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 PAUL CELAN: SALMO

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SALMO  di Celan P.

Nessuno c’impasta di nuovo, da terra e fango,

Nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.

Nessuno.

Che tu sia lodato, Nessuno.

È per amor tuo

che vogliamo fiorire.

Incontro a

te.

Noi un Nulla

fummo, siamo, reste-

remo fiorendo:

la rosa del Nulla,

la rosa di Nessuno.

Con

lo stimma anima-chiara,

lo stame ciel-deserto,

la corona rossa

per la parola di porpora

che noi cantammo al di sopra,

ben al di sopra

della spina.

Questa poesia è tratta dalla raccolta “La rosa di nessuno” nella quale il ricordo del dolore patito dal poeta  e dal suo popolo si coniuga con un tormentato percorso di ricerca religiosa.

Dopo Auschwitz il poeta punta su un linguaggio metaforico-paradossale che cerca di dar voce ad un’esperienza umana e storica così tragica da essere quasi indicibile.Egli pone l’accento su Dio e sul suo silenzio di fronte agli errori della storia (genocidio nazista). Senza Dio gli esseri umani non possono confidare in nessuno che li possa salvare dal destino di morte.Però l’uomo è animato comunque da un profondo desiderio di appartenere a qualcuno che dia senso all’esperienza umana : ne scaturisce un atto paradossale di donazione di sé a questo Dio anche se si dimostra inesistente a porre fine alla sofferenza.




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