POESIE DI FRANCO PASTORE

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Docente di letteratura italiana.Nato a S. Valentino Torio,
 ha compiuto gli studi universitari presso l'Ateneo
 di Salerno. Ha collaborato a riviste letterarie, a giornali a carattere 
periodico ed è stato redattore capo della rivista "Verso il 2000", diretta
 dallo scrittore Arnaldo Di Matteo.Attualmente scrive per il teatro,
 coltivato con passione, fin dai tempi della sua 
amicizia con l'attore Franco Angrisano della Compagnia 
di Eduardo De Filippo.

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T'HO LASCIATA SOLA

T'ho lasciata sola
nel sudario.
Stanotte, al buio,
non aver paura!
Io ne avrò domani,
quando correrò da te
e tu non ci sarai,
quando vorrò sentire 
la tua voce
e la mia disperazione 
si perderà nel pianto.
Ritorneranno vuote
 le mie braccia al petto
squassato dal dolore,
 alla ricerca
di un poco di calore,
nella fredda stagione
della mia vita.


Madre mia 
Ogni tuo figlio
è un pezzo del tuo cuore,
che ti ringrazia
per il grande amore
che gli hai donato.
Sei qui con noi
e lo sarai sempre,
finché 
non ti raggiungeremo
tra le stelle.





GERMOGLI

Corre il pensiero
ad antiche carezze,
tra primavere fiorate
e magiche ebrezze:
tremori di germogli,
alla vita, non ancora avvezzi.

Era semplice il gioco
ed unici i desideri,
non ancora corrotti
da inutili sogni
e sciocchi progetti.

Se si potesse
tornare indietro
per un'unica
lunga giovinezza
e vivere dell'amore
con amore.

Invidio le farfalle
che van di fiore in fiore,
ma son le api
le regine del colore,
le ladre furbe
del miele.





LA FAVOLA DELLA VITA

Ecco…,
tu non hai paura:
tuo padre è li con te
che t'accarezza,
mentre sorridi a mamma
che, come brezza,
distende la tua fronte,
o mia radice!
E' come nascere
per la seconda volta,
  vivendo, cosciente,
il tuo distacco:
la terra e me che ami
con la tua Dora,
e quello spazio,
che chiamiamo cielo,
dal quale ci separa 
solo un velo
di povera
 e meschina umanità.

Stringi la mano 
solo per dirmi addio,
 ma la tua anima 
vede già Iddio.
Abbracci i tuoi fantasmi
 sorridendo,
ed il mio cuore
d'angoscia sta morendo.
E mentre sembra
 d'essere messo in croce,
sento l'ultima volta la tua voce:
con l'ultimo respiro 
invochi:- Mamma!-
Ed io rimango solo,
 con quella mano
che stringevo da bambino,
 forte e sicura, piena di calore,
che leniva ad ogni passo,
il mio dolore.




SE FOSSI RONDINE

Se fossi rondine, volerei 
nel cielo del passato,
per respirare l'aria
che non ho dimenticato;

il profumo dei gerani di mia madre
ed i colori dei miei anni belli,
ricchi di tanti sogni e solo quelli.

Quando l'amore
s'accontentava d'un bacio
e la casa: una barca di naufraghi,
 uniti  in ogni burrasca.

Se fossi rondine, andrei
incontro al sole del mattino,
quello che illuminava via Murelle,
 con i suoi vicoli e le sue cortine,

ricchi di miseria e di bambini
 che, tra crepe e liscivie, 
  giocavano, per ore, a nascondino.
 
Se fossi rondine salirei più su,
da quel povero vecchio,  
che riempiva d'amore
la mia solitudine.



LA COMPAGNA DEL MARE

Volti stanchi
tagliati dalla vita,
sorrisi che si nascondono
tra le parole:
inutili rosari
pronunciati a caso,
lontani dalla mente, 
ignoti al cuore.
Compagni di vita
tra il cemento e il mare!    
Pensieri che si perdono
all'orizzonte,
tra l'urlo dei gabbiani
e la risacca.
Tra riverberi del sole,
riccioli di schiuma
sulla sabbia scura;
vacilla l'animo
e…confuso si spaura.
Tra la folla sparuta,
odi una voce amica
che ti saluta.
Compagni di vita
che si aprono al mare
tra riflessi d'amore
e la voglia di sognare
giorni di estati lontane,
quando il pianto non aveva dolore
e l'alba era più d'un ricordo.



