martoriata ) il non senso è il senso avanti popolo indietro tutta luoghi comuni “cosa non è comune?” vomiti del qualunque cambiano vesti putride da armadi tarlati il passato presenzia da sfondo a cartoline di greggi asettiche bestie bestiame stipato in un Tir viaggi della speranza muoiono nei mattatoi somiglianti a hotel a 3 stelle contenti di fingere nella dignità obliata * qualcuno li chiama invasori, sbarcano sulle nostre coste, gusci di barchette, odori di povertà. “ cambieremo vita”, dicono gli occhi! abbandonano le zattere, i lager dell’accoglienza ora li accolgono, la miseria li scorterà per sempre. qualcuno li chiamava invasori… * ho visto un servizio sui baraccati alla periferia di Napoli ( c’era stato un terremoto ) in tuguri fatiscenti ricoperti d’eternit risalenti all’80, ( la ricostruzione ) , e l’”aeternitas” parrebbe non dover essere sinonimo di “tumor”. Nuova raccolta di poesie: Murales - Edizioni L'Arca Felice 2011 TRATTE DAL LIBRO non ci è dato sapere se i cari estinti anelino a resuscitare e penso di no troppa la fatica di una sveglia al mattino con quattro pile ...di rumore nella testa e in principio furono menhir, dolmen e cromlech e prima ancora procarioti e eucarioti non avevano simili pensieri * perché subappaltare la mente a monoliti di varia dimensione in questo teatro dell’immaginario se il sipario sbaracca il carrozzone e il clap clap precede il bla bla per poi finire a tarallucci e vino? * si potrebbe sgaiattolare da questo mercatino dell’usato e abbordare quell’incognita che già si fiuta nel profumo di nuove stagioni chissà che non ne nasca una duratura storia d’amore * sempre questa zavorra di accessori per appesantire il cammino di ossa come se resistere alla spinta verso il basso ci potesse allontanare dall’incandescenza del fuoco come quel neon che, a forza, ci tiene svegli * di parallele all’infinito scorrono rette che si intersecano in-grate così l’effetto dell’incontro è la finzione del finito ---------------------- Parvenze Talvolta penso che il vuoto si accanisca contro le nostre parvenze e tenti di afferrarci con le ali dell’indifferenza. Allora mi volto all’improvviso e osservo sparuti bambini giocare a nascondino e inizio a contare, continuo a correre e a contare negli anfratti (nascosti) della mente e la successione dei numeri, unico antidoto al nulla del silenzio. Gara C’è una corsa invisibile a cui si partecipa, il premio o la punizione consiste nel tagliare il traguardo senza conoscere la distanza da percorrere perché se intuissimo il percorso ad ostacoli il cammino della tartaruga spiegherebbe il passo dei ricordi a ritroso e noi potremmo indossare quella corazza confidando nelle gambe degli apripista. Incedere Nel mio incedere non trovo più i vecchi giocattoli dimenticati in qualche soffitta o i volti rassicuranti di sguardi ancora vivi. Si cammina come si può, scegliendo tra un paio di stivali (consumati) quando il tempo ci è avverso e una pantofola ricamata, accessorio (consolatorio) di una stanza a noi amica. Poesia ogni tanto ti chiama, non sempre. è inutile rincorrerla, come se provassi ad afferrare al volo una mosca. e poi le mosche non ci sono tutto l’anno e tu non sei una mosca, e non indossi quella stagione come vuoi, quando vuoi, perché vuoi facendo un semplice zac! perché dico questo? perché ogni tempo ha il suo turno e quando stacchi il ticket devi pazientare, attendere, non puoi passare davanti pensando che la poesia ti serva un paio d’etti di buone parole solo perché arrivi prima. Murales quattro mura imbrattate nel prosieguo della via. maledetta congiunzione del diritto con il rovescio: si attarda o si approssima. dipende dall'iconografia che m’ispira l’onnipotenza di un dio. non quello greco, confusione oppiacea di genti obliate da proci parassiti . oggi si sta a Itaca . ma ricordiamo, talvolta , quel libro, allora sacro, oggi sigillato nei comodini di spoglie stanze di miserabili hotel a ore . ora ci torna provvidenziale nell'orrore per la comune indigestione. minimale l’azione di un gigante buono o cattivo, Nessuno o eroe acheo? mi rigiro tra puntini di pareti incidentate. le macerie ostacolano passi , ora chiassosi, ora deboli. tutto così. a mezzo tra pianti e risa, sembra facile , ma il tombino sfugge e ruzzoli tra chimerici folletti, psichedeliche istantanee per poi