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POESIE DI PABLO NERUDA





PABLO NERUDA - Aspro amore Aspro amore, viola coronata di spine, cespuglio tra tante passioni irto, lancia dei dolori, corolla della collera, per che strade e come ti dirigesti alla mia anima? Perché precipitasti il tuo fuoco doloroso, d'improvviso, tra le foglie fredde della mia strada? Chi t'insegnò i passi che fino a me ti portarono? Quale fiore, pietra, fumo ti mostrarono la mia dimora? Certo è che tremò la notte paurosa, l'alba empì tutte le coppe del suo vino e il sole stabilì la sua presenza celeste, mentre il crudele amore m'assediava senza tregua finché lacerandomi con spade e con spine aprì nel mio cuore una strada bruciante. Io ti sognai una sera... Donna, fatta di tutte le mie finzioni riunite, hai vibrato nei miei nervi come una maestà, piangendo nei sentieri dell’illusione perduta ho sentito il contatto della tua ignota beltà. Avvizziti i miei sogni e le mie folli chimere ti ho forgiata a pezzi celesti e carnali, come una resurrezione, come una primavera nella selva di tanti stupidi ideali... Ho sognato la tua carne divina e profumata, in mezzo a un morboso torturare del mio essere; e anche se imprecisa, so come sei, amata, finzione fatta maestà in carne di donna... Io ti cerco negli occhi di tutte le donne, ti cerco però mai ho potuto incontrarti, e c’è nel disincanto, l’incanto che sei o che sarai più bella di una donna volgare. Ti sentiranno i miei sogni eternamente mia, spuntare dalla bruma di tutte le mie tristezze, come germinatrice di rare allegrie che ravviveran la fiamma della tua ignota bellezza. Pablo Neruda QUI TI AMO Qui ti amo. Negli oscuri pini si districa il vento. Brilla la luna sulle acque erranti. Trascorrono giorni uguali che s'inseguono. La nebbia si scioglie in figure danzanti. Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto. A volte una vela. Alte, alte stelle. O la croce nera di una nave. Solo. A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima. Suona, risuona il mare lontano. Questo è un porto. Qui ti amo. Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde. Ti sto amando anche tra queste fredde cose. A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi, che corrono per il mare verso dove non giungono. Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore. I moli sono più tristi quando attracca la sera. La mia vita s'affatica invano affamata. Amo ciò che non ho. Tu sei così distante. La mia noia combatte con i lenti crepuscoli. Ma la notte giunge e incomincia a cantarrni. La luna fa girare la sua pellicola di sogno. Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi. E poiché io ti amo, i pini nel vento vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico. *** IL TUO SORRISO Toglimi il pane, se vuoi, toglimi l'aria, ma non togliermi il tuo sorriso. Non togliermi la rosa, la lancia che sgrani, l'acqua che d'improvviso scoppia nella tua gioia, la repentina onda d'argento che ti nasce. Dura è la mia lotta e torno con gli occhi stanchi, a volte, d'aver visto la terra che non cambia, ma entrando il tuo sorriso sale al cielo cercandomi ed apre per me tutte le porte della vita. Amor mio, nell'ora più oscura sgrana il tuo sorriso, e se d'improvviso vedi che il mio sangue macchia le pietre della strada, ridi, perché il tuo riso sarà per le mie mani come una spada fresca. Vicino al mare, d'autunno, il tuo riso deve innalzare la sua cascata di spuma, e in primavera, amore, voglio il tuo riso come il fiore che attendevo, il fiore azzurro, la rosa della mia patria sonora. Riditela della notte, del giorno, della luna, riditela delle strade contorte dell'isola, riditela di questo rozzo ragazzo che ti ama, ma quando apro gli occhi e quando li richiudo, quando i miei passi vanno, quando tornano i miei passi, negami il pane, l'aria, la luce, la primavera, ma il tuo sorriso mai, perché io ne morrei. BELLA "Bella, come nella pietra fresca della sorgente, l'acqua apre un ampio lampo di spuma, cosí è il sorriso del tuo volto, bella. Bella, dalle fini mani e dagli esili piedi come un cavallino d'argento, che cammina, fiore del mondo, così ti vedo, bella. Bella, con un nido di rame intricato sulla testa, un nido color di miele cupo dove il mio cuore arde e riposa, bella. Bella, gli occhi non ti stanno nel volto, non ti stanno nella terra. Vi son paesi, vi son fiumi nei tuoi occhi, la mia patria sta nei tuoi occhi, io cammino in mezzo ad essi, essi danno luce al mondo