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Salve a tutti! Mi chiamo Daniela Magni, sono nata
il 14 settembre 1981 a Vimercate e vivo in Usmate-Velate, bellissima
località ubicata nella rinomata, verdeggiante Brianza. Sono
impiegata statale, lavoro presso un'azienda ospedaliera nell'unità
operativa della Radiologia.
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POESIE DIDANIELA MAGNI
Vitali Insegnamenti Poetizzi Assisa sovra cheti bucolici poggi immensi profluvi d'ingenite contemplazioni intersecano la mia frangibile ed asservita mente, tuttavia irrefragrabile preminenza soprasta codesto incolto ed arcano quesito ogniqualvolta savie apologie appetirei d'edificare dinanzi alle tue terse, stupefacenti fatture, le quali trasecolano i miei consimilari, pudibondi quotidiani: chi mai sei tu Howard che stravolgi, pervadi la mia profonda solitudine adolescenziale profondendo purpureo coraggio addentro a glaciali inverni? Chi mai sei tu Howard celestiale angelo le cui iridi zaffiro nebulizzano inesauribili irrisolutezze e sprigionano temerari, empirici moti? quantunque allibita per tali melodrammatiche interpellanze parafraso anzi enuncio dotta e reboante sovra virenti alture i tuoi cultuali ed incliti assiomi: un marito accoglie gioiosamente la luminescente aurora al fine d'aspergere vivificanti, fascinosi fulgori sull'adorata moglie; una mamma accarezza ogni singolo istante riprodotto dalla vita facendo planare l'incommensurabile amore verso i figli, incantevoli creature ai quali infonderà amorevolmente l'insegnamento di Dio; un missionario catechizza con la voce del suo cuore incomputabili valori, stupefacenti semplicità impregnando riarse pianure in feconde prosperità. Mi tramandasti anzidette inneggiate sacralità in qualsiasi frangente ove inalberassi discernibili mestizie, anteposte verità irrefutabili che largivi con un'agguerrita, eternata pace interiore. L'impossibilità con te elido. Inabissata nelle impervie ed infime profondità fertilizzate allattando puerili, vanesie inanità sgorgo errabonda, ansimante, l'assiduo, anfrattuoso tuttavia armonico quesito morigeratamente fascinoso: come avrei accolto il nascente elitario albeggio, venusta, lucentissima valentia d'un altezzoso levante qualora l'onnipotente fato non fosse trasparso ovverosia l'intemerato tuo venerabile volto nei miei adombrati, cinerei risvegli? Quale similare, paradisiaca sensibilità avrebbe tastato l'illibata mia ardimentosa giovinezza se tu non avessi plasmato l'abitudinaria prosaicità in gloriose pagine di vita conferendo a quei fugaci momenti il divino prodigio della perennità? Rimembrerei forse la melliflua fragranza settembrina aspersa mediante beati giorni effigiati dal liliale lindore grazie al quale irroravi l'intera stanza esondandola con vezzosi, aromatici sdilinquimenti nonché probe e castigate affezioni di cui tuttora respiro il melato turgore? Commemorerei l'insopprimibile, veemente fervore, tuo magistrale incanto che fruttificò l'implacabile evoluzione semantica della mia gioia di vivere semmai tale preziosità non fosse traspirata sceverando leggiadre gote, porporini sorrisi elargiti munificamente ognora ili tuo iridato sfolgorio stravolgeva il mio dizionario ritenuto indubbio intonso? L'impossibilità con te elido. L'inverosimile È Possibile Melodico riverbero s'eleva argentino, ciascheduna creatura conquide l'infatuata aura plaudendo le impenitenti venustà tersicoree che arieggiano pertinaci lambendo ambrate nubi ed emettono imperiali soavità senili. Meditabonda addentro ime ispirazioni orchestro l'eufonica emanazione di sinfonici fonemi: arderei poetarne l'erompente intonazione seppur foranei idiomi ammarano molteplici. Quale funesta od empia ventura potrebbe trasmutarne l'inveterata vetustà? Chi pur gentilizio propugnatore d'eclettiche prelazioni terrigene celerebbe immane cupidigia dirimpetto alle medesime umili ricchezze? Nulla contaminerebbe la spirituale costituzione austera, nessuno scinderebbe la perenne fusione ontologica, tutto fluisce casto e temperato, alcun fortunale imperversa edace, minatorio. Longeve vaghezze eclissano, obliano ponderose canizie