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FELICE SERINO

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LE POESIE DI FELICE SERINO

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FELICE  SERINO è nato a Pozzuoli nel 1941; autodidatta.
Vive a Torino.Ha pubblicato varie raccolte: da 
Il dio-boomerang del 1978 a Casa di mare aperto del 2012.
 Ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono 
interessati autorevoli critici.
 E’ stato tradotto in sei lingue.
 Intensa anche la sua attività redazionale.
Tutta la sua opera è visibile on-line.






Lavavo la veste trovai ch'erano fastidiose mosche ronzanti nella luce della preghiera a non dar peso imparai dopo lacrime e sangue lavavo la veste invischiata nelle panie della notte





Mare aperto parvenza: "luogo" altro: il sogno che muove ondivaghi sensi gesti evanescenti volteggi - voli l'anima è un mare aperto





Riflesso (il soma: "appendice" del cielo) siamo solo pensiero non espanso frammento della Mente che crea universi-mondi (riflesso questa vita che si guarda vivere: un mondo in un altro)





Fantasie (ipotesi dell'impossibile) la vita un giorno puoi sentirti come un marinaio col mal di terra e il giorno dopo trovarti ad annegare in mezzo metro d'acqua





Con l'anima nuda con l'anima nuda o corpo etereo lei mi vedrà mi attraverserà l'aria senza scheletri nell'armadio nella nudità che siamo di me altra "visione" avrà? e io di lei? ci ritroveremo asessuati angeli? ci accoglierà pienezza?





Per poca fede vertigine dei giorni vuoti - ci si trova appesi ad una fune se apriamo la cerniera della notte il tempo ci volgerà le spalle per non esserci fidati abbastanza e la luce non ci conoscerà





Il tuo volare alto l'anima spando sulla terra a ricambiarmi una solitudine ampia come il cielo mi appresto a gran passi agli ottanta e ancor più poesia ti canto -del mio sangue azzurra ala ai confini della sera in quel farneticare che richiama la morte il tuo volare alto come preghiera





Il saluto spezzato [11 settembre: a 15 anni dalla strage] tutti ricordano dove si trovavano in quei fatali attimi quando il cielo si oscurava ingoiando cenere e odio tutti ricordano -i superstiti- l'ultimo gesto -uno per tutti la mano levata quel saluto spezzato come il battito dell'ora in cima alla torre come il pulsare del cuore straziato





Lo spazio d'un soffio schegge di voci di abbandono il pallore di luna riflette nel bicchiere luce ubriaca occupi lo spazio d'un soffio in fine consegnerai il nome





Poesia-finestra dici poesia intendi finestra affaccio dell'anima bagnata da alfabeti di lune è finestra su un mare aperto poesia per l'orecchio del cuore-conchiglia





Un cielo bianco di silenzi (L'ortografia) punto sul vivo da strafalcioni anche il foglio sembra aggricciarsi attraversato da una fuga d' immagini in un bailamme di fonemi -dalle acque del sogno a risalire strambe parole nell'aria di cristallo- illividisce un cielo bianco di silenzi





Isole concatenarsi di sequenze evanescenti sognare di te tu di me ma mai questi mondi paralleli s'incontreranno li inghiottiranno onirici buchineri così le nostre vite trasversali un fondersi di corpi ma isole gli universi dell'anima mondi di celeste fuoco che si sfiorano e mai combaciano





Stanze le notti inzuppate di sogni quando nonsense veleggiano sulle ondivaghe acque dell'inconscio o ti vedi seguire una successione di stanze e ti perdi e ti ritrovi in un'altra realtà-sogno o dimensione





Luce e ombra se posso mi cerco un posto all'ombra -non m'ispira il tipo lucertola- ti guardo attraverso gli occhiali scuri mentre leggi per ore distesa su uno scoglio ha un che d'incantesimo questa sospensione palpabile nell'aria linea d'ombra e luce a separarci ma metti i tuoi ridicoli puntigli





Prima del gesto (altra visione di Giuda) ti saresti ubriacato col prezzo del sangue soffocando nel vino quella lacerazione infinita ma avresti solo ritardato la fine prima del gesto estremo scacciasti via da te quella luce a guisa d'angelo non potevi saperlo eri scritto nel Libro per un ruolo ingrato -sulle labbra ancora il fuoco del bacio [Giuda Iscariota, secondo Giuseppe Berto, nel romanzo "La Gloria", aveva una missione da compiere e non è morto dannato.]





L'albero di Giuda tagliando per la pianura non trovavi più il cuore sulle punte delle stelle ti volevi trafitto e il sangue quasi ricamasse una scritta ingloriosa ma il tuo albero ecco venirti incontro e già il cappio vederlo -sinistro





Conosco le voci (a tutte le vittime per la giustizia) conosco voci che aprono strade di libertà e amore conosco i nemici della luce che aizzano i cani neri della notte lacerando i sogni di nuovi mattini conosco i nomi dei poeti assassinati che dal sangue han levato la voce -i loro j'accuse come lingue di fuoco conosco la "fame" dei senzavoce il profondo dove si apre il grido





Associazioni i nasi all'insù contro la luce livida d'un cielo che non promette un rondone rimasto impigliato chissà come sbatte furioso le ali strana associazione d'idee se va la mente al 'falco alto levato' di Montale [Le parole virgolettate nell'ultimo verso sono tratte da Ossi di seppia, 1920-1927.]





Del sogno linea di divisione -luna del sangue a ricreare ancestrale luogo-non luogo ectoplasmi -cerchio del sogno asimmetrico volo





Migrante il ragazzo lasciato bocconi sull'arenile sembra dormire avvolto dal manto della notte gli lava dalla salsedine la parte del viso un cane randagio ora non sentirà più i morsi della fame è sazio di cielo sul corpo un fremito di stelle





Vertigine 'donnez moi dammi una scala per il paradiso' dicevo in dormiveglia e ancora quali nonsense aborti di parole frasi sconnesse strascichi bave era uno scivolare in me senz'appiglio come affetto da demenza senile o scoprire in me il bimbo accoccolato nella mente





Nero della notte (a un dissoluto) punto di non ritorno? quale sprofondo ad accoglierti non sai più chi sei dentro giorni perduti ah ti trapassi una spada di luce ti canti nel sangue un angelo che ti aiuti a grattare il nero della notte a sollevarti dal tuo sudario di morte





Fame tutto relativo non Dio non la fame ho visto un'ombra aggirarsi tra i rifiuti non era un cane randagio era un uomo pro(re)gresso? la giustizia artiglia urla fame di Dio





Mimesi icaro e le ore acrobate dove spegnere inconfessati ardori il "grido" espanso che nell'aria trema l'angelo è di cenere





Libro di poesie aspettare per farne -forse- un "mattone"? o subito licenziarlo libercolo smilzo? alle spalle l'assedio degli anni: mi spingono nella strettoia -o foce- dell'ignoto gioco col tempo che resta a sfidare la morte visti non visti i giorni sciabolate di luce a sfogliare mesi anni





Quella sospensione non già l'appagata sorpresa ma in vita tenere l'attesa cullare il desiderio -avrebbe forse sentenziato il saggio de 'I Ching' sentire nelle vene serpeggiare il prolungarsi d'un'attesa lancinante ma dolce trattenere quella sospensione lucente simile a stillicidio che scavi la pietra I Ching - Il Libro dei Mutamenti





Creatura di sabbia io non io esisto di qua di là dello specchio -una distanza mi separa: vivo mi avviluppo in un sogno lucido Sogno sono di me io creatura di sabbia





Fiore di poesia 'lo gnaolio dei gatti in amore tra gugliate di luce' belli sti versi che leggo sorseggiando un drink ma dove vai a parare me lo dici? timore della pagina bianca? scandagliare devi macerarti immergere le mani nel sangue a far nascere nuovo fiore di poesia musica che arrivi al cuore





Dall'immagine infranta (a Danilo Dolci) risalire dall'immagine infranta -quella dopo la caduta- dove è voce del sangue la ferita del cielo limare le parti non combacianti con la figura del divino innamorato dell'uomo nuovo tu guardi al bambino che tende le prime radici nell'aria





Inanellati aleggiano pensieri (la fatica dello scrivere) inanellati aleggiano pensieri si frantumano ri-compongono tu aureolato di fumo a lasciarti corteggiare dal misterico chiarore d'una complice luna rima sì rima no baciata o interna e che suoni un corpo-a-corpo con la parola intanto di Selene un dardo il foglio trapassa dove ristagna esangue poesia





