L'ADELCHI

DI MANZONI

 

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L’Adelchi ,  una tragedia del 1822 in 5 atti in versi, è un’opera  lirica in cui Manzoni riporta la sua visione tragica della vita maturata in un’epoca storica sanguinosa e crudele in cui trionfano solo i più forti e spregiudicati.


Carlo, re dei Franchi, ripudia Ermengarda, figlia del re dei Longobardi, Desiderio; Desiderio perciò, progetta di vendicarsi costringendo papa Adriano a consacrare re dei Franchi i figli di Carlomanno, riparati alla sua corte. Nonostante il suggerimento di Adelchi, suo figlio, di cercare piuttosto un accordo con Adriano. Ermengarda torna dal padre e ottiene da lui di potersi chiudere in convento per trovare conforto nella preghiera. Al messo di Carlo inviato per intimare di restituire le terre tolte al pontefice, il re Desiderio risponde sdegnosamente. La guerra è dichiarata.

Alcuni duchi longobardi sono pronti a tradire. Il diacono Martino giunge nel campo dei Franchi e rivela l'esistenza di un valico che consente di prendere di sorpresa i Longobardi. Adelchi si difende valorosamente. Intanto Ermengarda muore in convento. Guntigi, traditore al pari del diacono Martino, apre ai Franchi le porte di Pavia, ultimo rifugio di Desiderio, il quale, prigioniero, chiede a Carlo di lasciare libero Adelchi. Ma Adelchi giunge dinanzi a loro morente: ha preferito battersi fino all'ultimo, fedele al suo dovere, anche se non nutre più l'illusione di poter separare il giusto dall'ingiusto, e infine offre a Dio la sua 'anima stanca'.

 

 

Adelchi

Adelchi è il figlio dell'ultimo Re Longobardo, Desiderio: i Longobardi furono uno dei popoli barbari che invasero il Centro-Nord Italia dopo la caduta dell'Impero Romano tra il 400 e il 500 d.C. e furono sconfitto da CarloMagno chiamato dal Papa in suo soccorso.

1° atto CarloMagno aveva sposato Ermengarda, figlia di Desiderio ma la ripudia quando dopo essere stato chiamato dal Papa decide di scendere in Italia per combattere i Longobardi. Ermengarda cade in una crisi profonda a causa del suo completo amore per Carlo: dopo il ritorno a casa si ritirerà in un convento per finire i suoi giorni lontano dal mondo. Desiderio decide di muovere guerra contro CarloMagno.

Nel primo atto si delinea lo schema dei personaggi:
Adelchi: figlio di Desiderio;
Desiderio: Re dei Longobardi; Anfrido: fedele scudiero nonché miglior amico di Adelchi; Svarto: soldato ambizioso che con altri suoi compari decide di allearsi con Carlo dubitando delle possibilità di vittoria dell'esercito longobardo.

2° atto

Mentre Pietro (commissario papale) cerca di convincere Carlo a non demordere nonostante l'invalicabilità delle Chiuse, il dicono di Ravenna, Martino, confida all'Imperatore un passaggio segreto per aggirare le Chiuse e attaccare il campo longobardo da un lato indifeso.

3° atto

Nel campo longobardo Adelchi confida ad Anfrido il suo desiderio di Gloria (ideale romantico che si ottiene con grandi imprese) che sente irrealizzabile. I Franchi attaccano e nello scontro Anfrido muore eroicamente. L'esercito longobardo si divide in due: una parte, comandata da Svarto di pone agli ordini di Carlo; l'altra si divide ulteriormente in due e segue Adelchi a Verona, Desiderio a Pavia. L'atto si chiude con un CORO: Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti (T105a - pag. 899); con il coro l'autore dell'opera si riserva una parte per fare commenti = entrano in palcoscenico attori non protagonisti che presentano le riflessioni dell'autore sottoforma di canto.

T 105 A Parole piane = accento sulla penultima sillaba. tronche = accento sull'ultima sillaba. Si parla degli italiani (tema patriottico = tragedia della patria) che combattendosi tra loro rischiano di esporre il fianco agli invasori stranieri. I Longobardi del 700 fanno venire in mente gli austriaci del 1800. I Franchi sono invece i francesi di Napoleone, tiranno illusore che ha dato speranze al popolo italiano di liberarlo dalla dominazione straniera pur essendo lui stesso uno straniero = sin dal Trattato di Campoformio si era capito che i francesi volevano dominare l'Italia. Ma gli italiani di allora non si accorgono di queste finezze e accorrono ad assistere gioiosamente alla sconfitta dei Longobardi dai quali saranno in seguito ancora dominati con l'appoggio dei francesi.