rifulgendo sapori giovanili puramente canditi; vilipendi non odo, dissidenze non cospiro: centellino sitibonda oltremondani elisir fatati, sovra verdeggianti colli verseggio l'apoteosi d'una deificata melica, estrinseco intemerate pronunzie le cui lungimiranti scaturigini redimono putrescenti loti in costumate tersezze. La tua chioma sericea espleta l'umana ineffettuabilità, trascende la razionale logica d'eludere l'inverosimile corporeità. Rugiadosa Quiete Trasudi Nel Mio Cuore Grevi perplessità, madreperlacee titubanze profanano scenici, suggestivi solstizi invernali, deturpano olimpici meriggi domenicali soffusi d'armonici echi emanando putridi, laidi fetori: esse amareggiano assidue, esiziali sovra diafani passati con melanconico affranto poiché in quegli effimeri giorni l'afflosciata, pavida coltivatrice sementò cinerei accoramenti ed il roboante barbaglio fra scheggia tronfio durante intensi, iracondi venti maestri, soprintende argentee piogge imbevendo ubertosi rimpianti, valenti compagni in bigie solitudini… Le irrefrenabili euforie che vitalizzasti nel mio indocile animo imperlarono ardui cammini candendo impervie ascese, le quali destavano nei precipui anni adolescenziali ferrigni ed afosi timori: ora fronteggio esse antistante, senza distogliere vigili occhi da fallaci stupefazioni nelle cui celate profondità apparentemente silenti signoreggiano mefitici dirupi erosivi. Senili repulsi commemoro benevola, ancorché essi diramino riarse giacenze nulla trafiggerebbe la diamantina quiete ormai trasudata inscindibilmente nelle pervie recondità del mio innamorato cuore. Carezzevole Rosa Il tuo nome è stato, è e sarà imprescindibile sfavillio che irradierà vegliardi, cerei risvegli, danzerà con solare nitore, universale audacia nell'eccelsa musicalità avulsa da qualsiasi drastico, rigoristico, proteiforme pentagramma… cadenzerai ogni mia poesia tralucendone l'ammaliante, ferace significato espressivo: pertanto se la punteggiatura impone un'imperativa, coercitiva pausa grammaticale, orbene ciascuna interpunizione che apporrò sarà lieta frangente dedita a riecheggiare giocondi, poetici eventi amabilmente respirati assieme saggiando l'irresistibile, assetato aroma… essi ormeggiano radicate virtù ossia assiomatici, ingeniti sostegni durante ialine, scipite brine destate da frusti, angustiati cieli… se anelassi rivoluzionare asprigne, frivole rapsodie le alimenterei incarnando sacrali origini di produttivi capitoli a te intimamente improntati. Qualsivoglia circostanza laddove coglierò sovra prosperose sommità una carezzevole rosa, le mie vellutate ispirazioni planeranno su di te inesauribili giacché tale magnificenza floreale rispecchierà il tuo abbacinante nome irrompendo una vittoriosa, coesa assonanza. L'irrazionale Logica Sovverti Forse questi sono gli ultimi giorni in cui vivo l'inebriante concretezza d'intessere, respirare il tuo leggiadro, magnanimo sguardo: opprimenti veli melanconici ebbene dovrebbero avvilupparmi in una nefasta ed asfittica morsa lacerando soavi orizzonti ove placide fecondazioni soffondevano miti lembi cerulei… eppure l'altisonante, tramandata eufonia dalla quale germinano sublimi ma precipuamente "inarrestabili verginali libidini" catalizza l'esile, cagionevole mia essenza umana addentro oceanici vermigli virgulti. Hai "empirato" l'ineffabile portento di permeare, esondare colui che proruppe ieraticamente remoti aliti ricolmi attraverso una morigerata, casta gioventù enfiando purchessia contesto mediante la sua incorporea sussistenza sedimentata con veemente arditezza accosta ai miei compenetrabili, latenti precordi. Hai sovvertito l'irrazionale logica relativa all'irrepugnabile invulnerabilità plasmata da Lambert assurgendo una nuova foggia, la quale sfocia tumultuosamente tracimando opaline, frigide gradazioni destinate ad un'ineluttabile evanescenza. Irreprimibili Euritmie Preludi Commensurabile ad un lussureggiante, euritmico zefiro linfatico, romanzi l'estatico imbrunire vespertino furoreggiando il propedeutico chiarore nascente i cui fulgidi barlumi gremiranno connaturate reminescenze proliferando opime beatitudini, onde