LE POESIE DI MARCO SAYA

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DAMMI UN COMMENTO 


Limbo
 
La vita è un limbo del non fatto.
“Cara, mi passi il sale per favore?”
Manca sempre qualche ingrediente,
anche la polvere sbuffa fuori
dal posacenere.


La Risposta
 
Non c’è molto da aggiungere.
La Risposta esiste da sempre.
Un capitolo in cui siamo,
un romanzo che parla d’altro.



Pesci

Sentili come sono stanchi di urlare
muti i pesci; l’acquario circonda
la terra priva d’ossigeno, il vetro
la parete di un’anta senza luce
e di una bocca da ri-sfamare. 

 

Tonni

La poesia è illusione.
Mi illudo di essere poeta
e lo sono.
Anche i tonni si illudono di essere tali
prima che il verso Rio Mare sia premiato
vincitore del concorso.

 

Costellazioni

L’aquila reale sorvola l’umana costellazione
di archetipi. Non conosce l'ovvietà della vita
e sceglie quella preda, casuale
nel cielo delle inaspettate incognite. 



***
Preferisco venire dal silenzio. 
Adesso comunque, eccomi e 
ruba via tutti i pensieri 
che non c'è niente da dire.
A volte, sull’orlo della notte, si rimane sospesi
e sempre quel tuo sogno mi accompagna 
nel gelo di gennaio.


***
Fato

È bello sentire le storie di tutti.
Pare di attraversare lo scibile.
Poi ti tagli per un nonnulla
e lo spavento richiama il fato
a rapporto.




Una casa, una piccola storia

La casa prende vita,
all’improvviso si anima,
una donna e gatti dappertutto
si muovono in cucina,
le stanze come quartieri
vivono di piccole
cose, l’aroma di un caffè
o il ronzio di uno spazzolino
elettrico o una radiolina
con il volume a manetta.
Pensava a quando
era ancora sfitta, bisognosa
di restauri, malata di crepe
alle pareti, assetata senza
un bagno, con i vetri chiusi.
Sarebbe un giorno morta,
il cemento di qualità scadente
non l’avrebbe certo salvata,
trascurata da chi talvolta
la visitava frettolosamente
per poi scappare via
come un amante da intervallo
impiegatizio. Ora era felice,
quella donna con i suoi gatti
l’amava, la puliva due volte
alla settimana e anche quando
era assente la voce del televisore
lasciato acceso per sbadatezza
le teneva compagnia e questo bastava.



Tutto finisce

Tutto finisce sempre
tra la ripetitività 
degli accadimenti.
L’illusione amoreggia 
con la speranza
senza un matrimonio
duraturo.

Un terno al lotto morire
felici perché la vita 
ci ha sfinito ebbra
di sorrisi.

Che noia!

Siamo qui a scriverne 
da millenni
e ci arrovelliamo
con parole d’effetto 
per fare, poi, 
la stessa fine 
piatta, sgangherata.

 

Feltri

Gli spettri ci tormentano,
le voci risuonano
nella grancassa  
e solo i feltri
smorzano il silenzio
delle ombre.



Cenerentole

Quanti giovani scrivono
come vecchie cariatidi.
Le loro matrigne e sorellastre
pretendono che rientrino
a casa per mezzanotte,
pulendosi l’unica scarpina
sullo zerbino per non
sporcare la muffa
ospite del logoro parquet!



Divertissement – 3 (I maledetti)

Il colore di alcuni poeti
è il grigio scuro,
vorrebbero essere
maledetti 
con l’iPad nella borsa
di pelle e una bottiglia
di Levissima sottobraccio.
“All Along The Watchtower”
tuonava Jimi, un maledetto
mancino nero, ha cambiato
le sorti della musica Lui,
una poesia diversa
che ha sconcertato
le solite bolle di sapone
appesantite dal terrore
di dover cedere il passo
all’arte di un extracomunitario.
Vestitevi di rosa,
il colore che più vi si addice.
Come tanti confettini
prezzolati continuate
a essere un biglietto
da visita per le tavole nuziali
di ricchi commensali
e che sia maledetta
la vostra innocua poesia.