Distacco giungere dove ogni linea s'annulla un brivido bianco e sei altro fiume che perde nel mare il suo nome





Infinitudine parabole di carne siamo archi tesi nella mano dell'eterno presente noi nel divenire appoggiati ad una spalliera d'aria





Gl' intoccabili sì onorarli i morti che ci perdonano con un velo di pietà quelli che sognarono il loro eldorado ragazzi degli anta presto dipartiti ora di qualcuno d'essi verrà detto era un pezzo di pane -anche se di certo avrà portato con sé i suoi scheletri o si saranno nell'altra dimensione dissolti





Brandelli d'amore falesie di pensieri tesse ragno di luce vertigine: come sarà senza il corpo -serbata la vita nella Pietà del sangue solo espanso pensiero saremo? ci consoli certezza di portare in salvo brandelli d'amore





Il sogno di Dio in seno a cieli di cui non è memoria assai prima del corpo quando già da sempre era la Parola il sogno di Dio il Suo soffio poi la fatidica domanda “dove sei Adamo” e furono i cieli capovolti





Nell'uno dal Tutto ritrovarsi nell'uno a vivere il sogno della carne il sangue che cavalca il vento dove crescono i passi lacerato dalle lancette d'un orologio interiore un Lazzaro a sollevarsi da cento morti





Momenti di cos'è fatta la vita-energia se non di momenti rallentati -per cui è un girare in tondo su te stesso o forse di virgole di sangue e amore rapprese in un grido sul vetro del cielo





Di qua del velo (non qui né altrove: semplicemente essere nel Tutto -porta della conoscenza) di qua del velo di maya trottola del tempo consuma il suo perno nella palpebra del sole un embolo d'ombra dimora che insanguina il vento





La casa delle nuvole ha bisogno di manutenzione -sai per produrre versi come miele -vanno oliati gl'ingranaggi verificata la tenuta perfetta dell'ossatura l'efficienza della struttura tenerla in ordine come un condominio ma tu la ritieni come fosse di proprietà esclusiva: contenitore di sogni è risorsa a cui chiunque può accedere -ti basta?





Il sogno di te in una sospensione lucente ride la tua immagine d'aria nella fodera del cuore ho intagliato il sogno di te sulle ali del vento le parole che ti dedico





L'abbraccio (in dormiveglia) si concentra ed espande l'amore in quel vivere-morire delle prensili braccia sospensione apparente carne e cielo





Farsi infinito in apparente spaziotempo un infinito sospeso -sogno fatto carne la vita è alfabeto del tempo da sillabare vuoto di forme - ombre nel bianco respiro dalle labbra quest'anima s'invola





Epifanie vita che si guarda vivere e ci guarda vita che si pensa ed è -riflessa vita che apre la fronte del mattino ed è esistere nel suo ricrearsi epifanie





L'Albero di Te il dito la saliva il fiato: ri-fiorire vita in cuore disabitato e gli esecrandi crimini? non ricordi dal sacrificio estremo l'Albero di sangue si è ingemmato sopra uno sconquasso di secoli





Presentire finirà qui tutto il visibile -col panorama dei sensi a sopravviverci voce di sangue in un non-tempo inconoscibile l'astronave-di-luce tra cirri e nembi e corpi celesti





Angeli caduti fuori dal cielo bevvero l'acqua del Lete ora non sanno più chi sono presi nella ruota del tempo mendicano avanzi di luce - curano le ali spezzate per risalire nell'azzurro





Dell' indicibile essenza dell' indicibile essenza noi sostanza e pienezza solleva l'angelo un lembo di cielo: in questa vastità soli non siamo: miriadi di mondi-entità ognuno in una goccia di luce





Nel paese interiore nel paese interiore eiaculo i miei sogni - vivo una stagione rubata al tempo -mimesi icariana sul vetro del cielo- nel paese interiore brucia il mio daimon di febbre e di luce





Un dio cibernetico? vita asettica: grado zero del divino Onniforme -ma la notte del sangue conserva memoria di volo vita sovrapposta alla sfera celeste regno d'immagini epifaniche emozioni elettroniche eclissi dell'occhio-pensiero





L'esistere specchiato con lo stillicidio del tempo a subire questa piaga dalle nove porte ma a te presente il Sé -il celeste- l'esistere specchiato: vita che si guarda vivere un mondo in un altro Le nove porte: gli orifizi del corpo secondo la Bhagavadgita





Senza titolo fine del giorno inargentata sul mare -negli ultimi guizzi di luce palpita il cuore delle barche e la vita? si perpetua -la vita non può morire impregnata fin nel verde dei frondosi rami casa degli uccelli la casa è il secondo corpo -così strato su strato i malli dell'anima questo mondo l'altro -da cui beve energia





Se segui la pista raggio nella carne l'altro che di te preesiste è avvolgerti d'ombra il suo ritrarsi se segui col lupo la pista del sangue





Le vele le vele le vele decantate dal visionario di Marradi sui verdi mari del sogno dove prende l'anima il largo bianca schiuma ti spruzza chiarore selenico dipinge di poesia il cielo Dino Campana, poeta, di Marradi – 1885-1932





Come lo stelo (Giovedì Santo) primavera ha le mani piene di fiori ma come lo stelo il cuore mio si flette in arida aria





Levante levante del cuore dove rinasci la mente in espansione la tua empatia tutto un mondo che trasloca nel lasciare la casa del corpo la penna tuo viatico vita a fiorire in un mare d'amore-endorfina





Angeli di carta gli occhi un po' stanchi vedo nel mio cielo volare gli angeli di carta di Rafael mi pare udirne il profumo i celesti canti oh mi vengano in sogno queste creature fiammanti le fraterne ali a coprire le miserie degli umani Rafael Alberti, poeta spagnolo – 1902-1999




Nel giardino d'infanzia risalgono dal cuore giorni analfabeti a dire l'urlo della rosa l'insaziato stupore e i me stessi a spiare dalle crepe dei muri o a giocare tra losanghe di luce in un tempo che lento rimonta




La vita nascosta (Pasqua di Resurrezione) in seno a cieli di cui non è memoria dove nessun grido resta inascoltato è la vita nascosta percepisco il sangue mio elevato in fioritura da acqua e luce primaria benedetto




L'ombra 2 meridiana a perpendicolo poi eccola s'allunga l'ombra oscuro specchio che mi ripete si spezza allorché riflessa tra pigre nuvole nel lago




Farsi ulissidi ancora sorpresi dalla vita ci trovi la morte vivi delle prime nuove come nell'età impastata di sole e illusione o farsi ulissidi nel ricucire vele per respirare il salso di aperti mari




Elegia ora m’incolpi del mio silenzio? e Tu dov’eri mi chiedi quando a migliaia venivano spinti sotto le docce a gas Io ero ognuno di quei poveracci in verità ti dico Io sono la Vittima l’agnello la preda del carnefice quando fa scempio di un bambino innocente Io sono quel bambino ricorda anch’io in sorte ho avuto una croce la Croce la più abietta la benedetta ho urlato a un cielo distante Padre perché perché solo mi lasci in quest’ora di cenere e pianto




Rosa di paradiso Tu fiore del mio sangue dal profumo rosa di paradiso perdonami se non c'ero quando m'imploravi "Eli Eli" ma si doveva sostenere la lingua della Parola e Tu occhi rovesciati chino sulle miserie abbracciassi dalla Tua croce il mondo




