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Salve a tutti! Mi chiamo Daniela Magni, sono nata il 14 settembre 1981 a Vimercate e vivo in Usmate-Velate, bellissima località ubicata nella  rinomata, verdeggiante Brianza. Sono impiegata statale, lavoro presso un'azienda ospedaliera nell'unità operativa della Radiologia.
Amo scrivere sin da quando frequentavo le scuole medie, ho sempre creduto che riportare intime, profonde emozioni su fogli bianchi dia la concreta possibilità di generare una tangibile sostanza comunicativa  agli scrittori (seppur esordienti), purché ciascuna frase abbia quella "fragranza espressiva" nella quale il destinatario (lettore) possa immergersi sondandone i fondali ossia i vividi contenuti, le precipue essenze. Vorrei che chiunque volesse compenetrare nelle mie poesie respirasse i medesimi aliti che stormiscono nelle mie intrinseche emotività, saggiasse l'edulcorato elisir esalato mediante vellutate rime, forgiasse una sorta di immaginazione-ambientale ove sono poetizzati i miei sentimenti plasmando un emulo-protagonista affinché la viscerale linfa con cui nutro qualsivoglia espressione sgorghi l'effettiva, eguale sensazione da me cagionata (operazione assai ardua!). Il mio sogno più grande sarebbe anzi è quello di pubblicare un romanzo con una celebre casa editrice (ebbene per adempiere a tale ostico impegno dovrò fronteggiare innumerabili prove!); spero inoltre di poter entrare in contatto con molta gente di questo splendido sito che offre fruttuose, propizie occasioni di pubblicazioni on-line.


 


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POESIE DI DANIELA MAGNI

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daniela.magni@hotmail.it


Pioggia Primaverile

Cheta plana la soave pioggia primaverile,
essa ammara linda, liliale,
alcunché potrebbe lederne o deturparne l'illibata sussistenza eterea;
tale eccelsa leggiadria ingenera un'edenistica eufonia
la cui idilliaca ambrosia permea qualsivoglia venustà siderea.
Apollineo riverbero traluce sublime asservendo brumose prostrazioni avverse:
ignea folgore brandisco gagliarda allorquando l'aggraziata coltre piovosa
soffonde ieratica laceranti cremisi rimpianti dei quali il vessatorio,
stentoreo gemito è tramutato in un'effimera, evanescente eco.
Madide, roride gocce nivee aspergono ed irrorano l'ecumenica natura
raggiando l'olimpica cristallina beltà maliarda.
Seppur euritmici firmamenti non sfoggino cerulei barlumi
ebbene il virgineo fluido che lacrima dalle sue mere, portentose volte
trascende ardimentoso e plasma ineffabile tersezza ovunque.
Inemendabile, inintelligibile virtù cagiona suddetta divina acqua:
aitante, fulgente albore circonfonde il viscerale, linfatico nucleo
dal quale sempiterna genesi ferve indefessa.
Afrodisiaca pioggia primaverile oggi procrei preternale,
rutilante, vivida luminescenza. 
Sei Tu La Mia Luce


Effimera intercorre la notte,
tuttavia il levantino albore protrae il suo anelato fulgore.
Fronteggio dunque l'angustiata attesa germinando purchessia pensiero,
essi scaturiscono mediante una primordiale genesi,
diradano prette essenze soffondendo atre coltri serotine,
tralucono l'illune talamo silente al fine d'assurgere un coriaceo pentagramma,
tale concepimento prolifica eufoniche melodie le cui soavi note riecheggiano indefesse
edulcorando l'egemonica cupezza che primeggia tronfia.
L'idilliaca risonanza riverbera ormai ovunque,
il suo virtuoso lindore satura persino lugubri turbamenti
 giacché ne irradia gli esiziali precordi.
Subitaneo fiorisce l'ineluttabile quesito:
donde deriva una similare leggiadria?
Quale languida, mielata ambrosia sfoggia un effluvio meramente afrodisiaco?
Cosa cagiona suddetto ardimentoso bagliore?
Chi brandisce ieratico l'invitto dardo contro cui adombrate fallacità
periscono annichilite frangendosi addentro mondate perspicuità?
Tu solo ne sei l'inconfutabile, idolatrata sorgente,
eccelsa luminescenza che dilaga maestosa le sue propaggini
e debella lacere inquietudini senza essere lambita d'abbuiate nature insite.
Ora non temo più l'attardar dell'aureo chiarore mattutino,
non v'è recondita ragione per la quale contempli ansante l'ora
dacché il tempo sarà cadenzato
 forgiando le inestimabili tue venerabili fattezze.
Sei tu la mia luce. 





