POESIE DI FRANCO PASTORE

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I MIEI RACCONTI     DAMMI UN COMMENTO


Docente di letteratura italiana.Nato a S. Valentino Torio,
 ha compiuto gli studi universitari presso l'Ateneo
 di Salerno. Ha collaborato a riviste letterarie, a giornali a carattere 
periodico ed è stato redattore capo della rivista "Verso il 2000", diretta
 dallo scrittore Arnaldo Di Matteo.Attualmente scrive per il teatro.


PER VISITATORI E POETI



ODORI DI BOSCO

Odori di bosco,
nel più ascoso segreto,
che le fiamme irrora
di rugiada,
mentre ti apri vogliosa
e coi gemiti canti alla vita.
Odorano di bosco
le tue mani, ricche
di forza virente,
che non trovano pace,
finché non si quieta
ogni spasimo
ed ogni sospiro non tace.
Odori di bosco
dove rosseggia Venere,
mentre, piu su,
con il solo respiro,
rendi omaggio
alla flebile alla luna.






ATTIMI

Attimi,
che si dileguano,
rapidi,
come fatui bagliori,
come scintille fulgide,
che cadono
nel buio della notte.

Dove son più
i miei giorni,
se persino il ricordo
di essi scolora
e, stemperandosi,
muore.

Attimi,
che si dileguano 
rapidi,
e, sul finire
diventano un baleno.




SUL FAR DEL MATTINO

Ruba una barca ai tuoi sogni
e conducimi nel tuo destino!
Non son rimaste che briciole,
solo il pensiero è divino.
Ruba al tuo cielo una stella,
e mettila al cuore vicino!
Una luce negli occhi ti brilla,  
tu fai di me un bambino. 
Raccogli, sul far del mattino,
un piccolo grande sorriso,
come un fanciullo biricchino
conservalo sopra il tuo viso,
per un tremulo, dolcissimo,
struggente bacio d’amòr.
Ecco, mi vieni vicina,
ancor dorme l’allodola,
sulle rose la brina.





ANCHE SE PIOVE

Se qualcuno ascoltasse la mia voce,
sentirebbe ch’ancor trema di pianto,
aspra,  un po’ spenta e senza pace,
ha smarrito dell’amore il canto.
Tutti i miei sogni sono andati via,
li ho rincorsi fino all’orizzonte,
ora son solo con la vita mia
e tante rughe, che tagliano la fronte.
Intorno a me fantasmi senza volto
non hanno più nulla dell’umano:
il mondo corre, dove non è colto,
trascina pure Cristo in un pantano.
S’è rotto il rosario dei miei giorni,
i grani scappano e vanno in ogni dove,
il mio geranio, che di fiori è adorno,
mi fa pensare al sole, anche se piove.
Quando il suo carro sale all’orizzonte,
ritorna l’illusione in un baleno,
della speranza s’intravede il manto,
nella magia d’un arcobaleno. 





AQUA ELECTA
(Quaglietta)

Sembrano giganti addormentati
I monti dell’alta valle del Sele,
mentre i signori del cielo,
gli aironi, volano più su,
guardando dall’alto
gli annosi uliveti
ed i folti boschi di castagno.
Antichi dialetti nostrani
scandiscono il tempo,
che s’adagia
come le vecchie comari,
all’ombra dei loro ricordi.
In questo intimo abbraccio
ritrovo la mia radice;
gli uccelli discorrono col sole,
mentre le gazze, sul pino,
dialogano tra i rami.
          Il velo d’una nuvola 
a una pioggia leggera
 s’accompagna
e, nella campagna,
ritorna il mito di Ermione.





E PIU’ ANCORA 

E più ancora,
nelle ceneri 
del ricordo,
ove si contrae
e si stempera
Il mio passato.
Annodi,
col filo sottile
della maliconia,
immagini vicine
e … lontane,
come fogli
di carta velina,
sbiadite
dal giallo del tempo.






T'HO LASCIATA SOLA

T'ho lasciata sola
nel sudario.
Stanotte, al buio,
non aver paura!
Io ne avrò domani,
quando correrò da te
e tu non ci sarai,
quando vorrò sentire 
la tua voce
e la mia disperazione 
si perderà nel pianto.
Ritorneranno vuote
 le mie braccia al petto
squassato dal dolore,
 alla ricerca
di un poco di calore,
nella fredda stagione
della mia vita.