Ora d’aria

Il verso voleva scappare per nuove vie
ma la scrittura lo ricacciava sempre
a casa dei nonni. L’ora d’aria era
immaginare un recinto di parole
senza lettere



Divertissement – 2

Osserva bene quello
che vedi e poi raccontacelo.
Sei hai la cataratta,
mi raccomando, guarisci.
Se guardi la televisione
e leggi i giornali ti è concesso
omologarti sui social.
Se cammini a testa bassa
puoi scrivere solo dei tombini.
Se leggi il passato,
quel passato è il tuo presente.
Se osservi la natura
sei sulla buona strada.
Se proprio vuoi poetare
girati dall’altra parte
e dimentica di essere
come gli altri.



respiro

nello stringere il pugno
catturi quel respiro
appena espirato.
Aprendo la mano
liberi la vita
e ti senti un dio.



Miraggi

Invecchiando si ricerca la semplicità nel dire.
Andavamo a caccia di quadrifogli.
Gli abitanti del prato osservavano con discreta diffidenza.
Non capivano questa nostra stravagante follia
e noi neppure, attirati da miraggi di fortune
in deserti senza oasi.



Quando si fa notte

Quando si fa notte
l’apparire s’addormenta
stremato nelle tastiere
di lettere solitarie.
Lassù, le luci delle stelle
festeggiano la verità
del creato
e il sole dell’alba inganna
il risveglio del perpetuo
errore.



Divertissement

La gente deve sempre credere a qualcosa.
Alla pioggia che prima o poi arriverà,
alle prossime vacanze a Jesolo,
al principe azzurro oramai un vecchio rospo
con la dentiera,
alla fortuna di chi gioca al lotto è un gran merlotto,
al linciaggio mediatico di chicchessia,
al tonno rio mare insaporito
con mercurio da tenere in frigo,
al pensiero di andare in chiesa la domenica
senza mai entrarci, al “quando c’era lui”
si stava meglio, ai poeti istituzionalizzati
scipiti bidelli di partito,
all’inutilità della Clerici
o ai plastici di Vespa.
A una certezza non si rassegna:
un giorno tutto questo cesserà
( si muore ogni tanto … )
e potrà finalmente riposare
in pace.



Faraoni

Non abbiamo più tesori
da portare nelle tombe,
poveri faraoni di cartapesta,
soli con le nostre ceneri
gettate nel Seveso
da qualche buon volenteroso,
giusto per non recare loro
troppo fastidio.
E poi che inutilità
per i precari del Corriere
scrivere quattro stupide righe
di necrologio su chi è stato
meritevole o meno.
Vorrei donare il mio nulla
a chi mi ha sempre amato
nel silenzio di un estraneo.



Untori

Ci si affanna
a correre (a vuoto)
per essere comunque.
La natura, invece,
segue il volere
del tempo.
Non ha fretta,
osserva
l’ordinato andamento
delle formichine.
In fila indiana evitano
come la peste gli untori
del dubbio travestito
da certezza.



Resurrezione

L’occhiata nemica
del mondo
(o il tuo non ascolto …?)
annichilisce il marasma
del dettato secolare,
pause temporali
stanche e strofinate
di sangue,
e noi,
piatti come una lisca
che si lascia buttare
nel mare
o ancora più piatti,
sottili come quei sassolini
piccolissimi e bruciati
dal sole
che si insinuano perversi
tra le dita di piedi
veloci sulla spiaggia.
C’è una nave che passa
all’orizzonte (immagine scontata),
potremmo raggiungerla,
(il dove della poesia, banale)
e poi salire, ecco salire
solo per un attimo,
un attimo di resurrezione.




Dissolvenza

Nel pensare il principio
e la fine,
due occhi aperti
non si guardano
mai,
due fanali si spengono
con l’autista
in dissolvenza



Chiamale se vuoi … emozioni

Mi emoziona un gatto
che fa le fusa,
chi si commuove
per il sorgere
dell’alba
o per il truculento graffiti
di un pisciatoio
dell’autogrill.
C’è poi chi palpita
d’amore
per una donna
o per un uomo
o per entrambi
o per un proprio dio
o per il proprio io.
Stolto chi pretende
di etichettare le emozioni
come fossero confezioni
di pasta Barilla esposte
per pochi centesimi
ai discount delle merci avariate.