IL VELLUTO DELLE TUE LABBRA

Il velluto 
delle tue labbra,
nei sogni miei,
con quel sorriso
impreziosito di malizia,
colorano la mia vita.
Ti fa bella,
il sole del tramonto,
mentre pettina l'oro
la brezza
tra i tuoi capelli. 
Rubo piacere
ai tuoi seni,
 assorti,
alti,
  silenziosi,
 come l'altare 
di un dio pagano.
 




SE QUESTI OCCHI

Se questi occhi,
che hanno tanto vissuto
dovessero chiudersi
all'improvviso,
se queste mani
che hanno tanto agito
dovessero fermarsi
d'improvviso,
se questo cuore
che ha tanto amato,
senza mai conoscere
il fuoco devastatore dell'odio,
dovesse cessare di battere
all'improvviso,
tu non piangere,
figlio mio!
Piangeresti sulla mia libertà,
sul mio ritorno al Creatore,
sul mio respiro d'infinito,
dov'è gioia il dolore
e le lacrime
pioggia fitta d'amore.

Se questa bocca,
che ha tanto parlato,
imparato, insegnato, 
progettando nei sogni
e discorrendo di pace,
si dovesse chiudere  
d'improvviso,
continueresti a sentire
la sua voce,
dalla mia anima alla tua,
giù, nel profondo della tua coscienza,
del tuo sentire,
del tuo essere mio figlio.

Sono ancora qua,
dietro la porta del tempo,
rinato per te…e per me,
che ti amo
 più di quanto lo potessi fare 
sotto il sole 
e sotto le stelle.




A MIO PADRE

Alla finestra aperta,
sulla via,
la faccia triste
e gli occhi
di mamma mia.
Ti cerco ovunque,
ma tu non ci sei,
abbraccio Dora
ed i brividi di lei.
Quant’ho temuto in cuor
questo momento,
la vita umana, infine,
è solo vento,
che s’agita tra i sogni 
e  la speranza,
che anche la morte 
sia un’illusione.
Il sole brilla
ai gerani
sul balcone.




COME IL SOLE AL TRAMONTO

Perché
questa maschera 
di rughe spietate,
sul viso,
mi stravolge
il sorriso?
Una voce profonda,  
senza note di gioia,
come il sole al tramonto,
tra tristezza e la noia,
non ha voglia di dire,
di parlare d’amore?
Quante fitte nel cuore,
tra sconforto e vergogna,
d’esser solo passato,
che non vive né sogna,
solo tempo ch’è andato.
Una bimba, guardando
quella maschera grigia
tra il collo e l’orecchio,
grida forte :-C’è un vecchio 
che piange come fosse un bambino,
sembra, mamma, un piccino
che ha bisogno d’amore!-
-Ma non c’è la sua mamma,
è un vecchio che muore!-

 



A sud di Charleroi 

Più giù,
dove la terra trasuda
ed i polmoni
respirano l’ansia
dell’aria che manca.
Più giù,
col terrore
che spalanca gli occhi,
nell’incerto 
ritorno alla luce.
Più giù,
col fratello
che ti da coraggio,
una mano che cerca nel buio
e la musica
del tuo cuore impazzito.
Una morte
paventata ogni giorno,
un’amica amata e temuta,
tra bestemmie e rosari,
tra ricordi di cari
e di patria,
che non vedrai
mai più.




NEAPOLIS

Eterna è l'Urbe,
che non ha i tuoi vicoli,
dove la storia s'impasta con la vita
e forma un fiume
che corre fino al mare,
con i colori ed i sapori
che ti fan cantare.
È l'aria che ispira la poesia,
è dalla gente vera
che nasce la magia
di musiche e di versi,
che recano nel mondo sogni,
speranze e lacrime d'amore.
Non è miseria
che nasce dal dolore,
è nobiltà, fierezza nel sentire
il flusso della vita,
nel superare la morte col sorriso,
nel vivere degli unici valori,
che danno un senso
all'alba di ogni giorno,
alla scomparsa di chi ti è vicino,
al sorriso puro di un bambino
ed alla tenerezza delle mamme




LA VOCE DI DIO

Dove esplode
il silenzio
e l'alba
giunge nebulosa ,
in brandelli d'attesa;
dove
l'ego dell'uomo
ti grida:non puoi,
ogni speme s'è resa!
Dove
occhi smarriti
ti lasciano angoscia,
più grandi del viso,
Lì
è Dio,
che ti parla
con l'amore
e la gioia d'un sorriso




