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"Ara Mara Amara " di Aldo Palazzeschi

"Ara Mara Amara " di Aldo Palazzeschi

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"Ara Mara Amara " di Aldo Palazzeschi

 

Ara Mara Amara

 

In fondo alla china,
fra gli alti cipressi,
è un piccolo prato.
Si stanno in quell'ombra
tre vecchie
giocando coi dadi.
Non alzan la testa un istante,
non cambian di posto un sol giorno.
Sull'erba in ginocchio
si stanno in quell'ombra giocando.

Aldo Palazzeschi

 

Aldo Palazzeschi. Lo scrittore, pseudonimo di Aldo Giurlani, nato a Firenze nel 1885, morì a Roma nel 1974. Dopo aver conseguito il diploma di ragioniere e dopo una breve esperienza teatrale a Firenze presso la Regia Scuola di Recitazione, dove conobbe Marino Moretti con cui strinse una solida amicizia, si dedicò all’attività letteraria. Compì frequenti viaggi a Parigi, dove entrò in contatto con i più grandi esponenti della cultura francese. Si affermò per la sua originalità di poeta e di narratore. Nella sua opera sono presenti il senso del grottesco, una delicata vena ironica, comprensione e pietà per l’uomo. Poesia: Poesie, Viaggio sentimentale, Cuor mio; Romanzi: Le sorelle Materassi, I fratelli Cuccoli, Roma; Novelle: Il codice di Perelà, Il palio dei buffi.

 

Ara, Mara e Amara solo i nomi di tre donne anziane. La poesia le presenta in una specie di quadretto dipinto sullo sfondo di un paesaggio collinoso, che si distingue più per la qualità della composizione che per un suo significato univoco. I simboli delle tre vecchie rimandano ad un qualcosa di inquietante e misterioso.

 

Il trio potrebbe simboleggiare qualcosa di simile alla morte, interpretazione suggerita dalla lettura de La casa di Mara, poesia assai simile a questa. Questa lettura è confortata dal colore nero dei vestiti delle vecchie come si ritrova in diverse poesie. Le tre vecchie sarebbero da identificare con le Parche, tre figure della mitologia greca (responsabili di nascita, vita e morte di ciascun individuo).

 

La poesia , interpretata in chiave simbolica,è imperniata sul tema della casualità della vita, alla luce di una legge che non consente soste e attimi di pausa. Il titolo si pronuncia solitamente senza soluzione di continuità: si comprime così il tutto ad un verso senario (A—Ra—Ma—Ra—Ma—Ra...), con ripetizione ostinata delle due sillabe. La monotonia dei suoni del titolo, che potrebbe essere prolungato all’infinito, va a braccetto con le caratteristiche della scena.

 


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