LE POESIE DI MARCO SAYA

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e dire che il giorno si lava

ogni giorno nel lavatoio

dove tante mani insaponate

sbattono prepotentemente l’acqua

in giochi percussivi di spruzzi

e schizzi inondandolo di gocce

quasi a smacchiare le nubi

più dense 

 

immacolate bollicine  ora 

 

risalgono a completamento 

dell’ora che fugge verso l’oblio

 

il mistero delle ante chiuse

apre al dubbio di luci

tarde ad affacciarsi

 

l’infisso permette

al raggio di accedere

al nuovo giorno

che, come ogni giorno,

torna al lavoro

di sempre

 

**

 
c’è nella gente

questo  imprecisabile

senso del presente

 
percepito in un’idea scolorita

che richiama quel dopo

sempre nella coincidenza

del sempre uguale

 
così l’indefinito

sorregge l’alibi 

al futuro 

che, vistosi in minoranza

e poi gli conviene,

si defila 

tra le maglie del tempo

 

**

 

precipita la convinzione

 

non importa quale

 

tu sei convinto che…?

tu sei convinto che…?

tu sei convinto che…?

 

Il balletto della parola

danza la morte del cigno

 

era solo una rappresentazione

 

io sono convinto che…

io sono convinto che…

io sono convinto che…

 

shall we dance?

shall we dance?

shall we dance?

 

Fred e Ginger mi aspettano a casa

 

stasera non precipiterò

 

il lieto fine mi convince

 


**


BARACCATI

ho visto un servizio
sui baraccati alla periferia di Napoli

( c’era stato un terremoto )

in tuguri fatiscenti ricoperti d’eternit
risalenti all’80,

( la ricostruzione ) ,

e l’”aeternitas” parrebbe non dover
essere sinonimo di “tumor”. 





***

INEDITI

si poteva sperare in qualcosa di meglio

all’uscita dall’anatomica  concitata selva

ma gli exit pool non facevano ben sperare 

ché le percentuali  nella comune somma

 minimizzavano quell’unico un per cento  

che si opponeva e chiedeva  venia per l’entrée 

e mai aveva implorato per quella luce, già accecante,

in un’asettica sala e altri abbaini,  come puzzle in dissolvenza, 

aspettavano il malcapitato per  scaraventarlo 

nella luce fioca senza che potesse

dire: “ io non volevo, io non ho chiesto, non sono figlio vostro” 

 

*

 
nel divagare del più e del meno, sempre il meno

raggiunse il consenso,  un dubbio sinistro (ci sarà mai un dubbio destro?), 

metafora del  non-essere nell’essere,  s’insinuava 

tra l’incertezza della certezza rendendola

una sbobba priva di condimento.

 

*


come se tirare a campare fosse una partita a bowling 

e queste bocce difficilmente ci azzeccano, troppi birilli

da abbattere,  così si sprecano energie e torni a casa

con gli amici e insieme bocce, biglie, sfere da schivare.

 

*


Soliloquio, sOliloquio, soLiloquio, solIloquio, soliLoquio, solilOquio,    

soliloQuio, soliloqUio, soliloquIo, soliloquiO, SoliloquiO, sOliloquIo,

soLiloqUio, solIloQuio, soliLOquio, SOliloquio, soliloquIO, soLIloquio,

soliloQUio, SOLILOQUIO, SOLiloquio, soliloqUIO, soliloquio, soliloquio,

 
Soli.



*


e anche oggi è andata,

tra un fastidio e un sollievo,

aspettando il repetita non-iuvant.

 

*


il tempo ammonticchia i tempi

pari, dispari, come i giorni,

in un’unica partitura

dove accadi tra una misura

e la successiva, sorseggiando

un caffè nelle pause, 

e la melodia della sera

simula quell’ ad libitum

che in-tona o s-tona il fischio d’inizio.  

 

Expo 2015

 

grattacieli

 
grattano il cielo

grattano il verde

s-colorendolo

s-biancandolo

impallidendolo

come noi

 

*


se si potesse evitare questa litania 

della lamentela perpetua

aspettando Godot


"Well? Shall we go?" - "Yes, let's go".

