PSICOLOGIA : Sigmund Freud

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Sigmund Freud (1856- 1939)

Freud e la Psicanalisi

Sigmund Freud nasce nel 1856 a Freiberg, in Moravia, da genitori ebrei. Trasferitosi a Vienna, allora capitale dell’impero austro-ungarico, si laurea in medicina e si dedica a ricerche sull’anatomia del sistema nervoso.A seguito di ricerche sull’isteria e su altri fenomeni psicopatologici, nasce la psicoanalisi.

Gradualmente la nuova teoria psicoanalitica si afferma, anche a seguito dei numerosi scritti che Freud va pubblicando. Sorge nel 1910 la Società internazionale di psicoanalisi, presieduta da Carl Gustav Jung, mentre già esplodono i primi conflitti con i fautori delle altre versioni del metodo psicoanalitico: Alfred Adler e lo stesso Jung.

IL PENSIERO

L’ipotesi che stava alla base del metodo era quella secondo cui il disturbo mentale aveva origine da un trauma psichico, ossia da una violenta impressione, subito nel passato, a cui non aveva corrisposto una scarica emotiva sufficientemente forte da estinguerne gli effetti. Questa "scarica emotiva" veniva detta abreazione, Occorreva, dunque, sottoporre il paziente a ipnosi e, per mezzo di questa, ricondurlo nel passato, ove può rivivere il trauma e rispondere finalmente ad esso con un adeguato sfogo emotivo.

La caratteristica essenziale di questo metodo consiste nell’uso dell’ipnosi (per altro già praticata da Charcot). Anche Freud, in questa fase della sua formazione, sostiene la validità del trattamento ipnotico, in seguito rifiutato dal metodo psicoanalitico. Ma su un punto importante egli si discosta da Breuer per introdurre un concetto essenziale della sua teoria. Secondo Breuer i traumi non erano ricordati dal paziente perché in origine, ossia nei primi anni di vita quando erano stati subiti, erano stati vissuti in una condizione semiipnotica. Ma Freud ritiene che i traumi non siano ricordati perché il soggetto in qualche modo non vuole ricordarli. In altre parole essi sono rimossi: la rimozione è quel processo per cui un certo contenuto della vita psichica viene allontanato dalla coscienza, perché la coscienza non è in grado di mantenere il proprio equilibrio di fronte alla consapevolezza di esso. Con la rimozione emerge quello che sarà il concetto fondamentale della psicoanalisi freudiana, il concetto di inconscio. L’inconscio è tutto ciò che la mente rifiuta, in quanto non vuole conoscerlo. Esso, tuttavia, si palesa, anche se non in maniera esplicita, in determinate manifestazioni quali sono i sogni, gli errori involontari, i disturbi mentali. Occorrerà, dunque, mettere a punto un metodo grazie a cui si possa risalire da questi sintomi manifesti ai contenuti latenti dell’inconscio.

Una volta abbandonata l’ipotesi del trauma semiipnotico e introdotto il concetto di rimozione, Freud si distacca ulteriormente da Breuer. Egli giunge a sostenere che il trauma da cui ha origine il disturbo mentale è sempre un incidente di natura sessuale, una seduzione, più o meno grave o più o meno esplicita, subita dal bambino ad opera di un adulto. La seduzione infantile, dunque, il caput Nili (la remota sorgente del Nilo) del disturbo psichico. Se in origine l’incidente fu vissuto con disgusto la forma che ne deriva è l’isteria, cioè quella forma che si manifesta in violenti sintomi corporei, quali paralisi, accessi convulsivi, disturbi sensoriali. Se, invece, l’incidente fu vissuto con piacere, la forma patologica che si manifesta è la nevrosi compulsiva, caratterizzata da pensieri o comportamenti ossessivi, che il paziente si sente forzato a compiere.

