PSICOLOGIA :LA VIOLENZA T'APPARTIENE DI GIORGIO BRUNO
PSICOLOGIA :  LA VIOLENZA T'APPARTIENE

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PSICOLOGIA : LA VIOLENZA T'APPARTIENE 

 

 

DI GIORGIO BRUNO

 

LA VIOLENZA T’APPARTIENE

 

 

La progressiva morte dell’essere, il perverso grigiore della mente, l’accanimento involutivo del comportamento, l’insipiente significato del tempo, l’oscuramento barbarico del cuore, il ristretto soffocamento dello spazio, ecco come si presenta oggi ai nostri occhi la “Violenza”, un biglietto di presentazione tutt’altro che allegro, anzi, così nefasto da oscurare il sole del mattino ed impedirgli di elargire serenità col suo calore. Sappiamo dove conduce la Violenza laddove viene elargita a piene mani e sappiamo pure dove si annida ed è covato il suo seme, ma è pur sempre “l’Essere” (o come preferisco dire l’Ego) consapevole e cosciente ad indirizzare nel suo nome le sue azioni. Ci viene allora da pensare che questo Ego, qualunque Ego esprimente violenza, sia posseduto da una forza inspiegabile volta alla distruzione, sia cioè “ammalato” nel corpo in questo caso considerato come “azione” e nell’anima qui concepita più come “pensiero”. Una strana malattia, la Violenza, simile al virus Ebola che tante vittime sta mietendo e che non si sa dove prende vita, dove si forma e perché s’accanisce con quella “Violenza” così difficile da combattere e però così tanto simile a quella “Violenza” messa in atto dall’Essere.  Una “Violenza” quella del Virus inaccettabile perché compare all’improvviso senza alcun preavviso e soprattutto perché sopraggiunge dall’esterno, dal cosiddetto “fuori”, e dunque non appartiene, è estranea all’Essere. Allora se questa violenza che viene dal “fuori” è inaccettabile perché poi dovrebbe invece essere accettabile all’Essere quella che viene dal suo “dentro”, dall’Essere stesso?  Il fatto è che le progressive naturali mutazioni cui è andato incontro il virus l’hanno reso ancora più forte e aggressivo, sempre più inattaccabile e perciò profondamente distruttivo e letale. Difronte a tale violenza l’Essere cerca di organizzare difese (medicinali) sempre più forti che salvaguardino la sua salute e lo immunizzano dal feroce attacco che gli viene portato salvandogli così la vita. Insomma un braccio di ferro in cui il “più forte vince”. Accade sempre così. In qualunque forma la Violenza viene espressa, c’è sempre il “forte” che prevale sul “debole” dal momento che partiamo dal presupposto che la violenza è “dentro” l’Essere, dentro ognuno di noi, e sappiamo che il forte (colui che può, che ha potere di…) non se la prende mai con un suo “simile” (forte anch’esso) ma sempre con il più debole. Nell’ordinario non ho mai visto un uomo grande e grosso prendersela con un altro uomo robusto e forte, non ho mai visto un potere forte prendersela con un altro potere altrettanto forte (se mai si accordano fra di loro), ho visto (e lo vediamo tutti i giorni) il forte (o presunto tale) prendersela con il debole, l’indifeso e con quelli che ritiene tali, cioè le donne, i bambini ed i vecchi. Il fatto è che nello scenario interiore, nell’interiorità di ognuno di noi, abbondano scene di violenza nelle quali l’Ego vuole essere “per forza” soddisfatto e per di più vuole essere anche tutelato nella sua immagine costruita. Fortunatamente però abbondano in questa interiorità anche scene d’amore nelle quali è l’Ego che si pone in modo tale da soddisfare l’altro e tutelarlo nel senso di educarlo verso quelle espressioni che sanno di gioia, serenità e amore. Come vedete “il doppio” e “gli opposti” imperano sempre e non è possibile eliminarli dal momento che vivono in noi, nel nostro animo, un insieme di erba verde simile ad un tappeto di prato inglese (quella che vorremmo sempre vedere apparire sulla scena) e erba maligna simile a steppa arida e secca di un deserto (quella che vorremmo non appartenesse all’umanità, non fosse incisa nel nostro patrimonio genetico, che non apparisse mai ai nostri occhi). La Violenza è quindi dell’Essere, sta nel suo interno e in tutto ciò che crea sulla sua spinta, perciò da esso ha origine e da nessun altro né da fattori esterni nel senso che niente e nessuno può determinarla perché la sua slatentizzazione dipende esclusivamente dall’Essere e dal suo grado di consapevolezza di determinarla. Come sia possibile che un Essere consapevole possa cedere alla violenza apportatrice di distruzione rimane un qualcosa di inspiegabile ma lo stesso ragionamento potremmo fare nei riguardi dell’amore con la differenza che in questo caso l’amore dà vita e fa vivere. La scelta dell’una (la violenza) o dell’altro (l’amore) appartiene all’Individuo che tutto può nel chiarezza dell’anima, a Lui soltanto e non ad altri è affidata l’evolversi o l’involversi dell’umanità e perciò in Lui confidiamo perché tutto vada nel migliore dei modi.

 

 

 

 
 
 
 

 

 


 


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