 
"They do not move."

 
non si muovono

nessuno, pare, volersi muovere 

 

si aspetta

e ci si lamenta

 
*


può darsi che il concetto sia un’astrazione

di scatole cinesi Aristoteliche e mi domando

se, oggi, l’idea abbisogni di un nuovo re-styling

ma gli  orchestrali della mente dirigono 

solo metà emisfero

perché  a corto di dipendenti

 

trattasi pur sempre di un lavorio precario

 

*


“There must be some kind of way out of here”,

 

Hey Bob, Hey Jimi, ci deve essere un modo 

per uscire da questo posto, lo chiedo a voi, lo chiedo a tutti,

lo chiedo al mondo dei posti, alla natura che non li abita, 

alla Highway 61 che tramonta alla foce del Mississippi, 

a King e alla sua Lucy, 

al Re Lucertola che ogni cosa poteva fare*, 

a qualunque uomo che rompa il sentiero
 stabilito per seguire il sentiero destinato**,

a una macchina veloce, a un orizzonte lontano 
e a una donna da amare alla fine della strada,***

“There must be some kind of way out of here”,

 

ci deve essere un modo 

per uscire da questo posto, lo chiedo a voi, lo chiedo a tutti,

lo chiedo al mondo dei posti

 

*      Jim Morrison

**    Gregory Corso

***  Kerouac


*


raffazzonando alla meglio tutte le parole 

del mondo

non ne esce un bel discorso 

e un balbettio confuso sovrasta

il canto gioioso dei fringuelli ,

oasi sparute dove abbeverarsi

tra assolate lande desertiche.


*


Milano muore

come gli sparuti rami secchi

sconfitti dalle metrò leggere

e un via vai  di polveri e gas

accompagna anonime mascherine,

e Meneghin  a viso scoperto 

e senza trucco,

e la malerba l'è quèla che cress püssee.


*

troppe volte sembra che uno spiraglio

si apra e il gioco è fatto, pare, 

 “Rien ne va plus, les jeux sont faits”,

 tanti Pollicino spargono briciole di pane,

piccioni abitano il Duomo e tutto torna

come prima, inizia un nuovo giorno

uguale agli altri, anche gli spiragli

si coricano per sera,  frutti

di un’astuzia perduta

e quell’Orco  sgozza l’altrui dabbenaggine.

 
*

 
vorrei vivere come gli altri

che maledico continuamente  

vorrei pensare come gli altri

che maledico continuamente

vorrei morire come gli altri

che maledico continuamente 

 

è così difficile trovare il ricambio

per la maniglia del mio frigo

che maledico continuamente…

 
*


ne abbiamo abbastanza 

di spot/stop al televoto

“chiamami ancora amore”

 

( povera poesia martoriata )

 

il non senso è il senso

avanti popolo

indietro tutta

luoghi comuni

“cosa non è comune?”

 

vomiti del qualunque

cambiano vesti putride 

da armadi tarlati

 

il passato presenzia

da sfondo a cartoline

di greggi asettiche

bestie bestiame 

stipato in un Tir

viaggi della speranza

muoiono nei mattatoi

somiglianti a hotel a 3 stelle

contenti di fingere

nella dignità obliata

 
*

qualcuno li chiama invasori,

sbarcano sulle nostre coste,

gusci di barchette, odori di povertà.

“ cambieremo vita”, dicono gli occhi!

abbandonano le zattere,

i lager dell’accoglienza

ora li accolgono, la miseria

li scorterà per sempre.


qualcuno li chiamava invasori…

 
*

ho visto un servizio

sui baraccati alla periferia di Napoli

 ( c’era stato un terremoto )

in tuguri fatiscenti ricoperti d’eternit

risalenti all’80,

( la ricostruzione ) ,

e l’”aeternitas” parrebbe non dover

essere sinonimo di “tumor”.






Nuova raccolta di poesie:
Murales - Edizioni L'Arca Felice 2011

TRATTE DAL LIBRO

non ci è dato sapere
se i cari estinti anelino
a resuscitare e penso di no
troppa la fatica di una sveglia
al mattino con quattro pile
...di rumore nella testa
e in principio furono menhir,
dolmen e cromlech
e prima ancora
procarioti e eucarioti
non avevano simili pensieri

*

perché subappaltare la mente
a monoliti di varia dimensione
in questo teatro dell’immaginario
se il sipario sbaracca il carrozzone
e il clap clap precede il bla bla
per poi finire a tarallucci e vino?

*

si potrebbe sgaiattolare
da questo mercatino
dell’usato e abbordare
quell’incognita che già si fiuta
nel profumo di nuove stagioni

chissà che non ne nasca una 
duratura storia d’amore

*

sempre questa zavorra
di accessori per appesantire
il cammino di ossa come se
resistere alla spinta
verso il basso ci potesse
allontanare dall’incandescenza
del fuoco come quel neon
che, a forza, ci tiene svegli

*

di parallele all’infinito
scorrono rette
che si intersecano
in-grate così l’effetto
dell’incontro è
la finzione del finito 




----------------------

Parvenze

Talvolta penso 
che il vuoto
si accanisca 
contro le nostre 
parvenze
e tenti 
di afferrarci 
con le ali 
dell’indifferenza.
Allora mi volto 
all’improvviso
e osservo
sparuti bambini 
giocare 
a nascondino 
e inizio 
a contare,
continuo 
a correre
e a contare
negli anfratti
(nascosti) 
della mente
e la successione 
dei numeri,
unico antidoto 
al nulla 
del silenzio.





