POESIE D'AMORE DI GRANDI POETI


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POESIE D'AMORE DI GRANDI POETI


Fernando PESSOA

Amo tutto ciò che è stato 
Fernando Pessoa 

Amo tutto ciò che è stato, 
tutto quello che non è più, 
il dolore che ormai non mi duole, 
l’antica e erronea fede, 
l’ieri che ha lasciato dolore, 
quello che ha lasciato allegria 
solo perché è stato, è volato 
e oggi è già un altro giorno. 



***

E’ l’amore che è essenziale 
Fernando Pessoa 

E’ l’amore che è essenziale. 
Il sesso è solo un accidente. 
Può essere uguale 
o differente. 
L’uomo non è un animale 
è una carne intelligente, 
anche se a volte malata. 



RABINDRANATH TAGORE

Credo d'averti visto in sogno prima di conoscerti, tali sono le precognizioni d'Aprile prima della pienezza primaverile. La visione avuta da te non è venuta quando tutto era impregnato dal profumo del sal fiorito, quando lo scintillare del fiume al tramonto aggiungeva una frangia al biondeggiare della sabbia, quando i frastuoni dei giorni estivi vagamente s'intrecciavano? Sì, ironica e sfuggente è stata la visione che ho avuto del tuo viso, in ore evase da ogni realtà! ____________ Vieni come sei, non indugiare a farti bella. Se le trecce dei capelli sono sciolte, se la riga non è dritta, se i nastri della veste sono slacciati, non badarci. Vieni come sei, non indugiare a farti bella. Vieni in fretta, sull'erba, a passi veloci. Se la rugiada scioglie la rossa pittura dei tuoi piedi, se i bracciali con le campanelle s'allentano alle tue caviglie, se cadono le perle della tua collana non badarci. Vieni in fretta, sull'erba, a passi veloci! Non vedi quante nuvole oscurano il cielo! Stormi di gru si levano in volo dall'altra riva del fiume e raffiche improvvise di vento passano veloci sulla brughiera. Il gregge impaurito corre verso gli ovili del villaggio. Non vedi quante nuvole oscurano il cielo? Invano accendi la lampada della tua toilette, il vento la sbatte e la spegne. Chi potrebbe dire che le tue palpebre non sono tinte di ombretto nero? I tuoi occhi sono più oscuri delle nuvole minacciose. Invano accendi la lampada della tua toilette per prepararti. Vieni come sei, non indugiare a farti bella. Se la ghirlanda non è bene intrecciata, che importa? *** Non celare il segreto del tuo cuore, Rabindranath Tagore Non celare il segreto del tuo cuore, amico mio. Dillo a me, solo a me, in segreto. Tu che sorridi tanto gentilmente, sussurralo sommessamente, il mio cuore l'udrà, non le mie orecchie. La notte è fonda, la casa è silenziosa, i nidi degli uccelli son coperti di sonno. Dimmi tra lacrime esitanti, tra sorrisi titubanti, tra dolore e dolce vergogna, il segreto del tuo cuore! *** Tu m'hai esaltato secondo il tuo amore, io che sono un uomo in mezzo agli altri immerso nella volgare corrente, sballottato dal mutevole favore del mondo. M'hai fatto largo là dove i poeti vanno a deporre le loro offerte, e amanti dagli illustri nomi si salutano attraverso le ere. Persone indifferenti m'incrociano al mercato, ignorano che il mio corpo sia diventato prezioso, per le tue carezze... essi non sanno che in me porto i tuoi baci, come il sole questo sigillo divino che l'accende d'una fiamma inestinguibile. (R. Tagore) *** Amore, giorno e notte il mio cuore Amore, giorno e notte il mio cuore Rabindranath Tagore Amore, giorno e notte il mio cuore si strugge d' incontrarsi con te - nell' incontro che e' simile alla morte che tutto divora. Spazzami via come una tempesta; prendimi tutto quello che ho; spalanca il mio sonno e saccheggia i miei sogni. Derubami del mio mondo. In quella desolazione, nell' assoluta nudita' dello spirito, uniamoci nella bellezza. Ahime', che vano desiderio! Che speranza c'e' d' essere uniti se non in te, mio Dio ? *** Lascia che il tuo amore suoni la mia voce e si posi sul mio silenzio. Lascialo entrare, attraverso il mio cuore, in tutti i miei movimenti. Fa brillare il tuo amore come stelle nell’oscurità del mio sonno e fallo albeggiare al mio risveglio. Fallo bruciare nel fuoco dei miei desideri, e scorrere in tutte le correnti del mio amore. Lasciami portare il tuo amore nella mia vita come l’arpa porta la sua musica, e lascia che io te lo ritorni alla fine assieme alla mia vita. *** "Vorrei dirti le parole più vere, ma non oso, per paura che tu rida. Ecco perché mento, dicendo il contrario di quello che penso. Rendo assurdo il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso." *** Quando la notte vado sola al mio appuntamento d'amore, gli uccelli non cantano, il vento non soffia, le case ai lati della strada sono silenziose. Solo i miei bracciali tintinnano a ogni passo e io me ne vergogno. Quando siedo al balcone e ascolto giungere i suoi passi, non c'è stormire di foglie sui rami, l'acqua del fiume è ferma, come la spada sulle ginocchia d'una sentinella addormentata. Solo il mio cuore batte con violenza e io non so come tranquillizzarlo. Quando il mio amore arriva e siede vicino a me, quando il mio corpo freme e le mie palpebre s'abbassano, la notte s'oscura, il vento spegne la lampada e le nuvole velano le stelle. E' allora che il gioiello sul mio seno scintilla, e io non so come nasconderlo. ***

