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FELICE SERINO

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LE POESIE DI FELICE SERINO

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FELICE  SERINO è nato a Pozzuoli nel 1941; autodidatta.
Vive a Torino.Ha pubblicato varie raccolte: da 
Il dio-boomerang del 1978 a Casa di mare aperto del 2012.
 Ha ottenuto importanti riconoscimenti e di lui si sono 
interessati autorevoli critici.
 E’ stato tradotto in sei lingue.
 Intensa anche la sua attività redazionale.
Tutta la sua opera è visibile on-line.





I cieli del jazz capricci di note facce ondivaghe in acque del sogno la nausea lungo i corridoi di latrine il gemito del sax le gonfie gote tempo rallentato avvitato nel marasma di umori poi il mattino li raccoglie spugne e l'anima della musica che attraversa muri di separazione



L'estro dicono abbia avuto da piccolo "familiarità" con le feci -oddio! strillava la madre e le comari: -niente paura è roba sua e già l'estro emergeva ché ci scribacchiava per terra tra losanghe di luce




Nell'anima bambina come non ricordare il rifugio del passerotto intirizzito le mani a coppa e il caldo fiato o il micino di pochi giorni lucido di saliva portato in bocca da mammagatta come non riconoscere le tracce lasciate sul sentiero teatro di giochi e l'acuto richiamo della madre la tavola apparecchiata inondata da sciabole di sole immagini vive custodite nell'anima bambina che ancora ti chiamano dal buio fondo degli anni




Pasqua del Suo olocausto ha ribaltato il fondo rovesciato la pietra che teneva in scacco la Vita -escono lucenti raggi da acqua e sangue del costato al canto d'osanna l'angelo si china sul giorno umano




Blasfemìa ricusi l'abisso capovolto intriso del Suo sangue dall'orlo della luce ti distanzi in vaghezza dell'effimero vanagloria leva al cielo un pugno d'aria




Spleen 2 ali e croci dell'esistere sono il veliero che attende il buonvento sotto i mille occhi di un cielo allucinato a farmi il verso un gabbiano in volo da un dove non so dire




Controllare il sogno è diventata la sua arte ne sa uscire e rientrare quando vuole e secondo l'umore persino programmarlo mentre prende sonno basta che si concentri e in vividi colori le appaiono pesci uccelli fiori vasta varietà di flora e fauna finestra su cui s'affaccia un mondo altro nel suo luogo di degenza un bell'evadere dal grigiore è vivere questo exo-esistere parallelo lei divenuta oggetto di scherno un libro aperto lei amica-madre dei gatti col loro gnaolìo alla luna




Ti cadevano gli occhi capre e cavalli di nuvolette pigre in un cielo dilatato nel respiro ecco da dietro l'angolo apparire la ragazza dalla maglietta rossa a fare footing nella luce lattiginosa del mattino poi t'accorgi d'aver solo sognato -desiderio fatto pensiero allucinato- e nel ritrarsi quel cielo la ragazza s'è come sovrapposta a quella vista la prima volta al parco or sono trentanni quando dovunque guardavi ti cadevano gli occhi su quella figura esile nell'alone di luce lunare ma tant'è che stasera ti "cadono" gli occhi davanti al teleschermo




Resurrezione rinfranca il Tuo offrirti in croce chicco che germoglia in esplosione di vita ma il silenzio del cuore si fa abisso: duemilanni e la pietra sepolcrale come non fosse rimossa: al primo canto a rinnegarti




A darti l'abbrivio a darti l'abbrivio sarà forse l'urlo del fiore che s'apre creare è del funambolo senza rete o è come andare su vetri una parola un taglio




Luce di luna (l'ispirazione) ti dai d'amore e in veste notturna t'ammanti all'occhio del cielo in silente vaghezza il tuo porgerti china sul sangue che ridèsti nell'essere mio: m'irradia d'epifanie luce di luna




Senza titolo ora il mio sangue si eleva al battesimo della luce vedi sono fiorito e la morte non la ricordo più sono uscito da lei come da un fiume di tenebra