Briciole di poesia anima casa di mare dove a frotte s'annidano gli uccellini azzurri di Maeterlinck a ispirarmi l'abc del sogno a beccare briciole di poesia ferve nel tuo cielo un volteggiare di fòsfeni ed ali Maurice Maeterlinck, poeta e drammaturgo - 1862-1949 [Nella fiaba teatrale L'Oisseau Bleu (1909), ciò che rappresenta l'Uccello Azzurro è il segreto delle cose e della felicità.] Le vele del sogno me ne andrei quasi di soppiatto alle prime luci mentre si fredda la tazzina mai portata alle labbra entrerebbe il vasto orizzonte nei miei occhi azzurrocielo il mare aperto nell'abbraccio delle vele del sogno Nell'infinito di noi il tuo volteggiare Nina nelle stanze viola della memoria -dicevi il reale non è fatuo apparire o entrare nello specchio dell'essenza evocando palpiti di luce di un tempo senza tempo noi dal celeste palpito dicevi- qui siamo affratellati nel sangue con la terra e la morte Il figlio non più carrube Signore torno a casa non più miraggi d'eldoradi sì torno a casa all'amore totale indegno sia io sgabello ai Tuoi piedi Radici di cielo ondivago in te l'oscuro l'alterego che insaziato nutri albero capovolto che geme con radici intricate di cielo ma è un esplodere di vita l'aprirsi del fiore Una giornata di suvvia eccedi a chi pensi dare la colpa come si dice è stata una giornata così esageri se pare ti si spalanchi d'instabilità un baratro viola in fondo agli occhi La misura del sogno avevi l'occhio lungo tu nel dire che la vita ricalca le orme dei passi altro sangue i destini che ci unirono sai: nelle acque della memoria oggi di te non cerco che la misura del sogno nell'ondivaga luce degli occhi trasparenze Divagazioni non vai da nessuna parte quando dici non siamo che manichini in mano al destino -ce lo facciamo in parte noi stessi dovresti sapere che la vita ha in tasca la morte e l'occhio lungo oltre l'umano orizzonte in cospirazioni del nascere come il puzzle di parole neo-nate a cui hai sospeso il respiro custodite in segreto in luminosa nube Complice la luna entrare nel labirintico specchio del sogno dove inconfessate brame si librano sul filo di acrobate notti complice una pettegola luna In un levarsi di voli scuce tempo Penelope sdegnosa così noi a sfogliare le ore morte fuori dal tempo uroborico in un levarsi di voli sarà voce del sangue a dirci che forse non sarà stato che un sogno la vita Vita contromano 2 (a James Dean) il gesto del cogliere la rosa sul filo del burrone dove palpebra la luce lo strappo nella rete la smorfia che tradisce quel mordere intestino l'apparirti anamorfosi il mondo che ravviva non sai se deliri o sogni: del tuo essere "bipolare" ottenebrato splendere Sinergie sognare immerso nell'azzurra luce il sogno sono io disincarnato che prove di volo inizio falena contro il soffitto col sembiante del fanciullo luminoso ah quel senso d'onnipotenza nel guidare me stesso entro la via regia * vedermi ospitale dare udienza ai miei morti che risalgono pare dal mare per "incarnare" il sogno * definizione di Freud del sogno Allunate derive visioni aprono varchi nel cuore ove fanno eco i ricordi e allunate derive trattengono vibratile fiammella resta indefinito sogno o piuma di nulla misteriosa fanciulla che si piega nello specchio Guerriera di luce (a Santa Madre Teresa) toccato dalle tue scarne mani il derelitto come angelo passava nell'aria guerriera di luce tu ultima tra gli ultimi facesti tua del reietto la dolorante carne il tuo annullarti consegnato alla sacralità del giorno Dal principio Qualcuno mi sognava la mia essenza si specchia nel bianco di cieli anteriori dove a iniziare voli in un battere d'ali fuggono piccole morti e ad abbracciare il sereno quel ricucire strappi nell'azzurro io sto da sempre nella scia d'infinito nascere L'essenziale molto dire con poco degli elementi solo un accenno come una pennellata lasciare immaginare -l'acqua che canta alla fonte lo specchio del ghiacciaio che acceca non è detto potresti rinvenire come in sogno lucido tra il soffice manto il messaggio di quel saggio abitatore delle nevi “per una vita proba l'essenziale” Le tue case di vetro (ad Antonia Pozzi) vi specchiavi la verde età fuggitiva dipoi a trapassare i vent'anni la freccia di cupido ti abbeveravi nei cieli di Poesia dove ora svolazzano senza tempo bianche colombe le pagine di vita vergate fitte al rango di passioni accese [Luoghi dove ha soggiornato o abitato: Misurina, Pasturo, Milano.] Nell'armadio a volte m'invita a visitarlo lo spolvero lo lucido e grato mi si apre in un sorriso tutto denti m'improvvisa una danza indossa una maschera per l'occasione si sente solo quando le volte non lo considero lo sento frugarmi nelle viscere nutrirsi del mio sangue fortuna ch'è un tipo da acqua in bocca Una certa luce a flettersi (2) una certa luce a flettersi nella dimora della mente: quel tuo ostinato cercare tra i naufragati ricordi il volto amato reciso dalle forbici del tempo nell'assedio degli anni oggi ti sorprendi a dar corpo alle ombre di fantasmi inanelli il tuo presente Come monnalisa dove trovarti nudità di poesia tu assisa nell'olimpo degli aedi abiti forse nel puro sguardo del neonato o nel bagliore della lama uscito da una novella di borges imprendibile sei e sdegnosa mi segui come lo sguardo di monnalisa esci dal quadro e sguinzagli i malcelati sogni Blu marino sciami di pensieri sparpagliati in riflessi di luna fantasma ore dilatate un'alba fitta d'inchiostro blu marino altri me a sciorinare -tenerezze in sorrisi di fiori- della vita anteriore Vivere in volo fantasia questo vivere in volo nella liquida luce notti acrobate a fare incetta di sogni per un'alba d'inchiostro Di fosfeni e nubi a labbra di luce poesia mi desti da assonnate rive vaghezza vi transita di fosfeni e nubi ove intoccabili sogni dimorano Di luce l'abbaglio (testimonianza) colma la bocca di luce l'abbaglio della veste sentivo nelle ossa un fuoco come lazzaro mi sono levato e andavo leggero come nell'aria Vertigine di specchi un'incognita ti resta la vita nebulosa sogno o cos'altro che ti avviluppa in una bolla o forse solo velo da strappare col beneplacito del tuo angelo vedi alle spalle i frammenti di te in una vertigine di specchi aggrapparsi al vuoto ricacciati indietro dall'unghiuta morte Cul-de-sac (2) tu che deambuli come su inclinati piani dimmi che vedi in questa bolla d'alcool e droga se mondi immaginifici o sorta d'inferni ti scagli sulla madre per la giornaliera dose tu potenziale omicida su strade d'asfalto allucinate ahi che non vede mai giorno il tuo cul-de-sac è rovi e croci sangue pestato nei tuoi vaneggiamenti Vaghezze di luna vola nel sangue della parola l'anima gemmante un'alba cadmio accoglie in vaghezze di luna l'erratico cuore Dove l'angelo falesie di pensieri nella fragilità del giorno quando alta s'eleva la parola - dove il senso di sé t'innamora dove l'angelo perde una piuma Anamorfosi del sognato ricordi a brani mentre l'io è anamorfosi nella "valvola" del sogno ti svegli e ti ritrovi davanti a un te dagli enigmi irrisolti un circolo vizioso il tuo uroboro ti appare anamorfosi a volte anche questa vita che imita sempre più il sogno nell'avvicendarsi degli anni i treni persi alle stazioni Un occhio di riguardo un occhio di riguardo per quei tralci che non secchino anzitempo -noi protendimento dell'Albero che nei secoli affonda le sue radici un occhio di riguardo ché a prezzo di sangue fu il riscatto Ulissidi ulissidi e la vela della passione su perigliosi flutti intrisi di mistica luce a sbraitare di gioia il cuore sull'orizzonte la terra promessa Fantasia 3 la barca trasparente del sogno dove ti porta? palpiti seguono la scia uscendo dalla camera della mente immagini icastiche gli argini rompono del trasognato sguardo Fantasia 2 dipingono il mio sonno i morti veleggiando al chiaro d'una luna complice sul filo d'orizzonte ricreando gl'incantesimi del bambino in me mai perduto veleggiano discreti sul filo del respiro entrandomi su dalle narici con la barca di cristallo dei sogni le vele al vento per l'ignoto Naufragi il viso un libro le pagine gli io indefiniti maschere che indosso se non mi trovo poi s'apre il corpo -occhi lapidati- nell'emergere dai tanti me In una piega del vento