Poesia

Eravamo versi liberi
a spasso

ubriachi tra le strade
a senso unico
della forma

cercavamo lettere d’oro
in profondi tombini
scoperchiati da una bomba
inaspettata
di scroscianti parole



Élite
Guardateli, quale pena
con penna d’oro
scrivono del meteo
esclusi dalle concimaie!



Lobotomia
Un mattino qualunque,
tacchi bucano l’asfalto
come scavi di trivelle.
Tintinnii di orecchini,
bisbiglii metallici,
mercatini meccanici
giostre in movimento,
odori di kebab,
un telegiornale sbraita
da chissà dove,
distrattamente osservo un albero,
poveretto … sembra un gingillo
fuori posto
come le parole a caso,
tanto per dire,
tanto per cucinare qualcosa,
tanto per dormire una notte
qualunque,
tutto confluisce
nell’unico fiume,
orgia di liquidi seminali,
scarichi di lavatrici,
neonati nei bidoni,
città bidonville,
teste ciondolanti,
bambolotti senza pile,
il sole scalda meno,
ottobre è vicino,
passo dai cinesi,
le pile sono
a buon mercato!



Tendone

La Storia mi ha scritto una lettera
spiegandomi che io appartengo ad essa.
Le ho risposto che è una pagliaccia,
gli spettatori del suo circo sono
bambini accompagnati
da adulti “consenzienti”.
Se nascessimo orfani
potremmo sceglierci
il palinsesto, abbattere
quel tendone liberando
tigri, leoni, cavalli, elefanti
e di nuovo riempire l’arca
pronta a salpare per una
nuova destinazione.



Universi

Siamo universi
di molecole
in universi di astri.
Essere soli
tra Soli
accecati dall’Insieme.



***

Amniosi
Ritorneremo nell’amniosi
amnesia del prima, del dopo
ci toccherà bere qualcosa
di nuovo, che sia buono
– stavolta –


 
Tutto uguale
Tutto uguale, la banda del paese
ripete i suoni di ogni anno,
rulli di tamburi e bambini festosi
tagliano zigzagando il corteo.
Agli angoli delle stradine una
folla di curiosi osserva, fedele,
la consunzione del rito.
La processione segue il percorso
prestabilito, c’è chi applaude,
chi sorride, chi piange il proprio Dio,
nessuna preghiera per il vicino
di casa che muore ogni giorno.
Questa piccola umanità raggiunge
la piazza principale, polpi fritti
alimentano l’allegra compagnia
che si scioglie come neve al sole
in attesa di una nuova primavera
sempre uguale.



caipirinha
Si diventa vecchi prima dell’andare
a capo.
Una caipirinha e quattro giovani in un bar
ci risvegliano dal coma della vita
e la routine torna, scornata, tra
gli scaffali di riserve doc impolverate.


***

guarda  la copertina di quel libro 
ruvida e vissuta
le pagine sono sempre lì, 
il filo refe le rende immortali. 
la superficie di pelli raggrinzite, 
gli organi in sofferenza  
e forse l’anima appartiene 
a quella pagina eterna prima 
dell’incendio o di una scucitura
del collant.

*

che esista o non esista
chi o non chi
insomma ma poi …
millenni che ne parliamo
prepara la cena
che il TG7 inizia alla 20,
puntuale.

*


Oggi a Milano era una splendida giornata 
con un cielo terso. 
Una badante portava a spasso una vecchietta 
su una carrozzina. 
Mi sorrideva la vecchietta, un sorriso sincero 
accompagnava i suoi occhi ridenti. 
Osservava l’azzurro intenso 
del cielo. Considerava 
che mai avrebbe potuto essere migliore, 
questo suo ultimo stare
tra i sensi della vita.

*


Ho sempre considerato la mente
un’orgia di tempi,
pensieri sparsi tra passati remoti
e presenti non presenti,
futuri trascorsi nell’attesa
del rinfresco di pareti
chiuse. L’allodola
trilla nella gabbia,
così noi felici
cantiamo 
nel pianto del mondo.

*


avrei potuto dire di no
a tante cose, avrei potuto dirne
di sì ad altrettante, avrei potuto
dire forse all’incedere del dubbio,
le cose, alla fine, decisero
per il manichino esposto in una
vetrina dove solerti commessi
lo rivestivano a festa! 