Un cielo ci nasce dal peso mortale un cielo ci nasce penetra luce nella ferita più fonda siamo respiro cosmico legati a una stella di sangue originaria armonia che nel vivere si frange




Divergenze la luna china sulle mie notti disfatte di poeta in erba a carpire versi da "urlo" beat ante litteram coi sogni di gloria nel cassetto in cerca della parola luminosa che "spacca" e tu rivolto alla mia "crisalide" che andavi blaterando nel citare la preistoria carducci et similia




Chiedilo alla luce scrivere la luce inginocchiato nella luce inspirando bellezza ch'emana come da un tempo altro pure ami la luce ferita: chiedile delle infinite crocifissioni fattene guanciale in notti di pianto



Nei fondali per nulla mi separerei da questa pena nel macerarmi chino sulle parole tra respiri di solitudine -v'è un accendersi di segni e strade mentre attraverso l'inconoscibile che in sogno spio non altro anelo che questo inabissarmi nei fondali di fonemi finché la morte mi sorprenda in un'emorragia d'inchiostro



L'indicibile dove deflagrano nude parole al di là della scrittura ho cercato nel calamaio del cuore l'inesprimibile ciò che non può essere detto ho cercato stanze inesplorate negli anfratti del mare le voci trattenute nella gola del vento l'indicibile nella luce della bellezza



Il lebbroso alle sue spalle un cielo bianco cadmio e la figura ieratica a fendere la folla chiudere le distanze luminosa Farfalla "vede" posarsi sulle dolenti piaghe



L'attesa ti tiene in vita come a fine inverno la primavera canterina (non già l'appagamento senza più desideri) ti tiene in vita quel non so che riempia i vuoti (come il trepidare per l'uscita delle prime poesie o per il primo appuntamento) ecco risuona l'attesa come un'eco di mare sei la vela che si gonfia di vento



Il grido ad un cielo sordo ad ogni voce ed eco appeso il grido testa e croce ti giocasti l'anima nel bailamme d'un'allucinata notte a simulare la morte



Spleen lei dagli occhi blucielo inquadrata in un ritaglio del tuo sogno lucido ed è un morire dentro percorrere l'acciottolato d'un bianco accecante che conduce al mare e quel sorriso a durare nel cuore perdutamente altrove ti fa il verso il gabbiano planato sulla tua isola di spleen



Auschwitz impigliato il cuore al filo spinato sui prati di sangue decorati dal fiore dell'urlo mai dissolto nell'aria tremante -grido che cammina nella memoria della storia coperto dal velo di pietà



Rosa d'amore vita che ti attraversa in un vento di luce angelicato fiore rosa che si schiude fra cristalli dell'inverno



Poesia ti libri dal sangue un nascere d'ali poesia ecco ti libri in verde cielo d'alfabeti dove l'anima si ascolta e la vita si guarda vivere



Luce d'amore carne che presto si dissolverà nell'aria occhi che rideranno al cospetto dell'Assoluto il tempo è breve delle ombre allungate sul cuore invaderà tutto l'essere quella Luce che addenti



Se gratti l'argento [ispirata leggendo "Finzioni", di J. L. Borges] paradosso temere di sparire se gratti l'argento dello specchio quasi non t'appartenessi realtà sfumata nel mistero non sei che parvenza sognata da un dio nell'insondabile suo cielo d'esagoni e sfere



Funamboli metti noi due guardali in bilico sulla corda tesa dell'esistere a contare gli anni come grani nelle curve dei silenzi gli abbagli nel vuoto del cielo lo sporgersi sul tempo che viene e le cicatrici di luna nelle primavere risalendo in luce da inverni amari di catarro e croci



Casa di riposo sono io oggi ad imboccarti al pomeriggio poi il solito giro nel viale lo scricchiolio delle ruote sul selciato gli alberi vedi han perso la bella chioma ed è ancora clemente il tempo tu adagiata in una smarrita indolenza riflesso nei tuoi occhi il cielo t'asciugo con garbo un filo di bava lucente ora che non hai più voce mi giunge eco di madre mangia se stesso chi non si dà