NEAPOLIS

Eterna è l'Urbe,
che non ha i tuoi vicoli,
dove la storia s'impasta con la vita
e forma un fiume
che corre fino al mare,
con i colori ed i sapori
che ti fan cantare.
È l'aria che ispira la poesia,
è dalla gente vera
che nasce la magia
di musiche e di versi,
che recano nel mondo sogni,
speranze e lacrime d'amore.
Non è miseria
che nasce dal dolore,
è nobiltà, fierezza nel sentire
il flusso della vita,
nel superare la morte col sorriso,
nel vivere degli unici valori,
che danno un senso
all'alba di ogni giorno,
alla scomparsa di chi ti è vicino,
al sorriso puro di un bambino
ed alla tenerezza delle mamme,
in una lingua piena di colore,
fantasiosa, dotta
e "chièna e core".



PER IL PAPA

Quando 
l’ultimo raggio
brillò sopra San Pietro,
si chiuse per il mondo
una pagina di storia.
Lacrime di dolore
segnarono la gloria
di chi fece vessillo della Croce,
lottando per la pace, 
con la pace.
Madre celeste 
ammantalo di luce,
lui che, per lustri,
 illuminò il mondo.
Nel nome tuo santissimo
condusse una crociata,
chiamò tutti fratelli,
potenti e poverelli.
Come novello Pietro
In nome del Creatore
portò per ogni dove
la voce dell’amore.
In lui parlava il viso,
lo sguardo aperto e il cuore,
la luce del sorriso,
la forza del dolore;
 portò oltre la storia
la via dell’umiltà.





LA PEPPA(1)

E scalpitava lì,
 sul suol dell'aia,
di compar Finu
la sua mula baia.
Iddio  colorava
l'aria bruna,
coi tenui raggi 
della bianca luna.
Rifiutava la Peppa
 oro e vigna,
scegliendo, per amor,
  il  rio Gramigna.
 Ed una notte,
di quel caldo giugno,
 corse tra i fichidindia
dietro al sogno.
Senza pensar lontano,
né all'onore,
tra nudi sassi
ricercò l'amore,
il fiato le mancava
tra corsa e passi
come una bestia
ne seguì l'odore.
Divenne del bandito
la compagna,
lacera e nuda
su per la montagna.
Di notte lo scaldava
col suo amore,
di giorno lo seguiva
con terrore.
Ma un dì, lungo il Simeto,
 come  lupa,
fu presa nella rete,
selvaggia e cupa.
Finirono le gesta
del Gramigna,
la Peppa, triste,
ritornò alla vigna.
Guardando il cielo,
tra la costa e il tiglio,
per amore del padre,
si staccò dal figlio.
Finì così,
lasciandosi campare,
vivendo solamente
col sognare,
senza il suo cuore
perso in una notte
lì nel burrone,
tra le cave grotte.


(1) Astrazione lirica dalla celebre
 novella del Verga "L'amante di Gramigna"






NEDDA

Il sole riscaldava
come se fosse giugno,
solo morte  e miseria
ella stringeva in pugno.
L'amore del suo Janu
era l'unica certezza,
per una volta sola
desiderò l'ebbrezza.
 Le cime dei castagni,
le mosse, adagio, il vento,
nei grandi occhi neri
ondate di sgomento.
L'estate ancor durava
sull'erba che ingialliva,
un misero sorriso
sul lavoro che finiva.
Dopo ci fu silenzio
nel caldo del meriggio,
sognare e non morire
fu atto di coraggio.
L'ardore dell'amore
sentì nelle sue vene,
e tutto fu delirio
lanciato sulle pene.
Un gallo non lontano
cantò forte il suo verso,
scapparono lontano,
ma nulla fu diverso.
Una morale sterile
lo giudicò peccato:
  il frutto del suo ventre
fu presto condannato.
Perse, alla fine, il sogno,
la vita la sconfisse,
rimase sola al mondo:
dolor la crocifisse.


(1)Trasfigurazione poetica
della celebre novella del Verga
 "NEDDA" , da Vita dei campi.




IVANA

Generosa
ti schiudi all'amore
ed io gemo,
suggendo il tuo fiore.
Poi ti tendi
e diffondi le note:
nel delirio,
s'arrossan le gote.
 Le tue labbra
son calde d'amore,
come batte impazzito
il tuo cuore.
Mille volte mi chiami,
poi… svieni;
sfioro i seni
e languida vieni.
Il tuo sgardo nel nulla 
si è perso,
sei la luce
del mio universo.



