GARCIA LORCA : ALBA

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Alba

Federico Garcia Lorca

Il mio cuore oppresso
con l'alba avverte
il dolore del suo amore e il sogno delle lontananze.
La luce dell'aurora porta
rimpianti a non finire
e tristezza senza occhi
del midollo dell'anima.
Il sepolcro della notte
distende il nero velo
per nascondere col giorno
l'immensa sommità stellata.
Che farò in questi campi
cogliendo nidi e rami,
circondato dall'aurora
e con un'anima carica di notte!
Che farò se con le chiare luci
i tuoi occhi sono morti
e la mia carne non sentirà
il calore dei tuoi sguardi!

Perchè per sempre ti ho perduta
in quella chiara sera?
Oggi il mio petto è arido
come una stella spenta

 

Al centro dell’opera vi è il contrasto fra la notte e il giorno, fra il buio e la luce, fra il sorgere e il calare del sole, sullo sfondo esistenziale dei sentimenti universali dell'amore, del rimpianto, della nostalgia, della mancanza.
Nei versi iniziali, l'alba appare come svelatrice, come campanello d'allarme ("avverte") del dolore. Questo si ricongiunge alla tradizione romantica secondo cui la notte è complice del poeta che riesce a nascondere il suo malessere nella sua oscurità. Ma appena sorge il sole, ci si sveglia dal "sogno delle lontananze" e la mancanza torna forte a tormentare l'animo.
La luce dell'aurora anzichè dare speranza (antica metafora biblica, del dio-luce-speranza) rivela la cruda realtà delle cose, rende nitido e distinto il rimpianto.
La notte viene associata all'immagine di sepolcro, che, seppur macabra, riporta al senso di pace che prova il poeta quando cala il buio e il giorno, se prima era svelatore, ora diventa colui che nasconde (con la sua luce) le stelle.
Notare altra metafora biblica (sepolcro... distende il velo...) che ricorda la deposizione di Cristo.
E' interessante il gioco degli opposti e la concezione di assoluto relativismo che viene trasmessa con questa poesia: la notte che generalmente è inquietante, diventa un rifugio.
Il giorno che dovrebbe sollevare l'animo, rivela verità atroci.
La luce che normalmente rivela le cose, i questo poema rivela solo la realtà che è dolore, ma nasconde un'altra luce, quella delle stelle, che può essere vista solo nel buio, che quindi diventa a sua volta rivelatore.
Nella parte successiva della poesia  il poeta dichiara ciò che già prima lasciava intuire: il suo cuore è a suo agio nel buio, e una volta che si trova alla luce del sole, non sa che fare, perchè la sua anima è comunque carica di notte. Essere carichi di notte significa essere privi dell'amor perduto, essere privi di quegli occhi che  sono morti con la luce. Di nuovo torna la metafora della luce come colei che uccide, che pone fine alla speranza, ma soprattutto che pone fine all'illusione.
E' come se di notte, per il poeta tutto sia possibile. Amare, essere ricambiato, credere, sperare, sognare, costruire illusioni, fidarsi.
La luce invece porta alla fine delle fantasie, porta a dover fare i conti con la realtà.
E infatti, in quella "chiara sera" (ossimoro) per sempre ha perduto l'amata.
E il petto è arido come una stella che dovrebbe emanare luce nella notte, ma che è spenta. Spenta perchè la luce del giorno l'ha uccisa, e spenta perchè le speranze d'amore del poeta sono finite.

 

 



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