ANTONIO FOGAZZARO : MALOMBRA


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MALOMBRA

 

Antonio Fogazzaro (Vicenza 1842 - 1911) nasce in una famiglia della borghesia cattolica vicentina. Trasferitosi a Torino per gli studi universitari, intraprende la carriera legale, che proseguirà al rientro nella città natale. La sua carriera letteraria inizia nel 1873, con la pubblicazioni di opere in versi, e viene consacrata nel 1881 dal romanzo Malombra, cui fanno seguito Daniele Cortis(1885), il capolavoro Piccolo Mondo Antico (1895), da cui partirà la tetralogia: Piccolo Mondo Moderno (1901), Il Santo (1905), Leila (1910).

 

Il romanzo racconta, nel suo nucleo essenziale, la storia di un´ossessione psicopatologica, che porta la protagonista, la giovane e bellissima marchesa Marina di Vallombrosa, a credersi la reincarnazione di sua nonna Cecilia, fatta morire segregata dal marito, conte Emanuele d´Ormengo, che le rimproverava l´amore adulterino per un ufficiale, Renato. Dotata di una bellezza travolgente, di una personalità conturbante, e di uno spessore quasi diabolico, Marina di Malombra domina letteralmente su tutto il romanzo. Anima tormentata e confusa, vittima delle sue stesse passioni, incapace a vivere fino in fondo le pulsioni impetuose del cuore e dell’intelletto, rimane una figura indimenticabile e vigorosa, capace di lasciare traccia imperitura del suo passaggio nella mente di ogni lettore.

Vittima sacrificale, designata da Marina, sarà lo zio Cesare, il figlio del conte Emanuele, che ospita la ragazza, dacché è rimasta orfana, nella sua villa sul lago. Cesare, discendente diretto di Emanuele, dovrà pagare con la vita le colpe del padre. La vicenda si arricchisce della presenza di Corrado Silla, giovane scrittore di grandi ideali e scarsi mezzi, figlio di una carissima amica di gioventù dello zio Cesare, nel quale Renato, l´amante della nonna, si sarebbe, secondo Marina, a sua volta reincarnato. Divampa tra Corrado e Marina un amore tempestoso. L´esito è tragico: il romanzo si chiude con due morti, lo zio e Corrado, mentre Marina va a perdersi, in un finale degno di Poe, su una barca nell´oscurità notturna del lago.

 

 

Malombra, non bisogna dimenticare, esce praticamente in contemporanea con I Malavoglia di Giovanni Verga, e rappresenta, per il Verismo, la raffigurazione, diciamo “aristocratica”, della realtà contemporanea, contribuendo a fornire uno dei maggiori affreschi sociali e culturali dell’epoca che mai siano stati tracciati.

Aderente dunque ai canoni della Scapigliatura Milanese, ma anche Verista, e soprattutto Gotico, si tratta di un romanzo sorprendentemente attuale, antesignano per certi versi anche del posteriore fenomeno del Romanticismo, in quanto qui protagonista indiscusso è l’animo umano, con tutte le sue complessità e contraddizioni.

 

SINTESI

Tutto avviene in Lombardia, in un lugubre castello posto sulle rive del lago di Como, luogo incantatore e maliardo per eccellenza, che fu tanto caro anche al Manzoni, la vicenda narra di Marina di Malombra, di nobili natali, costretta a vivere in una sorta di malinconico esilio dallo zio Cesare d’Ormengo, che conta di trattenerla con sé fino al momento delle sue nozze, ancora tutte da decidere.

Di carattere ribelle, portata alla malinconia, votata agli eccessi, Marina vive come una reclusione forzata questo suo isolamento e vaga per le stanze del maniero in preda a vere e proprie crisi mistiche o depressive.

Un giorno trova, per caso, in un cassetto segreto di un antico scrittoio, delle reliquie appartenute alla sua ava, Donna Cecilia, madre di Cesare d’Ormengo e dunque nonna, anche se indiretta,  di Marina.Si tratta di una ciocca di capelli, di un medaglione, e di un memoriale, nel quale la sventurata donna narra della sua triste storia. Colpevole di adulterio nei confronti di un giovane e maliardo ufficiale di nome Renato, ella fu costretta a vivere segregata, o forse sepolta viva, nelle stanze più isolate del castello, fino a morirne.Leggendo le memorie, sfiorando il medaglione, avvicinando la ciocca di capelli ai suoi, Marina crede di rivivere la stessa sorte, di essere quindi in qualche modo muta protagonista di una specie di passaggio del testimone ideale tra lei e la sua antica e sfortunata ava.

Ossessionata dal pensiero fisso Marina si convince di essere la reincarnazione vivente di Donna Cecilia e di essere predestinata a subire lo stesso fato. Quasi invasata e in preda a progressivi stati di allucinazione la Marchesa di Malombra perde definitivamente i contatti con la realtà quando conosce Corrado Silla, giovane studioso del quale si era già invaghita nel corso di un carteggio segreto, e di cui solo in un secondo tempo riconosce l’identità.  

Una volta appurato che è proprio lui il focoso amante intellettuale del quale si era infatuata per iscritto, dopo il primo entusiasmo iniziale, i loro rapporti si raffreddano notevolemente allorquando Marina, ingiustamente, lo sospetta essere, in qualche modo, figlio illegittimo dello zio Cesare, e dunque interessato a chiederla in matrimonio solo per rientrare in possesso del patrimonio di famiglia, e non per vero amore.Tra continui equivoci  la situazione si fa sempre più tesa fino a che Corrado, sconvolto dagli atteggiamenti deliranti di Marina, abbandona Como per Milano, dove crede di trovare conforto nell’affetto di una fanciulla molto più cauta, remissiva e religiosa, anche lei in certa misura legata agli interessi del Castello di Malombra. Sconvolta dall’abbandono, Marina Crusnelli di Malombra perde definitivamente la ragione e attenta alla vita dello zio, apparendogli improvvisamente la notte in camera e fingendosi lo spettro vendicatore di donna Cecilia.Colto da malore Cesare D’Ormengo versa in fin di vita e un telegramma, firmato Cecilia, richiama urgentemente Corrado al maniero.Sarà però il preludio non di una benefica riconciliazione bensì il pretesto per aggravare ulteriormente la tensione, fino al drammatico epilogo finale. Marina uccide con un colpo di pistola a tradimento il suo amato bene, e poi fugge nelle acque tempestose del lago a bordo di una piccola imbarcazione a remi.

 

 


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