Il metodo psicoanalitico

Disturbi mentali, sogni ed errori involontari (i cosiddetti lapsus) sono espressioni di contenuti psichici latenti che il processo di rimozione allontana dalla coscienza e relega nell’inconscio. Il metodo psicoanalitico, messo a punto da Freud, consiste nel far sì che il paziente, attraverso il colloquio clinico con l’analista, possa seguire le libere associazioni di immagini, idee o ricordi, che si formano nella coscienza. Queste associazioni gradualmente potranno far emergere alla coscienza il contenuto rimosso che già si manifesta implicitamente nei vari sintomi; in tal modo si verrà a ricostruire l’evento traumatico che ha dato origine alla malattia mentale. La conoscenza di questo avrà l’effetto di dissolvere il sintomo patologico che l’inconscio produce sulla coscienza e di condurre così il paziente alla guarigione.

Ma affinché il colloquio, che l’analista conduce ponendo domande al paziente, possa far emergere l’inconscio, è necessario che tra il paziente e l’analista si instauri un particolare rapporto. Questo è il transfert, o traslazione, e consiste nel fatto che il paziente sperimenta nei confronti dell’analista un attaccamento della stessa natura di quello che nella prima infanzia provò nei confronti delle figure parentali, ossia dei genitori o di coloro rispetto a cui il soggetto aveva stabilito il legame affettivo più intenso. Se questo transfert non si realizza il trattamento psicoanalitico non può conseguire alcun risultato terapeutico.

Freud non adduce particolari argomentazioni scientifiche o filosofiche a sostegno del proprio metodo. In un’opera matura come l’Introduzione alla psicoanalisi affermerà che il metodo psicoanalitico viene assunto come un’ipotesi di lavoro che verrà convalidata, più che dalle argomentazioni a suo favore, dai risultati positivi che grazie ad essa è possibile ottenere nella terapia dei disturbi mentali.

L’interpretazione dei sogni

Prima di Freud il sogno era per lo più interpretato come un riflesso psichico di processi organici che si verificano negli organi corporei. Erano inoltre diffuse, soprattutto nella cultura popolare, le varie interpretazioni magiche e superstiziose.

Secondo Freud il sogno è uno dei sintomi attraverso cui si manifesta l’inconscio; esso consiste nell’appagamento di un desiderio la cui natura è, al fondo, riconducibile alle pulsioni sessuali, ossia, in senso lato, tendenti al piacere corporeo.

Una volta posto che il sogno deve essere trattato come un sintomo, alla teoria psicoanalitica si pongono due compiti: vedere come si possa risalire dal sogno, così come esso si manifesta alla coscienza, al contenuto inconscio che ne costituisce l’origine; spiegare, all’opposto, come il contenuto latente dell’inconscio possa produrre il sogno.

Per quanto riguarda il primo dei due problemi indicati la soluzione viene trovata nel metodo delle libere associazioni. Seguendo, infatti, la catena dei pensieri e delle immagini che, spontaneamente e senza alcuna connessione di ordine logico, si forma nella coscienza, il soggetto, eventualmente guidato dall’analista, potrà infine trovare quel significato latente che fornisce una spiegazione convincente del sogno. L’intervento dell’analista è richiesto ogniqualvolta i meccanismi di rimozione ostacolano l’emergere del desiderio latente.