dove io cammino, bella. Bella, i tuoi seni sono come due pani fatti di terra cereale e luna d'oro, bella. Bella, la tua cintura il mio braccio l'ha fatta come un fiume quando è passato mill'anni per il tuo dolce corpo, bella. Bella, non v'è nulla come i tuoi fianchi; forse la terra possiede in qualche luogo occulto la curva e l'aroma del tuo corpo, forse in qualche luogo, bella. Bella, mia bella, la tua voce, la tua pelle, le tue unghie, bella, mia bella, il tuo essere, la tua luce, la tua ombra, bella, tutto è mio, bella, tutto è mio, mia, quando cammini o riposi, quando canti o dormi, quando soffri o sogni, sempre, quando sei vicina o lontana, sempre, sei mia, mia bella, sempre." P. Neruda Schiava mia Schiava mia, temimi. Amami. Schiava mia! Sono con te il tramonto più ampio del cielo, e in esso la mia anima spunta come una stella fredda Quando da te si allontana i miei passi tornano a me. La mia stessa frustata cade sulla mia vita Sei ciò ch'è dentro di me ed è lontano Fuggendo come un coro di nebbie inseguite. Vicino a me, ma dove? Lontano, ciò ch'è lontano e ciò che essendo lontano cammina sotto i miei piedi L'eco della voce oltre il silenzio E ciò che nella mia anima cresce come il muschio sulle rovine. Pablo Neruda *** DUE AMANTI FELICI Due amanti felici fanno un solo pane, una sola goccia di luna nell'erba, lascian camminando due ombre che s'uniscono, lasciano un solo sole vuoto in un letto. Di tutte le verità scelsero il giorno: non s'uccisero con fili, ma con un aroma e non spezzarono la pace né le parole. È la felicità una torre trasparente. L'aria, il vino vanno coi due amanti, gli regala la notte i suoi petali felici, hanno diritto a tutti i garofani. Due amanti felici non hanno fine né morte, nascono e muoiono più volte vivendo, hanno l'eternità della natura. SAPRAI CHE NON T'AMO E CHE T'AMO Saprai che non t'amo e che t'amo perché la vita è in due maniere, la parola è un'ala del silenzio, il fuoco ha una metà di freddo. Io t'amo per cominciare ad amarti, per ricominciare l'infinito, per non cessare d'amarti mai: per questo non t'amo ancora. T'amo e non t'amo come se avessi nelle mie mani le chiavi della gioia e un incerto destino sventurato. Il mio amore ha due vite per amarti. Per questo t'amo quando non t'amo e per questo t'amo quando t'amo. ANCORA ABBIAMO PERSO QUESTO TRAMONTO Ancora abbiamo perso questo tramonto. Nessuno stasera ci vide con le mani unite mentre il vento azzurro cadeva sopra il mondo. Ho visto dalla mia finestra la festa del ponente sui monti lontani. A volte, come una moneta si incendiava un pezzo di sole tra le mani. Io ti ricordavo con l'anima stretta da quella tristezza che tu mi conosci. Allora dove eri? Tra quali genti? Che parole dicendo? Perchè mi arriva tutto l'amore d'un colpo quando mi sento triste e ti sento così lontana? Cadde il libro che sempre si prende nel tramonto e come un cane ferito ai miei piedi rotolò la mia cappa. Sempre, sempre ti allontani nelle sera dove corre il tramonto cancellando statue. *** Mi piaci quando taci Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca. Sembra che si siano dileguati i tuoi occhi e che un bacio ti abbia chiusa la bocca. Siccome ogni cosa è piena della mia anima tu emergi dalle cose, piena dell'anima mia. Farfalla di sogno, assomigli alla mia anima, e assomigli alla parola malinconia. Mi piaci quando taci e sei come distante. Sembri lamentarti, farfalla che tuba. E mi ascolti da lontano e la mia voce non ti giunge: lascia che io taccia con il silenzio tuo. Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte, silenziosa e stellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice. Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Poi basta una parola, un sorriso. E sono felice, felice che non sia vero. *** Bimba bruna e flessuosa Bimba bruna e flessuosa, il sole che fa la frutta, quello che riempie il grano, quello che piega le alghe, ha fatto il tuo corpo allegro, i tuoi occhi luminosi e la tua bocca che ha il sorriso dell'acqua. Un sole nero e ansioso si attorciglia alle matasse della tua nera chioma, quando allunghi le braccia. Tu giochi con il sole come un ruscello e lui ti lascia negli occhi due piccoli stagni scuri. Bimba bruna e flessuosa, nulla mi avvicina a te. Tutto da te mi allontana, come dal mezzogiorno ... Sei la delirante gioventù dell'ape, l'ebbrezza dell'onda, la forza della spiga. Eppure il mio corpo cupo ti cerca, e amo il tuo corpo allegro, la tua voce disinvolta e