Poesia si fa è che poesia si fa da sé nel seme del suo autocrearsi è nella danza del calabrone sul fiore nel gioco della luce con l'ombra attaccata ai piedi nelle parole bagnate in un lancinante addio casa della poesia è dove nasce l'onda la radice del vento il volo aquilonare è vedo non vedo in una grazia velata poesia è la bellezza che tiene in scacco la morte



Mi piace il tuo garbo (a mia moglie Angela) ora dici mi piace ancora il tuo garbo e un pizzicotto mi chiedi per vedere se non è un sogno nel letto abbracciati nel dolce tepore l'attesa che salga la luce e c'inondi grati al cielo d'essere insieme sembra anniluce o primavere scandite che han visto le nostre tenerezze i silenzi



Poesia ti libri dal sangue un nascere d'ali poesia ecco ti libri in verde cielo d'alfabeti dove l'anima si ascolta e la vita si guarda vivere



Luce d'amore carne che presto si dissolverà nell'aria occhi che rideranno al cospetto dell'Assoluto il tempo è breve delle ombre allungate sul cuore invaderà tutto l'essere quella Luce che addenti



Se gratti l'argento [ispirata leggendo "Finzioni", di J. L. Borges] paradosso temere di sparire se gratti l'argento dello specchio quasi non t'appartenessi realtà sfumata nel mistero non sei che parvenza sognata da un dio nell'insondabile suo cielo d'esagoni e sfere



Funamboli metti noi due guardali in bilico sulla corda tesa dell'esistere a contare gli anni come grani nelle curve dei silenzi gli abbagli nel vuoto del cielo lo sporgersi sul tempo che viene e le cicatrici di luna nelle primavere risalendo in luce da inverni amari di catarro e croci



Casa di riposo sono io oggi ad imboccarti al pomeriggio poi il solito giro nel viale lo scricchiolio delle ruote sul selciato gli alberi vedi han perso la bella chioma ed è ancora clemente il tempo tu adagiata in una smarrita indolenza riflesso nei tuoi occhi il cielo t'asciugo con garbo un filo di bava lucente ora che non hai più voce mi giunge eco di madre mangia se stesso chi non si dà



Poesia si fa è che poesia si fa da sé nel seme del suo autocrearsi è nella danza del calabrone sul fiore nel gioco della luce con l'ombra attaccata ai piedi nelle parole bagnate in un lancinante addio casa della poesia è dove nasce l'onda la radice del vento il volo aquilonare è vedo non vedo in una grazia velata poesia è la bellezza che tiene in scacco la morte



Mi piace il tuo garbo (a mia moglie Angela) ora dici mi piace ancora il tuo garbo e un pizzicotto mi chiedi per vedere se non è un sogno nel letto abbracciati nel dolce tepore l'attesa che salga la luce e c'inondi grati al cielo d'essere insieme sembra anniluce o primavere scandite che han visto le nostre tenerezze i silenzi



Sogno di carta alti muri di carta laceri strati e strati senza via d'uscita labirinti mentali ove galleggiano improbabili parole e voci bagaglio d'un viaggio kafkiano



Fine anno semmai un aggancio la mano del vicino ora che un senso di sperdimento è la vita rivoltata ma le volte che vi hai sputato girovagare tra luminarie e vetrine ti richiamano all'incanto del bambino mentre ti lacera dentro la morte del clochard sotto i portici nel gelo



Finestre d'aria fa strano guardarlo mentre il bacio deponi come su freddo marmo dici sembra dormire se immagini di aprirgli la spaziosa fronte vedresti attraverso finestre d'aria come uccelli aleggiare alfabeti felici che dicono l'inesprimibile



Flebili echi di conchiglia fai che voltarti alle spalle ampie aperture d'un livido cielo dove gorghi hanno succhiato linfa ai molteplici io ancora flebili echi di conchiglia dal mare aperto dei ricordi che il sogno criptato fa suoi



Sguardi e il tracimare sguardi e il tracimare di palpiti alle rive del cuore aria dolce come di labbra incanutire di fronde nella liquida luce



