PSICOLOGIA : L'AMORE PARALLELO

PSICOLOGIA :   L'AMORE PARALLELO

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                                                       di PSICHIATRA  GIORGIO BRUNO

 

L'AMORE PARALLELO


 

  Mi ha sempre affascinato la mitologia e ogni qual volta in essa affondavo mi perdevo nel labirinto della mente senza trovare il più delle volte la via d'uscita. Voi potreste chiedermi cosa c'entra la mitologia con l'arte di amare ed io voglio qui argomentare "sull'amore parallelo" partendo dal "Mito di Aristofane" presente nel celebre dialogo platonico "Simposio" che si proponeva proprio di trattare l'immortale tema dell'amore.
Or dunque nel Simposio Aristofane, famoso poeta comico, racconta che "in quel tempo tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali ed erano tondi. Questi esseri cosìfatti erano "superbi" e "potenti" e tentarono perciò di scalare l'Olimpo per spodestare gli dei. Zeus, seduto in alto sull'Olimpo, vedeva e sentiva tutto ciò e non poteva accettare un simile oltraggio per cui intervenne a colpi di saetta "dividendo gli esseri umani" di modo che, diventati più deboli, rinunciassero all'insano progetto. Da questa divisione nacque negli umani "la ricerca della loro antica unità e della perduta forza" e dunque "al desiderio ed alla ricerca dell'intero si diede nome amore". Qui potrebbe finire il racconto. In realtà Zeus, dispiaciuto, mandò nel mondo Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, gli esseri umani potessero ricostruire l'unità perduta così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle a
 ltre incombenze".
A questo punto possiamo tranquillamente alzare il sipario sulla "nostra commedia" e far comparire sulla scena i due attori principali, un uomo ed una donna qualunque o una donna e un uomo qualunque nell'ora della loro vita in cui nel matrimonio vedono il coronamento del loro amore.
Possiamo anche qui tranquillamente immaginare la scena.
Un'altare di una chiesa qualunque, un prete qualunque, testimone di nozze e familiare qualunque, uno sposo ed una sposa, sì proprio noi due, voi due che davanti a Dio state per professarvi "amore per sempre".
Ora non so se a quel "per sempre" si presta la dovuta attenzione o meglio non so quale rappresentazione, quale immagine il "per sempre" attiva nella nostra/vostra mente e non sono poi nemmeno certo che il "per sempre" appartenga ad una mente illuminata e allo stesso tempo consapevole. Comunque tra le tante nuvolette che si rincorrono nella mente ecco apparire (non è dato di sapere quando ma la cosa migliore sarebbe che comparisse prima del matrimonio!!) "la nuvola del per sempre" che porta dentro uno "scritto" a volte leggibile e chiaro, altre volte così illeggibile da apparire strano e confuso. Nell'uno e nell'altro caso (le variabili sono innumerevoli tanto quanto sono variegati gli esseri umani) il "per sempre" in genere rappresenta una "proiezione" del singolo, uomo o donna che sia, e pertanto una proiezione che avvicina o allontana, piena di senso o vuota di senso, una proiezione forse di "una semplice fila di giorni da passare insieme, uno dopo l'altro oppure da passare
  insieme ma con amore. Ecco comparire un'altra nuvoletta che si lega al "per sempre" per formare un tutt'uno indistinguibile, una nuvoletta che porta scritto "amore". Dunque "Amore per sempre". Ma anche "sull'amore" possiamo fare lo stesso discorso (della
proiezione) fatto sul "per sempre", dunque le variabili dell'individuo aumentano ancora di più e intanto...ci uniamo nel vincolo matrimoniale.
Ma ritorniamo per un attimo all'amore e proviamo con Francesco Alberoni, noto scrittore dell'amore, a delineare per quel che si può una concezione dell'amore ben sapendo che ognuno di noi ne potrebbe avere una, tutta sua.
Dice Alberoni:
"L'Amore, che parola usata e svuotata di senso! L'amore vero, l'amore che scoprivo di provare per te non è un sentimento, non è una emozione, è qualcosa che tiene insieme il corpo, che gli consente di vivere. È il sangue, il sangue che porta l'ossigeno alle cellule, e quando manca, ogni singola cellula del corpo soffre e urla di dolore, urla perché non vuol morire. In ogni momento tu sei l'ossigeno, sei il mio sangue, e la tua assenza, il tuo silenzio, la tua perdita è la morte. La persona che ami è dentro di te, è te, è la forza che tiene in vita ciascuna delle tue cellule".
Ciò detto, accade in un momento qualsiasi della vita, della tua/ nostra vita, di provare un senso d'insoddisfazione e allora e solo allora pensiamo di non sapere ciò che stiamo vivendo, in altri termini ci accorgiamo di "camminare in parallelo" e non sappiamo dov'è l'amore per sempre.
Ecco allora che la scena cambia.
Se prima una chiesa era l'ambiente in cui ci si muoveva, nel mutare scena quella chiesa diventa la psiche, la tua/nostra/vostra interiorità nella quale rimbombano troppe domande e troppi perché che predispongono ad un continuo tormento dell'anima. In fondo quello che conta senza tormentarsi con tali domande è che "non si sente di stare bene insieme e di non essere cresciuti facendo sbocciare qualcosa in più di buono nel proprio carattere che prima non c'era". E per acquietare il tormento bisognerebbe forse non pensare più all'amore per sempre?
Bisognerebbe forse far finta di niente e continuare "quel percorso in parallelo" dalla parvenza d'amore per sempre e abbandonarsi nelle braccia del sogno?
Tutto sommato non sarebbe forse meglio lasciare tutto immutato e non pensare?
Troppi punti interrogativi ma come trovare una soluzione e non rincorrere un'illusione?
In fondo l'amore, quello vero, è qualcosa che solleva, porta in alto gli amanti, li distacca dalla terra e li fa volare nell'infinito universo. C'è però un giorno in cui l'amore scende e va a piedi, non sa dove e s'acquieta per poi lentamente morire. Si, l'amore forse non appartiene alla terra, non appartiene agli esseri umani, appartiene ad un altro mondo, ad altri attori, ad altri personaggi, a quelli che guardano dall'alto le miserie della vita e dell'uomo che povero vive senza amore. L'amore è una poesia che finisce nella barbarica realtà, spezzato vuol resistere ma deve dar conto alla miseria di un uomo o donna che non sa, non conosce e finge di vivere il giorno che invano passa. Quanta bellezza nell'amore, quanta miseria nella sua mancanza, e ce n'è tanta in giro.

 

 


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