CHARLES BAUDELAIRE

TI ADORO T'adoro al pari della volta notturna, o vaso di tristezza, o grande taciturna! E tanto più t'amo quanto più mi fuggi, o bella, e sembri, ornamento delle mie notti, ironicamente accumulare la distanza che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite. Mi porto all'attacco, m'arrampico all'assalto come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo, fiera implacabile e cruda, sino la freddezza che ti fa più bella ai miei occhi. *** PROFUMO ESOTICO Quando, a occhi chiusi, una calda sera d'autunno, respiro il profumo del tuo seno ardente, vedo scorrere rive felici che abbagliano i fuochi di un sole monotono; una pigra isola in cui la natura esprime alberi bizzarri e frutti saporosi, uomini dal corpo snello e vigoroso e donne che meravigliano per la franchezza degli occhi. Guidato dal tuo profumo verso climi che incantano, vedo un porto pieno d'alberi e di vele ancora affaticati dall'onda marina, mentre il profumo dei verdi tamarindi che circola nell'aria e mi gonfia le narici, si mescola nella mia anima al canto dei marinai. *** I CAPELLI O bella chioma che ti increspi in onde fino sul collo, o boccoli, o profumo acuto e denso d'abbandono, èstasi! Per popolare stasera l'alcova oscura di ricordi addormentati in questa massa di capelli, come un fazzoletto s'agita nell'aria, scuoterò la tua chioma. Vive in te, nel profondo, aromatica foresta, l'Asia languida e l'Africa cocente, tutto un mondo lontano, assente, quasi defunto. Se altri spiriti veleggiano sulla musica, il mio sul tuo profumo, o dolce amore, naviga. Laggiù dove le piante e gli uomini, di linfa pieni, a lungo gioiscono all'ardore dei climi, andrò: voi, trecce, siate l'onda che mi rapisce! Tu contieni, o mare d'ebano, un sogno abbagliante di vele, di rematori, di bandiere e antenne: un porto risonante dove l'anima a larghi sorsi può bere il profumo, il suono ed il colore; ove vascelli, nell'oro e nel marezzo scivolando, spalancano le loro vaste braccia per stringere la gloria d'un ciel puro nel quale freme l'eterno calore. Io tufferò, d'ebbrezza innamorato, in questo oceano nero ove si annida l'altro oceano il mio capo. Ritrovarvi saprà il sottile spirito sfiorato dalla carezza del rullio, o feconda accidia ed infiniti ondeggiamenti d'ozi odorosi! Dell'immenso e curvo cielo l'azzurro mi ridate, o chiome turchine, voi di tenebre distese padiglione; sugli orli vellutati dei tuoi ricci ritorti, con ardore m'inebrio degli odori insieme fusi d'olio di cocco, di catrame e muschio. A lungo, sempre, nel tuo folto crine seminerà la mia mano il rubino la perla e lo zaffiro, perché sorda tu mai sia, se ti chiama il desiderio. Non sei tu la borraccia da cui bevo a sorsi lunghi il vino del ricordo? ***