Il tuo sangue che vola alto (a Madre Teresa) non ombra che occulti la tua anima di piccola donna immensa come il mare specchio alla bellezza la verità è il tuo sangue che vola alto planando su celestiali lidi oltre le sere che chiudono le palpebre sul cerchio opaco del male non v'è ombra a coprire il grido di luce in te gemmante



Luce al tuo passo (ad un figlio) reinventati la vita non t'accorgi d'essere vivo per apparire dai una mano di bianco alla tua anima d'autunno migliora la tua aura fermati estatico davanti ad un volo o l'esplodere gemmante di un fiore ringrazia il Signore fai pace con la vita che mordi e ti morde è luce al tuo passo l'angelo che sulle tue orme cammina



L'inesprimibile questo rebus che sei intreccio d'anima e istinto sul bordo del tempo vago sogno in te specchiato l'indefinito di te un sé dilatato in cieli ancestrali dove l'esistere è il suo pensarsi



Fiore nero l'avvicendarsi degli anni a cogliere il nero fiore della morte i figli emigrati in cerca di eldorado e l'anima che ha perso pezzi del suo cielo trasudano presenza della tua metà le fredde pareti e le lettere d'amore ingiallite nel fondo del baule



Ricordo un angelo da piccolo ricordo un angelo raffigurato al soffitto con lui mi confidavo quando la febbre mi teneva a letto nell'azzurra volta trovavo altre nuove figure lassù nascoste mute testimonianze di mie visioni così passavo le ore pomeridiane mentre una lama di luce cadeva obliqua dalle socchiuse persiane



Munch nel buconero del Grido spiralante la vertigine la raccolgo dentro un foglio vedi pesco sogni di ragno rimasti nell'intreccio della tela



Allucinate visioni la sensazione di cadere in un vuoto vertiginoso ma si era soltanto assopito le voci confuse della tivù si fondevano con le sue allucinate visioni di fosfeni più netta la linea di demarcazione ora che la sua testa emergeva come da alti muri d'acqua



Lettere amo indorare finché loro ci sono e hanno le mani nel sangue quasi presenze percezioni inconsce a ravvivarle come in padella a fuoco vivo galleggianti in olio bollente dagli scoppiettanti schizzi insieme a parentesi a guisa di unghie-di-luna appena scottate ecco che il cuore madido di luce ci si nutre invaghito di lettere appena pescate dall'inferno dell'olio



Agli occhi del cielo agli occhi del cielo padrone dei tuoi beni sarà la ruggine quando avranno rovesciato i tuoi forzieri gli angeli della morte e tu non avrai più nome allora la tua casa vuota sarà preda della gramigna e di avvoltoi affamati mentre a essere elevato sarà il plebeo che condivideva il pasto coi cani



L'ora che dall'alto l'ora che dall'alto giungerà come un ladro ti troverà a mani vuote e cosa dunque Gli offrirai se non lune lacerate dai cani della notte e capestri di nebbie nel delirio dei giorni e vomiti esiziali di una vita in perdita



Luna park ride la piccola Margot alle smorfie del papà che si rade "suvvia ti porto alle giostre" e lei s'illumina di gioia e poi a cavalcioni sulle larghe spalle nella fantasmagoria delle luci un po' ci si attarda nell'aria ancora calda di fine settembre riverbera una miriade di stelle negli occhi innocenti mentre le nasconde il resto del viso una montagna di zucchero filato



La penna nella luce (ad un agnostico) e tu a ripetere non credo nei miracoli tutte balle ma se sei in vita è già un miracolo sai che si perpetua nell'oltre glissando sul tuo intercalare io t'intingo la penna nella luce scrivo per Dio e la sua gloria tu segui pure le tue ombre fantasmi che ti succhiano la vita



La casa delle nuvole cieli d'acqua e cavalli d'aria lì custodisco ore sfilacciate e segrete pene -oh giovinezza di deliri e notti illuni lì dove il turbinio degli anni è rappreso in un palpito che nell'aria trema



