AGOSTO 2000 Girano forte le eliche che danno refrigerio alla mia fronte e il loro rumore si confonde con il canto delle cicale e il rincorrersi dei cani, quasi indifferenti all’afa. L’intenso soffio artificiale sta spegnendo questa arsura insieme ai miei soliti pensieri supini: ma una innocua gocciolina si affaccia al sopracciglio, e pur con qualche indecisione, attraversa lo zigomo, e la guancia… la lascio fare… repentina giunge al mento, resta lì un po’ ciondolante, interdetta forse dal frenetico viaggio e dall’inattesa ultima fermata, mi solletica ancora un po’, poi, insofferente alla forza che ci tiene legati al suolo, sfugge al suo destino, e, irriverente come la sua breve esistenza, autografa i miei fogli. L’ULTIMA SIGARETTA Quante sigarette abbiamo fumato io e te. Con quanta nebbia malata abbiamo saturato la tua stanza e le tue lenzuola. Eppure è dolce il sapore delle tue labbra. Quanti giorni sono passati, e quante ore, e minuti, e secondi: amore, abitudine o paura di restare soli? I miei sentimenti sono offuscati da questa aria pesante, ma a bruciare è ancora la nostra passione che ci ha rubato il tempo e le parole non dette. Apri le finestre! Io svanirò con questo fumo evanescente e con il tuo profumo nella mente. Ti prego, non volermi male, ho ancora un cassetto di sogni infranti da riempire. RIPOSO. Dormo sul lato del cuore che sussurra in battiti visioni oniriche.![]()