La formazione del sogno sulla base dei contenuti latenti operanti nell’inconscio è spiegata mediante la teoria del lavoro onirico. Con quest’ultima espressione si intende il processo per cui il contenuto latente viene trasformato nel contenuto onirico manifesto, quello cioè che si palesa alla coscienza nel sogno. Gli aspetti fondamentali di questo processo sono quattro. Il primo di essi è la condensazione: una stessa immagine onirica può condensare in sé una molteplicità di significati, tra loro anche reciprocamente contraddittori; il sogno è, dunque, assai più povero dei contenuti inconsci che ad esso corrispondono. Il secondo è lo spostamento: ciò che nel contenuto latente costituisce il significato fondamentale del sogno viene spostato, nel contenuto onirico manifesto, su un elemento marginale; nell’interpretazione del sogno, pertanto, gli elementi decisivi devono essere cercati in ciò che è apparentemente secondario e insignificante. Il terzo è la raffigurazione dei nessi logici mediante connessioni di immagini: le operazioni logiche astratte compiute dal pensiero vengono rappresentate nel sogno sempre per mezzo di immagini concrete; per esempio la negazione viene raffigurata mediante un’immagine invertita rispetto al modo in cui di regola si presenta nella realtà. Il quarto aspetto è l’elaborazione secondaria: con essa il pensiero vigile semidesto riporta ordine nel materiale confuso del sogno e conferisce ad esso una parvenza di logicità.

Nella Psicopatologia della vita quotidiana Freud sostiene che manifestazioni sintomatiche dell’inconscio sostanzialmente analoghe a quelle dei sogni sono i lapsus, o atti mancati, ossia gli errori del comportamento, in particolare del linguaggio, dall’apparenza banale e insignificante. Essi, in realtà, sono prodotti dall’interferenza dell’inconscio sulle intenzioni consce e possono guidare, al di là della loro apparenza falsamente innocente e casuale, alla scoperta di ciò che la coscienza, quando è pienamente vigile, tende a rimuovere.

La sessualità

Fin dal momento in cui aveva cominciato a distaccarsi da Breuer, Freud aveva sostenuto il carattere sessuale del trauma che dà origine alla malattia mentale. La teoria del trauma viene abbandonata nello sviluppo del pensiero di Freud; tuttavia il primato della sessualità resterà una costante del suo pensiero, soggetta a continui approfondimenti e rielaborazioni.

Ma la sessualità viene indagata da Freud secondo un approccio completamente nuovo rispetto alle tradizioni dell’Europa cristiana. Essa, infatti, non è più finalizzata alla riproduzione. E’, piuttosto, l’impulso diretto verso il piacere corporeo, che è legato alla corporeità come tale e che non ha la sua sede elettiva in alcun organo specifico. Questa ricerca del piacere corporeo, detta da Freud libido (in latino la parola significa "desiderio") essendo espressione del corpo, è già presente fin dalla nascita.

Le varie fasi dello sviluppo sessuale vengono caratterizzate dalle diverse zone erogene in cui nel corso della maturazione si localizza la libido. Nel neonato la ricerca del piacere si localizza alla bocca, in quanto egli è volto principalmente a succhiare latte. Questa è la fase orale.

Quando il bambino comincia a sviluppare la dentatura e la muscolatura e, parallelamente, acquista il controllo delle funzioni sfinteriche, il piacere si sposta a quelle zone del corpo che ora appaiono in primo piano. Questa è la fase sadico-anale. Essa si caratterizza per la comparsa di tendenze aggressive e di tendenze "favorevoli agli oggetti", volte a conservare e a possedere; questo si spiega in relazione al fatto che ora il bambino sta acquistando il controllo delle funzioni digestive ad opera della volontà.

L’interesse dell’adulto per l’oro e per il denaro è un residuo dell’interesse che il bambino della fase anale sperimenta per le proprie feci. Con l’inizio della terza fase, la fase fallica, l’impulso erotico (che è ancora autoerotico, in quanto focalizzato sul proprio corpo) si indirizza al pene. Questo, non essendosi ancora sviluppata la coscienza delle differenza sessuale, non è avvertito come organo specificamente maschile; la bambina, infatti, tuttora non avverte alcuna differenza sostanziale tra il suo corpo e quello del bambino di sesso maschile.