LA NUVOLA

Come
un bambino
addormentato,
con l'ombra
di un sorriso
e la carezza tiepida
 del sole,
scivola verso il mare.
Ritornano all'azzurro
gli storni;
sul lungo letto
di sabbia,
l'onda
 si riposa.




ED E' SERA

Nuvole rade
disegnano l'azzurro del cielo,
non vi sono discorsi
nel giorno
che muore in silenzio.
Il verde nasconde 
più verde 
i raggi del sole,
un'eco lontana
mi porta
la voce del mare,
ed è sera.




ASCOLTAMI

Ti prego,
non soccombere,
teniamoci per mano!
Aiutami a sconfiggere
chi viene da lontano.
Non sono più la quercia,
che sfida forte il vento:
mi sento poca cosa,
guardando il firmamento.
Ti vedo un po’ più piccola,
sei grande nel mio cuore,
ma quasi non m’ascolti,
parlandoti d’amore.
No, 
per favor, non piangere,
guardiamo insieme il mare,
quando sarai guarita,
riprenderai
 a sognare.




La Lupa 

Geme il tuo corpo
Lì, nell'aria bruna,
nuda, ti vesti
coi raggi della luna.
Mugoli al vento,
le unghie nelle mani,
s'agita il seno:
l'oggi è già domani.
Pallido il viso,
senz'ombra di un sorriso,
e sul piacer voluto
le labbra di velluto.
Non c'è più via di scampo, 
il tempo è ormai scaduto.
Nel cuore e nelle vene,
fuoco e ardor ti piglia
e per aver l'amore,
baratti carne e figlia.
Cieca nell'aia corri,
come un animale
tanto, c'è Nanni tuo
e solo questo vale.
 Quel giorno,
al suo morire,
 la scorse da lontano, 
veniva per gioire,
recando fiori in mano.
  Prese la scure e lucido 
Si mise ad avanzare
tra il verde dei filari
dove dovea zappare.
La lupa vide pallido
 il viso suo venire, 
ma non avea paura
 forse,volea finire.
  Non  arretrò d' un passo,
né pronunciò parole,
gli cose solo incontro,
come per far l'amore.
Guardandolo negli occhi,
gridò:-  Meglio la morte,
se è questo che tu vuoi
  accetto la mia sorte!-
Mentre sull'aia umida
il Nanni la uccideva,
su quella terra arida
  il sole vi piangeva.
Sui campi di papaveri,
 forte soffiò il vento,
gemiti di dolore,
tra i sassi e il firmamento. 
                         
(1) Trasfigurazione poetica 
della celebre novella di Giovanni Verga




Mother of the sky
(A Giovanni Maria Palatucci)

Madre del cielo,
Signora del dolore,
Tu che baciasti
con infinito amore
quel Sangue benedetto
che cambiò nome alla morte
 ed all'umanità la prima sorte,
 io so perché l'aurora,
su questa terra atra,
vi ritorna ancora.
Sono i figli d'Abele,
che vincono la stirpe
 maledetta  di Caino,
che strazia e uccide,
come bestia immonda,
e lorda, scempia e gronda
di sangue di bambini e d'innocenti,
tenendo il mondo sulle braci ardenti.
E proprio quando tutto è incandescente
ed il dolore esplode e si sublima,
quando l'inferno è qui,
concretamente,
 ch'il bene canta la sua vera rima,
 che, spontaneamente,
 dai cuori squarciati, come voci,  
  nasce di colpo dalle rosse croci
di Cristo e Salvo (1) 
trucidati per la pace,
  Giovanni e Giorgio (2)
che brillano di luce,
quella che accende l'alba
d' un gran giorno,
dove nessuno scrive più sul vento
ed i valori nuovi,
sono cemento
di nuova umanità.
 




GIOCHI D'AMORE

Dolcissime,
morbide,
calde,
che parlano d'amore,
dialogano col cuore.
Un piacere, 
sottile,
mi prende
e mi perdo
nel gioco sapiente
del nido dischiuso.
Compare, 
discreta,
la rosea compagna,
carezza languida
che bagna
di lucido piacere,
e ti fa bere
dal calice intriso,
che uso,
violandolo a mia volta,
distolto
dal viver quotidiano.
Invano,
non ho più difese,
più veloci delle mani,
più tenere del pensiero,
più generose del sesso,
impastate di peccato,
voluttuose,
spregiudicate,
vogliose,
sensuali:
le tue labbra.