Gara

C’è una corsa 
invisibile
a cui si partecipa, 
il premio 
o la punizione
consiste 
nel tagliare 
il traguardo
senza conoscere 
la distanza 
da percorrere 
perché se intuissimo 
il percorso 
ad ostacoli
il cammino 
della tartaruga 
spiegherebbe 
il passo
dei ricordi 
a ritroso
e noi potremmo 
indossare
quella corazza
confidando 
nelle gambe 
degli apripista.




Incedere
 
Nel mio incedere 
non trovo più
i vecchi giocattoli 
dimenticati
in qualche soffitta 
o i volti rassicuranti 
di sguardi ancora vivi.
 
Si cammina 
come si può,
scegliendo 
tra un paio di stivali
(consumati) 
quando il tempo 
ci è avverso 
e una pantofola 
ricamata,
accessorio 
(consolatorio)
di una stanza 
a noi amica.





Poesia

ogni tanto ti chiama, 
non sempre.
è inutile rincorrerla,
come se provassi 
ad afferrare 
al volo una mosca.
e poi le mosche 
non ci sono tutto l’anno
e tu non sei una mosca,
e non indossi 
quella stagione 
come vuoi,
quando vuoi,
perché vuoi
facendo un semplice zac!
perché  dico questo? 
perché ogni tempo 
ha il suo turno
e quando stacchi il ticket
devi pazientare,
attendere,
non puoi passare 
davanti
pensando che la poesia
ti serva un paio d’etti
di buone parole solo
perché arrivi prima.





Murales 
 
quattro mura imbrattate
nel prosieguo della via.
maledetta congiunzione 
del diritto con il rovescio:
si attarda o si approssima.


dipende dall'iconografia 

che m’ispira l’onnipotenza 
di un dio.
non quello greco,
confusione oppiacea 
di genti  obliate
da proci parassiti .

oggi si sta a Itaca .
ma ricordiamo,
talvolta , quel libro,
allora sacro, oggi sigillato 
nei comodini
di spoglie stanze
di miserabili hotel a ore .

ora ci torna provvidenziale 
nell'orrore
per la comune indigestione.

minimale l’azione
di un gigante 
buono o cattivo,
Nessuno o eroe acheo? 

mi rigiro tra puntini 
di pareti incidentate.
le macerie ostacolano passi ,
ora chiassosi, 
ora deboli. 

tutto così.
a mezzo tra pianti e risa,
sembra facile ,
ma il tombino sfugge
e ruzzoli tra chimerici folletti,
psichedeliche istantanee
per poi riprendere 
il cammino della paura.

e la mano va,
la testa segue,
il corpo tutto 
( non più crisalide )
non passa il tubo,
lasciato lì quasi per caso,
oltrepassato il valico 
sembra che sia cambiato,
accidenti alla metafora
( sgarbata) 
che tesse la solita tela.

illuso dalla giostra
(sempre in tondo e attorno ruota)   

illusionisti del piacere 
sbancano la tua slot ,
( ben poca cosa conteneva )
e riprendi la falcata vuota
e la vetta
( cosa avrà da dirci? )
forse risponderà
al limite
dell'accadimento.




Pensiero unico

Il pensiero unico è uno stagno maleodorante.
Il pensiero unico è la misura vuota
di un’intera partitura.
Il pensiero unico è la sbronza 
di quattro amici al bar 
che si ritrovano nello stesso pianerottolo.
Il pensiero unico è gettare perfettamente i dadi 
quando il banco vince sempre.
Il pensiero unico è una verde vallata 
dove il gregge pascola e rumina 
per tutto il tempo.
Il pensiero unico è rivangare il passato
per scemare il presente.
Il pensiero unico è gridare al mercato
per attirare l’attenzione.
Il pensiero unico è pensare
di poter scegliere
tra convinzioni esattamente uguali.
Il pensiero unico è unico perché appartiene a tutti.

 

 

Etichette

sei di destra?
no, di sinistra,
un po’… giustizialista
nonchè populista
e indi qualunquista,
sincero ateo democratico
un po’ cattocomunista,
movimentista
e futurista,
camorrista
e fascista,
razzista
e abortista,
sessista
e moralista.

ricapitolando…
cosa sei?





