"O falce di luna calante" DI GABRIELE D'ANNUNZIO


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O falce di luna calante
Gabriele d'annunzio

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme...
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

 

 

 

Quest’opera poetica, scritta in gioventù, rivela il carattere fondamentalmente sensuale dell'ispirazione dannunziana tesa all'esaltazione della gioia di vivere.

 Mentre le piante e i fiori, in un mondo silenzioso sotto il tenue chiarore della luna, si muovono impercettibilmente, gli esseri viventi si lasciano andare a un sonno languido, inebriati dal piacere. L'elemento naturalistico, rappresentato dalla terra rischiarata dalla luce lunare, dagli alberi e dai fiori, è magistralmente trasformato in un’incredibile suggestione musicale.

Metro: tre strofe di quattro versi, costituite
ciascuna da due novenari e da due dode-
casillabi, l'ultimo dei quali è sempre
tronco.


Parafrasi

O falce di luna calante
che brilli sulle acque
deserte del mare,
o falce dal colore argentato,
 quale ricca messe di sogni
ondeggia sulla terra al tuo
 dolce chiarore!

Fruscii leggeri di foglie,
sospiri di fiori si sprigionano dal bosco
 esalano   verso il mare: nel vasto
silenzio non si ode né
canto, né grido, né suono.

Sazi d'amore, di piacere,
gli esseri viventi si
abbandonano al sonno...
O luna calante, quale ricca
messe di sogni
ondeggia quaggiù sulla terra
 al tuo mite chiarore!

 


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