PSICOLOGIA : Disturbi psicosomatici

DISTURBI PSICOSOMATICI

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Disturbi psicosomatici...

Iniziamo il discorso precisando che da una parte troviamo le malattie cosiddette “funzionali”, dovute a disturbi di una o più delle numerose funzioni che assicurano il mantenimento della salute (… respiratorie, cardiovascolari, digestive, motorie, ecc.) senza che vi siano tracce di lesioni evidenti negli organi coinvolti. Dall’altra parte, le malattie cosiddette “organiche”, le quali sono spesso gravi nelle loro manifestazioni e nelle loro conseguenze, caratterizzate dall’esistenza di lesioni di uno o più organi essenziali (… polmoni, cuore, fegato, stomaco, reni, ecc.). Noi ancora, il più delle volte, manteniamo questa scissione nel distinguere fra i disturbi funzionali e organici, ma è un concetto falso e dannoso. La concezione psicosomatica è un tentativo di annullare tale divisione. Sappiamo ora, o dovremmo sapere, che l’uomo è un’entità di corpo e di mente. La separazione fra i due elementi non esiste realmente ma sono esclusivamente nel nostro modo di pensare. Il corpo e la mente non sono separati ma sono parte l’uno dell’altra, aspetti diversi di un tutto. In verità, l’uomo è un insieme inscindibile di queste due parti, come è dimostrato da infiniti esempi tratti dall’esperienza umana: comunissimi fenomeni psicologici, come una leggera emozione di gioia e di paura, si ripercuotono nell’organismo causando tachicardia; di contro, un banalissimo disturbo organico, come il raffreddore, si ripercuote sull’umore creando notevole irritazione. E, ancora: un succedersi di pesanti e particolari tensioni emotive può provocare, in alcuni individui, malattie come l’ulcera gastrica o l’ipertensione.