SI SEULEMENT POUR UN ISTANT (2)

Si, seulement pour un instant,
Dieu,
en oubliant
que je suis moins que rien,
m'offrait une nouvelle vie,
J'irais à la recherche
de mes rêves et les vivrais,
avec toute la force de mon âme.
J'écouterais les autres qui parlent
et m'en nourrirais
en laissant à découvert toute mon âme.
Je brûlerais,
toute ma haine,
sur la flamme de l'amour,
et j'écrirais sur la douleur des hommes,
en chantant à la lune
mon envie de vivre.
Je ne laisserais pas passer un seul jour,
sans dire à ceux que j'aime
combien je les aime.
Je vivrais ainsi comme un enfant,
amoureux de l'amour,
parce que les hommes vieillissent,
quand ils cessent d'être amoureux,
dans cet oubli
qui permet à la mort de les saisir.
Si incertain est le lendemain,
il faut aimer sans attendre:
il serait dur de rappeler ce jour,
où tu n'as pas pris le temps
d'un baiser, d'un sourire,
d'un petit, dernier, grand désir.
Serre contre toi ceux qui te font vivre et dis leur,
surtout quand tu n'as nul besoin d'eux,
prends le temps de leur dire:
"je t'en prie", " pardonne-moi",
toutes les paroles aimables
connues de tous.
Personne ne se souviendra
de tes élans réprimés,
de tes paroles jamais dites,
de tes pensées inexprimées,
demande à Dieu la sagesse
de savoir quand et comment les dire
à ceux que tu aimes.


(1)Dedicata a Gabriel Garcia Marquez ed alla sua stupenda 
lettera di addio.
(2)traduzione in francese di Lella Zanutto
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MOMENTO LUCIDO 
(dicata a mio padre)

Nello scorrere 
rapido
delle immagini,
annulla il tempo
il fluire vorticoso 
dei ricordi.
Negli occhi,
si spegne
la luce del pensiero
e a ruota libera,
divieni duro,
spietato e fiero,
sincero e menzognero.
Ma,
in un momento lucido,
sei ritornato a me
per dirmi:
- Grazie! -
È stato allora,
in quell’istante magico,
che, 
stringendoti sul cuore,
t’ho detto addio.

 


L'AVVENTURA DELLA VITA

Sulla nave dell’io‚
attraverso
numerose tempeste;
vivo sempre i miei sogni
che curo‚ assetato d’amore.

L’avventura 
continua più intensa‚
si concentra il dolore‚
quando l’acqua diventa più densa
mi sorregge il furore.

Il cuore sostiene il timone‚
lo spirto ancor rema‚
selvaggia 
la danza per l’estasi:
quella suprema.

Non serve sapere di più
quando tieni l’amore‚
nascosto
e nutrit’ogni ora
nel profondo del cuore.

Questo dono 
arricchisco con gioie‚
ricordi e bellezze
di tramonti dipinti di rosso‚
sul far della sera‚

dei colori dell’alba
d’agosto‚
d’una stretta sincera
e dei fiori gentili e stupendi
che dà primavera. 



DESNUDA

Il tempo si è fermato
sul tuo seno‚
mentre carezzo
 la tua pelle bianca.
Sei calda
come il sole‚
di mattina‚
ti copri
con le mani
da bambina.
Non parli mai
quando ti carezzo‚
nascondi gli occhi 
sotto i tuoi capelli 
ancora soffici
E neri
come i miei pensieri.




IL TUO FIATO

Il tuo fiato
sul mio‚
nel dolce abbandono
del corpo.
Vivo il tuo fremere‚
con gl'irti rosei
ed il caldo intimo
dei tuoi segreti.
Come di un fiore‚
 il tuo profumo
mi riempie il cuore
e mi riprende‚
con l'ansia
che ti brama ancora.
E vivi …
e soffri …
e muori …
su di me‚
che ti sente
totalmente sua.
Sono spasimi struggenti‚
un dono raro
della vita‚
che ti dona a me
infinita‚
aulente‚
divina.