Placido Pensiero Futuro

D'accanto s'erge stentoreo l'incoercibile dolore,
profluvi gravidi d'asfittici
 rimpianti aspergono livide gradazioni,
un tempo armoniose beltà 
laddove prosperavano illibati sogni giovanili.
Nulla è pero sopravissuto,
alcuna remota bramosia sfolgora l'incandescente fervore
per aver plasmato i liberi,
 veritieri ideali così tanto vagheggiati…
Nessuna ambita aspirazione 
è planata nel ceruleo orizzonte
solcato dalla vigoria accorpata
 in rigogliose ed aitanti speranze.
Impetuose grida gioiose
 prorompevano la serafica volta celeste
gremendo ogni lembo con insopprimibili
 ardori vitalizzati da virginee frenesie,
travolgenti ebbrezze, focose passioni,
 flautate musicalità, intrepidi valori…
innumerabili vocazioni
 che avrei giurato in maniera
 incontrovertibile d'umanizzare,
tutto dissolto, obliterato,
 comparabile ad una sommessa, evanescente eco.
Rimembro leggiadre reminescenze
 in cui amavo cospargere liliali fogli apponendo il mio eroico,
 indomabile essere…
ritenevo che quelle preziose 
candide pagine avessero una voce, 
sfoggiassero un'anima,
indottrinassero nobili valori
 in base ai quali amare la vita.
Malgrado i trascendentali entusiasmi
 saggiati orsù partorisco l'indeclinabile realtà:
solo oppressivi rimorsi e 
grevi disinganni ho tesaurizzato; 
sterili pianti che nessun volto
 sarebbe in grado d'effigiare,
fruste umiliazioni che nessuna schiena
 seppur corroborante potrebbe sorreggere…
Vorrei assopirmi cedendo prona ad un placido sonno,
la mia veneranda età agogna perpetui riposi…
perché mai dovrei disfidare l'indolente quotidiano?
Immersa in un'oceanica inerzia
 detengo come unica 
compagna un'imperturbabile solitudine.
Stremata vacillo sovra abuliche confluenze:
quale propizio giovamento trarrei 
sondando summenzionate vie?
Perché mai dovrei disilludermi
 ad intraprendere rosei percorsi
se l'inalienabile fato soverchia
 veementi furori tramutandoli in sordide apatie?
Durante una concupita giacenza, 
mirabile compenetra l'angelico tuo avvenente volto,
esso ridesta un'implacabile foga la cui irruente docilità
sana le mie taglienti ferite esistenziali:
profondo longanime sorriso al nuovo fiore germogliato,
assaporo la madida rugiada che vaticina l'incipiente aurora,
reco ammenda poiché nulla è naufragato alla deriva…
il tuo intramontabile ricordo 
d'un recesso passato pervade virtuoso
il presente cogliendo aggraziatamente l'indorato futuro.






