PETRARCA : Una candida cerva sopra l’erba

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Una candida cerva sopra l’erba

Una candida cerva sopra l’erba

 

Una candida cerva sopra l’erba
verde m’apparve, con duo corna d’oro,
fra due riviere, all’ombra d’un alloro,
levando ’l sole a la stagione acerba.

5Era sua vista sí dolce superba,
ch’i’ lasciai per seguirla ogni lavoro:
come l’avaro che ’n cercar tesoro
con diletto l’affanno disacerba.

" Nessun mi tocchi - al bel collo d’intorno
10scritto avea di diamanti et di topazi - :
libera farmi al mio Cesare parve ".

Et era ’l sol già vòlto al mezzo giorno,
gli occhi miei stanchi di mirar, non sazi,
quand’io caddi ne l’acqua, et ella sparve.

 

Il poeta evoca la prima apparizione di Laura con la metafora della cerva.

La cerva  all’ombra di un alloro simboleggia l’amore unito al desiderio di gloria. Infatti l’amore per Laura e per la gloria hanno segnato la sua esistenza. Queste due passioni anche se hanno un carattere caduco sono tra le più nobili che un uomo possa trovare sulla terra.

 

v. 1-4: Una cerva bianca come la neve dalle corna d’oro appare a Petrarca sopra l’erba verde e rigogliosa vicino a due ruscelli. Si ripara dal caldo sotto l’ombra disegnata dall’alloro (la pianta dei poeti). La stagione è acerba perché l’estate sta finendo e l’autunno sta venendo.

v. 5-8: La sua immagine era dolce a causa di quel biancore (e di quei grandi occhi scuri) ma allo stesso tempo superba (perché eretta sopra quelle esili gambe). Tanto fui stregato da tale visione che abbandonai ogni mia occupazione: io, ero come un avaro che brama l’oro e che cerca un tesoro che possa soddisfare quella sete sua. Come un avaro, mi diressi verso quella cerva, come un avaro che nella sua difficile impresa, ha il suo desiderio (diletto) che lo soccorre alleviando (disacerba) il suo affanno.

v. 9-11: così legge il poeta su una targhetta ornata di diamanti e di topazi che abbellisce il collo di quella cerva che lui vuole possedere:
- Nessuno osi toccarmi perché io, non sono di nessuno, nemmeno di Cesare, libera, voglio farmi da lui-


v. 12-14: ed era mezzogiorno e i miei occhi, a guardare quella meraviglia, non erano sazi come non sono mai sazi gli avari (si riprende il v. 7), all’improvviso, mi svegliai (caddi nell’acqua) ed ella, scomparve perché era solo un mio sogno.


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