LORENZO DE' MEDICI : Belle, fresche e purpuree viole

LORENZO DE' MEDICI : Belle, fresche e purpuree viole


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Belle, fresche e purpuree viole

LORENZO DE' MEDICI

Belle, fresche e purpuree viole,
che quella candidissima man colse,
qual pioggia o qual puro aer produr volse
tanti più vaghi fior’ che far non suole?

Qual rugiada, qual terra o ver qual sole
tante vaghe bellezze in voi raccolse?
Onde il suave odor natura tolse,
o il ciel, che a tanto ben degnar ne vuole?

Care mie violette, quella mano
che vi elesse intra l’altre, ove eri, in sorte
vi ha di tante eccellenzie e pregio ornate!

Quella che il cor mi tolse, e di villano
lo fe’ gentile, a cui siate consorte,
quella adunque, e non altri, ringraziate!

Metrica: ABBA-ABBA-CDD-CDD

 Egli ha avuto in dono dalla sua amata  tre viole purpuree ( garofani) rese ancor più belle dalla mano che le aveva colte. Nelle due quartine il poeta , colpito da tanta bellezza, non sa capacitarsi di fronte a tale miracolo che ha prodotto fiori così belli. Nelle due terzine dice che la mano di chi le ha colte ha accentuato la bellezza, la mano che ha reso sensibile il rozzo suo cuore.Il sonetto ha reminiscenze della poesia cortese, stilnovistica e petrachesca che innalzano il valore della cultura di Lorenzo, un dilettante di poesia.

 

 

 


 


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