Suasiva Serenità Coltivata

Ridolente fragranza delibo estasiata,
rutilanti brame poetizzano 
il lirico avvicendarsi di prosperose stagioni,
rugiadosi sogni alati evincono qualsivoglia erto scoglio
imperlando suasivi panorami mediante ancestrali semplicità,
ossia precipue fondamenta di madornali portenti.
Odo l'altisonante riecheggiare d'amabili euritmie,
esse spandono solerti l'inestirpabile ciclo riproduttivo,
grazie al quale sfavillano temerari i vorticosi aneliti
affinché ciascuna creatura propali solenne
l'imprescindibile epistola nel cui cremisi fulcro
vertono integerrime,
probe dottrine d'incondizionato amore verso la vita.
Miti folate maestrali stormiscono vessate gracilità
fortificando la sontuosa, granitica armatura
degna del più ardito, lungimirante guerriero pacifista.
Mentre proferisco fascinose ambizioni,
concepisco che nulla potrei osare qualora mi denudassi
dell'inobliabile tua fulgente icona.
Ogni colore risalta caparbiamente
 l'ecumenica pienezza che manifesti,
le radiose, cangianti tonalità emergono intrinseche prodezze
ove oppugni impervi ostacoli e scosti repentini turbamenti
disseminati come caliginose nebbie funeste.
Un suadente occaso delinea il fulvo orizzonte occidentale,
fra brevi sospiri l'incombente vespro poserà i suoi manti
e cospargerà l'atmosfera con un blu indaco,
il quale evolverà la composizione
 turchina fucinando un indefinito nero…
esso tuttavia non addentrerà nello scintillante tuo essere,
non sovvertirà la miracolosa luminosità che vesti baldo.
Una trascendente serenità ho coltivato,
gemmerò fruttiferi, ubertosi campi nutrendoli attraverso
edificanti sementi 
che hai catechizzato con straordinaria umiltà.






Tu Rivivi In Ogni Giorno


In questi giorni profondamente vacui,
frastagliati d'opprimenti ore futili,
implacabilmente riecheggio il tuo inebriante ricordo.
Esso ritma leggiadramente inestimabili gradazioni autunnali,
le cui soavi fragranze ingagliardiscono 
la mia florida seppur esile giovinezza,
effonde fulgente albore dissipando vividi dolori repressi,
partorisce inarrestabili bramosie trasparendone l'ardente natura indomita.
Credevo che il tempo avrebbe smorzato 
qualsiasi reminescenza a te fervidamente relativa
stemperando accorati sentimenti in dirompenti brezze boreali…
languide convinzioni gremite di veraci contraddizioni:
perennemente sferzante lo stormire d'afflosciate,
 caduche foglie,
le quali erompono tumultuose attraverso
 cristalline placidità materne.
Rivivo sprazzi preadolescenziali 
ove l'euritmia dei nostri quotidiani
librava portentosamente sopra prolifici campi
delibando estasianti zefiri primaverili;
percepivo un prodigioso miracolo giovanile 
del quale eravamo ineffabili protagonisti,
tuttavia il tuo essere effigiava 
sublimemente incoercibili sensazioni…
reconditi periodi impetuosamente vivi.
L'eccelso scibile che sfoggiavi,
mirabile virtù di cui non ha mai peraltro esternato millanterie od iattanze
allibiva i miei stati d'animo mentali
apponendovi autentica stima, pretto incanto.
Talvolta avanzano inesorabili angustiati frangenti:
quando l'afflizione sembra soverchiare vagheggiate aspirazioni, 
adombrare luminescenti memorie,
 reprimere assiomatiche abilità,
impareggiabile prosperosità, fervente frenesia giovo solcando
trascendentali carezze,
 blandi sorrisi che m'improntasti in tenera età…
indicibili libidini forgianti ammalianti mitezze.





