PSICOLOGIA : IL SENSO DI COLPA

PSICOLOGIA :   il senso di colpa

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                                                       di PSICHIATRA  GIORGIO BRUNO

 

IL SENSO DI COLPA


 

L'ARTE DI...AMARE: IL SENSO DI COLPA

 

Riprendiamo l'Arte di...Amare liberandoci questa volta da un "fardello" che crea disagi immani nella psiche invischiandola in un tormento senza fine, voglio dire e parlare del "senso di colpa" e della sua voglia di libertà. Iniziamo allora a distinguere il "senso di colpa" dal "peccato" collocandoli nella loro possibile posizione, quella psicologica il senso di colpa e quella religiosa il peccato. Iniziamo dunque a definire il peccato per convergere poi sul senso di colpa. Nella Religione Cristiana il peccato non è altro che la disobbedienza alla legge di Dio depositata nelle Sacre Scritture e rappresenta "l'atto consapevole e responsabile" con il quale l'uomo commette qualcosa di contrario ai dettami della norma divina. Il peccato origina nel cuore stesso dell'essere umano e grava perciò come una colpa sulla coscienza del fedele producendo uno stato di lacerazione e di disarmonia interiore. Se osserviamo il peccato cioè "il senso di colpa religioso collegato alla trasgressione di una norma divina" dal punto di vista psicologico osserviamo che esso mantiene l'uomo "in uno stato di immaturità" legandolo ad un'emozione infantile di paura. A livello psicologico questo stato potrebbe essere considerato in modo positivo qualora esistesse la possibilità "di porre rimedio all'errore commesso ripristinando l'ordine delle cose". Così non accade nella religione dove "si rischia di sfociare in sensazioni di timore e vergogna rispetto a un Dio che ci osserva e giudica senza una vera possibilità di riparare al danno se non con la preghiera".

Ciò detto dovrebbe ora essere facile distinguere "il senso del peccato" che è consapevolezza dell'infrazione dal "senso di colpa" che se non affrontato e risolto determina vissuti segnati dalla patologia. Sappiamo d'altronde che sin dall'origine la Psicanalisi con Freud si è interessata alle nevrosi facendo leva proprio sul senso di colpa visto come "quel conflitto insorgente tra le pulsioni sessuali e aggressive e le regole comportamentali introiettate a partire dall'educazione familiare".

Ma da dove proviene il senso di colpa?

Lo sappiamo, si annida nell'interiorità generando disagio, ma in genere non è legato "ad una colpa reale" bensì nasce da "un pensiero" che dice: "Se faccio quella determinata cosa, sono colpevole". In altri termini nasce dalla paura "di fare quello che si vuole perché qualcuno soffrirà", la paura cioè di fare del male agli altri limitando in questo modo se stessi, il proprio "ego" che comunque viene sempre prima degli altri e comunque indipendentemente dagli altri e dalla sofferenza degli altri soffre. Ora facciamo un piccolo sforzo e proviamo ad immaginare il senso di colpa come un qualcosa di positivo alla luce del fatto che in natura così come in noi nulla accade per caso ma ogni cosa ha un senso, cioè ha una funzione altrimenti scomparirebbe. Sta a noi saperla cogliere. Infatti "il senso di colpa, quando si sviluppa in modo normale, è un fattore evolutivo importante perché rende possibile il senso di responsabilità e partecipa alla costruzione dell'etica personale". Già la responsabilità e l'etica di ognuno di noi nel senso che si "cresce", "cresciamo" anche grazie al senso di colpa". Come vedete, il senso di colpa potrebbe contenere una certa positività ma a questo punto bisogna introdurre un nuovo concetto, quello della "libertà". Abbiamo appreso che, attanagliati dal senso di colpa, finiamo con l'identificarci "col personaggio buono" che si fa carico dei problemi altrui e sopporta tutto impedendo in questo modo all'ego "di essere se stesso". In genere ciò che è insopportabile all'ego è produrre nell'altro/a "sofferenza, umiliazione, frustrazione, imbarazzo", perciò mette in atto una limitazione di se stesso al posto di "un'autentica espressione". Questa sorta di masochismo crea disagi enormi e non dà "la libertà" di farci conoscere per quelli che siamo, per quello che pensiamo o proviamo, insomma per quella parte di noi che potrebbe non essere accettata dagli altri.

Sentirsi liberi di "seguire se stessi" non significa però chiudere le orecchie e non ascoltare l'altro/a, ma qui ci addentriamo in un altro concetto (la Consapevolezza), ci allontaniamo dal senso di colpa nel senso che "lo vinciamo" pure ma cadiamo forse in un altro mare di...guai.

 

 


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