UMBERTO SABA

Paolina Paolina, dolce Paolina, raggio di sole entrato nella mia vita improvviso; chi sei, che appena ti conosco e tremo se mi sei presso? tu a cui ieri ancora << Il suo nome – chiedevo – signorina? >>; e tu alzando su me gli occhi di sogno rispondevi: << Paolina >>. Paolina, frutto natio, fatta di cose le più aeree e insieme le più terrene, nata ove solo nascere potevi, nella città benedetta ove nacqui, su cui vagano a sera i bei colori, i più divini colori, e ahimè! Sono nulla; acquei vapori. Paolina, dolce Paolina, che tieni in cuore? Io non lo chiedo. E’ pura la tua bellezza; vi farebbe un pensiero quel che un alito sullo specchio, che subito s’appanna. Qual sei mi piaci, aureolata testina, una qualunque fanciulla e una Dea che si chiama Paolina. *** AMAI - Umberto Saba Amai trite parole che non uno osava. M'incantò la rima fiore amore, la più antica difficile del mondo. Amai la verità che giace al fondo, quasi un sogno obliato, che il dolore riscopre amica. Con paura il cuore le si accosta, che più non l'abbandona. Amo te che mi ascolti e la mia buona carta lasciata al fine del mio gioco. ***

THOMAS STEARNS ELIOT

LIRICA Se Tempo e Spazio, come i Saggi dicono, sono cose che mai potranno essere, il sole che non cede al mutamento non è per nulla superiore a noi. Così perché, Amore, dovremmo sperare Di vivere un secolo intero? La farfalla che vive un solo giorno È già vissuta per l'eternità. I fiori che ti diedi allorchè la rugiada Tremolava sul tralcio rampicante, prima che l'ape volasse a suggere la rosellina di macchia erano già appassiti. Così affrettiamoci a coglierne ancora Senza tristezza se poi languiranno; i nostri giorni d'amore sono pochi: facciamo almeno che siano divini. Ritratto di signora I Fra il fumo e la nebbia di un pomeriggio di dicembre Tu lasci che la scena si accomodi da sola - e così sembrerà - Con un «Ti ho riservato questo pomeriggio»; E quattro ceri nella stanza in ombra, Quattro cerchi di luce sul soffitto, Un'atmosfera da tomba di Giulietta Pronta per tutte le cose da dire, o lasciate non dette. Noi siamo stati, diciamola, ad ascoltare l'ultimo polacco Trasmetterci i Preludi coi suoi capelli e le punte delle dita. « Così intimo, questo Chopin, che penso la sua anima Dovrebbe farsi risorgere solo fra amici Non più di due o tre, che non tocchino il fiore Già sgualcito e discusso nelle sale da concerto. » - E così la conversazione scivola Fra velleità e rimpianti con cura contenuti In mezzo a toni lievi di violini Confusi a remote connette E comincia. «Tu non lo sai quanto gli amici vogliono dire per me E quanto raro, quanto raro e strano sia per me trovare In un a vita fatta di tante avversità e di tanti scopi (Perché davvero non mi piace... lo sapevi? non sei cieco! E come sei acuto!) Poter trovare un amico che abbia queste qualità, Che abbia, e dia Le qualità sulle quali l'amicizia vive. Quanto per me significhi che io te lo ripeta - Senza queste amicizie - che cauchemar la vita! » Fra le spirali dei violini E le ariette Di cornette stridule Nel mio cervello ha inizio un tam tam sordo Che assurdamente martella un suo preludio. Capriccioso monotono Che è almeno una decisa « nota falsa ». - Andiamo a prendere aria, in un'estasi di tabacco, Ad ammirare i monumenti, A discutere gli ultimi avvenimenti, A rimettere l'orologio con gli orologi pubblici. Poi a sederci mezz'ora, per bere un bicchiere di birra. II Ora che i lillà sono in fiore Lei tiene un vaso di lillà nella sua stanza E ne contorce uno fra le dita, parlando. « Ah, amico mio, tu non lo sai, tu