dardeggerà eminente l'inappagabile, scarlatto tuo ingemmato ardore. Idilliaci pentagrammi fregiano gemme sinfoniche ed amene cadenze: essi librano indefesse ed illibate effusioni boreee delle quali delibo l'aggraziato, sfrondato stormire; lauto lirismo eretto verso i più superbi fastigi elitari, florido sdilinquito olezzo che cagiona candidi risvegli catechizzati da un labile, deciduo sibilo ossia imprescindibile ambrosia perennemente incisa sulle altezzose cuspidi alpestri, esso iconizza indecrittabli sentimenti approntati in via d'una auspicante tangibilità vigorosa e perseverante. Sovente quando fluisco nel tuo aggraziato, munifico sorriso una trascendente, ardimentosa emotività pervade frondose interiorità scaturendo tumefatte e frementi rivoluzioni irreprimibili: esse concepiscono bramose cupidigie la cui enfiagione travalica profluvi edematosi d'inibitorie, fittizie parvenze ed irradiano arenate, avite nebulosità. Baldi Rai Mai Annottati Quale venusto fiore talora estirpato del suo linfatico, permanso velo non trasparirebbe deturpato? Quale florida betulla sebbene imperlata d'estatiche foglie, tonificata dal suasivo alitar maestrale osannerebbe cheti refoli se soltanto una fosse lisa e quindi ignuda del suo magniloquente, azzimato rigoglio? Quale verace, ineccepibile sentenza beneficerebbe il perentorio arbitrio di mondare paghe gaiezze incusse perspicuamente affinché ispirati affetti imbevuti d'indicibile esegesi volteggino innocenti, esuli d'aggiogate libertà retrive razionalizzate mediante puritani conformismi, ed adulterati preludi esacerbati causa remissive, accondiscendenti affezioni? Quale rosa gota tralucerebbe adusta, ignava o soltanto obliata da consunte, repulsive lacrime prorotte dacché la sovrastante sorte ha corroborato l'indeclinabile scisma fruttificato dalle nostre agognate, ignee vocazioni umane che fiammeggeranno erculee sia durante il vesperale etere algido, sia mentre lasse brume autunnali blandiranno canute età onuste d'assennate, lungimiranti giovinezze? In nessuna latebra decadrò, alcun limo annotterà il mio cammino, ovunque peregrinerò i tuoi platinati rai incederanno con me baldi. L'indifesa Afrodite Attraverso ridolente strale ascende l'empireo, ordunque l'inaggettivabile Adone cavalca protervo l'ammansito, orsù ermo prode alato Pegaso. Apodittica predilezione connaturò Afrodite, invero lussurioso edonismo prosciugò il suo verecondo grembo, da esso edace stillicidio essudò giacché esecrando araldo immortalò la vergine non più casta. "Blasfemo abominio perpetrò la nefanda, boccaccesca creatura, l'eliso le sarà interdetto, la sua funerea nequizia divamperà siderali serti assisi ieraticamente sovra il suo ridomito capo! Il pomo della discordia sarà titanica inezia se commensurato alla funesta sorte che la subisserà ferina!" Proferì furente il sommo, estremo Zeus. La ripudiata, bandita dea marcia tetra verso errabonde odissee, infausti ed aleatori dedali preconizzano cammini laidi, rupestri. L'Olimpo epurato, gaudente solennizza l'acquietata nemesi. Addentro silvane radure Calliope permane su erettili fogli la sua silvestre, mitologica epos. Assai cerea, emaciata Afrodite ammencisce il passo, le tre Erinni procaci motteggiano lepide infamie, ciascuna Nereide la espatria dal proprio reame marino, la più belluina, cruenta Gorgone coltiva l'anelo di pietrificarne l'immacolato volto, il Febo Apollo ne deplora la carnalità, mai più la sua dotata cetra intonerà alla dea gai canti. In un abissale anfratto Afrodite intercorre, sotto confluisce il notorio Imero. Mentre ella versifica una ferale egloga un latore di nepente le asperge l'estenuato organismo. "Immane delizia infeuda l'abbacinata mia vista, quale peccaminosa scurrilità s'imputerebbe alla materna dea? Il tuo seno è, sarà divina icona della morigeratezza… L'Olimpo non inficerà né destituirà l'asilo alla maggior frugale, parca figlia, io Adone ti preserverò". L'appartato Eden Luculliano, epicureo asciolvere degustiamo beati, sovra codesto cheto rilievo mesciamo i nostri tumescenti, sobri baci. Quale lugubre, corvino cirrocumulo lederebbe un firmamento puramente ceruleo? Suddetta