In queste prime tre fasi la ricerca del piacere è centrata, come già si è detto, sul proprio corpo. Nello sviluppo successivo compaiono i primi investimento oggettuali, ossia la ricerca del soddisfacimento in qualcosa di esterno. Inizialmente l’oggetto a cui si indirizza la libido è, per entrambi i sessi, la madre. Quando, in seguito, la bambina percepisce la propria differenza rispetto al maschio, gli oggetti libidici saranno diversi per i due sessi: il padre per la bambina, ancora la madre per il bambino. Con il fatto che ormai il piacere, già nella fase precedente localizzato nella zona genitale, è cercato nel rapporto con un altro essere ha inizio la fase genitale. Al primo sorgere di essa è legato il complesso di Edipo, dal nome di Edipo, il personaggio della tragedia di Sofocle che uccide il padre e sposa la madre. L’edipismo consiste nell’amore provato dal bambino per il genitore del sesso opposto. Questo amore, prima che sopravvenga la rimozione, ha un carattere apertamente sessuale.

Eccomi dunque a descrivervi come si forma la vita sessuale del bambino, prima che si stabilisca il primato dei genitali, il quale si prepara nel primo periodo dell’infanzia, precedente il periodo di latenza, e si organizza durevolmente a partire dalla pubertà. In questo periodo remoto esiste una specie di organizzazione lassa, che vogliamo chiamare "pregenitale". In questa fase, però, stanno in primo piano non le pulsioni genitali parziali, ma quelle sadiche e anali. L’opposizione tra "maschile" e "femminile" non svolge qui ancora alcuna funzione; il suo posto è preso dall’opposizione tra "attivo" e "passivo", la quale può venir designata come precorritrice della polarità sessuale, con cui più tardi si salda. Ciò che nelle attività di questa fase ci appare come maschile, quando le consideriamo dal punto di vista della fase genitale, si rivela quale espressione di una pulsione di dominio che sconfina facilmente nella crudeltà. (Introduzione alla psicoanalisi, XXI)

Il complesso di Edipo

Il desiderio sessuale del bambino nei confronti del genitore del sesso opposto ha nella teoria di Freud un’importanza centrale. Con esso, infatti, si scatenano quei processi di rimozione che potranno determinare nella vita adulta il disturbo mentale. L’attenzione di Freud è dedicata prevalentemente al bambino di sesso maschile. Questi entra in competizione con il padre per il possesso della madre; all’opposto la bambina avverte la madre come propria rivale nel suo affetto verso il padre. Il bambino, tuttavia, sperimenta la propria inferiorità nei confronti del rivale e, in seguito a ciò, abbandona la carica oggettuale, ossia l’attrazione libidica, nei confronti dell’altro genitore.

Ma il superamento dell’attrazione edipica avviene attraverso 1’identificazione del bambino con il genitore del proprio sesso, quello stesso che poco prima veniva percepito come rivale. La paura del padre, che in precedenza si spingeva nella fantasticheria del bambino fino a temere di subire la castrazione, cede il campo all’interiorizzazione del divieto. Ora non è più un’autorità esterna quella che proibisce l’accoppiamento con la madre, ma è, piuttosto, una coscienza che "parla" dall’interno. Si è formato, in tal modo, il super-io. Questa formazione resterà in atto per tutta la vita e detterà al soggetto la norma morale, "censurando" i pensieri e i comportamenti che potrebbero venire in urto con il sistema delle proibizioni.

[Il bambino piccolo è notoriamente amorale, non possiede inibizioni interiori contro i propri impulsi che desiderano il piacere. La funzione che più tardi assume il Super-io viene dapprima svolta da un potere esterno, dall’autorità dei genitori. I genitori esercitano il loro influsso e governano il bambino mediante la concessione di prove d’amore e la minaccia di castighi, i quali ultimi dimostrano al bambino la perdita d’amore e di per se stessi sono quindi temuti. Questa angoscia reale è la precorritrice della futura angoscia morale; finché essa domina, non c’è bisogno di parlare di parlare di Super-io e di coscienza morale. Solo in seguito si sviluppa la situazione secondaria - che noi siamo troppo facilmente disposti a ritenere quella normale - in cui l’impedimento esterno viene interiorizzato e al posto dell’istanza parentale subentra il Super-io, il quale ora osserva, guida e minaccia l’Io, esattamente come facevano prima i genitori col bambino.] (Introduzione alla psicoanalisi, XXXI)

L’apparato psichico

L’apparato psichico viene scomposto da Freud in tre territori: Super-io, Io, Es.

