Thomas  Eliot: SIAMO UOMINI VUOTI


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Siamo gli uomini vuoti

Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l’un l’altro
La testa piena di paglia. Ahimè!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell’erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra vetri infranti
Nella nostra arida cantina

Figura senza forma, ombra senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;

Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all’altro regno della morte
Ci ricordano – se pure lo fanno – non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti
Gli uomini impagliati..

Thomas Stearns Eliot (1888 − 1965), poeta, drammaturgo e critico letterario statunitense, premio Nobel per la letteratura.

 

Il poeta rappresenta l’angosciosa condizione dell’uomo contemporaneo ridotto a un manichino  impagliato, privo di ombra, di colore, di moto e di parola. Dalla sua bocca escono solo mormorii senza senso che stridono come il vento tra le erbe secche o la zampa di un topo su vetri infranti.Agli uomini vuoti che si aggirano in un mondo vuoto si contrappongono coloro che hanno varcato il fiume  che separa la vita dalla morte.Essi hanno compiuto il viaggio definitivo e sono ormai staccati dal grigiore della vita , il cui ricordo li sfiora appena. Eppure se un’immagine della realtà terrena affiora  nella loro mente è è quella di un mondo popolato di fantasmi,di uomini vuoti impagliati. La disperazione ha radici storiche e scaturisce dalla fine della prima guerra mondiale  che ha segnato la fine di una civiltà.

La lirica è costruita con la tecnica del correlativo oggettivo di cui Elio si può considerare l’inventore.La fragilità della vita dell’uomo è resa attraverso un susseguirsi di immagini , e ciascuna delle quali rinvia a qualcos’altro che ci permette di capire il vero significato.


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