luce obliqua sui tuoi anni andati sui tuoi fogli nell'aria sparsi quale data incideranno sulla tua lapide un giorno non ti è dato sapere ma sono degli uomini le convenzioni e scomodare kronos è eresia rinascere in una piega del vento senza guerre né odi per la rotta del cielo pindarici voli che ti lasciano le ali spezzate A bocca piena trucidata vita dai lenzuoli di sangue nei telegiornali un dire assuefatto freddo che ti sorprende non più di tanto a bocca piena che non arriva al cuore -per quei bambini occhi rovesciati a galleggiare su un mare di speranza la cui patria è ora il cielo violata la sacralità vita che non è più vita vilipesa resa quale fiore a uno strappo feroce di vento Dammi l'abbrivio dammi l'abbrivio musa nel dormiveglia o nel profondo fa che s'accenda la mia casa di nuvole in verdi cieli e alfabeti sostieni quella neo-nata struttura arco di parole e suoni che si parte dal cuore a navigare il più bello dei mari [ultimo verso: da Hikmet] Vicolo dolore antico di donne in nero a segnarsi se dal profondo si levano i morti a dare infausti presagi vicolo inghiottito da un grappolo di case appese a strapiombo ricettacolo d'umori ancestrali in un tempo cristallizzato sospeso Sfiorite rive sfiorite rive in cadenza d'anni l'azzurra vastità di te solo si svenano in caducità di foglie i giorni accartocciati sul viale della dimenticanza Aneliti d'infinito è la vela rossa della Passione a prendere vita nel tuo sangue spanto nella luce ti dai d'amore in aneliti d'infinito anima persa per rive sfiorite negli occhi Già grande ti vedo dai che ti porto alle giostre finiti i compiti promettimi che prima di dormire stasera dirai una preghierina per quei bambini saltati in aria -la larga macchia rossa sull'asfalto nella liquida luce degli occhi penetrare in quell'abbaglio fino al sogno-incubo su da bravo che ti porto alle giostre ci perderemo nella fantasmagoria di luci ecco: già grande ti vedo a risvegliarti domani convitato di pietra il Tempo Nell'ora sospesa quel giorno ti sbarberanno t'infileranno il vestito buono ma non serve prodigarsi più di tanto non restano che spoglie l'anima è già via nell'ora sospesa fisseranno compunti quel viso di marmo mentre il tuo presente ha chiuso la porta il pugno o la palata di terra con la benedizione dell'officiante poi a tavola com'è uso per dire la vita continua qualcuno forse già alticcio leggerà con deferenza alcuni tuoi versi trovati in tasca restano in rete briciole di te Il limite (ad un materialista) devi ammetterlo come nave incagliata ti senti bravo al più nel leggere fondi di caffè non certo alla tua portata della poesia il rinnovato sangue i frammenti di stelle la lucente coda di cometa a cui s'attaccano in sogno i bimbi non certo quei misteri insondabili che impregnano i muri di casa con le anime dei morti che abitano il tuo vuoto non alla tua portata quella profondità del gran mare del sogno che è vita che si lascia vivere Come asessuato angelo sospesa nel vuoto m'appari asessuato angelo mentre in dormiveglia mi rigiro giungerà mi dici squarciando le nubi lui l'Atteso ci sorprenderà come un ladro a strapparci alla morte carne della sua carne Nel vasto mare del sogno nel vasto mare del sogno galleggia l'immagine di te esile scricciolo a sussurrare all'orecchio del cuore edulcorate parole ritrovarci nel nostro giardino d'infanzia mano nella mano impastati di sole a rincorrere saltabeccanti piccioni riandare alle incoscienti acrobazie per i soli tuoi occhi interrotte dall'acuto richiamo di tua madre per la merenda smosse le acque del sogno ora a svanire da un oltre ti sento L'oltraggio perso nelle forme strane delle nuvole mi sento lontano da un mondo estraneo assisto all'oltraggio della rosa che si perpetua sono esposto alla vita Alterigia [Ispirandomi al verso di Vincenzo Cardarelli: "vorrei coprirti di fiori e d'insulti"] m'appiglio alla tua fredda grazia come ad un corrimano: sto su inclinato piano mentre t'offri a una vertigine di distanze ancor più ora ti fai preziosa Sotto porticati sotto porticati cartoni e cappotti lisi hanno respiri a un passo vetrine ridono in abbagli di sole più in là privati paradisi un rombo testarossa è strappo d'anima a dividere la terra tra i "morti" e i vivi il mondo ha denti aguzzi Navi di nuvole (visione) raggio verde balena nel tramonto su navi di nuvole vedere apparire angeli udirne i celesti canti rassicuranti presenze ondeggianti lievi tra i pensieri orfanezze d'amore a consolare messaggeri di luce ondeggianti nel sogno ad ascendere dove s'inalba il cuore La parola la parola è nostra madre che genera la danza e la gioia nuda la parola dice di sé del tempo del primo stupore t'apre il terzo occhio parla all'orecchio del cuore Da un dove i repentini voltafaccia del tempo alle soglie dell'autunno le foglie già morenti invita due corpi il tepore delle lenzuola nella bocca dell'alba sai il momento migliore per il dono dell'ispirazione è quando ti giungono ovattati i rumori e tu in un tuo mondo col sonno di un eterno respiro più tardi poi sul lungomare sulla pelle la fresca brezza forse un gabbiano avrà per te nel becco un verso prezioso Doppio celeste rigenerarsi in linfa a disperdere grumi dove si china l'anima a contemplare nel profondo di te ecco il cielo farsi d'un "azzurro" misterico e tu da un suo lembo a spiare un te senza morte -specchiato Vele stanche leggi scavi ché nasca -ne va del creare affossato- linfa nuova a diradare quella nebbia della mente dal grembo della notte esca la tua barca vi spiri augurante il buon vento a gonfiare le tue vele stanche per nuova ventura nel mare blu d'inchiostro dove è bello finanche morire Cielo amore manto d'azzurro palpito capovolto abisso misericorde ben conosci il fondo delle pene di noi mendichi d'infinito specchio sei dove invertigina il cuore nell'abbraccio delle stelle Occhi secchi clessidre di sangue emotivo a sovrastarti stillicidio nella mezzaluce a chi chiedere di questo ginepraio di pena e l'oro del mattino fatto piombo occhi secchi a perdere pezzi di cielo nel sangue degli echi E sarai raggio sei disceso angelo per vivere in carne la morte non sguardo dal ponte: vieppiù ti lega trama di dolore e rara gioia le spoglie deporrai e sarai raggio di quel Sole che non puoi vedere Cul-de-sac dritto ti c'infili se pensi che la fine è sempre in atto e il mondo è un addio dopo l'altro è maschera invece per chi finge di non accorgersi negli occhi ti restano saltabeccanti sui resti di una festa colombi a frotte Fammi luce ti prego fammi luce in questo pauroso dedalo dell'io assalito dai mostri della mente avvolto nella camicia di nesso degl'istinti sono cieco fiume senza foce da me diviso arreso fammi luce e sarà giorno quando ti saprò riconoscere staccato dalla mia ombra mortale Auschwitz il velo della memoria in luce di sangue si ravviva è fiore che s'apre nell'urlo I passi all'indietro nell'ora dolente Ti consegno i passi all'indietro le volte che ho svoltato l'angolo davanti all'ingiustizia al cuore sperso dona corazza di verità senz'alibi rivestimi Signore con veste di fuoco Chimera vaghezza di nuvole a stracci tu nella mezza luce mi chiami poesia chimera mi conforta la tua ala vellutata d'angelo quando come in sogno visiti le vuote stanze di quest'anima vagante Nudità (di un sogno ricorrente) labirintici corridoi ti vedi venire contro traversandoti una moltitudine ti fa strano che non fan caso che giri nudo poi come un ladro ti trovi a spiare dentro stanze ottocentesche aspettandoti semmai un incontro piccante Il pensiero vola il pensiero vola quindi volo anche se zavorra giù mi trattiene le invidio tuttavia per quegli ossicini cavi le creature del cielo noi -peso di terra- ossa come vetro a sbriciolarsi con gli anni Il Tuo splendere su un remoto di assonnate rive -spiumata di luce l'anima- torna a far breccia il Tuo splendere settanta volte sette ho conficcato i chiodi altrettante non basteranno lacrime da versare sulle Tue luminose piaghe Trompe-l'oeil (l'ispirazione) nella mezzaluce t'invita l'occhieggiare del trompe-l'oeil la visione centrata nell'intime corde ti sale da un remoto di ancestrali lidi Spleen brusio di voci galleggiare di volti su indefiniti fiati si sta come staccati