CORRADO GOVONI: IL CALABRONE UBRIACO

CORRADO GOVONI


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POESIE POCO FAMOSE 

 
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IL CALABRONE UBRIACO  DI GOVONI C.

 

IL CALABRONE UBRIACO


Questo ispido villoso calabrone
l’ho trovato fradicio
di polline e rugiada
nella campana d’un fiore arancione.
Zampettava di qua e di là, ronzando
per uscire, ma non trovava più la strada.
Lo tirai fuori, ed ora è lì che vola
in un raggio di sole tutto d’oro:
come un ubriacone che s’alza dal marciapiede
e s’incammina malsicuro borbottando.
(Corrado Govoni)

 

Poesia visiva resa con brevi pennellate di colori.

L’accostamento del calabrone ebbro di polline e di sole all’ubriaco, che a stento si regge, si impronta  a un’originalità che tocca i limiti della bizzarria.

Il poeta è tratto ad osservare un calabrone, che nella calura estiva, impazzito di rugiada e di sole,non trova più via d’uscita dalla campana di un fiore. Dopo averlo liberato , si compiace di vederlo agitarsi volando e ronzando sotto il sole: gli suscita l’immagine d’un ubriaco che, alzatosi da terra, si allontana brontolando.

 

Parafrasi

 

Questo ispido e peloso calabrone

l’ho trovato ubriaco fradicio

di polline e di rugiada

nella campana di un fiore arancione.

Zampettava di qua e di là,ronzando

per liberarsi senza trovare la strada.

Gli resi la libertà, ed ora è lì che vola

preso dall’ebbrezza sotto la luce del sole:

come un ubriacone che si alza dal marciapiede

e s’incammina insicuro ed emettendo suoni.

 
 


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