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FILOSOFI : Anassimene

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Anassimene

ANASSIMENE da Mileto, più giovane di Anassimandro e forse suo discepolo, fiorì verso il 546-45 e morì verso il 528-25 (Olimpiade 63). Come Talete, egli riconosce come principio una materia determinata, che è l'aria; ma a tale materia attribuisce i caratteri del principio di Anassimandro: l'infinità e il movimento incessante. Egli vedeva nell'aria anche la forza che anima il mondo: «Come l'anima nostra, che è aria, ci sostiene, così il soffio e l'aria circondano il mondo intero» (fr. 2, Diels). Il mondo è come un animale gigantesco che respira: e il respiro è la sua vita e la sua anima. Dall'aria nascono tutte le cose che sono, che furono e che saranno, e anche gli dèi e le cose divine.
L'aria è il principio del movimento e di ogni mutamento. Anassimene ci dice anche il modo in cui l'aria determina la trasformazione delle cose: questo modo è il doppio processo della rarefazione e della condensazione. Rarefacendosi l'aria diventa fuoco; condensandosi diventa vento, poi nuvola e, condensandosi ancora, acqua, terra e quindi pietra. Anche il caldo e il freddo sono dovuti allo stesso processo: la condensazione produce il freddo, la rarefazione il caldo.
Come Anassimandro, Anassimene ammette il divenire ciclico del mondo; quindi il suo dissolversi periodico nel principio originario e il suo periodico rigenerarsi da esso. Più tardi la dottrina di Anassimene fu difesa da DIOGENE DI APOLONIA contemporaneo di Anassagora. L'azione che Anassagora attribuiva all'intelligenza, Diogene l'attribuì all'aria, che tutto pervade e come anima e soffio (pneuma) crea negli animali la vita, il movimento e il pensiero. L'aria è perciò secondo Diogene, increata, illuminata, intelligente e ordina e domina tutto.

Nella visione di Anassimene ciò che esiste si differenzia dal principio originario soltanto in base ad una considerazione quantitativa, più precisamente alla densità. E’ interessante notare che, rispetto al suo maestro, il quale aveva conferito all’arché originaria un connotato di spiccata indeterminatezza (l’ápeiron indifferenziato), Anassimene, come Talete con l’acqua, assume l’aria, un elemento fisico concreto, a scaturigine prima delle cose esistenti: Aristotele, nel primo libro della sua “Metafisica”, rileva infatti che i primi filosofi “ritennero che i princìpi di tutte le cose fossero solo di specie materiale” e che “ciò di cui gli esseri sono costituiti, ciò da cui derivano e ciò in cui si risolvono da ultimo è principio degli esseri, una realtà che si conserva sempre pur nelle sue trasmutazioni”.

Dall’osservazione della natura e del cosmo, tali pensatori si sforzano di spiegare la genesi di ciò che esiste in virtù non di teorie mitiche, ma di ipotesi razionali e constatabili.

Come l’acqua per Talete, anche l’aria è un elemento essenziale per la vita e la sussistenza; in essa è immerso tutto ciò che circonda l’uomo, anzi la stessa anima umana, in quanto “soffio vitale”, è composta di aria che, per le sue caratteristiche di infinità e di continuo movimento, può essere molto bene assunta come “ciò che vi è di identico in ogni diverso”. Dai due fondamentali ed opposti movimenti di rarefazione e condensazione derivano tutti gli altri elementi, come ben sintetizzato da Teofrasto, allievo di Aristotele: “Condensata e rarefatta (l’aria) appare in forme differenti: quando si dilata fino ad essere molto leggera diventa fuoco, mentre poi condensandosi diviene vento: dall’aria si producono le nuvole per condensazione e se la condensazione cresce, l’acqua, se cresce ancora, la terra. E all’ultimo grado le pietre. Sicché i contrari fondamentali per la generazione sono il caldo e il freddo” .

Accanto alla riflessione filosofica, Anassimene coltivò interessi di carattere cosmogonico, sviluppando significative ipotesi su argomenti di astronomia, ad esempio quella per cui la forma della Terra sarebbe assimilabile a quella di un disco piatto, e meteorologia.

 

 

 


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