L’Es (in tedesco il termine è il pronome neutro di terza persona "esso" e fu introdotto nel linguaggio della psicoanalisi da Georg Groddeck) è il fondamento della persona psichica; è l’espressione psichica dei bisogni pulsionali che provengono dal corpo. L’Es è inconscio, in quanto la coscienza si forma sulla base di esso come prodotto derivato. Esso è, inoltre, totalmente privo di logicità, cioè di pensiero astratto, e di moralità.

L’Io è la parte più superficiale dell’apparato psichico e si costituisce come mediazione tra i bisogni pulsionali propri dell’Es e il mondo estemo. All’io appartengono la percezione e la coscienza; ma è chiaro che la radice di tutti i processi che avvengono nell’ambito dell’Io deve essere cercata nell’Es. Per questo suo radicamento nell’Es, l’Io stesso resta in larga misura inconscio.

Il sistema di censure che regola il passaggio dalle pulsioni dell’Es all’Io è costituito dal Super-io. Questo opera la rimozione respingendo nell’inconscio ciò che la coscienza morale non può tollerare. In ogni caso, si noti bene, nell’elaborazione più matura del pensiero freudiano l’inconscio non è solo il prodotto della rimozione, ma appare come lo stato originario dell’attività psichica legata ai bisogni di matrice somatica.

La nevrosi

Con il termine nevrosi Freud indica, in generale, quella malattia mentale la cui causa è puramente psichica e che non può essere, pertanto, spiegata sulla base di disturbi o lesioni organiche. Per spiegare la genesi della nevrosi è necessario, secondo Freud, considerare il flusso della libido, ossia dell’originaria energia pulsionale radicata nell’Es, e osservare verso quali oggetti essa si dirige. In generale risulta che la nevrosi ha origine dal fatto che, per necessità di varia natura e spesso difficilmente eliminabili, la libido viene ostacolata e non può trovare soddisfazione nell’oggetto verso cui spontaneamente si dirige. In questo quadro di sistematizzazione generale della teoria Freud chiama processo primario la tendenza a dare libero e immediato soddisfacimento alle pulsioni, mentre viene detta processo secondario la tendenza, imposta dal mondo esterno al soggetto, a deviare il flusso dell’eccitamento verso altri oggetti, non più desiderati spontaneamente, ma scelti sotto la direzione del pensiero. La nevrosi, dunque, sorge dal conflitto tra queste tendenze contrapposte, che talvolta sono dette, rispettivamente, pulsioni sessuali e pulsioni dell’io.

Questa, però, è soltanto una teoria generale della nevrosi. Più in concreto la malattia mentale sorge nei casi in cui il conflitto edipico non viene risolto mediante 1’identificazione interiore con la figura del genitore dello stesso sesso. Poiché il conflitto non viene risolto per questa via, che è quella della normalità, e poiché d’altra parte persiste la proibizione a soddisfare l’impulso sessuale rivolto verso il genitore del sesso opposto, la libido, di fronte a questi ostacoli, regredisce a fasi dello sviluppo sessuale in precedenza già superate, cioè a quella fallica, a quella sadico-anale o a quella orale. Se tale regressione conduce a una focalizzazione del piacere nelle zone erogene proprie della sessualità infantile, si verificano, allora, le varie perversioni sessuali: esse consistono, in sostanza, in un ritorno alla sessualità di tipo infantile (non per nulla Freud definisce il bambino "perverso polimorfo"). Ma più spesso le tendenze sessuali infantili sono censurate dal Super-io e allontanate dall’area della coscienza attraverso i processi della rimozione. Esse, in tal modo, operano nell’inconscio ed entrano in conflitto con le istanze sociali e morali della vita adulta, determinando così il sorgere del sintomo nevrotico.