Come ha inizio il disagio psicosomatico. La causa, secondo alcune scuole di pensiero, è da imputare a conflitti ideo – affettivi, profondi, a volte di natura molto remota. La malattia è dunque la “somatizzazione” dei conflitti non risolti. Essa si sviluppa lentamente e si manifesta sotto la pressione di un evento – stimolo, quale una grossa frustrazione (… delusione o dispiacere per il mancato appagamento di un desiderio coltivato invano), un dolore affettivo; oppure quale frutto dell’ambiente in cui l’individuo vive. Il disturbo psicologico può strutturare  la “somatizzazione”. L’espressione del sintomo, anziché un altro, è dovuta, secondo alcuni ricercatori, al meccanismo della regressione. In breve, possiamo dire che il bambino in età preverbale manifesta le sue emozioni (… esclusivamente) attraverso il corpo: il bambino affamato piange, quello gratificato e appagato sorride. Nella fase evolutiva successiva, quella verbale, il bambino impara a “esprimere” le sue emozioni. La “somatizzazione” riproporrebbe l’espressione del primo stadio evolutivo infantile (preverbale), quella in cui l’ansia si rivela a livello somatico, la nevrosi invece riproporrebbe l’espressione più avanzata del secondo stadio (verbale). In questi disagi l’ansia, la sofferenza, le emozioni particolarmente dolorose per poter essere percepite , trovano una via di scarico immediata nel corpo (il disturbo).
I problemi psicosomatici più frequenti, e più chiaramente collegati con il vissuto psicologico dell’individuo, sono quelli dell’apparato digerente e dell’apparato cardio – circolatorio.
I disturbi dell’apparato digerente ci “segnalano” in qualche modo le nostre difficoltà ad assimilare gli elementi evolutivi della vita . Attraverso lo stomaco possiamo esprimere problematiche che non sono state “digerite” come ad esempio idee o situazioni rifiutate, ritenute ingiuste e che fanno male (… crampo, spasmo muscolare, ecc.) o magari che mandano in collera (… bruciori). Nel vomito viene simboleggiato il rifiuto di una situazione intollerabile: un tipico esempio è il vomito dello studente che cessa durante le festività. Il dolore parla di una lotta interna: da una parte abbiamo la tendenza a procedere in avanti verso l’esterno (agire) dall’altra parte, invece, troviamo una resistenza interna contrapposta molto forte che rende questa forma aggressiva inefficace (subire). In questo modo si trattiene dentro di sé tutto quello che si voleva esprimere, compresa l’aggressività. In tali condizioni la persona molto spesso, oltre ad essere presa da profondi sentimenti di rabbia, si sente costretta a fare qualcosa che non vuole, non si sente libera e spontanea, sta sperimentando una situazione in cui si sente letteralmente invasa oppure cerca di tenere tutto sotto controllo. Il contenuto simbolico della colite appare quanto mai significativo: la diarrea rappresenta un bisogno impellente di liberarsi di un “materiale” inaccettabile, che non si può né contenere né, tantomeno, assimilare. Questa liberazione intestinale trova il suo corrispettivo, a livello mentale, nel tentativo di eliminare un contenuto disturbante e spesso vissuto come non “pulito” (… pensieri, idee, emozioni, fantasie, ecc.). I fattori psicologici, in questo disagio, giocano un ruolo fondamentale nel trasformare l’organo irritabile. Indagini condotte su queste persone hanno messo in evidenza che raramente esistono situazioni di stress più gravi del normale. E’ invece la sensibilità, la reattività dell’individuo alle comuni condizioni stressanti della vita di tutti i giorni che appare, a loro dire, esagerata. Il carattere introverso della maggior parte di essi fa si che i pazienti con questo disagio scarichino le loro tensione e il loro malessere emotivo a livello intestinale. L’organo irritabile appare così nella sua dimensione di disagio psicosomatico, vale a dire di malattia in cui l’organismo diventa bersaglio di fattori psichici. Le cause di questa reazione vanno ricercate, come è già stato evidenziato, nella prima infanzia quando le funzioni intestinali costituivano anche un mezzo di comunicazione con il “mondo” circostante, con l’approvazione dei genitori se l’evacuazione avveniva nel momento e nel luogo adatto e punizione e rimprovero se il bambino si sporcava (… o qualsiasi comportamento che interferisse con i modi di vedere dei genitori). Non dobbiamo mai dimenticare che sono proprio questi rapporti relazionali con i loro atteggiamenti, modi di pensare, di reagire e stili di vita a fornire la premessa della psicosomatizzazione . La personalità di queste persone è spesso caratterizzata da grande meticolosità, pignoleria, amore per l’ordine fino a modalità ossessive. Si tratto solitamente di individui con disordini affettivi ora di tipo ansioso, più spesso, pare, con tratti depressivi. Un altro aspetto della personalità di questi individui è una frequente reazione fobica esagerata per il cancro. La tensione, l’ansia, la depressione, agendo attraverso il sistema nervoso centrale e quello vegetativo colpiscono questo organo laddove è in collegamento con questi sistemi, vale a dire a livello della muscolatura delle sue pareti, e quindi dei suoi movimenti. In questo modo l’intestino risponde a situazioni di stress o di ansia contraendosi. I dolori addominali e la diarrea che molti studenti sperimentano in vicinanza di un esame che li preoccupa sono un esempio banale ma significativo della reattività dell’intestino ad eventi stressanti. Questa risposta esagerata, spesso è ritardata nel tempo e avviene in maniera continua, per cui non sempre è facile identificare un nesso tra sintomi e situazione stressanti. Altre volte questo soggetto è così introverso che non ammette l’esistenza di un problema oppure lui stesso non ne è consapevole. Nel caso di stitichezza prevale la componente aggressiva e di ira nei confronti dell’evento sgradito, mentre il rilasciamento completo dell’organo indicherebbe depressione, sfiducia, senso di incapacità nell’affrontare la situazione o il problema.
 I disturbi dell’apparato circolatorio,invece, sono legati a disturbi della sfera intellettiva ed emotiva . Il simbolismo del cuore è evidente. Si dice: “Muoio di crepacuore” quando, ovviamente, si ha un dolore; “Mettersi il cuore in pace”: rassegnarsi; “Sentirsi stringere il cuore”: provare dolore; “Una persona è senza cuore”: quando non ha reazione emozionale. In realtà c’è un rapporto diretto fra la vita emozionale e cuore. Una delle più frequenti somatizzazioni circolatorie è l’infarto. La problematica dell’infartuato, sempre per la scuola ad orientamento psicosomatico, è una difficoltà di autoaffermazione e moralista. L’individuo soggetto all’infarto, così come quello soggetto a ipertensione, spesso è un individuo con un pensiero condizionato e severo, molto positivista e con scorsa possibilità di astrazione. La “problematica” cardiaca è la malattia psicosomatica per eccellenza: essa può essere funzionale od organica. I sintomi ricordano quelli dell’angina pectoris e insorgono, al contrario di questa, senza apparente motivo scatenante: non è lo stress che determina l’attacco, ma lo stimolo di natura imprevedibile, può coinvolgere anche altre funzioni organiche. Sottende questa affezione, a volte, un trauma scatenante dietro cui si cela la paura della vita e dalla morte, collegate a una carente realizzazione della propria “personalità” (… Io) e sovente alla mancanza inconscia di significato della vita. I problemi del cuore riguardano dunque gli sforzi che facciamo per riuscire a vivere e a essere felici; se pensiamo, ad esempio, che per essere bravi bisogna lavorare molto, senza avere un attimo di pausa e senza lamentarci, è probabile che chiediamo uno sforzo eccessivo al cuore, fino a spossarlo. Inoltre, senza ombra di dubbio, le emozioni hanno un effetto sfavorevole sul suo buon funzionamento: tutte le volte che sperimentiamo una emozione, creiamo un blocco nella zona del plesso solare, blocco che si esercita proprio su quella energia di cui il nostro organismo ha bisogno per vivere. Ecco allora che il cuore ci viene in aiuto, pompando più forte per far circolare più “energia”. Possiamo tranquillamente verificare questo fenomeno quando abbiamo paura: l’energia si blocca, il cuore pompa fortissimo, cominciamo a respirare molto rapidamente. Se l’emozione è troppo intensa può esserci perdita di conoscenza, il che indica che per alcuni istanti il cervello è stato privo di “energia”. Le palpitazioni, le tachicardie e altri problemi cardiaci rivelano indubbiamente tutta la fatica di gestire gli stati emotivi o, al contrario, a dar loro la possibilità di esprimersi, di farli vivere. A volte si prende “troppo” sul serio la vita e tutto ciò che accade, la mancanza di piacere in ciò che si fa o si sente, i pochi spazi assegnati alla libertà e al rilassamento, indeboliscono le energie del cuore e possono trasformarsi in tensioni cardiache. Ma anche l’eccesso di piaceri e smodate passioni indeboliscono le energie dell’organo e possono procurare gli stessi effetti. Dunque tutte le emozioni di paura, angoscia, senso di colpa, collera e persino una gioia eccessiva possono colpire il cuore e causare malessere e malattie. La pace, la tranquillità, la serenità, la gioia (l’entusiasmo) di vivere, invece, ci garantiscono un cuore in ottima salute.

 

 

 


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