ALFIERI: LE PENE MIE LUNGHISSIME SON TANTE


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LE PENE MIE LUNGHISSIME SON TANTE

 

LE PENE MIE LUNGHISSIME SON TANTE

 

Le pene mie lunghissime son tante,

ch'io non potria giammai dirtele appieno.

D'atri pensieri (1) irrequieto pieno,

neppure io'l so, dove fermar mie piante.(2)

Misera vita strascino ed errante;

dov'io non son, quello il miglior terreno

parmi;(3) e quel ch'io non spiro, aere (4) sereno

sol chiamo; e il bene ognor mi caccio innante (5):

s'anco incontro un piacer semplice e puro,

un lieto colle, un praticello, un fonte,

dolor ne traggo e pensamento oscuro.

Meco non sei (6): tutte mie angosce conte (7)

son da quest'urna; ed a narrarti il duro

mio stato, sol mie lagrime son pronte.

 

(1784)

 

1) D'atri pensieri = di pensieri oscuri

 

2) Fermar mie piante = arrestarmi, fermarmi, sostare

 

3) Parmi = mi pare

 

4) Aere = cielo

 

5) E il bene ognor mi caccio innante = e ripongo sempre nel futuro (innante) la felicità (il bene)

 

6) Meco non sei = non sei con me. Alfieri si rivolge alla Contessa di Albany, che è lontana da lui.

 

7) Conte = conosciute, spiegate

 

Sonetto  con schema ABBA ABBA CDC DCD,  ha un andamento ritmico che alterne languidezze e scatti.

 

Il sonetto esprime tutta l’angoscia provata dal poeta per la lontananza della donna amata: Alfieri non ha pace, non trova riposo dai suoi pensieri, non ha un luogo dove fermarsi, e non riesce a trovare più alcun piacere, neppure di fronte alle cose belle.Assomiglia un po’ al Petrarca quando parla dell’impossibilità di trovare una minima armonia con la natura, quando dice di non saper esprimere  altro che con il pianto il proprio dolore. Le quartine sono occupate totalmente dal tema della coazione a viaggiare, cioè dall’irrequietudine con  la quale era solito affrontare questo tipo di stato d’animo.

 



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