sottile. Farfalla bruna dolce e definitiva come il campo di grano e il sole, il papavero e l'acqua. *** ORMAI SEI MIA Pablo Neruda Ormai sei mia. Riposa coi tuo sonno nel mio sonno. Amore, dolore, affanni, ora devono dormire. Gira la notte sulle sue ruote invisibili presso me sei pura come l'ambra addormentata. Nessuna più, amore, dormirà con i miei sogni. Andrai, andremo insieme per le acque del tempo. Nessuna viaggerà per l'ombra con me, solo tu, sempre viva, sempre sole, sempre luna. Ormai le tue mani aprirono i pugni delicati e lasciarono cadere dolci segni senza rotta, i tuoi occhi si chiusero come due ali grige, mentr'io seguo l'acqua che porti e che mi porta: la notte, il mondo, il vento dipanano il loro destino, e senza te ormai non sono che il tuo sogno solo. *** Posso scrivere i versi più tristi stanotte. Posso scrivere i versi più tristi stanotte. Scrivere, per esempio: "La notte è stellata, e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza". Il vento della notte gira nel cielo e canta. Posso scrivere i versi più tristi stanotte. Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava. In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia. L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito. Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo. Come non amare i suoi grandi occhi fissi. Posso scrivere i versi più tristi stanotte. Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa. Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei. E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato. Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla. La notte è stellata e lei non è con me. Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.La mia anima non si rassegna d'averla persa. Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca. Il mio cuore la cerca, e lei non è con me. La stessa notte che sbianca gli stessi alberi. Noi, quelli d'allora, gia' non siamo gli stessi. Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata. La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie. D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci. La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti. Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora. E' così breve l'amore e così lungo l'oblio. E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia, la mia anima non si rassegna d'averla persa. Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa, e questi gli ultimi versi che io le scrivo. *** SETE DI TE M'INCALZA Sete di te m'incalza nelle notti affamate. Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita. Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa. Sete di metallo ardente, sete di radici avide. Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora. Sei piena di tutte le ombre che mi spiano. Mi segui come gli astri seguono la notte. Mia madre mi partorì pieno di domande sottili. Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci. Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo. Solco per il torbido seme del mio nome. Esista una terra mia che non copra la tua orma. Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove. Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla. Come poter non amarti se per questo devo amarti. Se questo è il legame come poterlo tagliare, come. Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa. Sete di te, sete di te, ghirlanda arroce e dolce. Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane. Gli occhi hanno sete, perchè esistono i tuoi occhi. La bocca ha sete, perchè esistono i tuoi baci. L'anima è accesa di queste braccia che ti amano. Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo. Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete. E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco. *** L'AMORE Che hai, che abbiamo, che ci accade? Ahi il nostro amore È una corda dura che ci lega ferendoci e se vogliamo uscire dalla nostra ferita, separarci, ci stringe un nuovo nodo e ci condanna a dissanguarci e a bruciarci insieme. Che hai? Ti guardo e nulla trovo in te se non due occhi come tutti gli occhi, una bocca perduta tra mille bocche che baciai, più belle, un corpo uguale a quelli che scivolarono sotto il mio corpo senza lasciar memoria. E che vuota andavi per il mondo come una giara di color frumento, senz'aria, senza suono, senza sostanza! Invano cercai in te profondità per le mie braccia che scavano, senza posa, sotto la terra: sotto la tua pelle, sotto i tuoi occhi, nulla, sotto