da sé golfi di mestizia mappe segnate dietro gli occhi vi si piega il cuore nella sanguigna luce Quante piccole vite (a Iqbal) tra trame di tappeti e catene lasciò a terra la sua ombra e s'involò quante piccole vite su di sé per farne una -indivisa- la sua firma di sangue su un Sogno immenso Colui che intinge con me (2) Gesù aveva i suoi "followers" ma per nessuno vorresti la sua fine (in)gloriosa quale fuoco ti attraversa la carne giuda-di-turno nel laccio dell'inganno il mondo la croce è la porta stretta che ha chiavi d'aria Vaghezza d'immagini non un appiglio neppure l'aggancio da un sogno vaghezza d'immagini preavvertite quasi a scivolare di sguincio nella immensità dei silenzi senza il tempo di rubargli l'ultimo fiato -complice una quasi misterica luce boccheggia l'anima nell'eco d'un grido come di un frantumarsi di cristalli Come sbuffo di fumo riconoscilo l'hai tirata per i piedi non un'immagine viva che susciti un tuffo al cuore né metafore o enjambements se spazi nel tuo mondo trovi -anche un batter d'ali a ispirarti invece buttata lì lei dal fondo del bianco grida la immeritata striminzita vita Lo sguardo velato dò i miei "occhi" a quel che passa in questo scorcio di tempo che mi resta d'intenerimento la stessa luce la losanga sul letto la goccia pendente dal ciglio lo sguardo velato ora come allora quando "morte ti colse fior di giovinezza" scrivevo ventenne o giù di lì -ah ridicolaggini Dall'oblò la poesia quella di lungo respiro dà vertigine è come prendere il mare e non vedere che l'orizzonte e mai la terra le immagini vedi dall'oblò del cuore sovrapporsi fare ressa e infine sbarchi boccheggiando col mar di terra Kandiskij sfilacciano sogni di ragno graffi di luce a destarti un'alba bagnata di colore quel giallo spalmato nel canto della tela Asimmetrici voli parole colte e frante nella febbre d'un grido aperte ali dei sensi contro pareti di cristallo scrivere sul sangue di un sogno kafkiano Quell'uomo che quell'uomo che "incurante" della tempesta dormiva che ha diviso il mare che è uscito dalla morte squarciando i cieli quell'uomo che se il granello di senape non muore uomo-dio fattosi bambino ed ultimo Dio incarnato trascinato dal cielo dal peccato Un dove trafitto da ustioni di luce quasi a difesa avvolto in un mantello di vento vano interrogare un dove in bianchi cieli l'angelo è di pietra l'anima un buco nell'immenso Spleen (2) lo scoglio e tu come un tutt'uno quasi sul ciglio del mondo avvolto in una strana luce labbra di cielo questo contatto di sole vedi nell'aria marina un gabbiano planare su una solitudine che ti lacera all'infinito In linfa d'alfabeti manca poco possano piovere lettere nel tuo sogno controllato e tu ti veda riflesso in pozzanghere a cogliere parentesi unghie-di-luna e il grido delle a le sospensioni delle e poco manca sia la musa un donarsi in linfa d'alfabeti di cui s'imbeve il tuo sogno lucido La nudità del sangue pindarici voli leggevo nel tuo cielo e i tumulti del sangue in cadenza di note sul pentagramma di sogni rubati e franti oltre quel fatuo fuoco è ora un discendere nel tuo specchio incrociare la nudità del sangue dal profondo ti vedo riavere il cielo veleggiando sicuro ed è la corazza che indossi a darti la forza del perdono laddove ti appariva debolezza Dal giardino dei sogni forse quando il tuo orizzonte è a chiudersi sullo scenario del mondo e tutto è consegnato all'evidenza della fine dal giardino dei sogni ti strizzerà l'occhio ancora qualche verso lo vergherai in fretta su un tovagliolo al bar prima che si disintegri nell'aria come i tuoi io dagli anni risucchiati Volare basso volare basso per dare tanto con poco lei a volte si cela nello specchio o nel buio del divano luce affebbrata la parola che ti tiene avvinto celeste fuoco Vanagloria vita che mi mastichi mia vita dagli equilibri spezzati e anse d'ombre dove annegare il grido difendimi dal mio profondo uccidi in me quel capriccio aureolato solo da esibire Antinomia la morte ritenere antinomia la morte - la tua come un abbaglio o un trapassare di veli e nel distacco quando il mondo senza più te sarà impregnato della tua essenza " leggerai" il tuo necrologio pagato un tanto a riga In quest'aria stagnante pensando a te vedo il vuoto di una porta e dietro la porta ricordi a intrecciare sequenze indistinte sogni e pensieri asciugati mentre un sole di sangue s'immerge nel mare in quest'aria stagnante come un olio passa la luce sopra il dolore La parola essenziale non altra che quella l'unica annunziata che la mente arrovella fanne cuore e centro il raggio renda armonico il disegno senza ne urlerebbe la trama il sangue fatto acqua Vita sollevaci vita sollevaci dall'ignavia dei giorni -serpe mimetica fa che non sprofondiamo in questo buio di stelle calpestate le addomesticate coscienze fanne bottiglie a navigare mari di speranza e come un fuoco vivo a forma di croce giunga il messaggio della tua sacralità E' bello sognare come tirare su un secchio di ricordi custoditi in fondo al tuo cuore come riesumare i tuoi morti aspettarti da loro fausti presagi o l'apparire di vagoni di nuvole e lunghi corridoi di porte chiuse dove ti sembra essere stato La Musa dove inginocchiata è la luce lo spirito contempla come un incantesimo la novità di lei la tua corda sfiora accordando il tuo vagheggiare s'anima il tuo cielo in volo d'angeli e febbre è la parola In un angolo remoto la vita d'un uomo nella luce degli occhi i paesi esotici i mari che ha varcato a barattare per nuove esperienze la vecchia pelle di coriaceo ulisside ma si passa una vita intera senz'ancora conoscersi: in un angolo remoto l' ombra da tenere al guinzaglio A volo d'angelo il nero asfalto il lenzuolo i nasi all'insù l'attico al ventesimo depressione dicono autopsia perché: se non s'è tirato un colpo si è "solo" spaccato Come in primavera impoverito mi sento quando sfuggono a volte le note di quell'aria struggente che alberga nell'anima e -breve appagamento di fioriture e voli- nelle ore vuote m'accompagna a sprazzi pure ritorna rivivendo in letizia come in primavera la chioma di verde a ornare quell'albero triste -superato il morso del gelo Schegge di stelle a mitigare il gelo delle parole che il tuo volto a volte veste non riesco ma a notte quando il tuo corpo s'apre a una luna complice schegge di stelle mi sorridono Questo giovane cuore (alla figlia) capriolare nell'ante-nascita tu rosa vestita per la vita * tuffarti nell'azzurro e respirare la poesia pura d'incontaminati cieli vorresti ah non debbano i veleni del mondo -mio e tuo anelito- intaccare questo giovane cuore * termine preso in prestito dall'amico poeta Raffaele Piazza Senza titolo 2 ho sognato d'essere un bosco devastato e in me cadevo cadevo con schianti d'alberi I cieli del jazz capricci di note facce ondivaghe in acque del sogno la nausea lungo i corridoi di latrine il gemito del sax le gonfie gote tempo rallentato avvitato nel marasma di umori poi il mattino li raccoglie spugne e l'anima della musica che attraversa muri di separazione L'estro dicono abbia avuto da piccolo "familiarità" con le feci -oddio! strillava la madre e le comari: -niente paura è roba sua e già l'estro emergeva ché ci scribacchiava per terra tra losanghe di luce Nell'anima bambina come non ricordare il rifugio del passerotto intirizzito le mani a coppa e il caldo fiato o il micino di pochi giorni lucido di saliva portato in bocca da mammagatta come non riconoscere le tracce lasciate sul sentiero teatro di giochi e l'acuto richiamo della madre la tavola apparecchiata inondata da sciabole di sole immagini vive custodite nell'anima bambina che ancora ti chiamano dal buio fondo degli anni Pasqua del Suo olocausto ha ribaltato il fondo rovesciato la pietra che teneva in scacco la Vita -escono lucenti raggi da acqua e sangue del costato al canto d'osanna l'angelo si china sul giorno umano Blasfemìa ricusi l'abisso capovolto intriso del Suo sangue dall'orlo della luce ti distanzi in vaghezza dell'effimero vanagloria leva al cielo un pugno d'aria Spleen 2 ali e croci dell'esistere sono il veliero che attende il buonvento sotto i mille occhi di un cielo allucinato a farmi il verso un gabbiano in volo da un dove non so dire