Ugo Foscolo : Il proprio ritratto

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Il proprio ritratto

(Ugo Foscolo)

Solcata ho fronte, occhi incavati intenti;

crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto;

labbri tumidi arguti, al riso lenti;

capo chino, bel collo, irsuto petto:

 

membra esatte; vestir semplice eletto;

ratti i passi, il pensier, gli atti, gli accenti:

prodigo, sobrio; umano, ispido, schietto;

avverso al mondo, avversi a me gli eventi;

 

mesto i più giorni e solo; ognor pensoso;

alle speranze incredulo e al timore;

il pudor mi fa vile; e prode l'ira:

 

cauta mi parla la ragion; ma il core,

ricco di vizi e di virtù, delira:

Morte, tu mi darai fama e riposo.

 

Ho la fronte rugosa, occhi incavati e intensi,
capelli rossastri, volto pallido e smunto, aspetto rispettabile,
labbra carnose [dal colorito vivo] e denti bianchi,
Testa bassa, un bel collo e spalle larghe

Proporzionato nel corpo, modo di vestire semplice ma accurato
Passi rapidi come i pensieri, il modo di agire e di parlare;
Sono semplice, sensibile, leale, generoso e sincero;
Sono sempre in contrasto col mondo, i cui eventi mi sono sempre avversi.

Abile sia nell'uso della parola, sia nell'agire
Per la maggior parte del tempo malinconico e solo, spesso pensieroso,
Sono pronto, iracondo, inquieto e tenace

Ricco di vizi e di virtu, lodo
chi fa uso della ragione, ma seguo il cuore
Solo la morte mi darà fama e riposo.

 

L'autore dichiara di avere la fronte solcata dalle rughe, gli occhi un po' infossati ma sempre attenti, i capelli rossi, le guance pallide, un aspetto orgoglioso, le labbra carnose e di colore vivo, i denti bianchi, il capo spesso abbassato, un bel collo, un torace largo e spazioso, le membra proporzionate, un modo di vestire semplice ma allo stesso tempo elegante, una certa fulmineità nel camminare, pensare, agire, parlare. Il poeta passa poi a descrivere il proprio carattere: si definisce serio, ricco di umanità, leale, generoso, pronto, facile all'ira, inquieto, tenace, ricco di pregi e di difetti. Afferma inoltre di ammirare la razionalità, ma di comportarsi sempre seguendo l'istinto. Conclude infine dicendo che solo nella morte potrà trovare la gloria e la pace. Com'è facilmente intuibile, il tema principale di questo sonetto è quello della proiezione autobiografica, un motivo tipicamente foscoliano che compare già nell'Ortis e che l'autore mutua da illustri modelli quali l'Alfieri. Il ritratto che appare da questi versi (soprattutto a partire dal verso 7) è quello di un vero e proprio eroe romantico, dall'esistenza inquieta, rapida, tempestosa, un personaggio che vive in una malinconica solitudine, in un isolamento volontario che testimonia il suo atteggiamento di ribellione nei confronti delle istituzioni e di tutto il mondo in generale. Punto chiave del sonetto, a questo proposito, è il verso 8: "avverso al mondo, avversi a me gli eventi". E' in queste parole l'espressione perfetta del profondo pessimismo del Foscolo: egli è consapevole che la vita stessa è dolore, è eterna contraddizione ("avversi a me gli eventi"), e che solo lottando senza sosta ("avverso al mondo") potrà essere in grado di vivere appieno la propria esistenza. E' fondamentale sottolineare che, con questa affermazione, il poeta si fa interprete non solo del suo dramma intimo, personale, ma di quello dell'intera umanità, condannata ad una sofferenza e ad un'inquietudine che sono insite nella sua natura. Accanto a quello principale, nel sonetto si possono individuare altri motivi cari al Foscolo. Innanzitutto il contrasto tra istinto e ragione ("do lode/alla ragion, ma corro ove al cor piace", vv.13-14), un tema attinto sicuramente alla classicità (si ricordi, ad esempio, il conflitto interiore di Medea nelle Metamorfosi ovidiane), e che in questo contesto contribuisce a rendere l'idea della contraddittorietà dell'esistenza umana. Importante, inoltre, sottolineare il tema della morte, che attraversa tutta la produzione foscoliana.

FIGURE RETORICHE

Solcata = segnata dalle rughe (anastrofe).

Intenti = latinismo.

Emunte guance = latinismo, colore pallido del viso; sineddoche che varia l’alfieriano “pallido in volto”.

Eletto = ossimoro

Sobrio, umano = latinismo.

Enjambement = "do lode/alla ragion".

2 climax ai versi 7 e 11 che creano un crescendo emotivo che giunge al termine solo con l'ultima parola: "riposo".

 


 


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