riprendere il cammino della paura. e la mano va, la testa segue, il corpo tutto ( non più crisalide ) non passa il tubo, lasciato lì quasi per caso, oltrepassato il valico sembra che sia cambiato, accidenti alla metafora ( sgarbata) che tesse la solita tela. illuso dalla giostra (sempre in tondo e attorno ruota) illusionisti del piacere sbancano la tua slot , ( ben poca cosa conteneva ) e riprendi la falcata vuota e la vetta ( cosa avrà da dirci? ) forse risponderà al limite dell'accadimento. Pensiero unico Il pensiero unico è uno stagno maleodorante. Il pensiero unico è la misura vuota di un’intera partitura. Il pensiero unico è la sbronza di quattro amici al bar che si ritrovano nello stesso pianerottolo. Il pensiero unico è gettare perfettamente i dadi quando il banco vince sempre. Il pensiero unico è una verde vallata dove il gregge pascola e rumina per tutto il tempo. Il pensiero unico è rivangare il passato per scemare il presente. Il pensiero unico è gridare al mercato per attirare l’attenzione. Il pensiero unico è pensare di poter scegliere tra convinzioni esattamente uguali. Il pensiero unico è unico perché appartiene a tutti. Etichette sei di destra? no, di sinistra, un po’… giustizialista nonchè populista e indi qualunquista, sincero ateo democratico un po’ cattocomunista, movimentista e futurista, camorrista e fascista, razzista e abortista, sessista e moralista. ricapitolando… cosa sei? Filosofia spicciola da bambino osservavo i grandi. li vedevo tutti uguali. non distinguevo gli enta dagli anta. due ore durano cinque minuti, ora. si timbra il cartellino sino al capolinea. da grande scruto i piccoli.altre civiltà alle porte. domani si sorriderà o si piangerà del ieri. cosa c’è di nuovo? Il frigo perde acqua. la fine è in quella impalcatura. gli amori vanno e vengono. i più ricchi e i più poveri. l’alogena va sostituita. cosa c’è di nuovo? il vecchio si consolida. la tecnologia sulle rotaie. quel vecchio guarda il suo orto. raccoglie quattro foglie. nipoti aspettano. prosegue con la bici. arriva a casa. festeggiato dall’affetto. una storia a sé. un clone passeggia. china la testa. lo sguardo giù. sprofonda il sogno. perché vive? perché non si domanda? perché accetta così? perché così vuole. schermi dappertutto. rumori molesti. videocamere dall’alto. semafori di sbieco. pioggia di polveri. grovigli d’auto. cipressi nelle circonvallazioni. la morte accompagna i vivi. siamo più poveri. optionals più ricchi. ingioiellati di pailettes. ricchi premi e cotillons. si appare per tutti. anche per la maggioranza. vuole ma non può. oltre la beffa il danno. c’era una volta. sì, anche quella. perché quest’altra? e dove lo metti il rispetto? e ti ricordi del...? quanto tempo è passato. chissà se ritornerà. c’era una volta. essere nell’essenza delle cose. mai consumate. frammenti di realtà. solo immaginata. dicotomiche visioni. psichedelici risvegli. rigurgiti dell’incompiuta. filosofia spicciola. Tragitto cerco di intravvedere il blues. in quel clochard. in quel colletto bianco. sopra i tetti e sulle gru. in quel tramonto. tra la rassegnazione vestita di speranza. tra l’intolleranza nascosta in bianche dentature. tra la rabbia sopita nell’indifferenza. in questo tragitto ho smarrito il blues. Bussola l’ideologia scompare. destra, sinistra, centro. rimangono i punti cardinali. la bussola resiste all’usura delle parole. democrazie stuprate. colpi di coda di qualche dio. né in cielo né in terra. solo paure di sempre. Poker sarebbe bello rimescolare le carte. non più segnate. un mazzo nuovo. con altri giocatori. cambiamo il tavolo. anche il colore. sempre il verde… rivoluzioniamoci. Oste si guarda spesso in alto, no, non è un tic! la chiamata può essere improvvisa come, improvviso, scorgere quel quadrifoglio e, per un momento, i conti tornano e l'oste saluta il nuovo ospite. POETI oggi la parola che luccica è solo la scusa (non giustificata) di pensieri opachi, si deve riappropriare di quella lallazione per riiniziare un cammino tra sillabe ripetute di prime vere verità. poeti, ora, lasciate perdere e aspettate. riponete le vostre profondità, sia mai che ne siate provvisti, nei claustrofobici cassetti e aspettate VIAGGI * Circolarità del piatto, iniziando dai bordi scivola la pulizia e quel tozzo di pane sbianca l’apparenza - unta – Eppur la fame