Controllare il sogno è diventata la sua arte ne sa uscire e rientrare quando vuole e secondo l'umore persino programmarlo mentre prende sonno basta che si concentri e in vividi colori le appaiono pesci uccelli fiori vasta varietà di flora e fauna finestra su cui s'affaccia un mondo altro nel suo luogo di degenza un bell'evadere dal grigiore è vivere questo exo-esistere parallelo lei divenuta oggetto di scherno un libro aperto lei amica-madre dei gatti col loro gnaolìo alla luna Ti cadevano gli occhi capre e cavalli di nuvolette pigre in un cielo dilatato nel respiro ecco da dietro l'angolo apparire la ragazza dalla maglietta rossa a fare footing nella luce lattiginosa del mattino poi t'accorgi d'aver solo sognato -desiderio fatto pensiero allucinato- e nel ritrarsi quel cielo la ragazza s'è come sovrapposta a quella vista la prima volta al parco or sono trentanni quando dovunque guardavi ti cadevano gli occhi su quella figura esile nell'alone di luce lunare ma tant'è che stasera ti "cadono" gli occhi davanti al teleschermo Resurrezione rinfranca il Tuo offrirti in croce chicco che germoglia in esplosione di vita ma il silenzio del cuore si fa abisso: duemilanni e la pietra sepolcrale come non fosse rimossa: al primo canto a rinnegarti A darti l'abbrivio a darti l'abbrivio sarà forse l'urlo del fiore che s'apre creare è del funambolo senza rete o è come andare su vetri una parola un taglio Luce di luna (l'ispirazione) ti dai d'amore e in veste notturna t'ammanti all'occhio del cielo in silente vaghezza il tuo porgerti china sul sangue che ridèsti nell'essere mio: m'irradia d'epifanie luce di luna Senza titolo ora il mio sangue si eleva al battesimo della luce vedi sono fiorito e la morte non la ricordo più sono uscito da lei come da un fiume di tenebra Un cielo ci nasce dal peso mortale un cielo ci nasce penetra luce nella ferita più fonda siamo respiro cosmico legati a una stella di sangue originaria armonia che nel vivere si frange Divergenze la luna china sulle mie notti disfatte di poeta in erba a carpire versi da "urlo" beat ante litteram coi sogni di gloria nel cassetto in cerca della parola luminosa che "spacca" e tu rivolto alla mia "crisalide" che andavi blaterando nel citare la preistoria carducci et similia Chiedilo alla luce scrivere la luce inginocchiato nella luce inspirando bellezza ch'emana come da un tempo altro pure ami la luce ferita: chiedile delle infinite crocifissioni fattene guanciale in notti di pianto Nei fondali per nulla mi separerei da questa pena nel macerarmi chino sulle parole tra respiri di solitudine -v'è un accendersi di segni e strade mentre attraverso l'inconoscibile che in sogno spio non altro anelo che questo inabissarmi nei fondali di fonemi finché la morte mi sorprenda in un'emorragia d'inchiostro L'indicibile dove deflagrano nude parole al di là della scrittura ho cercato nel calamaio del cuore l'inesprimibile ciò che non può essere detto ho cercato stanze inesplorate negli anfratti del mare le voci trattenute nella gola del vento l'indicibile nella luce della bellezza Il lebbroso alle sue spalle un cielo bianco cadmio e la figura ieratica a fendere la folla chiudere le distanze luminosa Farfalla "vede" posarsi sulle dolenti piaghe L'attesa ti tiene in vita come a fine inverno la primavera canterina (non già l'appagamento senza più desideri) ti tiene in vita quel non so che riempia i vuoti (come il trepidare per l'uscita delle prime poesie o per il primo appuntamento) ecco risuona l'attesa come un'eco di mare sei la vela che si gonfia di vento Il grido ad un cielo sordo ad ogni voce ed eco appeso il grido testa e croce ti giocasti l'anima nel bailamme d'un'allucinata notte a simulare la morte Spleen lei dagli occhi blucielo inquadrata in un ritaglio del tuo sogno lucido ed è un morire dentro percorrere l'acciottolato d'un bianco accecante che conduce al mare e quel sorriso a durare nel cuore perdutamente altrove ti fa il verso il gabbiano planato sulla tua isola di spleen Auschwitz impigliato il cuore al filo spinato sui prati di sangue decorati dal fiore dell'urlo mai dissolto nell'aria tremante -grido che cammina nella memoria della storia coperto dal velo di pietà Rosa d'amore vita che ti attraversa in un vento di luce angelicato fiore rosa che si schiude fra cristalli dell'inverno Poesia ti libri dal sangue un nascere d'ali poesia ecco ti libri in verde cielo d'alfabeti dove l'anima si ascolta e la vita si guarda vivere Luce d'amore carne che presto si dissolverà nell'aria occhi che rideranno al cospetto dell'Assoluto il tempo è breve delle ombre allungate sul cuore invaderà tutto l'essere quella Luce che addenti Se gratti l'argento [ispirata leggendo "Finzioni", di J. L. Borges] paradosso temere di sparire se gratti l'argento dello specchio quasi non t'appartenessi realtà sfumata nel mistero non sei che parvenza sognata da un dio nell'insondabile suo cielo d'esagoni e sfere Funamboli metti noi due guardali in bilico sulla corda tesa dell'esistere a contare gli anni come grani nelle curve dei silenzi gli abbagli nel vuoto del cielo lo sporgersi sul tempo che viene e le cicatrici di luna nelle primavere risalendo in luce da inverni amari di catarro e croci Casa di riposo sono io oggi ad imboccarti al pomeriggio poi il solito giro nel viale lo scricchiolio delle ruote sul selciato gli alberi vedi han perso la bella chioma ed è ancora clemente il tempo tu adagiata in una smarrita indolenza riflesso nei tuoi occhi il cielo t'asciugo con garbo un filo di bava lucente ora che non hai più voce mi giunge eco di madre mangia se stesso chi non si dà Poesia si fa è che poesia si fa da sé nel seme del suo autocrearsi è nella danza del calabrone sul fiore nel gioco della luce con l'ombra attaccata ai piedi nelle parole bagnate in un lancinante addio casa della poesia è dove nasce l'onda la radice del vento il volo aquilonare è vedo non vedo in una grazia velata poesia è la bellezza che tiene in scacco la morte Mi piace il tuo garbo (a mia moglie Angela) ora dici mi piace ancora il tuo garbo e un pizzicotto mi chiedi per vedere se non è un sogno nel letto abbracciati nel dolce tepore l'attesa che salga la luce e c'inondi grati al cielo d'essere insieme sembra anniluce o primavere scandite che han visto le nostre tenerezze i silenzi Poesia ti libri dal sangue un nascere d'ali poesia ecco ti libri in verde cielo d'alfabeti dove l'anima si ascolta e la vita si guarda vivere Luce d'amore carne che presto si dissolverà nell'aria occhi che rideranno al cospetto dell'Assoluto il tempo è breve delle ombre allungate sul cuore invaderà tutto l'essere quella Luce che addenti Se gratti l'argento [ispirata leggendo "Finzioni", di J. L. Borges] paradosso temere di sparire se gratti l'argento dello specchio quasi non t'appartenessi realtà sfumata nel mistero non sei che parvenza sognata da un dio nell'insondabile suo cielo d'esagoni e sfere Funamboli metti noi due guardali in bilico sulla corda tesa dell'esistere a contare gli anni come grani nelle curve dei silenzi gli abbagli nel vuoto del cielo lo sporgersi sul tempo che viene e le cicatrici di luna nelle primavere risalendo in luce da inverni amari di catarro e croci Casa di riposo sono io oggi ad imboccarti al pomeriggio poi il solito giro nel viale lo scricchiolio delle ruote sul selciato gli alberi vedi han perso la bella chioma ed è ancora clemente il tempo tu adagiata in una smarrita indolenza riflesso nei tuoi occhi il cielo t'asciugo con garbo un filo di bava lucente ora che non hai più voce mi giunge eco di madre mangia se stesso chi non si dà Poesia si fa è che poesia si fa da sé nel seme del suo autocrearsi è nella danza del calabrone sul fiore nel gioco della luce con l'ombra attaccata ai piedi nelle parole bagnate in un lancinante addio casa della poesia è dove nasce l'onda la radice del vento il volo aquilonare è vedo non vedo in una grazia velata poesia è la bellezza che tiene in scacco la morte Mi piace il tuo garbo (a mia moglie Angela) ora dici mi piace ancora il tuo garbo e un pizzicotto mi chiedi per vedere se non è un sogno nel letto abbracciati nel dolce tepore l'attesa che salga la luce e c'inondi grati al cielo d'essere insieme