L'indomito Fato

Lancinante, mestissima goccia 
sgorgata nella paradisiaca pubertà
fu l'ineluttabile, straziante separazione,
allorché due strade caratterialmente 
e strutturalmente divergenti 
s'ersero imperiose.
Il tuo percorso irrefutabilmente più difficoltoso
discerse doti connaturate le quali imposero,
coartarono ad intraprendere cammini dissimili;
francamente non avrei mai potuto sostenere austeri sforzi
che avresti audacemente fronteggiato,
plasmando ardui compiti in espletati traguardi.
Mi parve irrazionale concepire una realtà
le cui sfumature avrebbero eluso 
rutilanti fattezze tue inoppugnabili peculiarità,
sorreggere madornali silenzi gravidi d'armoniose parole
che avresti proferito in luoghi a me preclusi,
contemplare venusti panorami
senza poter condividere tale fenomeno naturale
rifulso nell'afrodisiaco abbraccio mediante indefinibili emozioni…
velavo suddette amarezze riverberando preziosi momenti
fregiati con madide, adamantine speranze mai lise.
Sovente vaneggiavo un nostro futuro incontro:
in quale contingenza sarebbe germinato,
la stagione in cui avremmo rimirato il medesimo lembo di cielo,
la strada che avrebbe accolto i nostri passi
poetizzati da concupiti, tumidi ideali,
le metamorfosi fisiche che ci avrebbero differenziato…
Ogniqualvolta degustassi fucinare la tua sovrannaturale morfologia
elegiaci spasimi dilaniarono il mio flebile cuore,
l'indomito fato m'interdisse
 la sussistenza di tangerne l'incontaminata purezza.






Improvvisamente Ritornasti A Me


Gli anni decorsero fugacemente, monocordi,
caliginosi, dall'inestinguibile evanescenza:
proruppero labili argini irrorando recessi precordi
ammantati d'arenate, soffocate, brinate voluttà.
Un'insopprimibile fatuità 
pervase l'avvicendarsi d'intense stagioni
fomentando veementemente l'indomata sovreccedenza di lacrime
erotte affinché il corso naturale degli eventi potesse mutare…
destai inesauribilmente il destino aggrappandomi fervidamente
acciocché proliferasse un'incipiente unione relativa ai nostri tragitti.
In un caldo mattino estivo,
cadenzato d'attenuate gesta consuetudinarie,
inaspettatamente la vita procreò
nell'incomparabile foggia l'avvenimento che anelai
umanizzasse qualsiasi tonalità d'eufoniche stupefazioni:
due rotte tangibilmente discrepanti confluirono
in un consimile, celestiale orizzonte.
Il passato affiorò rilevando inconfutabilmente
l'attuale conformazione, compagine futura.
Pochi minuti ridiedero inconcussa fulgidezza
ad appartate, discoste rimembranze,
fortificarono l'onda di rievocazioni mai infrantasi
nonostante l'abnorme profusione d'ostici scogli,
infatuarono il periplo che attorniava
quella debordante scia magica…
tutto germogliò spontaneamente
e con incommensurabile amabilità.
Fu come se il tempo avesse frantumato
l'incontrastabile trascorrere dei giorni,
i suoi euforici occhi raffiguravano, istoriavano
sfavillanti episodi demarcati in una galvanizzante
e rigogliosa primavera.
Il mio corpo fu innalzato da un'integerrima libidine,
improvvisamente ritornasti a me inibendo
l'infausto, imperituro avanzare del tempo.