Filosofia spicciola
 
da bambino osservavo i grandi. li vedevo tutti uguali.
 non distinguevo gli enta dagli anta. 
due ore durano cinque minuti, ora.  si timbra
 il cartellino sino al capolinea.  da grande
 scruto i piccoli.altre civiltà alle porte.  
domani si sorriderà o si piangerà del ieri.
 
cosa c’è di nuovo? Il frigo perde acqua. la fine
 è in quella impalcatura. gli amori vanno
 e vengono. i più ricchi e i più poveri.  
l’alogena va sostituita. cosa c’è di nuovo?
 il vecchio si consolida.
 
la tecnologia sulle rotaie. quel vecchio 
guarda il suo orto. raccoglie quattro foglie.
 nipoti  aspettano.  prosegue con la bici. 
arriva a casa. festeggiato dall’affetto. 
una storia a sé.
 
un clone passeggia.  china la testa. 
 lo sguardo giù. sprofonda il sogno.
 perché vive?  perché non si domanda?
 perché accetta così? perché così vuole.
 
schermi dappertutto. rumori molesti. 
videocamere dall’alto. semafori di sbieco.
 pioggia di polveri. grovigli d’auto.
 cipressi nelle circonvallazioni.
 la morte accompagna i vivi.
 
siamo più poveri. optionals più ricchi.
 ingioiellati di pailettes. ricchi premi e cotillons. 
si appare per tutti. anche per la maggioranza.
 vuole ma non può. oltre la beffa il danno.
 
c’era una volta. sì, anche quella.
 perché quest’altra? e dove lo metti il rispetto?
 e ti ricordi del...? quanto tempo è passato.
 chissà se ritornerà. c’era una volta.
 
essere nell’essenza delle cose. mai consumate.
 frammenti di realtà. solo immaginata. 
dicotomiche visioni. psichedelici risvegli. 
rigurgiti dell’incompiuta. filosofia spicciola.
 




Tragitto

cerco di intravvedere il blues.  

in quel clochard. 

in quel colletto bianco.

sopra i tetti e sulle gru. 

in quel tramonto. 

tra la rassegnazione vestita 

di speranza. 

tra l’intolleranza nascosta 

in bianche dentature. 

tra la rabbia sopita 

nell’indifferenza. 

in questo tragitto ho smarrito il blues.

 

Bussola

l’ideologia scompare. 

destra, sinistra, centro. 

rimangono i punti cardinali. 

la bussola resiste all’usura delle parole. 

democrazie stuprate. 

colpi di coda di qualche dio. 

né in cielo né in terra. 

solo paure di sempre.

 

 

Poker

sarebbe bello 

rimescolare le carte. 

non più segnate. 

un mazzo nuovo. 

con altri giocatori. 

cambiamo il tavolo. 

anche il colore. 

sempre il verde… 

rivoluzioniamoci.




Oste

si guarda spesso in alto, 
no, non è un tic!
la chiamata può essere improvvisa
come, improvviso, scorgere
quel quadrifoglio
e, per un momento,
i conti tornano
e l'oste saluta
il nuovo ospite.





POETI

oggi la parola che luccica è solo la scusa 
(non giustificata)
di  pensieri opachi,
si deve riappropriare 
di quella lallazione 
per riiniziare un cammino
tra sillabe ripetute 
di prime vere verità.
poeti, ora, lasciate perdere
e aspettate.
riponete le vostre profondità,
sia mai che ne siate provvisti,
nei claustrofobici cassetti
e aspettate




VIAGGI
*
Circolarità del piatto,
iniziando dai bordi
scivola la pulizia
e quel tozzo di pane
sbianca l’apparenza - unta –
Eppur la fame non conosce
il riposo della sosta
e quel ragazzino aspetta – fuori –
per poter assaporare le croste
di una pizza lasciata lì per caso
da inaspettati viandanti
anche loro lì per caso.


* 
M’intrufolo nel passeggio 
delle ombre,
irriverenti nell’inconsistenza 
della massa,
tutti lì in mezzo,
buttati spogli
come soldatini pronti 
ad essere immolati,
immortalati 
per dabbenaggine.
Oggi il mare è azzurro, 
placido, 
solo il mio incedere 
nell’acqua
solleva una tenera voglia 
ribelle,
un bianco 
che mi accompagna
come festosa scia illusoria
prima dell’inasprimento 
della pena. 


