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FELICE SERINO

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LE POESIE DI FELICE SERINO

                            DAMMI UN COMMENTO


FELICE  SERINO è nato a Pozzuoli nel 1941; autodidatta.
Vive a Torino.Ha pubblicato varie raccolte: da 
Il dio-boomerang del 1978 a Casa di mare aperto del 2012.
 Ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono 
interessati autorevoli critici.
 E’ stato tradotto in sei lingue.
 Intensa anche la sua attività redazionale.
Tutta la sua opera è visibile on-line.


Uno di quei sogni

quando sai
essere un sogno e ne esci

o vorresti trattenertici

trovandoti davanti a un mare
sconfinato
fasciato di luce
vivissima

dai colori caldi
da far vibrare
l'anima e i sensi

quasi un flash

frammento di sogno
vigile

come fosse solo dipinto







Nomade d'amore

la Tua luce
abita la mia ferita
che trova
un lieto solco
nel suo risplendere

Tu 
a farti bambino ed ultimo

per accogliere
il nomade d'amore
dalle aperte piaghe











Conosco le voci

conosco le voci che muoiono
agli angoli delle sere

conosco le braccia appoggiate
sui tavoli nel risucchio
delle ore piccole
l'aria densa e le luci 
che lacrimano fumo

e lo sferragliare dell'ultimo tram
la nebbia che mura le strade

conosco
i lampi intermittenti della mente
i singulti che accompagnano
quel salire pesante le scale
la morsa che afferra e non sai
risponderti se la vita ti scava

e il freddo letto poi fuori
dal tunnel
un altro mattino

per risorgere o morire





Questo improbabile azzurro

(risposta da un corrispondente immaginario)

che ne so di questo
improbabile azzurro
rarefatto e mutevole
scandaglio il mio tempo-clessidra
di sangue emotivo
attendo
giungano da un dove un'eco 
un nome
guardo in fondo
al pozzo degli anni 
l'ombra dei miei io perduti
o semmai vi tremi 
sospeso
l'angelo che dici





La separazione

alla fine del tempo
è come ti separassi da te stesso
in un secondo ineluttabile strappo
simile alla nascita
quando
ti tirarono fuori dal mare
amniotico
luogo primordiale del Sogno
stato che
è casa del cielo




Luce ed ombra

luce ed ombra rebus in cui siamo
impronte di noi oltre la memoria
forse resteranno o
risucchiati saremo 
ombre esangui nell'imbuto 
degli anni

guardi all'indietro ai tanti
io disincarnati
attimi confitti nel respiro
a comporre infinite morti




Non era questa la vita

non era questa
la vita che volevi
bambole in panno lenci un amorino
più avanti negli anni poi
il male che covava nascosto

sedicianni:
vita breve ma abbastanza per dirci
se davvero hai amato e quanto

da angeli ora sei accolta
lì nella casa del cielo
non bambole o un amorino
per il tuo non-tempo
nel mistero di luce corteggi
le stelle











La maschera strappata

ti scoprirai alla fine
vulnerabile
offrendo il costato alla lancia
dell'amore

dallo squarcio il sangue redento
non ti darà adito
di scaricare 
la tua croce addosso al vicino

la tua maschera
la strapperà per sempre
l'amore che ti av-vince





Cieli di cobalto

segmenti
di luce schizzati dalla tela
a colpire i sensi
in forma di danza
ad accendere i sogni:
all'orizzonte
lungo le rive degli occhi
cieli di cobalto
venati
in prismatico chiarore
dal grido giallo di kandinskij





Quel nugolo

più quel nugolo
di mosche assale il mio "desco"
più il mio cuore Lo cerca
allo stremo d'una impari lotta

sparire vorrei le volte
che nei sogni mi vedo 
un giuda
il cappio a oscillarmi davanti

può la pianta ripudiare 
la radice?
e la corolla che s'apre nella luce
odiare la luce?











Il lampo

livida luce a torino
questo cielo che non promette
la testa sul libro e dei versi
che vengono a torturarmi
alla mia destra in panchina
il fumo di un tizio s'inanella
grazieadio sottovento
in soccorso il lampo verrà
della musa a posarsi
colomba sulla mente aperta?





Fiume d'echi

fuoco delle attese dove
anime si cercano e
nell'aria liquida
voci annoda il fiume
di luce e ricama
sospiri











Quel che sono

(ispirandomi a Nicodemo)

sono quelle immagini
che in me parlano
a consegnarmi a un io
vissuto come in sogno

nell'avvicendarsi degli anni
m'inerpico sulle spalle 
di quell'io di ieri
per vedere il mondo dall'alto





Sale la luce

(a Dario Bellezza)

alba d'un bianco cadmio
che annega i sogni d'una notte
famelica di corpi
alle spalle 
di quest'ombra che ti pesa sugli occhi
sale la luce che ti tiene 
avvinto
all'arida ora dei vivi





La vita a raccontarsi

volti
galleggianti sul mare del sogno
nella composizione 
della luce
aprirsi di corolle
palpitanti anemoni
la vita
a raccontarsi
con la bocca dei morti
col sangue delle pietre











Il giorno a schiarire

il giorno a schiarire
risalendo
con gl'occhi della memoria
ad arcobaleni e
transiti propiziatori
riscoprendo quel vento che
nel suo azzurro vortice
risucchi lo sprofondo d'apatia e
rigonfi le vele per
l'avventura




Deliri

in buona compagnia
dei saltabeccanti piccioni
raccoglieva torsoli di mela
tra i rifiuti e
biascicava versi improbabili
parto dei suoi deliri

nel nosocomio
conobbe una sua pari
portava con sé dei versi 
di campana e una foto sgualcita

lampi di visioni 
a mordere giorni di macerie 
poi un mattino li trovarono 
abbracciati le vene recise
che già sorvolavano cieli
sconosciuti ai mortali