Madre mia 
Ogni tuo figlio
è un pezzo del tuo cuore,
che ti ringrazia
per il grande amore
che gli hai donato.
Sei qui con noi
e lo sarai sempre,
finché 
non ti raggiungeremo
tra le stelle.





GERMOGLI

Corre il pensiero
ad antiche carezze,
tra primavere fiorate
e magiche ebrezze:
tremori di germogli,
alla vita, non ancora avvezzi.

Era semplice il gioco
ed unici i desideri,
non ancora corrotti
da inutili sogni
e sciocchi progetti.

Se si potesse
tornare indietro
per un'unica
lunga giovinezza
e vivere dell'amore
con amore.

Invidio le farfalle
che van di fiore in fiore,
ma son le api
le regine del colore,
le ladre furbe
del miele.





LA FAVOLA DELLA VITA

Ecco…,
tu non hai paura:
tuo padre è li con te
che t'accarezza,
mentre sorridi a mamma
che, come brezza,
distende la tua fronte,
o mia radice!
E' come nascere
per la seconda volta,
  vivendo, cosciente,
il tuo distacco:
la terra e me che ami
con la tua Dora,
e quello spazio,
che chiamiamo cielo,
dal quale ci separa 
solo un velo
di povera
 e meschina umanità.

Stringi la mano 
solo per dirmi addio,
 ma la tua anima 
vede già Iddio.
Abbracci i tuoi fantasmi
 sorridendo,
ed il mio cuore
d'angoscia sta morendo.
E mentre sembra
 d'essere messo in croce,
sento l'ultima volta la tua voce:
con l'ultimo respiro 
invochi:- Mamma!-
Ed io rimango solo,
 con quella mano
che stringevo da bambino,
 forte e sicura, piena di calore,
che leniva ad ogni passo,
il mio dolore.




SE FOSSI RONDINE

Se fossi rondine, volerei 
nel cielo del passato,
per respirare l'aria
che non ho dimenticato;

il profumo dei gerani di mia madre
ed i colori dei miei anni belli,
ricchi di tanti sogni e solo quelli.

Quando l'amore
s'accontentava d'un bacio
e la casa: una barca di naufraghi,
 uniti  in ogni burrasca.

Se fossi rondine, andrei
incontro al sole del mattino,
quello che illuminava via Murelle,
 con i suoi vicoli e le sue cortine,

ricchi di miseria e di bambini
 che, tra crepe e liscivie, 
  giocavano, per ore, a nascondino.
 
Se fossi rondine salirei più su,
da quel povero vecchio,  
che riempiva d'amore
la mia solitudine.



LA COMPAGNA DEL MARE

Volti stanchi
tagliati dalla vita,
sorrisi che si nascondono
tra le parole:
inutili rosari
pronunciati a caso,
lontani dalla mente, 
ignoti al cuore.
Compagni di vita
tra il cemento e il mare!    
Pensieri che si perdono
all'orizzonte,
tra l'urlo dei gabbiani
e la risacca.
Tra riverberi del sole,
riccioli di schiuma
sulla sabbia scura;
vacilla l'animo
e…confuso si spaura.
Tra la folla sparuta,
odi una voce amica
che ti saluta.
Compagni di vita
che si aprono al mare
tra riflessi d'amore
e la voglia di sognare
giorni di estati lontane,
quando il pianto non aveva dolore
e l'alba era più d'un ricordo.



IL VELLUTO DELLE TUE LABBRA

Il velluto 
delle tue labbra,
nei sogni miei,
con quel sorriso
impreziosito di malizia,
colorano la mia vita.
Ti fa bella,
il sole del tramonto,
mentre pettina l'oro
la brezza
tra i tuoi capelli. 
Rubo piacere
ai tuoi seni,
 assorti,
alti,
  silenziosi,
 come l'altare 
di un dio pagano.
 




SE QUESTI OCCHI

Se questi occhi,
che hanno tanto vissuto
dovessero chiudersi
all'improvviso,
se queste mani
che hanno tanto agito
dovessero fermarsi
d'improvviso,
se questo cuore
che ha tanto amato,
senza mai conoscere
il fuoco devastatore dell'odio,
dovesse cessare di battere
all'improvviso,
tu non piangere,
figlio mio!
Piangeresti sulla mia libertà,
sul mio ritorno al Creatore,
sul mio respiro d'infinito,
dov'è gioia il dolore
e le lacrime
pioggia fitta d'amore.