La nevrosi appare pertanto come una difesa nei confronti di impulsi sessuali infantili, ossia perversi. Quando, poi, la libido deviata dal suo sviluppo naturale, che è sempre, secondo Freud, quello della normale vita sessuale, anziché dirigersi sugli "oggetti" propri della sessualità infantile, si distoglie in generale dagli "oggetti" e rifluisce in forma narcisistica verso l’io, sorgono quelle patologie più gravi, denominate psicosi e caratterizzate dai vari sintomi della follia.

Non sempre la deviazione della libido produce la perversione o la nevrosi. Di regola la pulsione sessuale distolta dall’attrazione edipica verso il genitore del sesso opposto, prima di ricadere verso gli oggetti legati alla sessualità infantile, cerca di trovare sfogo nella fantasia. Questo processo è detto introversione. Questo è spesso un passaggio intermedio che conduce poi alla formazione dei sintomi nevrotici . In alcuni casi non certo molto frequenti, tuttavia, l’introversione dà luogo alla produzione artistica. Perché ciò accada è necessario che intervenga in misura decisiva la sublimazione, che consiste nel volgere gli impulsi originariamente sessuali verso mete sociali più nobili e più elevate. Ma non solo il genio artistico è alimentato da pulsioni che in origine sono di natura sessuale; esso, in realtà, scaturisce da una conformazione mentale che è assai prossima a quella della nevrosi.

A una certa fase dello sviluppo della civiltà il dio-animale che è il totem non basta più; l’idea di dio si evolve, si umanizza e si spiritualizza. Ma il contenuto di fondo della religione è da ritrovarsi pur sempre nel complesso edipico. Più in generale la proibizione, ossia l’inibizione delle pulsioni sessuali, sta a fondamento della civiltà. Questo tema è sviluppato nell’opera del 1929, Il disagio della civiltà. Affinché possa sussistere la civiltà si richiede il forte sviluppo del Super-io. Questa ipertrofia del sistema di censura produce angoscia e sentimento di colpa e quindi una situazione di disagio che è irrimediabilmente connaturata alla condizione dell’uomo civilizzato.

Freud e l’idea di Dio

 

Per Freud l'idea di Dio non è una menzogna, ma un prodotto dell'inconscio che deve essere interpretato psicologicamente. Un dio concepito come una persona non è altro che una figura paterna ingrandita; il desiderio di una divinità ha origine nel bisogno di giustizia e nell'aspirazione all'immortalità. Dio è solo una proiezione di questi desideri, ed è temuto e adorato dagli esseri umani a causa dell'insicurezza di cui essi non sanno liberarsi.
Secondo Freud la religione prende origine dalla debolezza stessa dell’uomo, che si sente impotente di fronte alle forze della natura da cui è circondato esternamente, e alle forze degli istinti che gli insorgono dentro.
Sentendosi esposto a forze pericolose, incontrollabili e incomprensibili, l’uomo ricorda, tornando indietro negli anni, una esperienza avuta da bambino, quando si sentiva protetto da un padre che gli pareva una creatura supremamente saggia e forte, e da cui era possibile ottenere amore e protezione purché si obbedissero i suoi ordini e non si trasgredissero le sue proibizioni.
Oltre che un’illusione, dice Freud che la religione è un pericolo, perché tende a santificare certe cattive istituzioni umane con cui si è sempre alleata; inoltre la religione tende a impoverire l’intelligenza, insegnando a credere a un’illusione e proibendo il pensiero critico.
Voi cosa ne pensate? Io frequento il liceo pedagogico (quel che ne è rimasto) e credo che Freud abbia completamente ragione!

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