* 
Cammino stretto 
tra altezze più o meno differite,
“stai invecchiando” sibila l’afa dal cemento.
Quei balconcini, come turgidi seni,
schierati in fila, aspettano nuovi fiori,
osservano il passaggio 
di quel puntino canuto
prima che svanisca 
nel nulla di tutte le cose.

 




ORIZZONTALITA'

Gli orizzonti sembrano tutti uguali,
anche le profondità sfumano nella notte 
(sbranano la notte, bramano la notte)
e quel colore indefinito ci approssima all’origine.
Il bambino mi chiede: “ cosa vuol dire questo?”
L’adulto risponde: “ è così, ragazzo mio”
Il vecchio declina in un : “ non mi ricordo,
 è passato tanto tempo”.
Si fatica a scrivere, oggi.
Il caleidoscopio della mente
ricicla immagini variopinte
come ruote di pavoni
che si aprono
che si chiudono
che svaniscono.





Gomitolo

È bello sentire 
le storie 
di ognuno, 
come fili 
che si intrecciano 
in unico gomitolo
e quando lo srotoli
tutto si perde
e si confonde
in quella linea
sino al limite
del già detto
chè lo scibile
è ivi racchiuso.

 

Ombre su ombre

Strano questo festante 
e gioioso girone
accomodante 
di ombre 
che scimmiotta 
altre ombre 
assurte 
al caduco comando.
Sarà, forse, così strano, 
un giorno, intuire
che altre ombre
si materializzeranno
nell’annichilimento
di questa surreale
luna di miele?

 




PAROLE

Le parole sono come il vino,
decantano quando è buono,
pronte a essere stappate
da una bottiglia impolverata
nella rilettura dell’etichetta.
Non ho mai incontrato
quel contadino.
Né oggi né ieri
ho mai pigiato l’uva
in fosforescenti fiere della vanità,
si sente ancora l’odore del mosto,
fermentando deposita,
talvolta, il gusto
tra vigneti in fiore
e il tempo, improvvisamente,
ritorna a far capolino. 




RESISTENZA

Per essere poeti 

necessita il tempo

per l’azione, 

oggi!

La solitudine serve 

a edificare le coscienze,

a recuperare 

i “vecchi-nuovi” 

valori 

che oscureranno 

il caos, 

lontani 

dai sordidi rumori 

dei Servi del Capitale,

così, Pier Paolo, 

li avresti definiti.

Il tempo non mi spaventa.

Mi spaventa 

“quel perdere tempo”, 

dove il bello stile 

può essere 

un anacronistico

e vigliacco celarsi 

al pensiero

o la pallottola 

di un fuoco amico, 

mi spaventa 

il morire rassegnato, 

il morire senza

“averci provato”.

Basta un solo giorno 

per ordinare la pace,

per ridare una dignità 

al povero, dunque,

non più il povero, 

per ritornare all’alba 

di quella gioventù

che ci renderà 

protagonisti

e partecipi 

della “nuova” storia

e non più, 

come scrivesti 

Pier Paolo, 

spettatori di un nostro mondo

che è nemico al mondo. 

Questa è la mia resistenza.

 





INCOMPIUTEZZA

L’orizzonte talvolta
osservi 

e la direzione
opposta alla tua
nega l’amore
addormentato 

in stanze buie 

perchè la luce 

ha scelto
l’incompiutezza 

della parte

 



STRILLONI

Mi sveglio con il mondo
assordato da strilloni
che ci dicono del di qua
Altri imbonitori ci parlano del di là
Peccato che i titoli
si addormentino nel di qua

 



A un politico

Goditi, lombardo Tutankhamon, l'attimo fuggente
e riponi l'animo in pace.
I media, tuoi solerti schiavi,
non ti lasceranno una piramide in dono
e quel popolo che ti appartiene
sceglierà il nuovo faraone di cartapesta.





Dicerie

Spesso si dice che il futuro sia a portata di mano.
Non ho mai capito di quale mano si parli.
La sinistra adulta trascina il secchio dei ricordi.
La destra bambina guida i ciechi nel presente.
Di una cosa sono certo!
I piedi entrambi affrettano la meta.

 





Soldati
 
ora tornano.
erano partiti.
dalle loro città impolverate,
innocenti spari di marmitte impazzite
su medievali manti stradali,
spazi sparati tra cubetti di porfido,
giocosi proiettili schizzati
dalle trincee di quartiere.

ora tornano.
Impoveriti da polveri sottili,
ammalati da maleodoranti isotopi,
nuovi vicini di casa,
lontana era la promessa di pace,
osteggiati da una terra ostile
per rientrare in ospedali da campo.
 




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