il tuo duplice petto sollevato, appena una corrente d'ordine cristallino che non sa perché corre cantando. Perché, perché, perché, amore mio, perché? *** BARCAROLA Se solamente mi toccassi il cuore, se solamente mettessi la tua bocca sul mio cuore, la tua bocca sottile, i tuoi denti, se mettessi la tua lingua come una freccia rossa lì dove il mio cuore polveroso martella, se soffiassi nel mio cuore, vicino al mare, piangendo, suonerebbe con rumore scuro, con suono di ruote di treno assonnate, come acque vacillanti, come l'autunno in foglie, come sangue, con un rumore di fiamme umide che bruciano il cielo, suonando come sogni o rami o piogge o sirene di un porto triste, se tu soffiassi nel mio cuore vicino al mare, come un fantasma bianco, al bordo della schiuma, in mezzo al vento, come un fantasma scatenato, in riva al mare, piangendo. Come diffusa assenza, come campana improvvisa, il mare spartisce il suono del cuore mentre piove e si fa sera sulla costa solitaria: la notte cade incontrastata e il suo lugubre azzurro di naufrago stendardo si popola di astri d'argento affievolito. E il cuore suona come un'aspra conchiglia, chiama, oh mare, oh lamento, oh disciolta paura sparsa in disgrazie e in onde scardinate: dalla sonorità il mare accusa le sue ombre reclini, i suoi verdi papaveri. Se esistessi all'improvviso in una costa lugubre, circondata dal giorno morto dinanzi a una nuova notte, piena d'onde, e soffiassi nel mio cuore di freddo pànico, soffiassi nel sangue solitario del mio cuore, soffiassi nel suo moto di colomba con fiamme, suonerebbero le sue nere sillabe di sangue, crescerebbero le sue incessanti acque rosse, e suonerebbe, suonerebbe a ombre, suonerebbe come la morte, chiamerebbe come un tubo pieno di vento o pianto, o una bottiglia che versa orrore a fiotti. E' così; e i baleni coprirebbero le tue trecce e la pioggia entrerebbe dai tuoi occhi aperti a preparare il pianto sordo che racchiudi, e le ali nere del mare girerebbero intorno a te, con grandi artigli e crocidii e voli. Vuoi essere il fantasma che soffia, solitario, in riva al mare il suo sterile, triste strumento? Se solamente chiamassi, il suo suono prolungato, il suo malefico fischio, il suo ordine di onde ferite, qualcuno verrebbe forse, qualcuno verrebbe, dalle cime delle isole, dal fondo rosso del mare, qualcuno verrebbe, qualcuno verrebbe. Qualcuno verrebbe, soffia con furia, che suoni come sirena di nave guasta, come lamento, come un nitrito in mezzo alla schiuma e al sangue, come un'acqua feroce che si morde e che suona. Nella stagione marina la sua conchiglia d'ombra circola come un grido, gli uccelli del mare la disprezzano e fuggono, le sue strisce di suono, le sue lugubri sbarre si alzano sulle sponde dell'oceano solo. *** BIANCA APE Bianca ape, ebbra di miele, ronzi nella mia anima e ti avvolgi in spirali lentissime di fumo. Io sono il disperato, la parola senz'eco, quegli che ha perso tutto, dopo aver tutto avuto. Sei la fune in cui cigola la mia ultima brama. Nel mio deserto vivi come l'ultima rosa. Ah silenziosa! Chiudi gli occhi profondi dove aleggia la notte. E denuda il tuo corpo di statua timorosa. Possiedi occhi profondi dove aleggia la notte, fresche braccia di fiori ed un grembo di rosa. I tuoi seni assomigliano alle conchiglie bianche. E sul tuo ventre dorme una farfalla d'ombra. Ah silenziosa! Con me è la solitudine da cui tu sei lontana. Piove. Il vento del mare caccia erranti gabbiani. L'acqua cammina scalza per le strade begnate. Le foglie di quell'albero gemono come infermi. Bianca ape assente, ancora ronzi nella mia anima. Risusciti nel tempo, sottile e silenziosa. Ah silenziosa! CORPO DI DONNA Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche, assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono. Il mio corpo di rude contadino ti scava e fa scaturire il figlio dal fondo della terra. Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione. Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un' arma, come freccia al mmio arco, come pietra per la mia fionda. Ma viene l' ora della vendetta, e ti amo. Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo. Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d' assenza! Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste! Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia. Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto! Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane, e la fatica, e il dolore infinito.