non lo sai Cos'è la vita, tu che la tieni fra le mani »; (Lentamente torcendo gli steli dei lillà) « La lasci scorrere da te. la lasci scorrere, La giovinezza è crudele, non ha alcun rimorso, Sorride alle situazioni che non può vedere. » Io sorrido, naturalmente, E continuo a bere il tè. « Eppure, in questi tramonti d'aprile, che in qualche modo richiamano La mia vita sepolta, e Parigi a primavera, Mi sento immensamente in pace, e dopo tutto Trovo che il mondo sia meraviglioso e giovane. » E la voce ritorna simile all'insistente stonatura Di un violino spezzato in un pomeriggio d'agosto: « lo sono sempre sicura che comprendi Ogni mio sentimento, sono sempre sicura che lo senti E che mi tendi la mano oltre l'abisso. Sei invulnerabile tu, non hai il tallone d'Achille. Andrai avanti, e quando avrai prevalso Potrai dire: qui molti hanno fallito. Ma cosa mai posseggo, amico mio, cosa posseggo Da poterti donare, e cosa puoi ricevere da me? Nient'altro che amicizia e simpatia Da chi sta per raggiungere la fine del viaggio. Resterò qui a sedere, servendo il tè agli amici... » Prendo il cappello: come potrò vigliaccamente fare ammenda Per quello che mi ha detto? Mi vedrete nel parco ogni mattina A leggere i fumetti e la pagina sportiva. Noto in particolare Una contessa inglese che si dà alle scene. Un greco assassinato Durante un ballo polacco, un reo di peculato Che ha reso confessione. Mantengo il mio contegno, E rimango padrone di me Fino al momento in cui un organetto, meccanico e stanco, Ripete un vecchio canto estenuato Con il profumo dei giacinti nel giardino, richiamando Alla memoria cose che altri hanno desiderato. Sono sbagliate o giuste queste idee? III La notte d'ottobre discende; tornando come prima se si esclude Quasi un leggero senso di malessere Salgo le scale e giro la maniglia, ed ho la sensazione D'esser salito strisciando sulle mani E sui ginocchi. « E così parti per l'estero; e quando Pensi di ritornare? Ma è una domanda inutile. Difficilmente saprai quando ritorni, Troverai molte cose da imparare. » Il mio sorriso cade pesantemente in mezzo al bric-à-brac. « Forse mi potrai scrivere. » La mia padronanza di me s'accende per un attimo-, Questo me l'aspettavo per davvero. « Ultimamente me lo chiedevo spesso (Ma i nostri inizi non sanno mai quale sarà la fine!) Perché non siamo diventati amici. » Mi sento come uno che sorrida, e volgendosi noti all'improvviso La sua espressione riflessa in uno specchio. La mia padronanza si spegne; noi siamo veramente al buio. « Perché tutti l'avevano detto, tutti i nostri amici, Erano tutti sicuri che i nostri sentimenti si accordassero Così intimamente! Anche per me è difficile capire. Ora dobbiamo lasciarle al destino queste cose. In tutti i casi, mi scriverai. Forse non è troppo tardi. Resterò qui a sedere, servendo il tè agli amici. » E devo approfittare d'ogni forma mutevole se voglio Trovare l'espressione... ballare, ballare Come un orso ballerino, Strillare come un pappagallo, schiamazzare come una scimmia. Andiamo a prendere aria, in un'estasi di tabacco - Bene! E cosa accadrebbe se un pomeriggio morisse, Un pomeriggio grigio e fumoso, una sera gialla e rosa; Se lei morisse e mi lasciasse qui seduto con la penna in mano Con il fumo che scende giù dai tetti; Pieno di dubbio, per un certo tempo Senza sapere cosa provo o se comprendo Né se sia saggio o pazzo, in ritardo o in anticipo... Non avrebbe la meglio, dopo tutto? Questa musica trova il tono giusto con un « morendo » Ora che noi parliamo di morire - E avrei il diritto di sorridere? ***