Versi 1-6

Da 2 secoli non si combattono più guerre ed il popolo latino è abituato alla servitù: nel mondo antico, comanda che combatteva in guerra, mentre chi veniva sottomesso era costretto alla servitù = il rumore di battagli è una grande novità.

Versi 7-12 Orgoglio di essere discendenti dei romani che conquistarono il mondo.

Versi 13-18 Timore = del castigo longobardo Il popolo latino vede per la prima volta i suoi dominatori in fuga, sconfitti.

Versi 19-24 Longobardi simili a bestie, "fere", impaurite che cercano affannosamente un nascondiglio, una tana; dove le donne longobarde li guardano senza il solito sguardo superbo e minaccioso e con la faccia pallida, pensosi.

Versi 25-30 La guerra è descritta dal Manzoni cristiano come una cosa bestiale = una caccia: infatti i nobili si allenavano alla guerra in tempo di pace andando a caccia

Versi 31-60 Interviene il Manzoni che si rivolge al pubblico presente a teatro; chiede, infine, in modo altamente ironico se il premio da attribuire ai Franchi per quello che dovettero affrontare è liberare dalla schiavitù un popolo diviso e straniero, di cambiargli il destino.

Ruine = rovine dell'impero romano.
Imbelli: non adatti alla guerra = in (non) bellum (guerra).

Versi 61-66 Franchi e Longobardi si mescolano e governano insieme opprimendo (stare sul collo) il popolo italiano. Servi = greggi = animali: i servi venivano trattati come bestie, come merce da spartirsi. In fin dei conti al popolo latino dominato dai Longobardi successe ciò che è accaduto al popolo padano nel 1800: due popoli stranieri (Francia ed Austria) combattono per il dominio su un altro popolo (Italia). PROBLEMATICHE POLITICHE, STORICHE E RELIGIOSE: la libertà sembra che sia degna solo di coloro che combattono e che vanno in guerra = l'insegnamento di Dio è l'esatto opposto.

4° atto Muore Ermengarda dopo aver appreso la notizia che Carlo ha contratto nuove nozze. Alla scena segue il Coro Sparsa le trecce morbide (T105b - pag. 901).

T 105 B Il coro che viene presentato nell'atto 4° si riferisce alla morte di Ermengarda: TRAGEDIA DEL RIPUDIO. Lei e suo fratello Adelchi sono i due personaggi su cui le tragedia si realizzano: Ermengarda dopo essere stata ripudiata si rinchiude in un convento a Brescia dove morirà per il dolore dato dall'amore per CarloMagno SCHEMA METRICO: strofe di 6 versi settenari, sdruccioli i versi dispari, piani e rimati il 2° ed il 4°, mentre è tronco l'ultimo (= verso un po' artificioso ma adatto al contesto di morte e tragedia del Coro). Con le morbide trecce adagiate sul petto che sussulta affannosamente, con le mani (palme) abbandonate (lenta) e con il viso pallido e sofferente di morte imminente, giace Ermengarda, donna di grande pietà (pia), mentre il suo sguardo, tipico dei moribondi, erra alla ricerca del Paradiso. Intanto il pianto intorno a lei cessa e iniziano le preghiere delle sorelle: una mano gelida e leggera (quella della morte) cala sul suo viso e le abbassa le palpebre oscurando la pupilla azzurra. Ora il Manzoni si rivolge all'anima di Ermengarda = Sgombra, o nobile, i pensieri dolorosi che portavi nella mente angosciata; leva a Dio un puro pensiero di offerta (offriti a Lui): il Paradiso è la meta della tua lunga sofferenza terrestre. Il destino terreno della povera Ermengarda era immutabile: Dio non le avrebbe mai concesso di dimenticare Carlo come lei voleva perché per destino per salire in Paradiso tra i Santi doveva soffrire in terra = la sofferenza la rende santa al cospetto dei Santi del Paradiso. [TEMA DELLA DIMENTICANZA: con questo termine si vuole indicare il fatto che nei momenti infelici della vita salgono alla mente i ricordi felici = il Manzoni richiama spesso questo tema, quanto nei Promessi Sposi, tanto nel "5 Maggio".] Nel buio delle notti trascorse insonni tra i chiostri, da sola, ai piedi degli altari a chiedere a Dio di dimenticare Carlo, venivano inconsciamente alla memoria tutti i momenti più lieti passati alla corte francese con l'amato quando, ignara del suo traditore avvenire, ubriaca di felicità, respirò la salutare aria della terra Franca apparendo in mezzo alle spose di Francia. Quando da una collina vedeva, con i capelli ornati da gemme, le immagini (Carlo che cavalcava chino a crine sciolto, seguito dalla furia degli altri cavalli e dai cani ansanti che costringevano il cinghiale ad uscire dal cespuglio, scoprendosi) della caccia culminante con l'uccisione del cinghiale: Ermengarda alla vista del sangue impallidiva e ritirava lo sguardo, per un terrore che la rendeva più bella. Infine Carlo, toltosi la maglia di ferro si andava a lavare alla Mosa (fiume di Aquisgrana) per levarsi di dosso il nobile sudore della fatica ( il sudore degli italiani e un "servo sudore").