prominenza eccellerebbe persino il deificato Parnaso, sintantoché l'erudita scibile attribuita a Pallade ne sarebbe sincopata; l'almo, sintonico flauto di Pan, dianzi plaudato strumento dissolverebbe la virtuosa sinderesi essendo circonfuso in un tale ammaliamento. Primiero sussurro l'illanguidita musa Erato fuoriesce acchetato, timorosa che una bieca megera od un'iniqua aruspice possano predire una maculata, biliosa procella, tuttavia la mirabile deità proclive a siffatto Eden terrestre scosta defettibili carmi per divellere imbibiti ditirambi rivolti all'elevatissimo Dioniso. Orgogliosa adulo l'enfiata mia epa gestante, con te al mio fianco non temerò né veleniferi ofidi, ne paventerò lacrimevole obito. Il tuo inestinguibile nume irraggerà l'alma mia, il tuo labiato respiro tergerà, redimerà l'inconfessata labe, laudate felicitazioni sgomineranno turpi lai, insieme sull'apogeo di apollinea duna erbosa dominiamo il famulo, cesareo mondo; neppure il più romito asceta quantunque savio acquisirebbe la conoscenza del nostro secreto paradiso. Le Bramose Aspirazioni Mai Sbiadiscono Abbraccio queste recondite pagine di vita nella prorompente musica d'una rigogliosa giovinezza le cui roride ali ammantano il leggiadro effluvio del tuo corpo, tastano il miracolo della pioggia che si frammischia nei tuoi inebrianti baci. È talmente languida ed effimera la verde età che i bramosi sogni germogliano persino in venerande primavere; allora il sole del mio cuore sarà più flebile, ma il raggio che riverbererà nel prodigio dell'amore sfolgorerà carminio liquefacendo glaciali stente in vitree acque ed inalbererà sfavillanti sorrisi senza dissimularne l'ilare volto. Tu solo espandi il consacrato fulgore appartenente alle travolgenti emozioni giovanili: il suo rassicurante calore rasenta persino le mie smanie più intrinseche, la sua succulenta linfa vitale permea il mio labile cuore alimentandolo di benefiche passioni. I tuoi cristallini occhi albeggiano nei sanguigni tramonti inoltrati, annichiliscono le tenebre che vessano il mio trepido animo. L'esalazione dei tuoi estasianti pensieri mi satura la mente come inumidite gocce di rugiada, scintilla negli angibordi maggiormente cupi sopraffacendone il sordido torpore. Durante i rigidi inverni, pur avendo abbandonato la floridezza giovanile le mie gote non saranno lise per il fugace corso delle stagioni, né i colori del mio animo saranno pervasi da nostalgiche sfumature, poiché la tua presenza sarà raffrontabile ad una sommossa, perturbata onda che cullerà le rive su cui s'infrangerà. Nelle aulenti domeniche primaverili il mirabile capolavoro dell'arco vitale ossia i nostri figli, volteggerà con un fervente impeto rinvigorendo le stoiche brezze boreali. Le Risposte Che Cerco Sono Nel Tuo Cuore Talvolta intervallo il lasso del mio quotidiano ponendomi i seguenti quesiti: "Quale sarà l'ultimo mio giorno di gioventù?" "In quale circostanza il nitido specchio rifletterà la mia parvenza soggetta ad un notevole processo di senescenza?" "Fino a quando potrò correre indefessa nei verdi, sterminati poggi?" Solo allora gli spasmodici sforzi d'illeggiadrire le mie fattezze, d'aggraziare la mia foggia risulteranno fatui come i tentativi d'enumerare i fiocchi di neve che si posano su gelide terre antartiche, melensi come le indicibili fatiche d'un gabbiano nel compiere un volo privo d'ali. Queste risposte non sono astruse in un remotissimo ed occulto luogo, bensì preziosamente celate nelle folate del vento amico i cui aliti prillano maestosamente e con voluttà nel cielo turchese. Ho conosciuto la libidine di delibare le tue labbra, ho accarezzato il tripudio d'ammirare occasi settembrini avviluppata in un trascendentale abbraccio, ho saggiato un pretto stato di nirvana udendo l'eufonia della tua voce. Sono pienamente memore a Dio poiché potremo prolificare meravigliose, splendide creature, alle quali imprimeremo le portentose opere che ha compiuto, esplicare le rette, cristiane ed evangelizzate leggi dell'esistenza, la munificenza dinanzi a coloro che si prostreranno affranti da prevaricatrici abiezioni ed insostenibili umiliazioni. Amo