Da mondi di vetro (visione) da mondi di vetro mi giungeva il respiro di cieli anteriori dov'ero sollevato su ali d'aquila dimora del mio centro luce del sangue lì custodita in comunione col palpito degli astri



L'altalena è poesia quel dondolarsi del corpicino quasi fatto d'aria e avvertire l'alone di mistero nella figura del nonno dietro il giornale -il confondersi delle lettere all'occhio attento nel suo sangue un tripudio d'azzurro nell'affacciarsi l'emozione di giovani voli


Gocce di sogno navigare di nuvole pigre nel cielo della mente da queste aspettarti quasi sprizzino gocce di sogno come da mammelle come nasce una poesia ti chiedi e inatteso ti si offre un appiglio in quel dondolarsi del bambino al parco ti lasci condurre come un cieco e non sai mai dove ti porta poesia


Al crocevia dei venti (la fatica dello scrivere) magari ti soccorra una voce fatta carne scavata nel sogno complice la luna una quasi presenza al crocevia dei venti


Nell'inquieto mio cielo [ispirandomi alla figura di Giobbe] nell'inquieto mio cielo ferite gridano il Tuo nome disseminato altrove fiorirà il mio spirito sì fiorirà come nel cuore della pietra la Bellezza di angelica veste


Echi d'infanzia bacia il sole immense distese a maggese così anche il cuore in fioritura con l'eco dei gridi di ragazzini a frotte tra sciabolate di luce vedermi uscire dal ricordo nell'agitarsi in quella corsa dei grembiuli come ali in voli bianchi verso casa


Le vene cariche di notti (stato depressivo) le vene cariche di notti a carpire vertigini all'abisso laddove è a confondersi col sogno la vita il tuo imbuto a risucchiarti


Il posto riservato chi mai ti toglierà quel posto da Lui riservato secondo i tuoi meriti altro è la poltrona accaparrata a sgomitate trespolo che pur traballa come in un mare mosso finché uno tsunami non la rovescia la vita


Nell'infinito di noi (visione) abbracci senza mani di corpi immateriali i nostri volti unificati noi fatti d'aria tu ed io una sola persona


