MONTALE : LA CASA DEI DOGANIERI

MONTALE: LA CASA DEI DOGANIERI

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E. MONTALE : LA CASA DEI DOGANIERI

Pubblicata su una rivista già nel 1939, la lirica è una delle più antiche de Le Occasioni: il paesaggio è ancora quello ligure, e precisamente Monterosso, dove Montale aveva una casa, la donna evocata è Annetta o Arletta, solita villeggiare nel paese e morta, pare precocemente.

I strofa Il poeta si rivolge a una donna che un tempo era entrata con lui nella casa dei doganieri
II strofa E' passato tanto tempo e la donna non ricorda più. Il poeta, riandando al passato, avverte l'insensatezza della vita.
III strofa Si è reciso il filo della memoria che legava il poeta alla donna: egli è rimasto solo a ricordare

IV
strofa Il lume della petroliera sembra suggerire un varco verso l'ignoto: ma è una speranza subito delusa.

I temi della lirica sono: la labilità del ricordo, l'opera dissolutrice del tempo, il disorientamento dell'uomo nell'insensatezza del vivere, la speranza delusa del "varco". Questi temi sono resi attraverso oggetti simbolici; i simboli però non sono esplicitati, come spesso negli Ossi (Spesso il mal di vivere ho incontrato), ma meno immediatamente comprensibili, perché inseriti in un discorso poetico più arduo e complesso. Analizziamo dunque singolarmente questi temi, e osserviamo gli "oggetti" che li rappresentano.

a) il ricordo negativo: per Montale, anche la consolazione della memoria è un'illusione. Ora il poeta ricorda una donna Annetta ma questa non si ricorda più di lui e della casa dei doganieri: è morta o è lontana. Così il filo della memoria si svolge dalla matassa ma solo il poeta ne tiene un capo. b) l'opera dissolutrice del tempo. La casa è in realtà il punto di coagulo del ricordo, e per tanto si configura come un confine, una barriera tra passato e presente: il passato è Annetta, con la folla dei suoi pensieri, con il suo riso un tempo lieto, ora non più. Il tempo travolge tutto, anche i ricordi in un modo vorticoso, come quello della banderuola affumicata posta sul comignolo.

c) il disorientamento dell'uomo e la speranza delusa del "varco". Non è possibile orientarsi nella vita come è possibile che una bussola impazzita ci indichi la rotta; non ci è dato prevedere il nostro destino, come non possiamo affidarci al calcolo del lancio dei dati. Isolato, lontano, si intravede un barlume di speranza: forze è lì, nell'orizzonte, il "varco" verso la conoscenza, la comprensione del senso della vita? Ma la domanda non ha rispostae l'orizzonte è "in fuga": La conclusione è lo scacco, la solitudine dell'uomo, in una vita incomprensibile in cui neppure il passato gli appartiene più. La donna non ricorda, e il poeta non sa il senso del morire e del vivere.

Sul piano strutturale e stilistico-espressivo, notiamo la simmetria delle strofe, due di cinque e due di sei versi alternate, con prevalenza di classici endecasillabi. La simmetria è accentuata dal ritorno all'inizio e alla fine della lirica dall'immagine della sera: nella prima strofa è una sera del passato, dominata dalla figura della donna; nell'ultima strofa è una sera del presente, riferita al poeta. Allo stesso modo, l'espressione "tu non ricordi" ritorna simmetricamente in tre strofe, a indicare il motivo ispiratore della lirica. Ci sono forme negative in tutto il componimento: una sintassi che fu già Leopardiana e che, come abbiamo altrove messo in evidenza traduce su piano espressivo una concezione di vita dolorosa dominata appunto dalla negatività.