POESIE DI MARCO SAYA 5

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POESIE DI SAYA PAG.1

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SFIDA

Mi guardava con sfida,
fiera della propria nudità,
una vergine in trepida
attesa. Tentennavo,
temevo di ferirla, sporcarla, 
deluderla. E se fosse finita male?
E se non l’avessi mai più rivista?
Indugiavo, prendevo tempo.
Lei mi fissava, passavano le ore.
Finché mi decisi, avvicinai lentamente
la penna e le scrissi.
La pagina bianca si sentì,
così, appagata.



Commedia

basterebbe, forse, sentire una sola poesia
di un alieno da un altro mondo
per oscurare la commedia del quotidiano,
resa divina dai direttori del palinsesto.

tratta dalla raccolta dal titolo Filosofia
 spicciola in imminente uscita



Risposte

ce l’hai sulla punta della lingua,
spesso di notte,
ma Lei non ne vuol sapere
di uscire.
se ne sta quatta quatta 
quasi a volerti fare un dispetto.
non si sa quanto potrà durare
questo scherzetto e ogni sputo,
colpo di tosse, impasto di suoni è buono
per scatarrare la melodia rivelatrice.
così poco ci voleva
per scoperchiare l’ignoto arcano.

tratta dalla raccolta dal titolo Filosofia
 spicciola in imminente uscita




Motel

c’è sempre posto in quel motel
nascosto dalla tangenziale anonimo
come quegli anonimi che entrano
a testa bassa per poi velocemente uscire
a testa bassa seguiti da altri anonimi
che consumato il gioco ormonale
sacrificando il pasto di un toast farcito
rientrano in un altro anonimo posto
attesi dal frishhh frishhh di una fotocopiatrice
da cui abortiscono fogli in A4
di succulente ricette cenette
della sera nel ritrovato e caldo nido
delle false e reciproche certezze



ta-ta-ta

bisognerà rimangiarla, poi, 
questa mela dai suoni proibiti 
del black market di Jaco on bass 
frantumati  da pause lallative 
come il ta-ta-ta del neonato 
e a tentoni riabbracciare
la polifonica mater nell’ozio
del caos  insaccato nelle bustine 
del the infrè verde o nero 
con lemon o brown sugar
caro Mick, ho sempre avuto
simpatia per il tuo devil spelacchiato
come un peluche o un lucifero
in pensione vecchio e struccato
ora lontani dai buchi artificiali
si avvicina la quisquilia naturale
del backstage a cui piegarsi
per l’ultimo pasto senza ostie
e un bicchiere di rosso annacquato 
nell’ancestrale  tam-tam-tam 
dell’origine celata




Crocicchio

C’erano diversi poeti alla stazione dei mezzi pubblici.
alcuni prendevano il tram, altri il passante, chi la metro,
chi il bus, chi altro. coloro che salivano sul tram
scendevano, uno per volta, 
a tutte le fermate, mai le stesse.
così per chi raggiungeva il passante, chi la metro,
chi il bus, chi altro. ciascun poeta aveva la propria casa
agli antipodi dalle case degli altri poeti. la poesia cercava
un alloggio stabile e condiviso, tipo un grand hotel
delle parole. non lo trovò, i poeti da tempo
abitavano in modeste dimore e spendere già quattro versi
in più solo per un modesto albergo,
 con la quotidiana crisi delle idee,
era un salasso che non si potevano permettere.
la poesia non torno mai più,
 stanca di giocare ai quattro cantoni.





Vista dall’alto

viaggiavo su un elicottero, era notte.

strade deserte, piazze vuote.
lampioni fiochi, pochi taxi.
un pedone infreddolito
rientrava a casa. le case,
immensi alberi di natale
con aggrovigliate lucine accecanti.
tante teste chine, tanti corpi
immobili. sguardi vitrei su
monitor sgargianti. tastiere
impazzite, dita scomposte.
escono, talvolta, dalle trincee.
il tempo di una sigaretta
per poi rientrare nei bunker.

tutte queste teste dall’alto,
chine, suddite, incarcerate.




Spray art

la vita appare come una spray art 
che a caso designa i sopravvissuti
su una maleodorante tavolozza 
chiazzata da memorie imbrattate,
murales ornamentali di un unico
 piscio metropolitano.



Corteccia

dopo è sempre facile dire:
“ Ma io l’avevo detto ”
prima si riteneva
che le convinzioni
altrui fossero più verdi
mentre l’erba marciva
per via del continuo licenziamento
di giardinieri che non irrigavano
più la limbica corteccia
e quella quercia monoica
si racchiudeva nell’unico
e certo sapere



Incertezza

quando la luna è di traverso
come uno spicchio rovesciato
che pare precipitare storto
si prende a caso un puntino
imprecisato del mappamondo
nel prossimo giro la certezza
dell’eclisse sfuma tra l’acqua
e la poca terra.



Popolo

sarebbe bello se un popolo
riscuotesse i propri crediti
e non si facesse abbagliare
da bianche e variegate dentature
di ingannevoli spot televisivi.
sarebbe bello se questo popolo
non fosse la maledizione quale è.