Se questa bocca,
che ha tanto parlato,
imparato, insegnato, 
progettando nei sogni
e discorrendo di pace,
si dovesse chiudere  
d'improvviso,
continueresti a sentire
la sua voce,
dalla mia anima alla tua,
giù, nel profondo della tua coscienza,
del tuo sentire,
del tuo essere mio figlio.

Sono ancora qua,
dietro la porta del tempo,
rinato per te…e per me,
che ti amo
 più di quanto lo potessi fare 
sotto il sole 
e sotto le stelle.




A MIO PADRE

Alla finestra aperta,
sulla via,
la faccia triste
e gli occhi
di mamma mia.
Ti cerco ovunque,
ma tu non ci sei,
abbraccio Dora
ed i brividi di lei.
Quant’ho temuto in cuor
questo momento,
la vita umana, infine,
è solo vento,
che s’agita tra i sogni 
e  la speranza,
che anche la morte 
sia un’illusione.
Il sole brilla
ai gerani
sul balcone.




COME IL SOLE AL TRAMONTO

Perché
questa maschera 
di rughe spietate,
sul viso,
mi stravolge
il sorriso?
Una voce profonda,  
senza note di gioia,
come il sole al tramonto,
tra tristezza e la noia,
non ha voglia di dire,
di parlare d’amore?
Quante fitte nel cuore,
tra sconforto e vergogna,
d’esser solo passato,
che non vive né sogna,
solo tempo ch’è andato.
Una bimba, guardando
quella maschera grigia
tra il collo e l’orecchio,
grida forte :-C’è un vecchio 
che piange come fosse un bambino,
sembra, mamma, un piccino
che ha bisogno d’amore!-
-Ma non c’è la sua mamma,
è un vecchio che muore!-

 



A sud di Charleroi 

Più giù,
dove la terra trasuda
ed i polmoni
respirano l’ansia
dell’aria che manca.
Più giù,
col terrore
che spalanca gli occhi,
nell’incerto 
ritorno alla luce.
Più giù,
col fratello
che ti da coraggio,
una mano che cerca nel buio
e la musica
del tuo cuore impazzito.
Una morte
paventata ogni giorno,
un’amica amata e temuta,
tra bestemmie e rosari,
tra ricordi di cari
e di patria,
che non vedrai
mai più.




NEAPOLIS

Eterna è l'Urbe,
che non ha i tuoi vicoli,
dove la storia s'impasta con la vita
e forma un fiume
che corre fino al mare,
con i colori ed i sapori
che ti fan cantare.
È l'aria che ispira la poesia,
è dalla gente vera
che nasce la magia
di musiche e di versi,
che recano nel mondo sogni,
speranze e lacrime d'amore.
Non è miseria
che nasce dal dolore,
è nobiltà, fierezza nel sentire
il flusso della vita,
nel superare la morte col sorriso,
nel vivere degli unici valori,
che danno un senso
all'alba di ogni giorno,
alla scomparsa di chi ti è vicino,
al sorriso puro di un bambino
ed alla tenerezza delle mamme




LA VOCE DI DIO

Dove esplode
il silenzio
e l'alba
giunge nebulosa ,
in brandelli d'attesa;
dove
l'ego dell'uomo
ti grida:non puoi,
ogni speme s'è resa!
Dove
occhi smarriti
ti lasciano angoscia,
più grandi del viso,
Lì
è Dio,
che ti parla
con l'amore
e la gioia d'un sorriso




NEAPOLIS

Eterna è l'Urbe,
che non ha i tuoi vicoli,
dove la storia s'impasta con la vita
e forma un fiume
che corre fino al mare,
con i colori ed i sapori
che ti fan cantare.
È l'aria che ispira la poesia,
è dalla gente vera
che nasce la magia
di musiche e di versi,
che recano nel mondo sogni,
speranze e lacrime d'amore.
Non è miseria
che nasce dal dolore,
è nobiltà, fierezza nel sentire
il flusso della vita,
nel superare la morte col sorriso,
nel vivere degli unici valori,
che danno un senso
all'alba di ogni giorno,
alla scomparsa di chi ti è vicino,
al sorriso puro di un bambino
ed alla tenerezza delle mamme,
in una lingua piena di colore,
fantasiosa, dotta
e "chièna e core".