*

Il vento muove le foglie attaccate 
ai rami,
paiono salutarti, 
così maestosi, 
giganti buoni,
tante mani protese 
per un abbraccio solidale, 
noi e loro, de-urbanizzati 
e de-forestalizzati 
sangue e clorofilla 
anemizzate nel pallore
di un viso 
o di un tronco secco estinto
nel cemento, 
una stretta di ramo 
e un arrivederci.  

*

si sta … o come eravamo …
né Ungaretti né Robert Redford 
e Barbra Streisand.
la poesia è in scena 
da Godard:
- bisogna vivere piuttosto che durare - 
il palcoscenico dell’oggi 
non dura e non vive.
solo bruciature di sigaretta
nello scorrere della bobina

*

ho finito la scorta di infiniti
che avevo a disposizione.
mi toccherà scrivere
in orizzontale su qualche centimetro
di foglio. tante parole brevissime 
ma che siano tante così da sommarle 
verso dopo verso. l’infinito sarà 
un limite finito algebrico 
che tenderà allo zero della lettera.

*

si dice sempre che sarebbe 
auspicabile schiattare di colpo 
così come quando la poesia 
ti chiama all’improvviso 
e non devi agonizzare 
per giorni solo nel pensarla.

*

così presero la mira
nel  presente dei ciechi
schivando pensieri
sparando su lattine 
di Coca ammaccate
poi riutilizzate
con i filamenti
di una cicca umiliata

*

riflessi circensi

Una mattina qualunque mi recai in posta
 dopo aver preso prima un caffè al bar
e poi capovolsi specchiandomi 
le immagini degli accadimenti.
 Mi ritrovai a testa
in giù in un doppio ufficio postale 
dopo aver sorseggiato un caffè doppio
 in undoppio bar ed elevando 
all’ennesima potenza questo gioco
 di riflessi circensi
tanti me facevano la fila in posta,
 tanti me gustavano una tazzina di caffè.
 Erodivertito dallo specchio dell’ego 
che si trastullava su anonimi sconosciuti quasi
volesse impossessarsi di tutte le loro vite. 
Bastava solo la mia, la somma non
avrebbe mai raggiunto il capolinea del tempo,
 i binari erano stati sostituiti dalle
veloci rotaie e Italo era solo uno dei tanti 
nomi comuni, uno dei tanti avventori
di un qualsiasi ufficio postale o di un qualsiasi bar.




concetti

gioca pure con i concetti,
sempre gli stessi: il tempo e la natura,
la vita e la morte, il vecchio
e il bambino, la pace e la guerra,
l’amore e la solitudine. ora mischiali:
il bambino e la guerra, il vecchio e il tempo,
la vita e l’amore, la morte e la solitudine,
la natura e la pace. e poi rimischiali
e rimischiali ancora come in un mazzo di carte.
il jolly ti sorride beffardo, il concetto
appartiene ai sinonimi. ritenta
con un mazzo truccato e senza il jolly.



scrittura

la scrittura è uno scheletro vivo.
vive di autopsie pregresse
e speranze di futuri nascituri.
nel mezzo l’osteoporosi
decalcifica la parola.




“Quadretto di giocose quartine”

 
ci sono delle cose
che sono solo cose
e le cose stanno lì
come cose morte

 
la foglia cadendo
incrocia uno sguardo.
un bersaglio in movimento,
il piattello incontra il caso.

 
l’emozione è un attimo
del tempo. non è una legge
fisica universale e tutti pensiamo
di essere nati scienziati.

 
Dio ha la barba grigia, 
l’inquinamento l’ha sporcata.
le polveri sottili
ci hanno reso simili nel colore.


questo rendersi conto
dell’età che mangia la vita.
il fine pasto dipende
dalla sazietà del commensale.

 
Oh cavallina cavallina storna …
Se non fosse mai stato scritto 
e lo leggessi ora penserei 
a un matto scappato dalla neuro

 
si è soli perché ci manca la buona 
compagnia. non poter conoscere 
gli altri, la relatività non si annulla 
inviando una mail a casaccio.

 
ci vuole poco per morire a una 
certa età e il dietor non è un salvavita 
Beghelli ma l’illusorio  prolungamento 
temporale di ricordi giovanili.





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