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Aleardo Aleardi : Corradino di Svevia

Aleardo Aleardi : Corradino di Svevia


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Corradino di Svevia

     di Aleardo Aleardi

                                Un giovinetto
Pallido, e bello, con la chioma d'oro,
Con la pupilla del color del mare,
Con un viso gentil da sventurato,
Toccò la sponda dopo il lungo e mesto
Remigar de la fuga. Avea la sveva
Stella d'argento sul cimiero azzurro,
Avea l'aquila sveva in sul mantello;
E quantunque affidar non lo dovesse,
Corradino di Svevia era il suo nome.
Il nipote a' superbi imperatori
Perseguito venia limosinando
Una sola di sonno ora quïeta.
E qui nel sonno ei fu tradito; e quivi
Per quanto affaticato occhio si posi,
Non trova mai da quella notte il sonno.
La più bella città de le marine
Vide fremendo fluttuar un velo
Funereo su la piazza: e una bipenne
Calar sul ceppo, ove posava un capo
Con la pupilla del color del mare,
Pallido, altero, e con la chioma d'oro.
E vide un guanto trasvolar dal palco
Sulla livida folla; e non fu scorto
Chi 'l raccogliesse. Ma nel dì segnato
Che da le torri sicule tonâro
Come Arcangeli i Vespri; ei fu veduto
Allor quel guanto, quasi mano viva,
Ghermir la fune che sonò l'appello
Dei beffardi Angioíni innanzi a Dio.
Come dilegua una cadente stella,
Mutò zona lo svevo astro e disparve.
E gemendo l'avita aquila volse
Per morire al natío Reno le piume;
Ma sul Reno natío era un castello,
E sul freddo verone era una madre,
Che lagrimava nell'attesa amara:
"Nobile augello che volando vai,
Se vieni da la dolce itala terra,
Dimmi, ài veduto il figlio mio?" - "Lo vidi;
Era biondo, era bianco, era bëato,
Sotto l'arco d'un tempio era sepolto."

 

Aleardo (Gaetano Maria) Aleardi (Verona 1812-1878), poeta italiano, condivise gli ideali del Risorgimento. Partecipò alle insurrezioni del 1848 e tra il 1852 e il 1860 fu incarcerato due volte, prima a Mantova, poi in Boemia. Fu deputato e poi senatore del Regno d’Italia. Come poeta ebbe il massimo del successo con la raccolta “I Canti”. Aleardo (Gaetano Maria) Aleardi (Verona 1812-1878), poeta italiano, condivise gli ideali del Risorgimento. Partecipò alle insurrezioni del 1848 e tra il 1852 e il 1860 fu incarcerato due volte, prima a Mantova, poi in Boemia. Fu deputato e poi senatore del Regno d’Italia. Come poeta ebbe il massimo del successo con la raccolta “I Canti”.

Corradino di Svevia, figlio sedicenne di Corrado IV, scese in Italia chiamato dai ghibellini avversi a Carlo d’Angiò, signore di Napoli e Sicilia. Ma fu sconfitto nella battaglia di Tagliacozzo. Inseguito dai suoi nemici, affranto dalla fame e dalla stanchezza, il disgraziato giovane chiese asilo nel castello d’Astura, sul golfo di Gaeta. Tradito da coloro che l’avevano ospitato, fu consegnato a Carlo che lo fece decapitare a Napoli sulla piazza del Mercato. Una vicenda molto triste, interpretata variamente dagli storici, cui però il poeta ha saputo dare “un alone di leggenda e di poesia che si imprime indelebile nella nostra immaginazione.

METRO : endecasillabi sciolti

 

Il poeta immagina di trovarsi con una giovane donna chiamata Italia e rievoca la tragica sorte di Corredino di Svevia, che ci appare  nel pallore di una giovinezza quasi presaga del fato.

Un giovanotto approda al castello di Astura , ove vinto e fuggitivo cerca rifugio. E’ bello,sventurato, abbandonato dai suoi.Porta sul mantello le insegne imperiali ma qui trova il tradimento. E’ consegnato al suo nemico Carlo D’Angiò  padrone dell’Italia meridionale.E Napoli vide il giovane principe salire sul palco sotto la scure del boia. Una tradizione dice che, prima di morire, avesse scagliato il suo guanto tra la folla.E quello stesso guanto, dice il poeta, ghermì la fune della campana che in Palermo suonò la rivolta contro gli Angioini, rivolta che prese il nome di “Vespri Siciliani”.Poi l’aquila, insegna della casa Sveva, si recò verso il Reno per dare la notizia ferale.



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