UGO BETTI: LA PRIMAVERA

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LA PRIMAVERA

Quando il cielo ritorna sereno
come l'occhio di una bambina,
la primavera si sveglia. E cammina
per le mormoranti foreste,
sfiorando appena
con la sua veste
color del sole
i bei tappeti di borracina.
Ogni filo d'erba reca un diadema,
ogni stilla trema.

Qualche gemma sboccia
un pò timorosa,
e porge la boccuccia color di rosa
per bere una goccia
di rugiada...
Nei casolari solitari
i vecchi si fanno sulla soglia
e guardano la terra
che germoglia.

La capinera prova una canzonetta
ricamata di trilli
e poi cinguetta
come una scolaretta.
I grilli
bisbigliano maliziose parole
alle margherite
vestite
di bianco. Spuntano le viole...

A notte, le raganelle
cantano la serenata per le piccole stelle.
I balconi si schiudono
perchè la notte è mite,
e qualcuno si oblia
ad ascoltare quello che voi dite
alle piccole stelle,
o raganelle
malate di melanconia!

Un languore soffuso su uno sfondo di malinconia, alternato con espressioni limpide e gaie, è la nota predominante di questi versi, La primavera è colta nelle sue sfumature più lievi: il poeta riesce a dare la sensazione del risveglio della natura e delle creature con vocaboli accuratamente scelti, con abili accenni e sfumature che schiudono ampi orizzonti,
La bellezza suggestiva  della lirica consiste appunto in quel continuo sottinteso che affiora attraverso le righe, in quel tono di sereno distacco con il quale le cose sono contemplate.

Betti dice che la primavera arriva tra un concerto di suoni e di vibrazioni, sfiorando appena le cose con la veste color del sole, rinnova il miracolo  della rinascente natura.

E’ un tipo di poesia ad intonazione popolaresca, ma il suo fascino risiede proprio nella sua avvincente semplicità.

 

Spiegazione

La primavera si è risvegliata e ora, alta messaggera di gioia,si inoltra per le mormoranti foreste, suscitando incontenibili risonanze. Anche i vecchi si fanno sull’uscio dei casolari dispersi a guardare il prodigio dei nuovi germogli. A notte, nel misterioso fermento degli spiriti insonni, si leva, oltre al bisbiglio dei grilli, la malinconica serenata delle raganelle alle stelline del cielo.



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