i miei prosperosi ventisei anni, vorrei che recassero felicità a coloro che ne ignorano il significato, rassicurante calore a coloro che ne sono frustati causa frigide angosce, fulgenti raggi a coloro che vacillano nel buio, amore a coloro che vivono emarginati e che possiedono la compagnia d'una profonda, inossidabile solitudine. Danzo nell'oceano della giovinezza galvanizzata dall'esilarante euforia di conquistare straordinari valori, raggiungere impossibili mete al tuo fianco. L'eccelsa Fanciulla Vive Il Mondo In quest'irrazionale realtà, le cui dogmatiche disillusioni tracimano plaudamente ore soffuse d'arenati sentimenti, cerco di mitigare l'astratta seppur impetuosa inquietudine che plasma tangibili sussistenze proliferando insondabili, colossali voragini deterrenti. Vorrei che la soave pioggia settembrina planasse sopra riarse aspirazioni sfoggiando l'irrompente, folgorante passione, ossia alacre virgulto dal quale sfocia l'ignea fiamma giovanile sublimemente inestinguibile. Malgrado le corolle primaverili abbiano sbocciato selvose appariscenze, ripugnanti fetori saturi d'irreversibili struggimenti vessano la mia assoggettata mente contaminando blandi raggi salubri fascinosamente procreati. Estirpo accorati gemiti col cuore: un travolgente flusso cosparge opache sponde, caliginose colline lacuali, sbiaditi giardini agresti; invade tumultuoso sradicando tenui palizzate, rosei miraggi, paradisiache concupiscenze attecchite nell'eccelsa leggendaria fanciullezza, ora ridotte in sgretolabili, utopistici sospiri… Ma com'è possibile obliterare l'indelebile? In quale modo si può dunque tramutare invulnerabile ciò che è sostanzialmente fragile? Per quanto osi ciò foggio solo vigorie che si scalfiscono contro scoscesi scogli, sinché discernono rincuorante spiraglio: un'aggraziata bambina sorride briosa, interpone gioconde risate a teneri sorrisi, fluttua euforica l'estrosa cesarie fulva. Amena dispiega un lato fermento ed asserisce: "Spero di poter crescere come te!" Ciò che assedia efferatamente il nostro plagiabile senno abbisogna serbarlo integro, senza nemmeno solcarne o lambirne eventuali sporgenze, il vento amico spazzerà via tutto trapassando glauche acque oceaniche. L'indissolubile Genesi Quando ho saputo che saresti partito oltreoceano due fugaci ma nel medesimo frangente incoercibili emozioni sono state germinate dalla mia mente: anzitutto l'inebriante, vivida gioia di saperti felice, in secondo luogo ho respirato un leggiadro aroma la cui erompente essenza soffonde corporee folate australi prettamente malinconiche… Tali brezze mi pervadono durante terse, floride giornate primaverili, nelle quali germogliano venuste eufonie ed il loro mero, viscerale sibilo riecheggia roboante cospargendo cerulei lembi siderali mediante rigogliose reminescenze giovanili, esse librano indefessi sovra sempiterne soavità eteree. Percepisco un'empirica irrazionalità qualora sfocio i miei più congeniti sentimenti all'interno d'un vorticoso estuario: contemplerò euritmiche gradazioni autunnali conscia che l'analoga, sublime beltà a te sarà plasmata sotto la foggia appartenente ad un dissimile cielo; saggerò succulente, ineffabili profumi le cui irrepugnabili virtù fluttueranno tronfie, rugiadose d'endemica luminescenza permeando la tua venerata, ebbra, fervorosa New York. Ogniqualvolta irrorerò reconditi oceani liliali, ovverosia bramose pagine ove anelo assurgerne l'adamantina profondità, cadenzerò armoniosamente qualsivoglia capitolo le cui ingenite, intrise linfe imperleranno aitanti disadorne vacuità cagionando inemendabili speranze fraterne: ardo di "procreare" attraverso nivei, esteriormente vitrei fogli dogmatiche passioni e possa Iddio prestar imprescindibile manna tangibili, palpabili sentimenti… Fremo affinché lindi, furoreggianti zefiri nonché roridi eremi partoriti da esili fonti sorgive sorseggeranno squisiti estratti; predetti olezzi sonderanno coriacee, insigni roccaforti e a te sarà concepita l'indissolubile genesi d'assaporarne l'eguale sapidità seppur in un eterogeneo paese. ALTRE POESIE DI D.MAGNI
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