La Poesia in luce di sogno ti seduce la vita altra nella dimora del sangue veleggiano navi di nuvole un ventaglio di palpiti apre la casa della mente Uno di quei sogni quando sai essere un sogno e ne esci o vorresti trattenertici trovandoti davanti a un mare sconfinato fasciato di luce vivissima dai colori caldi da far vibrare l'anima e i sensi quasi un flash frammento di sogno vigile come fosse solo dipinto Nomade d'amore la Tua luce abita la mia ferita che trova un lieto solco nel suo risplendere Tu a farti bambino ed ultimo per accogliere il nomade d'amore dalle aperte piaghe Conosco le voci conosco le voci che muoiono agli angoli delle sere conosco le braccia appoggiate sui tavoli nel risucchio delle ore piccole l'aria densa e le luci che lacrimano fumo e lo sferragliare dell'ultimo tram la nebbia che mura le strade conosco i lampi intermittenti della mente i singulti che accompagnano quel salire pesante le scale la morsa che afferra e non sai risponderti se la vita ti scava e il freddo letto poi fuori dal tunnel un altro mattino per risorgere o morire Questo improbabile azzurro (risposta da un corrispondente immaginario) che ne so di questo improbabile azzurro rarefatto e mutevole scandaglio il mio tempo-clessidra di sangue emotivo attendo giungano da un dove un'eco un nome guardo in fondo al pozzo degli anni l'ombra dei miei io perduti o semmai vi tremi sospeso l'angelo che dici La separazione alla fine del tempo è come ti separassi da te stesso in un secondo ineluttabile strappo simile alla nascita quando ti tirarono fuori dal mare amniotico luogo primordiale del Sogno stato che è casa del cielo Luce ed ombra luce ed ombra rebus in cui siamo impronte di noi oltre la memoria forse resteranno o risucchiati saremo ombre esangui nell'imbuto degli anni guardi all'indietro ai tanti io disincarnati attimi confitti nel respiro a comporre infinite morti Non era questa la vita non era questa la vita che volevi bambole in panno lenci un amorino più avanti negli anni poi il male che covava nascosto sedicianni: vita breve ma abbastanza per dirci se davvero hai amato e quanto da angeli ora sei accolta lì nella casa del cielo non bambole o un amorino per il tuo non-tempo nel mistero di luce corteggi le stelle La maschera strappata ti scoprirai alla fine vulnerabile offrendo il costato alla lancia dell'amore dallo squarcio il sangue redento non ti darà adito di scaricare la tua croce addosso al vicino la tua maschera la strapperà per sempre l'amore che ti av-vince Cieli di cobalto segmenti di luce schizzati dalla tela a colpire i sensi in forma di danza ad accendere i sogni: all'orizzonte lungo le rive degli occhi cieli di cobalto venati in prismatico chiarore dal grido giallo di kandinskij Quel nugolo più quel nugolo di mosche assale il mio "desco" più il mio cuore Lo cerca allo stremo d'una impari lotta sparire vorrei le volte che nei sogni mi vedo un giuda il cappio a oscillarmi davanti può la pianta ripudiare la radice? e la corolla che s'apre nella luce odiare la luce? Il lampo livida luce a torino questo cielo che non promette la testa sul libro e dei versi che vengono a torturarmi alla mia destra in panchina il fumo di un tizio s'inanella grazieadio sottovento in soccorso il lampo verrà della musa a posarsi colomba sulla mente aperta? Fiume d'echi fuoco delle attese dove anime si cercano e nell'aria liquida voci annoda il fiume di luce e ricama sospiri Quel che sono (ispirandomi a Nicodemo) sono quelle immagini che in me parlano a consegnarmi a un io vissuto come in sogno nell'avvicendarsi degli anni m'inerpico sulle spalle di quell'io di ieri per vedere il mondo dall'alto Sale la luce (a Dario Bellezza) alba d'un bianco cadmio che annega i sogni d'una notte famelica di corpi alle spalle di quest'ombra che ti pesa sugli occhi sale la luce che ti tiene avvinto all'arida ora dei vivi La vita a raccontarsi volti galleggianti sul mare del sogno nella composizione della luce aprirsi di corolle palpitanti anemoni la vita a raccontarsi con la bocca dei morti col sangue delle pietre Il giorno a schiarire il giorno a schiarire risalendo con gl'occhi della memoria ad arcobaleni e transiti propiziatori riscoprendo quel vento che nel suo azzurro vortice risucchi lo sprofondo d'apatia e rigonfi le vele per l'avventura Deliri in buona compagnia dei saltabeccanti piccioni raccoglieva torsoli di mela tra i rifiuti e biascicava versi improbabili parto dei suoi deliri nel nosocomio conobbe una sua pari portava con sé dei versi di campana e una foto sgualcita lampi di visioni a mordere giorni di macerie poi un mattino li trovarono abbracciati le vene recise che già sorvolavano cieli sconosciuti ai mortali Le radici del cuore [Spunto tratto da una poesia del 2005] cogliere una piccola morte nello strappo di radice dove altra ne nasce dal suo grido cogliere l'inesprimibile di questo morire che s'ingemma d'eterno Fiore di sangue vuoi bastare a te stesso il tuo "assoluto" è polvere che abita nella bocca dei morti pazzia fare a meno di Lui quattr'ossa in croce altro non sei nella vastità di cieli ma a un tempo quel fiore di sangue del divino in te profuma e canta -urla la radice se la strappi Sarebbe forse un cadere sarebbe forse un cadere in demenza meno devastante che questo abbuiarsi del sangue mostro della mente che come un gioco m'intrappola in un giro vizioso ed io a mordere il giorno come sfuggirgli dove nascondermi uscire da me stesso annullarmi ah trafiggetemi stelle mare avvolgimi nel tuo fresco lenzuolo oggi è un penare che non sostengo più Nel chiuso della stanza le mosche assassine della mente nel cantare il Tuo nome nel chiuso della stanza ah più breve sia l'arco che da Te mi separa e da questo naufragio di sangue la Tua mano mi tragga Ali di farfalle sono emerso da profondità oniriche come da abissi senza scafandro lì ho incontrato i miei morti la luna si bagnava nei loro sguardi dai sorrisi spiccavano voli improponibili farfalle ali enormi mi avvolgevano in un senso di pace mentre mi perdevo nei loro vertiginosi colori come in un quadro di kandinskij Come in sospensione aria dolce della sera unghia di luna sovrastante la linea cielomare questo sentirsi come in sospensione un sognarsi altro da sé a dilatarsi in un ignoto spazio mentre la vita impone suoi ritmi Oasi di verde sul lato opposto un po' d'ombra il solito giro poi la panchina il libro oasi di verde da respirare vaghezza di nuvole a riflettersi sulla pagina e i gridi dalla vicina scuola di chi anela alla libertà degli uccelli e la ragazza a fare footing tempo quattro minuti tondi e ecco da dietro l'isolato laggiù ti rispunta la maglietta rossa Anche tu a precedermi (all'amico Flavio) anche tu a precedermi sulla via dell'Inconoscibile piena la valigia avevi di falci di luna e di balenii di vergini aneliti te ne disfacesti insieme al corpo per "vestire" una verità nuda oggi dallo scrittoio del cuore a te mi volgo e i tuoi versi mi suonano come una profezia Forse un angelo a trascendersi in me è forse un angelo nel punto dove l'anima vibra come diapason e in un mutevole cielo d'occhi mi asseconda a snudare la bellezza da frammenti di parole e suoni qui nel mio sangue ecco si leva il fiore che non so dire Magnetici occhi ha la notte (a Hemingway) [rifacimento di una poesia del 2002] come una morte tenuta in vita questa vita compagna la bottiglia che almeno stanotte allenti quel suo morso a ricucire lo strappo infinito domani un colpo e ti adagerai nell'ombra occhi in liquido cielo capovolto