Dal verso 61 all'84 Manzoni fa una similitudine; parla della Rugiada (che di notte da' refrigerio al fiore, ma è anche la parola amica di una suora che le dice di pregare sempre e solo Dio) e del Sole (ricordo di Carlo che torna, e anche oggetto della natura che quando sorge uccide il fiore con la forza e l'impetuosità dei suoi raggi).

Il Manzoni ora torna a rivolgersi ad Ermengarda. Scaccia dalla tua mente angosciata le passioni, eleva a Dio un canto eterno: nel suolo (= Lombardia) che dovrà ricoprire le tue spoglie sono sepolte altre spose che come te sono morte di dolore causato dall'amore, sono donne che hanno perso il fidanzato o i figli morti in battaglia, trafitti dalle spade longobarde. Tu, che discendi dalla famiglia regnante dei Longobardi, colpevoli oppressori, la cui legge era quella del più forte e la virtù stava nel fatto di essere maggiore di numero e la gloria nel non aver pietà dei deboli, fosti collocata dalla PROVVIDA SVENTURA tra gli oppressi: muori dunque tra il pianto delle suore, dove nessuno oserà insultare le tue spoglie. Muori e sul tuo volto torni la pace com'era quando, ignara di un traditore avvenire (v. 31), esprimeva solo lievi pensieri. Così come il sole tramontante dietro i monti, da dietro le nuvole trova uno spiraglio per arrossare il vibrante occidente ed augurare al religioso contadino un giorno sereno.

PROVVIDA SVENTURA = sventura mandata dalla provvidenza: noi viviamo in un mondo di malvagi destinati all'inferno: Dio manda a qualcuno di questi la sventura per purificarli e renderli diversi dai malvagi: in questo modo chi prima era oppressore diviene oppresso (per Manzoni o sei l'uno o sei l'altro: non puoi stare nel mezzo) = Ermengarda da oppressore, grazie alla Provvida Sventura diventa oppressa e le si aprono così le porte del Paradiso. - La vicinanza dei due termini costituisce un ossimoro: figura retorica che consiste nell'accostamento di due termini di significato opposto: se soffrirai sulla terra avrai la possibilità di conquistare il Paradiso. Segue l'accordo tra Svarto, ora nobile del Regno dei Franchi, e il Duce Guntigi, che aveva ricevuto l'incarico da Desiderio di difendere le mura di Pavia: non mantiene l'impegno e le forze di Carlo potranno entrare in Pavia.

5° atto Inizia con un monologo di Adelchi che ha appena ricevuto notizia dell'occupazione di Pavia e richiesta del suo esercito stremato di arrendersi ai Franchi che assediavano Verona: decide di arrendersi ma di fuggire verso Bisanzio. Le truppe franche sono più veloci di lui e lo arrestano ferendolo a morte: fa però a tempo a chiedere di incontrare il padre e Carlo al quale chiederà una dignitosa prigionia per il padre: l'Imperatore acconsentirà e Adelchi morirà.

