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LA MIA BIOGRAFIA

LE POESIE DI DOMENICO FELICE



POEMA

Les temps se sont accomplis,
 les désirs se sont tus (Valéry)


Noi, ventose colline,
Noi sappiamo
Di essere mortali,
Ma vegliamo su di voi,
Tra fiori di ginestra
E gigli di campo.

Noi vedemmo
La zappa e il bidente,
La spiga e le foglie,
La bomba e il fucile,
La bisaccia e la conca,
Il fardello e l'orcio
Tra soli roventi,
E attonite lune.

Noi odorammo
Il cardo e il ciclamino,
L’anemone e la genziana,
Le bacche e il cipresso,
Il papavero e il rosmarino,
Il basilico e il garofano,
Tra celesti vedovelle,
E primule di prati.

Noi udimmo
Il nibbio e la rana,
La chioccia e il picchio,
La serpe e il falco,
Il ciuco e la civetta,
La capra e il passero,
Tra stridii di grilli
E splendori di lucciole.

Noi gustammo
L’uva e la percoca,
La cipolla e il grano,
Il cacio e il verme,
La persica e l’oliva,
La fragola e il crespigno,
Tra effluvi di ciliegio
E candori d’amareno.

Noi toccammo
Il granchio e la rana,
Lo stagno e il torrente,
Il baco e la mela
la tela e il ragno,
Il lino e il gelso,
Tra mani di Sole
E volti di Luna.

Noi fummo questo,
E fummo umane,
fra umani.
Ma voi
Voi che correte nella direzione del vento,
Voi siete un’altra storia,
Non più umana,
Dove tutto
È
Superficie,
Istante,
Dissipazione,
Tra asfodeli di morte
E còlchici d’abisso.






POESIE TRATTE DAL LIBRO "CHIARI-OSCURI"

I 

E poi 
sei venuta tu,
bimba vestita di sole
che guardi nella direzione del vento,
anemone infinita.



II

Una lama di fuoco
incendia
i confini del cielo.

Tu esisti
in ardore.




III

Ho guardato un cielo di rondini:
Sfavillio di voli
Dov’eri tu la regina.




IV


Ovunque volgo lo sguardo
ci sei tu,
ninfea immortale.


 
V

Di astro in astro
Per sempre noi vivremo
Sterminata eco
Di un bacio infinito.
 


VI


Vorrei essere l’aria che respiri
per perdermi nel tuoi alveoli,
mirabile plasma, 
animula infinita



VII



Tu vestita di sole
e io di vento
per sempre vivremo
mirabili creature
di uno spazio senza fine




VIII

Stupefatta la notte entrava nel giorno e
il giorno entrava nella notte ? stupefatta
con l’urlo congelato alla gola.

Destati, amore: è l’ora.
Viviamo questo tempo che non è
né il giorno né la notte,
ma quello del sogno e della conoscenza.



IX


Altrove – non qui –
Parleremo il linguaggio dei fiori
Comprenderemo le voci di tutti gli esseri
Della terra e del cielo
Percepiremo gli echi degli astri
Senza più confini né tempo
Come luce pura
Negli spazi infiniti
Natura nella natura



X


Io sono il mio presente
Un frantume di fuoco
In un vortice di stelle






Parte II


OSCURI


I

Qui
Non c’è altro che vento
Vento del nord
Vento del sud
Vento dell’ovest
Vento dell’est
E nulla
Proprio nulla
Che riveli tracce
Di esseri viventi

Solo
Polvere e vento
Vento e polvere
Vento


II


Il tempo,
che tutto consuma,
corroderà anche queste rovine.

Tutto,
anche il vento che le traversa,
sarà consumato. 

Resterà solo
un irreale terrore: 
un silenzio nudo.



III


Noi siamo nel vicolo dei sorci,
dove abita Squallore.
Eppure,
se c’interroghi,
ti diciamo che non è Squallore che ci opprime,
ma questa grancassa di denti
che ci rodono le ossa.



IV


Ovunque
volgi lo sguardo,
gli orizzonti si chiudono.
Tu sei solo,
accanto al tuo respiro.




V


Sparire
Dietro i sorrisi e le labbra
Sparire
Cancellando gli addii



VI


Fuoco di vento 
Vento di fuoco
Vento
Fuoco

E niente acqua
Acqua

Solo
Roccia
Interminata roccia

Irreale terrore




VII

I cannibali


Ciò che il melograno disse alla magnolia:
Fame di vento 
È la tua immagine chiara.

Ciò che la magnolia disse al melograno:
Fame di fuoco
È la tua linfa scura. 

Ciò che disse il vento:
Sete di fuoco
È la tua dissolvenza.

Ciò che disse il fuoco:
Sete di vento
È la tua trasparenza.

Fuoco. 
Vento.

Ora lo sai:
Anche la desolazione ha la sua fine.




VIII

I criminali


Sono vissuto
in un tempo in cui
l’unico evento umano
era la morte.

Eppure, a onore del vero,
anche su quella
l’inumanità era totale.


IX

Io voglio andarmene
Come sono venuto
Nudo


X


Contro l’orrore
In te mi dissolvo
Chiarità essenziale




A mia madre

Eri tu la migliore
Perché parlavi il linguaggio dei fiori
E conoscevi tutti i nomi del dono

*
Ti porterò doni
Come quando
Eri ancora bambina
E toccavi il cielo con le dita




A mio padre

Né più mai saprai 
L’odore verde del rosmarino
Il sapore giallo della vite
La brezza azzurra del mare

Né più mai dirai
Versi di volo e 
Di frante primavere

Né più mai coglierai
Assolate asparagine 
Abbrunati pungitopo
O ferrigne lumache

Eppure io vedo la tua voce
E ascolto il tuo sguardo
Addossato a questa collina
Dove sussurrano gli ulivi 
E odora la ginestra