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Racconti di MARY BERTINO

PICCOLA STELLA BIANCA

Oggi ti ho incontrata,piccola stella bianca.

I miei occhi si sono posati sui tuoi e non volevano più andare altrove.

Ho visto la tua macchina nel posteggio del grande magazzino ed ho sperato di

incontrarti almeno per un attimo.

Sono stato fortunato, io, che di fortune ne ho avute ben poche nella mia vita.

La mia pelle nera, i denti bianchi che brillano nel buio e questa tristezza che

non riesco a scorticare dalla mia anima.

Il ricordo del mio villaggio nel Kenya, uno dei più poveri del mondo.

Casupole costruite con il  fango, tra sparuti ciuffi di erba.

Le mosche erano veramente troppe , solo loro abbondavano nell’aria, il cibo

scarseggiava ed ogni giorno era una dura lotta per strappare una radice alla

dura terra riarsa dal sole.

Ho tanti fratelli, neri come me, con occhi che non piangono più neanche per il dolore

e la fame, tutto ha prosciugato questo sole cocente che non perdona.

Sotto gli alberi a volte mi distendevo , mentre gli insetti rendevano impossibile

il mio riposo.

Il pozzo era profondo e faticavo a tirar su quel poco d’acqua per cuocere il pane.

Portavo al pascolo la mucca e raccoglievo legna per il fuoco, ma troppa gente in giro

disperata come me , troppa fame e stanchezza , gente senza speranza.

Così ho deciso di scappare via da questa terra desolata che pure amo con tutto il cuore

perché è la sola terra che conosco.

Un ultimo sguardo alla mia capanna , ai fratellini che dormono coperti di stracci,

a mia madre pelle e ossa che consuma la sua vita allattando i piccoli e lottare per sopravvivere.

Lascio il mio cuore appeso a quel ramo, dove di notte si posa la luna e si sente il ruggito del leone.

Vado via in cerca di fortuna , per aiutare i più deboli e magari portarli via con me in un mondo migliore, dove mangiare è un diritto per tutti.

Cammino per giorni , poi un gommone mi porta via , sbarco di notte fradicio di pioggia  ma

almeno spero di essere nel posto giusto.

Alcuni ragazzi mi offrono di abitare con loro,

sono giovani come me, scappati anche loro per la fame.

La casa è una cantina umida e maleodorante, piena di topi che scappano via ad ogni movimento,

rosicchiano i pochi viveri che teniamo in cucina.

Mi hanno dato un paio di scarpe ed un vestito troppo largo, in una chiesa dove portano i vestiti usati per quelli come me .

Poi ho cercato lavoro ma non ho trovato niente, così ogni mattina esco di casa sperando in un miracolo.

La città è bella, i negozi scintillanti pieni di buone cose da mangiare.

Non conosco il sapore dei cibi che vedo.

Dietro le luci accese , c’è un mondo che non fa parte della mia vita., lontano dalla mia casupola , dalle mie abitudini , mi sento sperduto.

Con il mio carico di fazzoletti , mi appresto ai semafori.

Qualcuno miserabile come me , mi dice che quello è il suo posto e devo andare via , cercare un altro semaforo ma sono tutti occupati.

Finalmente trovo una stradina deserta , mi piazzo lì e aspetto.

Ciao cugino, ciao cugino, mi hanno detto di chiamarti così.

Ti prego compra i miei fazzoletti perché ho fame , perché voglio cambiare la mia vita , senza avere mosche sulla faccia…Perché voglio che i miei fratellini mangiano almeno a giorni alterni.

Lo so che anche per te la vita è dura , ma non immagini la mia.

Tutti mi guardano con odio, con rancore.

Se tocco qualcosa dicono che sono sporco solo perché le mie mani sono nere.

Adesso mi lavo tutti i giorni e bevo acqua pulita , ma non basta.

Tu cugino hai tante cose che io non ho e non avrò mai.

 

Tu puoi camminare a testa alta tra la gente, comprare tutto quello che vuoi,

sederti in un bar e fare colazione con tutto quello che vedi nelle vetrine,

io riesco a malapena a racimolare i soldi per un tozzo di pane.

Vado avanti e indietro per questa strada , con le braccia piene di ventagli, fazzoletti, occhiali da sole e tante altre mercanzie che sembro uno spaventapasseri.

La mia pelle scotta sotto il sole e neanche nei giorni di pioggia, posso permettermi di stare in casa.

Tu mi guardi dal finestrino della tua auto, a volte sei gentile, a volte indifferente, la tua testa si muove in un continuo diniego.

Il mio cuore grida.

Ho lasciato nella mia terra, in quella povera casupola di fango, una famiglia che muore di fame.

Si chiederanno come vivo, che fine ho fatto e vorrei essere lì, vorrei posare la testa sul cuore di mia madre, sopra i suoi seni avvizziti e ricompensarla per il latte che mi ha dato da piccolo.

Vorrei essere confortato dalle sue parole ma neanche il vento, lo scirocco, riesce a portarmi il suono della sua voce.

I miei occhi piangono e le lacrime qui, scendono senza seccarsi sulle guance.

Ogni boccone è amaro come il fumo che penetra nei polmoni ogni volta che rimetti in moto.

La vita va avanti, passo dopo passo.

Ho cercato una scuola, dove imparare a leggere e capirti meglio ed è lì che ti ho incontrata piccola stella bianca.

Piccola e dolce, con occhi chiari di luce, con la pelle morbida.

So che è un sogno impossibile, come toccare la luna.

Sento il tuo profumo e mi è dolce la tua presenza in questa vita grama, fatta solo di rinunce e sogni finiti prima di cominciare.

Quello che vedono gli altri è solo un ragazzo di colore, nero come il fumo, pieno di speranze ed un amore che è una bestemmia solo a pensarci.

Quello che vedono gli altri è una dolce malinconia che riflette la mia anima e la consapevolezza di non sperare più…

 

 

 
 

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