DANTE :Amore e 'l cor gentil sono una cosa

A.DANTE :
Amore e 'l cor gentil sono una cosa

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Amore e l'cor gentil sono una cosa


Amore e 'l cor gentil sono una cosa,
sì come il saggio in suo dittare pone,
e così esser l'un sanza l'altro osa
com'alma razional sanza ragione.
Falli natura quand'è amorosa,
Amor per sire e 'l cor per sua magione,
dentro la qual dormendo si riposa
tal volta poca e tal lunga stagione.
Bieltate appare in saggia donna pui,
che piace a li occhi sì, che dentro al core
nasce un disio de la cosa piacente;
e tanto dura talora in costui,
che fa svegliar lo spirito d'Amore.
E simil face in donna omo valente.

Parafrasi
Amore e il cuore nobile si identificano,
come il poeta afferma in una sua poesia,
e l'uno può stare senza l'altro come

 l'anima razionale può esistere senza la ragione.
La natura li crea quando è soggetta ad Amore
e pone Amore per sovrano e il cuore per sua sede,

dentro la quale sede Amore dormendo si riposa,

talvolta per breve tempo e talvolta a lungo.
La bellezza si manifesta poi in una donna di valore,
che piace agli occhi in modo tale che dentro al cuore

 nasce un desiderio della cosa che piace;
e dura tanto nel cuore che fa risvegliare lo spirito d'amore.
Lo stesso effetto provoca un uomo di valore in una donna.

 

 La poesia è scritta in sonetto che proviene  dalla “VITA NOVA”, e dalle tematiche si  intuisce che siamo ancora alla prima fase dell'amore dantesco:l'amore intra nos. Vediamo, invero, che Dante prova piacere dagli elementi esteriori dell'amore e in questo sonetto si sofferma appunto nell'analisi degli effetti che l'amore stesso scatena nell'uomo e dal rapporto tra l'amore e il cuore gentile, utilizzando la poesia guinizzelliana “ Al cor gentile rempaira sempre amore”.

Livello metrico
Sonetto con rime alternate nelle quartine e ripetute nelle terzine. Lo schema è ABAB, ABAB; CDE, CDE.

Livello lessicale, sintattico e stilistico
L'argomentazione è sottolineata dalla linearità del succedersi dei versi, che evitano forti enjambements. Ritmo e sintassi coincidono quasi perfettamente: solo l’ultima terzina si articola in due periodi; le altre strofe sono invece occupate da un periodo ciascuna. L’utilizzo di una figura logica come l’adynaton (vv. 3-4) sottolinea ulteriormente il rigore filosofico dell’argomentazione.
Certi versi– ad esempio il passaggio dell’amore dalla potenza all’atto – sono però espressi con metafore più propriamente cavalcantiane («dormendo», v. 7, «svegliar», v. 12).
Significativo è poi, per chiarire la concezione dantesca dell’amore, l’uso degli aggettivi che sottolineano le qualità – al tempo stesso morali e intellettuali – degli individui in cui si manifesta questo sentimento. Oltre al «gentil» di v. 1, per due volte ricorre l’aggettivo “saggio”: prima, in forma sostantivata, con riferimento a Guinizzelli (v. 2); poi (v. 9) con riferimento alla donna capace di suscitare l’amore. A “saggio” corrisponde il «valente» di v. 14, con cui è designato l’uomo degno di suscitare l’amore nella donna. Tale aggettivazione sottolinea la distanza da qualsiasi visione che si incentri sulla natura sensuale dell’amore.

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