sembra anniluce o primavere scandite che han visto le nostre tenerezze i silenzi Sogno di carta alti muri di carta laceri strati e strati senza via d'uscita labirinti mentali ove galleggiano improbabili parole e voci bagaglio d'un viaggio kafkiano Fine anno semmai un aggancio la mano del vicino ora che un senso di sperdimento è la vita rivoltata ma le volte che vi hai sputato girovagare tra luminarie e vetrine ti richiamano all'incanto del bambino mentre ti lacera dentro la morte del clochard sotto i portici nel gelo Finestre d'aria fa strano guardarlo mentre il bacio deponi come su freddo marmo dici sembra dormire se immagini di aprirgli la spaziosa fronte vedresti attraverso finestre d'aria come uccelli aleggiare alfabeti felici che dicono l'inesprimibile Flebili echi di conchiglia fai che voltarti alle spalle ampie aperture d'un livido cielo dove gorghi hanno succhiato linfa ai molteplici io ancora flebili echi di conchiglia dal mare aperto dei ricordi che il sogno criptato fa suoi Sguardi e il tracimare sguardi e il tracimare di palpiti alle rive del cuore aria dolce come di labbra incanutire di fronde nella liquida luce Il tuo sangue che vola alto (a Madre Teresa) non ombra che occulti la tua anima di piccola donna immensa come il mare specchio alla bellezza la verità è il tuo sangue che vola alto planando su celestiali lidi oltre le sere che chiudono le palpebre sul cerchio opaco del male non v'è ombra a coprire il grido di luce in te gemmante Luce al tuo passo (ad un figlio) reinventati la vita non t'accorgi d'essere vivo per apparire dai una mano di bianco alla tua anima d'autunno migliora la tua aura fermati estatico davanti ad un volo o l'esplodere gemmante di un fiore ringrazia il Signore fai pace con la vita che mordi e ti morde è luce al tuo passo l'angelo che sulle tue orme cammina L'inesprimibile questo rebus che sei intreccio d'anima e istinto sul bordo del tempo vago sogno in te specchiato l'indefinito di te un sé dilatato in cieli ancestrali dove l'esistere è il suo pensarsi Fiore nero l'avvicendarsi degli anni a cogliere il nero fiore della morte i figli emigrati in cerca di eldorado e l'anima che ha perso pezzi del suo cielo trasudano presenza della tua metà le fredde pareti e le lettere d'amore ingiallite nel fondo del baule Ricordo un angelo da piccolo ricordo un angelo raffigurato al soffitto con lui mi confidavo quando la febbre mi teneva a letto nell'azzurra volta trovavo altre nuove figure lassù nascoste mute testimonianze di mie visioni così passavo le ore pomeridiane mentre una lama di luce cadeva obliqua dalle socchiuse persiane Munch nel buconero del Grido spiralante la vertigine la raccolgo dentro un foglio vedi pesco sogni di ragno rimasti nell'intreccio della tela Allucinate visioni la sensazione di cadere in un vuoto vertiginoso ma si era soltanto assopito le voci confuse della tivù si fondevano con le sue allucinate visioni di fosfeni più netta la linea di demarcazione ora che la sua testa emergeva come da alti muri d'acqua Lettere amo indorare finché loro ci sono e hanno le mani nel sangue quasi presenze percezioni inconsce a ravvivarle come in padella a fuoco vivo galleggianti in olio bollente dagli scoppiettanti schizzi insieme a parentesi a guisa di unghie-di-luna appena scottate ecco che il cuore madido di luce ci si nutre invaghito di lettere appena pescate dall'inferno dell'olio Agli occhi del cielo agli occhi del cielo padrone dei tuoi beni sarà la ruggine quando avranno rovesciato i tuoi forzieri gli angeli della morte e tu non avrai più nome allora la tua casa vuota sarà preda della gramigna e di avvoltoi affamati mentre a essere elevato sarà il plebeo che condivideva il pasto coi cani L'ora che dall'alto l'ora che dall'alto giungerà come un ladro ti troverà a mani vuote e cosa dunque Gli offrirai se non lune lacerate dai cani della notte e capestri di nebbie nel delirio dei giorni e vomiti esiziali di una vita in perdita Luna park ride la piccola Margot alle smorfie del papà che si rade "suvvia ti porto alle giostre" e lei s'illumina di gioia e poi a cavalcioni sulle larghe spalle nella fantasmagoria delle luci un po' ci si attarda nell'aria ancora calda di fine settembre riverbera una miriade di stelle negli occhi innocenti mentre le nasconde il resto del viso una montagna di zucchero filato La penna nella luce (ad un agnostico) e tu a ripetere non credo nei miracoli tutte balle ma se sei in vita è già un miracolo sai che si perpetua nell'oltre glissando sul tuo intercalare io t'intingo la penna nella luce scrivo per Dio e la sua gloria tu segui pure le tue ombre fantasmi che ti succhiano la vita La casa delle nuvole cieli d'acqua e cavalli d'aria lì custodisco ore sfilacciate e segrete pene -oh giovinezza di deliri e notti illuni lì dove il turbinio degli anni è rappreso in un palpito che nell'aria trema Da mondi di vetro (visione) da mondi di vetro mi giungeva il respiro di cieli anteriori dov'ero sollevato su ali d'aquila dimora del mio centro luce del sangue lì custodita in comunione col palpito degli astri L'altalena è poesia quel dondolarsi del corpicino quasi fatto d'aria e avvertire l'alone di mistero nella figura del nonno dietro il giornale -il confondersi delle lettere all'occhio attento nel suo sangue un tripudio d'azzurro nell'affacciarsi l'emozione di giovani voli Gocce di sogno navigare di nuvole pigre nel cielo della mente da queste aspettarti quasi sprizzino gocce di sogno come da mammelle come nasce una poesia ti chiedi e inatteso ti si offre un appiglio in quel dondolarsi del bambino al parco ti lasci condurre come un cieco e non sai mai dove ti porta poesia Al crocevia dei venti (la fatica dello scrivere) magari ti soccorra una voce fatta carne scavata nel sogno complice la luna una quasi presenza al crocevia dei venti Nell'inquieto mio cielo [ispirandomi alla figura di Giobbe] nell'inquieto mio cielo ferite gridano il Tuo nome disseminato altrove fiorirà il mio spirito sì fiorirà come nel cuore della pietra la Bellezza di angelica veste Echi d'infanzia bacia il sole immense distese a maggese così anche il cuore in fioritura con l'eco dei gridi di ragazzini a frotte tra sciabolate di luce vedermi uscire dal ricordo nell'agitarsi in quella corsa dei grembiuli come ali in voli bianchi verso casa Le vene cariche di notti (stato depressivo) le vene cariche di notti a carpire vertigini all'abisso laddove è a confondersi col sogno la vita il tuo imbuto a risucchiarti Il posto riservato chi mai ti toglierà quel posto da Lui riservato secondo i tuoi meriti altro è la poltrona accaparrata a sgomitate trespolo che pur traballa come in un mare mosso finché uno tsunami non la rovescia la vita Nell'infinito di noi (visione) abbracci senza mani di corpi immateriali i nostri volti unificati noi fatti d'aria tu ed io una sola persona La Poesia in luce di sogno ti seduce la vita altra nella dimora del sangue veleggiano navi di nuvole un ventaglio di palpiti apre la casa della mente Uno di quei sogni quando sai essere un sogno e ne esci o vorresti trattenertici trovandoti davanti a un mare sconfinato fasciato di luce vivissima dai colori caldi da far vibrare l'anima e i sensi quasi un flash frammento di sogno vigile come fosse solo dipinto Nomade d'amore la Tua luce abita la mia ferita che trova un lieto solco nel suo risplendere Tu a farti bambino ed ultimo per accogliere il nomade d'amore dalle aperte piaghe Conosco le voci conosco le voci che muoiono agli angoli delle sere conosco le braccia appoggiate sui tavoli nel risucchio delle ore piccole l'aria densa e le luci che lacrimano fumo e lo sferragliare dell'ultimo tram la nebbia che mura le strade conosco i lampi intermittenti della mente i singulti che accompagnano quel salire pesante le scale la morsa che afferra e non sai risponderti se la vita ti scava e il freddo letto poi fuori dal tunnel un altro mattino per risorgere o morire Questo improbabile azzurro (risposta da un corrispondente immaginario) che ne so di questo improbabile azzurro rarefatto e mutevole scandaglio il mio tempo-clessidra di sangue emotivo attendo giungano da un dove un'eco un nome guardo in fondo al pozzo degli anni l'ombra dei miei io perduti