EMILY DICKINSON

Per vedere il suo volto Cosa darei per vedere il suo volto? Darei - darei la mia vita - ovviamente - ma questo non basta! Aspetta un minuto - lasciami pensare! Darei il mio bobolink più grande! Così sono due - lui - e la vita! Sapete chi è Giugno - ecco, darei lui - rose colte ieri a Zanzibar - e calici di gigli - come pozzi - miglia e miglia - di api - canali blu che flotte di farfalle - traversarono - e valli screziate di margherite - Poi ho obbligazioni in banche di primule - doti di giunchiglie - azioni profumate - domini - ampi come la rugiada - sacchi di dobloni - che api avventurose mi portarono - da mari di firmamenti - e porpora - peruviana - Ora - l'ho comperato - Shylock? Rispondi! Firma il contratto! "Giuro di pagare a lei - che ciò promette - un'ora - del viso del suo sovrano"! Se io potrò impedire Se io potrò impedire a un cuore di spezzarsi non avrò vissuto invano- Se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena- o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido non avrò vissuto invano. *** Che sia l'amore tutto ciò che esiste Che sia l'amore tutto ciò che esiste È ciò che noi sappiamo dell'amore; E può bastare che il suo peso sia Uguale al solco che lascia nel cuore. *** O frenetiche notti! Emily Dickinson O frenetiche notti! Se fossi accanto a te, Queste notti frenetiche sarebbero La nostra estasi! Futili i venti A un cuore in porto: Ha riposto la bussola, Ha riposto la carta. Vogare nell'Eden! Ah, il mare! Se potessi ancorarmi Stanotte in te! *** Amore tu sei alto amore, tu sei alto, e non posso scalarti, ma se fossimo in due, chissà mai, se allenandoci sul Chiborazo ducali, non potremmo alla fine raggiungerti? Amore sei profondo, e non so pavesarti, ma se fossimo in due invece di uno, la barca e il rematore, una suprema estate, chissà se non potremmo toccare il sole? Amore, sei velato E ben pochi ti scorgono - Sorridono, si alterano e balbettano e muoiono. Sarebbe assurda la felicità senza di te A cui dio pose il nome di eternità - *** Cuore, lo dimenticheremo! Tu e io, stanotte! Tu dimentica il calore che ti ha dato io scorderò la luce! Quando avrai finito, te ne prego, dimmelo, così che io cominci! Presto, presto! Potrei pensare a lui mentre tu perdi tempo! *** Camminare sempre al suo fianco - la più piccola dei due! Mente della sua mente, sangue del suo sangue, due vite - un solo essere - adesso. Assaporare sempre il suo destino: se dolore - la parte maggiore - se gioia - accantonare la mia porzione per quel caro cuore. Tutta la vita conoscersi l'un l'altra - noi che non potremo mai riuscirci - e poi un cambiamento - chiamato paradiso - folle di uomini in estasi che imparano a comprendere gli enigmi - senza vocabolario! *** Invidio i mari che lui attraversa - invidio i raggi delle ruote della carrozza che lo porta in giro - invidio le curve colline che osservano il suo viaggio. Tutti possono vedere facilmente quel che invece - ah, cielo - a me è vietato assolutamente. Invidio i nidi dei passeri che punteggiano le sue lontane grondaie - la mosca soddisfatta sul suo vetro - e le foglie felici - felici - che fuori dalla sua finestra scherzano approvate dall'estate - gli orecchini di Pizarro non potrebbero acquistare ciò per me. Invidio la luce che lo sveglia - e le campane che gli annunciano con forti rintocchi il mezzogiorno. Fossi io per lui il mezzogiorno. Ma mi vieto di fiorire - e annullo la mia ape - per paura che il mezzogiorno sprofondi me e Gabriele nella notte infinita. *** Se tu dovessi venire in autunno mi leverei di torno l'estate con un gesto stizzito e un sorrisetto, come fa la massaia con la mosca. Se entro un anno potessi rivederti, avvolgerei in gomitoli i mesi, per poi metterli in cassetti separati - per paura che i numeri si mescolino. Se mancassero ancora alcuni secoli, li conterei ad uno ad uno sulla mano - sottraendo, finché non mi cadessero le dita nella Terra di Van Dieman *. Se fossi certa che, finita questa vita, io e te vivremo ancora - come una buccia la butterei lontano - e accetterei l'eternità all'istante. Ma ora, incerta della dimensione di questa che sta in mezzo, la soffro come l'ape-spiritello che non preannuncia quando pungerà. *** Ho sempre amato, e te ne do la prova: prima di amare, io non ho mai vissuto pienamente. Sempre amerò, e questo è il mio argomento: l'amore è vita e la vita ha qualcosa di immortale. Se dubiti di questo, allora io, amore, nient'altro ho da mostrare, nient'altro che il Calvario. *** Chi è amato non conosce morte, perché l'amore è immortalità, o meglio, è sostanza divina. Chi ama non conosce morte, perché l'amore fa rinascere la vita nella divinità. *** Mi son nascosta nel mio fiore, così che, quando appassirà dentro il tuo vaso, per me tu senta, senza sospettarlo, quasi una solitudine.