Il Domani Non Tramonterà Mai


Il flebile suono della sua voce,
scandito da un'impercettibile dissomiglianza:
oceanica melodia lussureggiante,
suadente sinfonia affiorata
fra musicali, pindariche beltà,
romanzava pagine esistenziali
sulle quali v'era disseminata doviziosa polvere;
tergendole donò rinnovato vigore
sopraffacendo addolorati rimpianti
in flautati, piacenti effluvi,
il terso candore dei suoi capelli irradiava
inoltrati crepuscoli alternandoli
a cangianti, fastose aurore antimeridiane.
Le nostre mani s'accorparono trascendentemente
delineando radicate affinità;
dopo lunghi periodi comprendemmo analoghi spazi
scrutandone lampanti particolarità,
scorgemmo volti comuni, affabili,
eravamo soliti intravedere eguali persone
esclusivamente nell'ambito scolastico,
profili banali ma in quegli istanti
assunsero qualcosa di limpidamente eccezionale.
Mi parve ieri, mi pare oggi, mi parerà domani
rivivere l'effervescente entusiasmo
del nostro infervorato mercoledì
allorquando l'estate instradò
le soprastanti calure inturgidite da rubini fermenti
inficiati e repressi per nutriti anni…
ora quell'egemonico sortilegio 
è dunque nebulizzato, ripudiato;
zelante sopravviene fulminea l'improcrastinabile gioia
che domani nuovamente apporrò le mie labbra concitate
sulle tue olezzanti, carnicine gote. 






L'espugnato Viale


Pacati passi percorsi assai assorta  
addentro lo slavato, remissivo viale:
un'endemica, sacrale intersezione stradale
perturbò l'imperante flemma attecchita
sin dagli atavici lividori rei di quella natura morta.
D'un tratto l'artica, repressiva morsa invernale
si disciolse e dimorò impavida un'opulenta efflorescenza.
Intravidi l'inobliterabile tua tersitudine,
respirai il luculliano nettare 
esalato dal tuo sapido alito vitale,
fiorente rigoglio s'elevò glorioso
 ornando venerate posture
laddove intessessi gagliarda animosi passi
nell'inconfessato misticismo sito in astruse emozionalità.
Melodiosi canti pastorali inneggiasti ignaro,
al che le versatili entità innate
s'unificarono in un olimpico, niveo assolo.
Ascetico nitore permeò l'espugnato viale
e trasfuse l'intrisa quintessenza
che perseverava nella tua proda indole dogmatica;
sommuovesti il diaccio clima stagionale
grazie al nostro inopinato, fiabesco incontro.
La fiamma conferita a quell'inenarrabile,
iridescente mattino divampa sempiterna
raggiungendo confini invalicabili,
 razionalmente chimerici.
Fremetti diversi anni, eppure ciò per cui mi strussi
con vessatorie disillusioni 
si materializzò impulsivamente
e con mera semplicità.




Innocenze Fanciullesche Tu Ridesti


Come rugiadose, linde, cerulee acque marine
fluisti nella mia friabile adolescenza
ergendo insondabili ed inintelligibili emotività,
le cui vittoriane fondamenta 
sorreggevano aitanti fermezze.
Cagionatici estatici lassi permeandoli
d'olezzanti ebbrezze palpabili,
essi tuttora volteggiano solenni nell'idillica aurea,
tastano inemendabili magnificenze eteree
discernendo l'insormontabile scia allignata
grazie a strenui virgulti, rubicondi sementi,
trafiggono opulente, avverse imperturbabilità.
Sfociasti ieratico l'imminente avvenire
surclassando folte, acrimoniose titubanze
con risolute, ferree propensioni;
scaturisti dardeggianti attitudini
tracimando inespugnabili fortilizi, coriacee roccaforti.
Prodigasti rilucenti paragrafi
scolpendo tonificanti eccitabilità,
fertili albe circonfuse d'eterni fulgori.
Durante brumosi inverni,
opachi, ermetici orizzonti sinuosi,
traspare perspicua l'incandescente essenza
che dissolve affrante melanconie
in fatiscenti, sommessi echi.
Nuovi capitoli saranno colmati
sopprimendo rigurgitanti pulviscoli
depositatisi lungo tortuose ed impervie ascese,
saggerò succulenti aromi gemmati
su nivee, sorgive innocenze fanciullesche.