Sarcastico

Oh, c’era una volta Il Poeta
che scriveva del suo tempo
intriso di emozioni.
c’è, oggi, un poeta
che, oh, scrive del c’era una volta
perché il tempo è sempre quello
e le emozioni aspettano
da qualche parte.




Routine

l’aria di chiuso pesava
sul sentimento affogato
in un bidet scrostato
iconografia di sessi atrofizzati
i cui liquidi, un tempo, zampillavano
per, poi, ricadere sulla moquette
orgasticamente 
orgiasticamente 
maculata




Spettatori

se rispettassimo il disegno della natura
non insozzeremmo quella tela
per riprodurre “ ad personam “
illusorie visioni all’obnubilato spettatore.
l’acquaragia della storia
pulisce i pennelli.
il restauro costa troppo,
val poco quella copia,
e la tipografia guadagna
sul cospicuo numero
delle false aspettative.





Canzoncina

dorre_miffa_solla_sido_remi_falla_solfa_mirre
_similaresoldofa_faffafa_faffafa_uno_un_valzer_
con_spritz_con campari_o_Pithecanthropus
 Erectus_o_So What_così era_
grazie dei fiori_melensa poesia_torna a Surriento_
si sta meglio a Seattle Jimi_ doremifasollasidooooooooo_
Spike_fai la cosa giusta_ la musica ribelle_ now’s the time_
che si ribelli_ che tutti si ribellino_ cocaine_cocaine_cocaine_
il 2013 non è DOCG_ fa sbocciare la rosa finale
 O Bomba di Primavera_
Yes Gregory_sboccierà_ oh yeah_ sboccierà_
dorre_miffa_solla_sido_dadaumpa_dadaumpa_dadaumpa




Lo specchio e la foto

nello specchio si scorgeva una foto o, forse,
 nella foto c’era lo specchio
 di un anonimo bagno e poi c’era 
un terzo incomodo. quest’ultimo 
si rifletteva e, poi, guardava un bianconero 
di qualche lustro addietro. 
nello specchio si vedeva come da sempre,
 la foto lo condannava senza
 pietà.non sapeva a chi dar ragione,
 sapeva solo che uno dei due aveva 
torto marcio.si specchiò nuovamente 
e giunse alla conclusione che
 il tempo era una volgare finzione,
 una sfortunata coincidenza che si 
sovrapponeva all’immortale presenza
 di quell’attimo di umana assenza dove 
un rasoio elettrico fungeva da illusorio aratro.




BOLLA

l’effetto è la luce rossa della finta parola
con insegne al neon fuori dal Mulin Rouge
spargendo, poi, pailettes per Las Vegas.
scrivi come mangi e bevi vino
rosso – preferibilmente – che l’illusione del
viaggio premium oro ti riproietta al saiwa
con caffè dignitoso prima del rientro nella bolla.




CLESSIDRA

questa scusa
della sabbia finissima
scambiata per una spiaggia
di Itapuà.
ci si ritrova, poi,
con qualche spicciolo
di minuto d’avanzo
centellinato
da illusorie medicinemojito
e i bagnanti, attorno, sembrano fissarti
per l’ultima volta.




Incompiuta

a una certà età
( attorno alle ore 16 del pomeriggio )
sembra tardi per tutto
che il tutto potevi farlo
prima ma prima il treno
non arrivava e prima ancora
non esisteva e ora il tempo
ti spezza le gambe
peggio di una protesi
che ti illude nell’agonia
del non fatto




prospettive

c’è sempre una parete
che nasconde la vista
del bello.
c’è sempre un orizzonte
che si apre alla visione
dell’incubo.
c’è sempre una spiaggia
che segna le orme
di un paio di scarpe




Saracinesca

presto avremo lo
sguardo della sera
( abbassa quella saracinesca )
da cui una luce fioca
cercherà spiagge di vita
( è mattino, ri-alzala )
che scemano tra
demenze presunte
e improvvisi abbandoni
( chiudila per sempre, non c’è più lavoro )
nell’attesa del gran finale




Nudi

quel ramo
s’apre alla finestra
nudo, ancora per
poco, interroga
sguardi indifesi
in attesa di riscatti
che il tempo rimanda
tra silenzi di tutti




Bravo ragazzo

Maurizio si faceva di acido, non lo vedo dall’ottanta.
Roberto fiancheggiava i fiancheggiatori, 
è sparito nell’ottantuno.
La Gianna era partita per l’attraversata della route 66:
è stata, poi, inghiottita dal Grand Canyon. Alessandro
faceva l’autostop, morì in quell’auto con l’autista
che l’aveva raccolto per un suicidio condiviso.
Non mi sono rimasti molti amici, quei pochi
“non vivono” all’ombra di una piccola stanza,
soli nei loro ticchettii. Luca è un bravo ragazzo,
ogni tanto esce di casa per una birra,
ci incontriamo al solito bar. Vota PD,
ascolta Fazio,impara la costituzione da Benigni
e legge Saviano. Non fa l’autostop, non si fa di acido,
non ama i viaggi e adora camminare fiancheggiando
il proprio palazzo ma, in fondo, è un bravo ragazzo.