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PAOLA DURANTINI

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Mi presento:
Sono nata a Roma nell'ormai remoto 1946. Fin da bambina a coloro che mi chiedevano cosa avrei fatto da grande, rispondevo "le arti belle!". Amo l'arte in tutte le sue manifestazioni e forme ed ho cercato di dare il mio contributo insegnandola ai giovani nella scuola. Attualmente sono in pensione, ma continuo a dipingere ed a scrivere in italiano ed in vernacolo. Alcune case editrici sembra abbiano apprezzato qualche mia poesia, che hanno pubblicato su alcune collane di autori contemporanei e la rivista "Il rugantino" ha pubblicato la mia poesia "Acquerello romano"nel suo ultimo numero, presente anche on line.

 

POESIE DI PAOLA DURANTINI


 SITI DELLA DURANTINI:
http://www.paoladurantini.it/ 

http://utenti.lycos.it/smemorina46/


PICCOLA MARTA

Piovono
impalpabili petali di rosa,
 bianchi
ed una leggera brezza
 soffia un alito
profumato
di latte
e miele.

Nella forte culla
di freddo acciaio
dormi tranquilla
dopo la battaglia
sostenuta
e vinta.

Dietro le trasparenti
palpebre socchiuse
 ancora sogni
le dolci e protettive
acque materne
mentre le piccole orecchie
odono suoni
ancora sconosciuti…

Ed io
già ti amo
piccola Marta





Vecchio

Nello sguardo pensieri lontani
e da solo ti stringi le mani.
Una lacrima che lentamente
viene giù proprio dalla tua mente,
mi racconta dei tuoi sentimenti…
e ti parlo… anche se… tu non senti.





Er tulipano

E’ già passato ‘n anno da quer ggiorno…
piantasti ‘na cipolla co’ l’amore,
‘na manciata de tera tutt’intorno,
pe’ vede a primavera sboccià er fiore.

Mò è fiorito e rosso er tulipano…
er còre mio ricorda e nun vò crede…
Gl’hai dato vita… co’ le dorci mano…
ma tu, ‘sto fiore, nun lo poi più vede!





La madre ar fijo

"Si tu te senti er còre a organetto,
o batte, adàcio adàcio, drento ar petto…
Si tu fai un po' fatica a respirà…
te senti solo… stufo de campà!
Si penzi che nun vali propio gnente...
te senti triste... oppuro sei impazziente.

Si un'emozzione te coje co' violenza
e te fa perde er lucido e presenza…
Si ridi o piagni, oppuro ciài bisogno
de quarche cosa… fosse solo un zogno…
ritorna a casa…  viè da mamma tua,
te do un bacetto e passerà la bua!"


adàcio adàcio =lentamente





Poesia da me scritta nel 1964

VULCANO

Vulcano
che vomiti
spirali di metallo
allumini contorti
grovigli di lamine d'acciaio…
perché non sorridi a questa catarsi?

Vulcano
che vomiti
escrementi di umane passioni
brandelli di pelle nuda
oro colato che non è che piombo…
perché non sorridi?

Vulcano
che vomiti
e sputi con violenza
su questo paesaggio…
prendimi per mano…
te la tengo mentre voltiamo le spalle.