PALAZZESCHI : LA FONTANA MALATA

PALAZZESCHI LA FONTANA MALATA

HOME PAGE    DIDATTICA SCUOLA    ANTOLOGIA POETICA   COMMENTI POESIE FAMOSE    LETTERATURA

 


 

 

LA FONTANA MALATA

Palazzeschi

 

Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
chchch......
E' giu',
nel cortile,
la povera
fontana
malata;
che spasimo!
sentirla
tossire.
Tossisce,
tossisce,
un poco
si tace....
di nuovo.
tossisce.
Mia povera
fontana,
il male
che hai
il cuore
mi preme.
Si tace,
non getta
piu' nulla.
Si tace,
non s'ode
rumore
di sorta
che forse... 
che forse
sia morta? 
Orrore
Ah! no.
Rieccola,
ancora
tossisce,
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
chchch....
La tisi
l' uccide.
Dio santo,
quel suo
eterno
tossire
mi fa
morire,
un poco
va bene,
ma tanto....
Che lagno!
Ma Habel!
Vittoria!
Andate,
correte,
chiudete
la fonte,
mi uccide       
quel suo
eterno  tossire!
Andate,
mettete
qualcosa
per farla
finire,
magari...
magari
morire.
Madonna!
Gesù!
Non più!
Non più.
Mia povera
fontana,
col male
che hai,
finisci
vedrai,
che uccidi
me pure.
Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch... 

 

L’autore riproduce con sapienti giochi di armonie imitative un interrotto  lamento di una fontanella che sente singhiozzare nel cortile.Viene descritta  la “malattia” di una vecchia fontana e l’esasperazione del poeta per questo lamento che lo fa “morire”. Il poeta non considera la fontana come un oggetto, ma come una persona a cui tiene molto, tanto che per la tristezza sente una fitta al cuore.

Il vecchio oggetto, vicino alla morte, continua a gocciolare in continuazione e al poeta sembra che esso tossisca senza riuscire a smettere. L’uomo, distrutto, cerca disperatamente qualcuno che faccia cessare quel continuo gocciolare, ma nessuno accorre per esaudire quel desiderio.

La fontana gocciola ancora con insistenza, poi smette, e il poeta crede che sia morta e ne è profondamente addolorato, dopo un po’ riprende a gocciolare, e lui si sente sollevato. Sfortunatamente, però, quel sollievo non dura molto, perché ricomincia , perciò l’autore paragona la fontana ad una persona malata di tisi, una grave malattia polmonare che può portare alla morte, per cui si sente nuovamente tormentato e preoccupato ed invoca i propri camerieri affinché pongano fine a quella lunga agonia.

A questo punto, data l’enorme sofferenza (sua e della fontana) tutto è preferibile, perfino la morte.

Il poeta, infine, si rivolge alla fontana e le dice che, per il grande dolore e dispiacere che ha nel cuore, finirà per morire anche lui.Clocchete …clocchete …e il rantolo non ha tregua.

Vi è un affannoso incalzare dei suoni, dei ritmi che si inseguono, sdruccioli, piani, tronchi, in un accordo disperato di accenti, che non si sa bene se scaturito da riso o da pianto e che costituisce il bizzarro fascino di questa poesia.

La poesia è strutturata in due parti: nella prima parte risaltano le onomatopee primarie, ovvero le onomatopee che riproducono direttamente un suono quali le parole clof, clop, cloch, ecc… che vogliono significare l’eterno gocciolare della fontana.

Nella seconda parte sono presenti delle onomatopee secondarie come tossire, morire, chiudere, finire, ecc… che suggeriscono il significato del suono: con questo l’autore  vuol farci  immedesimare nella sua poesia facendoci ascoltare il continuo gocciolare della fontana, ed è per questo che inserisce in ambedue le parti del brano le onomatopee clof, clop, cloch, ecc… che imitano proprio il gocciolio senza fine.

METRO : Sequenza di versi trisillabi.

Commento 2

Nella poesia "La fontana malata", Aldo Palazzeschi riproduce il suono dell'acqua con tante onomatopee; la loro ripetizione ricorda il respiro affannoso di un malato. In questo caso l'acqua è immagine di angoscia e sofferenza. Per Palazzeschi quello che conta è la musicalità dell'onomatopea. Cioè Palazzeschi usa l'onomatopea per creare strofe di suoni bizzarri, senza un nesso semantico fra di loro, semplicemente, come egli dichiara esplicitamente, per divertirsi. Oltre alle onomatopee sono presenti anche delle personificazioni: la fontana è malata e tossisce come se fosse una persona. Questa rinviene giù nel cortile e continua a perdere acqua mettendo ansia all'autore, infatti a volte sembra che smetta, ma poi ricomincia, aumentando sempre di più l'ansia del cantore(poeta). Ad un tratto sembra che non si riprenda più e per il poeta è come se fosse morta, ma dopo una lunga esitazione riprende il suo dolore e quindi anche quello del poeta. L'autore è così stanco che decide di chiamare due servi e li manda a chiudere definitivamente la fonte, anche perché lui stesso si sente morire, ed è come se sente dentro di se lo stesso dolore che lei "prova". Palazzeschi obbedisce ad un naturale desiderio di nutrire con elementi selvaggi di vita la sua ispirazione poetica, liberandola da ogni solennità scolastica. Infatti la poesia è scritta con un italiano molto facile, anche se talvolta troviamo termini letterari come " romori" anziché "rumori". Nella poesia troviamo anche l'uso di espressioni fono-simboliche, cioè la riproduzione di un suono con termini "alf-ok". I suoni scritti in corsivo, mettono in evidenza i toni dell'acqua (fonosimbolismo), con parole molto simili e presenti nel "La pioggia del pineto" di D'Annunzio.
 



Classifica di siti - Iscrivete il vostro!