PER IL PAPA

Quando 
l’ultimo raggio
brillò sopra San Pietro,
si chiuse per il mondo
una pagina di storia.
Lacrime di dolore
segnarono la gloria
di chi fece vessillo della Croce,
lottando per la pace, 
con la pace.
Madre celeste 
ammantalo di luce,
lui che, per lustri,
 illuminò il mondo.
Nel nome tuo santissimo
condusse una crociata,
chiamò tutti fratelli,
potenti e poverelli.
Come novello Pietro
In nome del Creatore
portò per ogni dove
la voce dell’amore.
In lui parlava il viso,
lo sguardo aperto e il cuore,
la luce del sorriso,
la forza del dolore;
 portò oltre la storia
la via dell’umiltà.





LA PEPPA(1)

E scalpitava lì,
 sul suol dell'aia,
di compar Finu
la sua mula baia.
Iddio  colorava
l'aria bruna,
coi tenui raggi 
della bianca luna.
Rifiutava la Peppa
 oro e vigna,
scegliendo, per amor,
  il  rio Gramigna.
 Ed una notte,
di quel caldo giugno,
 corse tra i fichidindia
dietro al sogno.
Senza pensar lontano,
né all'onore,
tra nudi sassi
ricercò l'amore,
il fiato le mancava
tra corsa e passi
come una bestia
ne seguì l'odore.
Divenne del bandito
la compagna,
lacera e nuda
su per la montagna.
Di notte lo scaldava
col suo amore,
di giorno lo seguiva
con terrore.
Ma un dì, lungo il Simeto,
 come  lupa,
fu presa nella rete,
selvaggia e cupa.
Finirono le gesta
del Gramigna,
la Peppa, triste,
ritornò alla vigna.
Guardando il cielo,
tra la costa e il tiglio,
per amore del padre,
si staccò dal figlio.
Finì così,
lasciandosi campare,
vivendo solamente
col sognare,
senza il suo cuore
perso in una notte
lì nel burrone,
tra le cave grotte.




NEDDA

Il sole riscaldava
come se fosse giugno,
solo morte  e miseria
ella stringeva in pugno.
L'amore del suo Janu
era l'unica certezza,
per una volta sola
desiderò l'ebbrezza.
 Le cime dei castagni,
le mosse, adagio, il vento,
nei grandi occhi neri
ondate di sgomento.
L'estate ancor durava
sull'erba che ingialliva,
un misero sorriso
sul lavoro che finiva.
Dopo ci fu silenzio
nel caldo del meriggio,
sognare e non morire
fu atto di coraggio.
L'ardore dell'amore
sentì nelle sue vene,
e tutto fu delirio
lanciato sulle pene.
Un gallo non lontano
cantò forte il suo verso,
scapparono lontano,
ma nulla fu diverso.
Una morale sterile
lo giudicò peccato:
  il frutto del suo ventre
fu presto condannato.
Perse, alla fine, il sogno,
la vita la sconfisse,
rimase sola al mondo:
dolor la crocifisse.


(1)Trasfigurazione poetica
della celebre novella del Verga
 "NEDDA" , da Vita dei campi.





IVANA

Generosa
ti schiudi all'amore
ed io gemo,
suggendo il tuo fiore.
Poi ti tendi
e diffondi le note:
nel delirio,
s'arrossan le gote.
 Le tue labbra
son calde d'amore,
come batte impazzito
il tuo cuore.
Mille volte mi chiami,
poi… svieni;
sfioro i seni
e languida vieni.
Il tuo sgardo nel nulla 
si è perso,
sei la luce
del mio universo.



LA NUVOLA

Come
un bambino
addormentato,
con l'ombra
di un sorriso
e la carezza tiepida
 del sole,
scivola verso il mare.
Ritornano all'azzurro
gli storni;
sul lungo letto
di sabbia,
l'onda
 si riposa.




ED E' SERA

Nuvole rade
disegnano l'azzurro del cielo,
non vi sono discorsi
nel giorno
che muore in silenzio.
Il verde nasconde 
più verde 
i raggi del sole,
un'eco lontana
mi porta
la voce del mare,
ed è sera.




ASCOLTAMI

Ti prego,
non soccombere,
teniamoci per mano!
Aiutami a sconfiggere
chi viene da lontano.
Non sono più la quercia,
che sfida forte il vento:
mi sento poca cosa,
guardando il firmamento.
Ti vedo un po’ più piccola,
sei grande nel mio cuore,
ma quasi non m’ascolti,
parlandoti d’amore.
No, 
per favor, non piangere,
guardiamo insieme il mare,
quando sarai guarita,
riprenderai
 a sognare.