ASFISSIA (MICHAEL SANTHERS)
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  MARCO SAYA
 

Murales
 
quattro mura imbrattate
nel prosieguo della via.
maledetta congiunzione
del diritto con il rovescio:
si attarda o si approssima.


dipende dall'iconografia

che m’ispira l’onnipotenza
di un dio.
non quello greco,
confusione oppiacea
di genti  obliate
da proci parassiti .

oggi si sta a Itaca .
ma ricordiamo,
talvolta , quel libro,
allora sacro, oggi sigillato
nei comodini
di spoglie stanze
di miserabili hotel a ore .

ora ci torna provvidenziale
nell'orrore
per la comune indigestione.

minimale l’azione
di un gigante
buono o cattivo,
Nessuno o eroe acheo?

mi rigiro tra puntini
di pareti incidentate.
le macerie ostacolano passi ,
ora chiassosi,
ora deboli.

tutto così.
a mezzo tra pianti e risa,
sembra facile ,
ma il tombino sfugge
e ruzzoli tra chimerici folletti,
psichedeliche istantanee
per poi riprendere
il cammino della paura.

e la mano va,
la testa segue,
il corpo tutto
( non più crisalide )
non passa il tubo,
lasciato lì quasi per caso,
oltrepassato il valico
sembra che sia cambiato,
accidenti alla metafora
( sgarbata)
che tesse la solita tela.

illuso dalla giostra
(sempre in tondo e attorno ruota)  

illusionisti del piacere
sbancano la tua slot ,
( ben poca cosa conteneva )
e riprendi la falcata vuota
e la vetta
( cosa avrà da dirci? )
forse risponderà
al limite
dell'accadimento.




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