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U.SABA : Quando nacqui mia madre ne piangeva 

U.SABA :Quando nacqui mia madre ne piangeva

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SABA : Quando nacqui mia madre ne piangeva

Da "Il canzoniere" di Umberto Saba.

Quando nacqui mia madre ne piangeva,

sola, la notte, nel deserto letto.

Per me, per lei che il dolore struggeva,

trafficavano i suoi cari nel ghetto.

 

Da sé il più vecchio le spese faceva,

per risparmio, e più forse per diletto.

Con due fiorini un cappone metteva

nel suo grande turchino fazzoletto.

 

Come bella doveva essere allora

la mia città: tutta un mercato aperto!

Di molto verde, uscendo con mia madre

 

io, come in sogno, mi ricordo ancora.

Ma di malinconia fui tosto esperto;

unico figlio che ha lontano il padre.

 

Quello fra il padre e la madre  non fu dunque un matrimonio felice, anzi non fu neppure un matrimonio, per così dire, o meglio da esso non ebbe origine una famiglia, poiché il padre, irrequieto ed errabondo, abbandonò definitivamente la moglie ancora prima della nascita del figlio. Rachele, sola, con l’aiuto dei suoi parenti e in particolare di una zia generosa, si fece carico della crescita e dell’educazione di Umberto. Sentendo doppiamente la responsabilità che aveva nei suoi confronti lo crebbe in clima di austera severità, incapace di esprimere il suo affetto, che pure era profondo e sincero, libero dalla sofferenza  e dal risentimento per l’abbandono del marito.

 

1- Il componimento è un sonetto. Si tratta infatti di due quartine e due terzine di versi endecasillabi, secondo il seguente schema di rime: ABAB, ABAB,CDE,CDE.

Tutti gli endecasillabi sono piani.

Si notino al v.3: cheil: sinalefe

v.4: traf-fi-ca-va-noi- : sinalefe

v.5: séil: sinalefe

v.6: ri-spar-mio,e- : sinalefe

v.7: fio-ri-niun- : sinalefe

v.9: do-ve-vaes-se-real-lo-ra- : sinalefe

v10: tut-taun-mer-ca-toa-per-to: sinalefe

v.11: ver-de,u-scen-do: sinalefe

v.12: co-mein- ri-cor-doan-co-ra: sinalefe

v.13: to-stoe-sper-to: sinalefe

v.14: fi-glio-cheha- lon-ta-noil-pa-dre: sinalefe

 

Tra la parole in rima si evidenziano i seguenti casi:

- piangeva/struggeva: le dua forme verbali sottolineano la condizione dolorosa della madre.

- diletto/fazzoletto: il secondo termine appartiene ad un campo semantico opposto a quello cui appartiene diletto.

- ghetto/fazzoletto: l’esperienza dolorosa dell’emarginazione ( ghetto ) era probabilmente motivo di pianto ( fazzoletto ).

- allora/ancora: i due termini collegano passato e presente nel rimpianto per la bellezza della Trieste dell’infanzia.

- madre/padre: i due termini ricordano la dolorosa scissione affettiva vissuta dal poeta.

 

- Temi fondamentali:

- la partecipazione impotente del bambino alla solitudine della madre abbandonata

- la solidarietà parentale, determinata anche dalle origini semitiche

- la vita semplice e parca

- la bellezza della città nel ricordo

- la malinconia indotta dall’assenza della figura protettiva del padre.

COMMENTO

In questa poesia il poeta vuole descrivere la sua travagliata infanzia vissuta nel ghetto di Trieste. Ricorda comunque con un piacere misto alla malinconia la madre che lo portava al parco, in una città che doveva essere molto verde, piena di vita nei mercati rionali e nella zona del porto, tranquilla nella zona residenziale. Egli si rese presto conto di essere l’unico bambino a non avere il padre accanto a sé, nonostante gli zii e i nonni materni cercassero di non fargli mancare nulla. Anche in questo testo, quindi, Saba riprende il discorso della sua condizione di ebreo, che si sente  isolato dal resto della popolazione e abbandonato dal padre.

 



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