Le radici del cuore

[Spunto tratto da una poesia del 2005]

cogliere una piccola morte
nello strappo di radice
dove altra ne nasce 
dal suo grido

cogliere l'inesprimibile
di questo morire
che s'ingemma d'eterno





Fiore di sangue

vuoi bastare a te stesso
il tuo "assoluto" è polvere
che abita nella bocca dei morti
pazzia fare a meno di Lui
quattr'ossa in croce
altro non sei nella vastità di cieli
ma a un tempo quel fiore
di sangue del divino
in te profuma e canta
-urla la radice se la strappi





Sarebbe forse un cadere

sarebbe forse un cadere in demenza
meno devastante
che questo abbuiarsi del sangue
mostro della mente che
come un gioco m'intrappola
in un giro vizioso ed io
a mordere il giorno 
come sfuggirgli dove nascondermi
uscire da me stesso
annullarmi
ah trafiggetemi stelle mare avvolgimi 
nel tuo fresco lenzuolo
oggi è un penare che non sostengo più 




Nel chiuso della stanza

le mosche assassine della mente
nel cantare il Tuo nome
nel chiuso della stanza

ah più breve sia l'arco 
che da Te mi separa
e da questo naufragio di sangue
la Tua mano mi tragga




Ali di farfalle

sono emerso da profondità oniriche
come da abissi senza scafandro
lì ho incontrato i miei morti

la luna si bagnava nei loro sguardi
dai sorrisi spiccavano voli
improponibili farfalle
ali enormi mi avvolgevano
in un senso di pace
mentre mi perdevo 
nei loro vertiginosi colori
come in un quadro di kandinskij 





Come in sospensione

aria dolce della sera
unghia di luna
sovrastante 
la linea cielomare
questo sentirsi
come in sospensione
un sognarsi altro da sé
a dilatarsi in un
ignoto spazio 
mentre la vita impone
suoi ritmi





Oasi di verde

sul lato opposto un po' d'ombra
il solito giro poi
la panchina il libro
oasi di verde da respirare
vaghezza di nuvole a riflettersi
sulla pagina
e i gridi
dalla vicina scuola
di chi anela alla libertà degli uccelli
e la ragazza a fare footing
tempo quattro minuti tondi
e ecco da dietro l'isolato laggiù
ti rispunta la maglietta rossa




Anche tu a precedermi

(all'amico Flavio)

anche tu a precedermi
sulla via dell'Inconoscibile

piena la valigia
avevi di falci di luna 
e di balenii di vergini aneliti

te ne disfacesti insieme al corpo
per "vestire" una verità nuda

oggi dallo scrittoio del cuore
a te mi volgo
e i tuoi versi mi suonano
come una profezia




Forse un angelo

a trascendersi in me
è forse un angelo
nel punto dove l'anima vibra
come diapason
e in un mutevole cielo d'occhi
mi asseconda
a snudare la bellezza
da frammenti di parole e suoni

qui nel mio sangue
ecco si leva il fiore
che non so dire




Magnetici occhi ha la notte
(a Hemingway)

[rifacimento di una poesia del 2002]

come una morte tenuta in vita
questa vita
compagna la bottiglia
che almeno stanotte allenti 
quel suo morso
a ricucire lo strappo infinito
domani un colpo e 
ti adagerai nell'ombra 
occhi in liquido cielo 
capovolto








Kronos fratto il Tempo non più riflette lo specchio – esser vivo quasi una finzione sogno congelato dove si piega il cuore senza remissione


La notte laterale [rifacimento di una poesia del 2006] è il gravitare dell'ombra che ti segue a lato o l'orbitare dell'unghiuta morte questo saperti enigma vederti come in una vertigine di specchi a scalare la notte


Altra veste (rifacimento di una poesia inizio 2014) un vedermi lontano io che vesto parole di carne alfabeti di sangue da me lontanissimo ché ad altra sembianza anelo per voli su mondi ultraterreni


Sulle labbra (ad un interlocutore immaginario) come dire ferire di penna tu a dileggiare il vero intingendo nell'azzurro eludendo l'angelo poi svanirai nella luce anche tu qualcuno al tuo capezzale forse potrà leggere il verso più bello sulle labbra morenti mentre invochi la madre


Vita contromano (a James Dean) teso sul grido d'una vita contromano animo di ragazzo bruciato a perderti in un oceano di spleen brami ti visiti in sogno nel risalire dagli anni la dolce madre -profondità celestiale- le dita affusolate nei capelli


In divenire appoggiato alla spalliera d'aria del divenire tu - arcoteso futuro anteriore o tempo che ti mastica sangue del pendolo


Nell'indaco cielo del sogno a Walt Whitman (rifacimento di una poesia del 2000) nell'indaco cielo del sogno odo l'aedo cantare le tue odi con sottofondo di musica celeste mentre fluttuante nel mare d'erba del cielo tornato fanciullo ti vedo giocare coi capelli di Dio


Critici (semiseria) ti mettono a nudo sulla pagina-lenzuolo ravvivano il grido di luce della parola sofferta concepita nelle viscere ove hanno asilo le lettere del sogno vanno con la lente fino all'intimo pertugio ti spellano rivoltano risalendo al lampo della musa dove regna la parola annunciata hanno l'aureola da edotti sotto i soli bianchi delle lampade


Eldorado aneliti annodi al tuo giorno novello ulisside voci di conchiglia echi si fondono col sangue in luce nel sogno di eldorado rammendi la tua vela stracciata