non conosce il riposo della sosta e quel ragazzino aspetta – fuori – per poter assaporare le croste di una pizza lasciata lì per caso da inaspettati viandanti anche loro lì per caso. * M’intrufolo nel passeggio delle ombre, irriverenti nell’inconsistenza della massa, tutti lì in mezzo, buttati spogli come soldatini pronti ad essere immolati, immortalati per dabbenaggine. Oggi il mare è azzurro, placido, solo il mio incedere nell’acqua solleva una tenera voglia ribelle, un bianco che mi accompagna come festosa scia illusoria prima dell’inasprimento della pena. * Cammino stretto tra altezze più o meno differite, “stai invecchiando” sibila l’afa dal cemento. Quei balconcini, come turgidi seni, schierati in fila, aspettano nuovi fiori, osservano il passaggio di quel puntino canuto prima che svanisca nel nulla di tutte le cose. ORIZZONTALITA' Gli orizzonti sembrano tutti uguali, anche le profondità sfumano nella notte (sbranano la notte, bramano la notte) e quel colore indefinito ci approssima all’origine. Il bambino mi chiede: “ cosa vuol dire questo?” L’adulto risponde: “ è così, ragazzo mio” Il vecchio declina in un : “ non mi ricordo, è passato tanto tempo”. Si fatica a scrivere, oggi. Il caleidoscopio della mente ricicla immagini variopinte come ruote di pavoni che si aprono che si chiudono che svaniscono. Gomitolo È bello sentire le storie di ognuno, come fili che si intrecciano in unico gomitolo e quando lo srotoli tutto si perde e si confonde in quella linea sino al limite del già detto chè lo scibile è ivi racchiuso. Ombre su ombre Strano questo festante e gioioso girone accomodante di ombre che scimmiotta altre ombre assurte al caduco comando. Sarà, forse, così strano, un giorno, intuire che altre ombre si materializzeranno nell’annichilimento di questa surreale luna di miele? PAROLE Le parole sono come il vino, decantano quando è buono, pronte a essere stappate da una bottiglia impolverata nella rilettura dell’etichetta. Non ho mai incontrato quel contadino. Né oggi né ieri ho mai pigiato l’uva in fosforescenti fiere della vanità, si sente ancora l’odore del mosto, fermentando deposita, talvolta, il gusto tra vigneti in fiore e il tempo, improvvisamente, ritorna a far capolino. RESISTENZA Per essere poeti necessita il tempo per l’azione, oggi! La solitudine serve a edificare le coscienze, a recuperare i “vecchi-nuovi” valori che oscureranno il caos, lontani dai sordidi rumori dei Servi del Capitale, così, Pier Paolo, li avresti definiti. Il tempo non mi spaventa. Mi spaventa “quel perdere tempo”, dove il bello stile può essere un anacronistico e vigliacco celarsi al pensiero o la pallottola di un fuoco amico, mi spaventa il morire rassegnato, il morire senza “averci provato”. Basta un solo giorno per ordinare la pace, per ridare una dignità al povero, dunque, non più il povero, per ritornare all’alba di quella gioventù che ci renderà protagonisti e partecipi della “nuova” storia e non più, come scrivesti Pier Paolo, spettatori di un nostro mondo che è nemico al mondo. Questa è la mia resistenza. INCOMPIUTEZZA L’orizzonte talvolta osservi e la direzione opposta alla tua nega l’amore addormentato in stanze buie perchè la luce ha scelto l’incompiutezza della parte STRILLONI Mi sveglio con il mondo assordato da strilloni che ci dicono del di qua Altri imbonitori ci parlano del di là Peccato che i titoli si addormentino nel di qua A un politico Goditi, lombardo Tutankhamon, l'attimo fuggente e riponi l'animo in pace. I media, tuoi solerti schiavi, non ti lasceranno una piramide in dono e quel popolo che ti appartiene sceglierà il nuovo faraone di cartapesta. Dicerie Spesso si dice che il futuro sia a portata di mano. Non ho mai capito di quale mano si parli. La sinistra adulta trascina il secchio dei ricordi. La destra bambina guida i ciechi nel presente. Di una cosa sono certo! I piedi entrambi affrettano la meta. Soldati ora tornano. erano partiti. dalle loro città impolverate, innocenti spari di marmitte impazzite su medievali manti stradali, spazi sparati tra cubetti di porfido, giocosi proiettili schizzati dalle trincee di quartiere. ora tornano. Impoveriti da polveri sottili, ammalati da maleodoranti isotopi, nuovi vicini di casa, lontana era la promessa di pace, osteggiati da una terra ostile per rientrare in ospedali da campo.