o semmai vi tremi sospeso l'angelo che dici La separazione alla fine del tempo è come ti separassi da te stesso in un secondo ineluttabile strappo simile alla nascita quando ti tirarono fuori dal mare amniotico luogo primordiale del Sogno stato che è casa del cielo Luce ed ombra luce ed ombra rebus in cui siamo impronte di noi oltre la memoria forse resteranno o risucchiati saremo ombre esangui nell'imbuto degli anni guardi all'indietro ai tanti io disincarnati attimi confitti nel respiro a comporre infinite morti Non era questa la vita non era questa la vita che volevi bambole in panno lenci un amorino più avanti negli anni poi il male che covava nascosto sedicianni: vita breve ma abbastanza per dirci se davvero hai amato e quanto da angeli ora sei accolta lì nella casa del cielo non bambole o un amorino per il tuo non-tempo nel mistero di luce corteggi le stelle La maschera strappata ti scoprirai alla fine vulnerabile offrendo il costato alla lancia dell'amore dallo squarcio il sangue redento non ti darà adito di scaricare la tua croce addosso al vicino la tua maschera la strapperà per sempre l'amore che ti av-vince Cieli di cobalto segmenti di luce schizzati dalla tela a colpire i sensi in forma di danza ad accendere i sogni: all'orizzonte lungo le rive degli occhi cieli di cobalto venati in prismatico chiarore dal grido giallo di kandinskij Quel nugolo più quel nugolo di mosche assale il mio "desco" più il mio cuore Lo cerca allo stremo d'una impari lotta sparire vorrei le volte che nei sogni mi vedo un giuda il cappio a oscillarmi davanti può la pianta ripudiare la radice? e la corolla che s'apre nella luce odiare la luce? Il lampo livida luce a torino questo cielo che non promette la testa sul libro e dei versi che vengono a torturarmi alla mia destra in panchina il fumo di un tizio s'inanella grazieadio sottovento in soccorso il lampo verrà della musa a posarsi colomba sulla mente aperta? Fiume d'echi fuoco delle attese dove anime si cercano e nell'aria liquida voci annoda il fiume di luce e ricama sospiri Quel che sono (ispirandomi a Nicodemo) sono quelle immagini che in me parlano a consegnarmi a un io vissuto come in sogno nell'avvicendarsi degli anni m'inerpico sulle spalle di quell'io di ieri per vedere il mondo dall'alto Sale la luce (a Dario Bellezza) alba d'un bianco cadmio che annega i sogni d'una notte famelica di corpi alle spalle di quest'ombra che ti pesa sugli occhi sale la luce che ti tiene avvinto all'arida ora dei vivi La vita a raccontarsi volti galleggianti sul mare del sogno nella composizione della luce aprirsi di corolle palpitanti anemoni la vita a raccontarsi con la bocca dei morti col sangue delle pietre Il giorno a schiarire il giorno a schiarire risalendo con gl'occhi della memoria ad arcobaleni e transiti propiziatori riscoprendo quel vento che nel suo azzurro vortice risucchi lo sprofondo d'apatia e rigonfi le vele per l'avventura Deliri in buona compagnia dei saltabeccanti piccioni raccoglieva torsoli di mela tra i rifiuti e biascicava versi improbabili parto dei suoi deliri nel nosocomio conobbe una sua pari portava con sé dei versi di campana e una foto sgualcita lampi di visioni a mordere giorni di macerie poi un mattino li trovarono abbracciati le vene recise che già sorvolavano cieli sconosciuti ai mortali Le radici del cuore [Spunto tratto da una poesia del 2005] cogliere una piccola morte nello strappo di radice dove altra ne nasce dal suo grido cogliere l'inesprimibile di questo morire che s'ingemma d'eterno Fiore di sangue vuoi bastare a te stesso il tuo "assoluto" è polvere che abita nella bocca dei morti pazzia fare a meno di Lui quattr'ossa in croce altro non sei nella vastità di cieli ma a un tempo quel fiore di sangue del divino in te profuma e canta -urla la radice se la strappi Sarebbe forse un cadere sarebbe forse un cadere in demenza meno devastante che questo abbuiarsi del sangue mostro della mente che come un gioco m'intrappola in un giro vizioso ed io a mordere il giorno come sfuggirgli dove nascondermi uscire da me stesso annullarmi ah trafiggetemi stelle mare avvolgimi nel tuo fresco lenzuolo oggi è un penare che non sostengo più Nel chiuso della stanza le mosche assassine della mente nel cantare il Tuo nome nel chiuso della stanza ah più breve sia l'arco che da Te mi separa e da questo naufragio di sangue la Tua mano mi tragga Ali di farfalle sono emerso da profondità oniriche come da abissi senza scafandro lì ho incontrato i miei morti la luna si bagnava nei loro sguardi dai sorrisi spiccavano voli improponibili farfalle ali enormi mi avvolgevano in un senso di pace mentre mi perdevo nei loro vertiginosi colori come in un quadro di kandinskij Come in sospensione aria dolce della sera unghia di luna sovrastante la linea cielomare questo sentirsi come in sospensione un sognarsi altro da sé a dilatarsi in un ignoto spazio mentre la vita impone suoi ritmi Oasi di verde sul lato opposto un po' d'ombra il solito giro poi la panchina il libro oasi di verde da respirare vaghezza di nuvole a riflettersi sulla pagina e i gridi dalla vicina scuola di chi anela alla libertà degli uccelli e la ragazza a fare footing tempo quattro minuti tondi e ecco da dietro l'isolato laggiù ti rispunta la maglietta rossa Anche tu a precedermi (all'amico Flavio) anche tu a precedermi sulla via dell'Inconoscibile piena la valigia avevi di falci di luna e di balenii di vergini aneliti te ne disfacesti insieme al corpo per "vestire" una verità nuda oggi dallo scrittoio del cuore a te mi volgo e i tuoi versi mi suonano come una profezia Forse un angelo a trascendersi in me è forse un angelo nel punto dove l'anima vibra come diapason e in un mutevole cielo d'occhi mi asseconda a snudare la bellezza da frammenti di parole e suoni qui nel mio sangue ecco si leva il fiore che non so dire Magnetici occhi ha la notte (a Hemingway) [rifacimento di una poesia del 2002] come una morte tenuta in vita questa vita compagna la bottiglia che almeno stanotte allenti quel suo morso a ricucire lo strappo infinito domani un colpo e ti adagerai nell'ombra occhi in liquido cielo capovolto Kronos fratto il Tempo non più riflette lo specchio – esser vivo quasi una finzione sogno congelato dove si piega il cuore senza remissione La notte laterale [rifacimento di una poesia del 2006] è il gravitare dell'ombra che ti segue a lato o l'orbitare dell'unghiuta morte questo saperti enigma vederti come in una vertigine di specchi a scalare la notte Altra veste (rifacimento di una poesia inizio 2014) un vedermi lontano io che vesto parole di carne alfabeti di sangue da me lontanissimo ché ad altra sembianza anelo per voli su mondi ultraterreni Sulle labbra (ad un interlocutore immaginario) come dire ferire di penna tu a dileggiare il vero intingendo nell'azzurro eludendo l'angelo poi svanirai nella luce anche tu qualcuno al tuo capezzale forse potrà leggere il verso più bello sulle labbra morenti mentre invochi la madre Vita contromano (a James Dean) teso sul grido d'una vita contromano animo di ragazzo bruciato a perderti in un oceano di spleen brami ti visiti in sogno nel risalire dagli anni la dolce madre -profondità celestiale- le dita affusolate nei capelli In divenire appoggiato alla spalliera d'aria del divenire tu - arcoteso futuro anteriore o tempo che ti mastica sangue del pendolo Nell'indaco cielo del sogno a Walt Whitman (rifacimento di una poesia del 2000) nell'indaco cielo del sogno odo l'aedo cantare le tue odi con sottofondo di musica celeste mentre fluttuante nel mare d'erba del cielo tornato fanciullo ti vedo giocare coi capelli di Dio Critici (semiseria) ti mettono a nudo sulla pagina-lenzuolo ravvivano il grido di luce della parola sofferta concepita nelle viscere ove hanno asilo le lettere del sogno vanno con la lente fino all'intimo pertugio ti spellano rivoltano risalendo al lampo della musa dove regna la parola annunciata hanno l'aureola da edotti sotto i soli bianchi delle lampade Eldorado aneliti annodi al tuo giorno novello ulisside voci di conchiglia echi si fondono col sangue in luce nel sogno di eldorado rammendi la tua vela stracciata

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