******
Dall'opera " L'AMORE  NEL MITO " di F.Pastore

A proposito di "Amore e Psiche" nell'opera
"La Metamorfosi" di L. APULEIO


Amore e Psiche

 C'erano una volta, in una città, un re e una regina, i quali avevano
 tre figlie. L'ultima, Psiche, era stupenda, tanto da suscitare la
 gelosia di Venere la dea dell'amore , la quale prega Eros di ispirare
 alla fanciulla una passione disonore-vole per l'uomo più vile della 
terra. Tuttavia, è stesso Amore ad invaghirsi della fanciulla, la 
trasporta nel suo palazzo, dov'ella è servita ed onorata‚ come una 
principessa‚ da ancelle invisibili e dove, ogni notte, il dio le 
concede indimenticabili visite. Unica condizione è che Psiche non deve
 vedere il viso del misterioso amante, altrimenti si rompe 
l'incantesimo. Per confortare la sua solitudine, la fanciulla ottiene 
di far venire nel castello le sue due sorelle.  
 Queste, invidiose, le suggeriscono che il suo amante è in effetti un
 mostruoso serpente: allora, Psiche,   curiosa e delusa, armata di 
pugnale, si avvi-cina al suo amante per ucciderlo. Ma a lei il dio 
Amore, che dorme, si rivela nel suo fulgore, coi capelli profumati 
di ambrosia‚ le ali rugiadose di luce‚ il candido collo e le guance
 di porpora. Dalla faretra del dio, Psiche trae una freccia, con la
 quale si punge, innamorandosi  perdutamente di Eros. Dalla lucerna 
di Psiche una goccia d'olio cade sul corpo di Amore che si sveglia e
 fugge lontano dalla fanciulla, che ha violato il patto. 
 L'incantesimo è rotto, e Psiche, disperata, si mette alla ricerca 
del suo amore. Deve affrontare l'ira di Venere, che sfoga la sua
 gelosia imponendole di superare quattro  prove, l'ultima delle 
quali comporta la discesa nell'Ade‚ per farsi dare un vasetto 
da Persefone.

Psiche avrebbe dovuto consegnarlo a Venere senza aprirlo, ma la 
curiosità la perde ancora una volta. La fanciulla allora viene 
avvolta in un sonno mortale. Alla fine‚ interviene a salvarla Amore‚
 il quale otterrà per lei da Giove l'immortalità e la farà sua sposa.
 Dalla loro unione nascerà una figlia: "Voluttà".


IL TRIONFO DELL'AMORE

L'amore
è il più bel fiore
della giovinezza

e lo coglie ancor di più
chi di vaghezza è adorno
e di bellezza.

51


Psiche era infin talmente bella
che Venere ne avea gran gelosia
e pregò Amore‚ il primo tra gli dei‚
di maltrattarla‚ compiendo la magia:
legarla ad uomo indegno di sua beltade
e della sua grande nobiltà.
Ma Eros‚ dio d'amore e di saggezza‚
solo a guardarla se ne innamorò
ed in palazzo‚ per lui‚ la riservò.
Di servi invisibili era regina‚
mentre‚ di notte‚
 Amore la prendeva‚
 baciandola col corpo che splendeva.
E lei‚ rispondendo a quell' amplesso‚
donava‚ con il cuore‚
tutta se stessa:
schiudeva i suoi scrigni
al dio supremo
gridava al mondo 
il suo piacere estremo.
La luna arrossiva su nel cielo
e Notte rinfrescava con un velo
le carni di fuoco della fanciulla‚
che Eros stringeva nella culla
delle sua braccia divine‚
che d'ambrosia odoravano 
e di forza‚
con una gran passione‚
Che mai si smorza. 

52



Le sorelle‚
  invidiose di cotanto amante‚
spingono la fanciulla a verificare
se trattasi di Eros o di serpente‚
che ne carpisce amor continuamente.
Psiche‚ allor‚Guardando  
 rompe il patto
  di non scrutare il dio dell'amore‚
che fugge lontano da quel fiore‚
lasciando nel giaciglio solo dolore.
La dolce fanciulla lo inseguì:
la freccia del nume l'avea punta.
Pur di riconquistare il ben perduto‚
affrontò l'ira di Venere‚ pallida e smunta.
Concluse le tre prove
ma‚ alla terza‚ curiosità la vinse
e da sonno mortale fu avvolta‚
come morte nell'Ade
 l'avesse colta.


(EPILOGO)
E corse Amore
 a salvar l'amante‚
rendendole la vita
 e poi l'amore.
La rese dea immortal
e sull'olimpo
l'accolsero felici gli altri dei‚
regalandole  un letto d'ambrosia‚
ove ancor giace‚ con Eros‚
per l'eternità.
5
Se ascolti‚ d'estate‚
tra le stelle
puoi udire una musica 
Divina:
le note gravi sono
 dell'Amore;
i gemiti di Psiche
 sono violini.