Kronos fratto il Tempo non più riflette lo specchio – esser vivo quasi una finzione sogno congelato dove si piega il cuore senza remissione


La notte laterale [rifacimento di una poesia del 2006] è il gravitare dell'ombra che ti segue a lato o l'orbitare dell'unghiuta morte questo saperti enigma vederti come in una vertigine di specchi a scalare la notte


Altra veste (rifacimento di una poesia inizio 2014) un vedermi lontano io che vesto parole di carne alfabeti di sangue da me lontanissimo ché ad altra sembianza anelo per voli su mondi ultraterreni


Sulle labbra (ad un interlocutore immaginario) come dire ferire di penna tu a dileggiare il vero intingendo nell'azzurro eludendo l'angelo poi svanirai nella luce anche tu qualcuno al tuo capezzale forse potrà leggere il verso più bello sulle labbra morenti mentre invochi la madre


Vita contromano (a James Dean) teso sul grido d'una vita contromano animo di ragazzo bruciato a perderti in un oceano di spleen brami ti visiti in sogno nel risalire dagli anni la dolce madre -profondità celestiale- le dita affusolate nei capelli


In divenire appoggiato alla spalliera d'aria del divenire tu - arcoteso futuro anteriore o tempo che ti mastica sangue del pendolo


Nell'indaco cielo del sogno a Walt Whitman (rifacimento di una poesia del 2000) nell'indaco cielo del sogno odo l'aedo cantare le tue odi con sottofondo di musica celeste mentre fluttuante nel mare d'erba del cielo tornato fanciullo ti vedo giocare coi capelli di Dio


Critici (semiseria) ti mettono a nudo sulla pagina-lenzuolo ravvivano il grido di luce della parola sofferta concepita nelle viscere ove hanno asilo le lettere del sogno vanno con la lente fino all'intimo pertugio ti spellano rivoltano risalendo al lampo della musa dove regna la parola annunciata hanno l'aureola da edotti sotto i soli bianchi delle lampade


Eldorado aneliti annodi al tuo giorno novello ulisside voci di conchiglia echi si fondono col sangue in luce nel sogno di eldorado rammendi la tua vela stracciata

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