CESARE PAVESE


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Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

 

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

 

 

La poesia , composta il 22 marzo 1950. preannuncia la tragica fine dello scrittore che si suicidò il 27 agosto dello stesso anno in una stanza dell’albergo “Roma” di Torino prendendo un forte sonnifero. Il poeta lascia anche un piccolo foglio con queste parole “Chiedo perdono a tutti e perdono tutti. Non fate troppi pettegolezzi”. Il suicidio era stato programmato(a causa di una depressione il fascino dei questo vizio lo aveva accompagnato ininterrottamente per tutta la vita) e fu  affrettato dalla conclusione della storia d’amore tra lui e l’attrice americana Constance Dawling (dopo l’ultimo incontro a Cervinia (Valle d’Aosta), era partita per l’America e non aveva più dato notizie di sé).

Però poi arriva il momento del gesto  definitivo. La poesia dà il titolo alla breve raccolta poetica pubblicata postuma nel 1951 e comprendente dieci componimenti che furono "dettati" al poeta dalla difficile relazione con Constance Dawling.

 

Parafrasi

 

La morte verrà e mi si presenterà con il tuo sguardo, questa idea della morte che ci segue dal mattino alla sera, che non ci fa dormire, silenziosa, come un antico rimorso o come un assillante pensiero ricorrente(suicidio).I tuoi occhi mi comunicheranno un’ inutile parola, un grido inespresso,un’incapacità di dialogo. Così ogni mattina li vedi quando ti protendi verso la tua immagine riflessa nello specchio.O cara speranza, nel giorno della morte anche noi sapremo che tu sei ragione di vita e nel contempo sei una vana illusione. La morte sorveglia tutti. La morte verrà e mi si presenterà con il suo sguardo. Sarà una liberazione da questo assillo continuo, come la visione di un viso morto riappare nello specchio, come l’ascolto di labbra sigillate. Tutti noi scenderemo nell’abisso della morte, nella costante nostra incapacità di comunicare.

 

Tematica : amore- morte

Nella poesia la donna non è più e solo il termine di paragone della realtà simbolica, ma è la realtà, la speranza e la disperazione.La donna sintetizza tutti gli opposti : la vita e la morte,la speranza e il nulla.

 

Retorica

-Nella poesia si ricorre all’alternanza di tempi futuri e presenti: i futuri, sempre all’inizio del verso, sono in posizione di rilievo, di presagio, di destino; i presenti ,invece, informano che l’assillante morte non ci abbandona mai perché è la vita stessa che porta con sé la morte.

- Nei vv 5-7  si ricorre a una rigorosa sinestesia.

- Ci sono diverse ripetizioni che vogliono mettere meglio in evidenza  il concetto del poeta.