T 105 C Conclusione dell'Adelchi: disfatta dei Longobardi; prigionia di Desiderio; morte di Adelchi. [Collegamento con la morte di Ermengarda: perché Dio vuole salvare qualcuno? Perché c'è qualcuno che nell'intimo presenta animo e sensibilità cristiana, odiando la violenza pur dovendoci convivere = Ermengarda infatti viene salvata da Dio pur senza aver ottenuto successo terreno, che spetta solo agli oppressori che non raggiungeranno il Paradiso] Dai primi versi si capisce come il Manzoni simpatizzi per Adelchi e gli attribuisca un animo cristiano, mentre al padre l'autore riserva sempre un animo guerriero attaccato ai beni terreni = anche la morte di Adelchi rappresenta un intervento della Provvida Sventura. Infatti si nota come il giovane ne capisce il significato rendendosi conto dell'esistenza della forza della volontà divina che pur portando sventura non è crudele. Versi 23-4-5 = Desiderio ricorda le qualità del figlio, ma solo quelle militari e terrene denotando di non essere pronto all'incontro con Dio non avendo ancora afferrato il significato profondo dei valori cristiani. SOLILOQUIO DI ADELCHI (veri 26 ... 52) Il mistero della vita è comprensibile solo in punto di morte perché durante la vita non si ha il tempo per farlo = per una persona che sta per morire non è importante la perdita del regno ma quello che sarà di lui dopo la morte. Gli anni di prigionia che il padre sta per affrontare saranno molto più belli di quelli passati a regnare perché durante la prigionia non si ha la possibilità di commettere alcun torto o ingiustizia: nessuno così in cielo potrà annotare ulteriori tue angherie a causa delle imprecazioni che coloro che tu opprimi ti mandano per essere un tiranno oppressore (diverrai un oppresso salvato da Dio). Adelchi manifesta il disprezzo del potere e gli uomini che lo detengono: "godi perché non sei più Re, perché ti è chiusa ogni via all'azione (non potrai più fare niente che faccia soffrire qualche altro essere umano): su questa terra non c'è spazio per delle azioni gentili, nobili ed innocenti: o si fanno torti o si patiscono (o oppressi o oppressori) = Visione pessimistica del Manzoni. Il mondo è posseduto dalla violenza (legge del più forte) che si fa chiamare diritto del più forte, di colui che fa le leggi. I primi longobardi seminarono la barbarie che fu coltivata dagli altri successori e la terra oramai non da' altro che sangue ed ingiustizie. Godi dunque ancora di più per non essere Re: governare su gente ingiusta, i Longobardi, non è bello. Tu l'hai provata questa amarezza, e anche se così non fosse (cioè, se anche tu avessi trovato piacere nel governare un popolo crudele), ricordati che comunque tutto finirà sempre con la morte: tutto si concluderà con il diventare nulla (diverso dal nulla eterno del Foscolo). Il giorno della vittoria (morte di Adelchi) è felice per Carlo ma resta comunque il fatto che anche lui prima o poi morirà.

A questo punto Carlo si lascia impietosire dalle parole di Adelchi e non vuole più essere chiamato nemico. Adelchi notando questa leggera conversione capisce che può ottenere qualcosa da Carlo: pur non chiedendogli la liberazione del padre, gli chiede che Desiderio possa ottenere una prigionia senza sofferenze in cui i duchi longobardi traditori non possano apparire al suo cospetto.

Negli ultimi versi si nota la totale conversione di Adelchi che felice si abbandona alla morte. Analizzando il personaggio di CarloMagno si nota come, anche se nella tradizione cristiana egli fosse considerato l'Imperatore Cristiano, il Manzoni sottolinea il fatto che Carlo nell'Adelchi abbia preferito la Ragion di Stato al Vangelo: Manzoni vede Carlo come uomo di potere e non di Chiesa.

 

 

 

FIGURA DI ERMENGARDA

 

Quella di Ermengarda non era una sorte rara: i matrimoni rispondevano spesso a logiche politiche e diplomatiche che nulla avevano a che fare con l’amore romantico. Ermengarda, però, ci è descritta da Manzoni come una donna innamorata, disperata per essere stata abbandonata dallo sposo tanto amato che, entrato in guerra con i Longobardi, l’aveva ripudiata e si era unito in matrimonio con un’altra donna.

Nel coro, che comincia con i versi divenuti famosi:

Manzoni descrive la tragica fine della dolce e fragile Ermengarda che , incapace di sopportare le sue pene e il suo destino avverso ,mentre Desiderio e Adelchi combattono disperatamente contro Carlo, cade in un delirio che la conduce alla morte.

 

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