Libera Gioventù Effondi


Sprigionasti raggianti giornate
alimentandole d'incomputabili valori,
diffondesti nutriti, meritori talenti
rivestiti d'edificanti maturità,
 grondanti lungimiranze pregevoli.
Talora enfatizzo quegli inesprimibili minuti
che fusero, contesserono i nostri vellutati respiri:
rifiorisco persino contorni superficiali, perituri,
elementi sporadici, sostanzialmente marginali
ai quali s'ascriverebbero esigui risalti,
invece propagano sbalorditive fattibilità,
prioritarie, viscerali sussistenze.
Ormeggio caparbia il granitico desiderio
d'accostare, concatenare le nostre
 vorticose folate australi,
assaporare edulcorate avvenenze ormai eclissate
in fecondi, rubizzi frammenti siderali.
Aleggerai perpetuamente come roridi,
fruttuosi, purpurei segnalibri nelle mie
sgargianti prose passate,
poeterai soffondendo con platinate temerarietà,
solerti, risananti gocce cremisi
l'odierno presente tanto effimero quanto inesplicabile:
saturerai tramite l'abissale vuoto che cospargesti
in commoventi, polarizzanti ricordanze
un futuro pregno d'asfittiche prove adulte,
le cui straripanti moltitudini sebbene sommamente erte
convergeranno la nostra strepitante, epica 
 ma soprattutto libera gioventù.






Tramontane Freschezze Illegiadrisci


Il tuo soave pensiero illeggiadrisce purpurei crepuscoli
edulcorando lividi nembi in placide,
argentine rugiade prettamente vermiglie:
esso ingenera euritmiche, virginee malinconie,
le quali permeano l'inesprimibile sentimento umano
gemmato ed effuso con reconditi dogmi primigeni
soltanto mediante trascendentali emozioni
contraddistinte dall'ebbra gioventù
che scaturisce indefessa delibando
suasivi zampilli pregni d'afrodisiaci fremiti corporei…
Ridesto rubicondi, idilliaci effluvi ogniqualvolta
contemplo amena il selenitico oceano sidereo 
che dirada melodiosamente languide, mielate
posture vespertine e deificano l'aureo,
preternale fulvo albore levantino:
ostenterebbe forse la più blasonata
aquila reale seppur conscia delle sue virtuose,
idolatrate destrezze alate un aleatorio volo
 qualora l'imperiosa volta celeste 
dissolvesse siffatta endemica sublimità?
Eluderebbe dunque la maternale imposizione
di trasfondere maestrali doti eteree 
alla congenita, aborigena stirpe novizia?
Compungendo il serafico florilegio romanzato
da favoleggiate, vereconde estasi 
blandisco angelicamente i verginali, 
enfi baci che mi sibilasti attingendo gagliarde,
furoreggiate freschezze tramontane.





Sempiterno Impeto Procrei


Sempiterno impeto assurgi inconsapevole
da qualsiasi appartata lontananza
aleggi aggraziate rievocazioni su di te nitidamente scolpite:
echeggio il loro lirico, platonico ritmato stormire,
comparabile ad un'eufonica risonanza
i cui vetusti sussurri propalano succulente, 
luculliane delizie
ed evincono frondosi eufemismi lattiginosi…
Gravida d'estasiati, pindarici olezzi
saggio l'ineffabile, metafisico miracolo esistenziale
di rimirare opalescenti tonalità autunnali
le cui ingentilite coltri si riversano maestose
in floride radure onde ergono detersi
i selvosi panorami arcadici,
ed un'opima vegetazione tramuta terrei rampolli
procreando lauti virgulti proliferanti…
Emulabile alla più tralucente folgore
che dardeggia fervorosa sovra cilestrini firmamenti
sormontando pleonastici, ridondanti turbamenti,
 fragorose trepidazioni
acciocché possa essere forgiata
l'indeclinabile, ecumenica genesi
frappongo doviziosi meriggi ammantati
sia da perlacee, alabastrine sfumature
sia d'amaranti, voluttuosi tripudi
orquando irraggio e protraggo la tua pudica,
 carnale parvenza.



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