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 TUTTE LE  FIGURE RETORICHE
 

Allegoria

(dal greco allegoréin, “parlare diversamente”): figura retorica consistente nella costruzione di un discorso in cui i significati letterali dei singoli termini passano in secondo ordine rispetto al significato simbolico dell'insieme, che generalmente rinvia a un ordine di valori metafisici, filosofici e morali. La peculiarità di un simile procedimento consiste, quindi, essenzialmente nella capacità di trasformare nozioni astratte e significati morali in immagini spesso intensamente pittoriche, che vanno ben oltre il significato di base dei termini che le costituiscono e si sviluppano in una trama pregnante e allusiva. In questo senso, secondo alcuni, l'allegoria sarebbe una sorta di metafora continuata, estesa ad abbracciare un'intera composizione, come è il caso di apologhi, parabole e favole, nonché di opere quali la Divina Commedia di Dante e il Faust di Goethe. Oggi, a questa interpretazione, che affida all'allegoria il compito di trasmettere valori sovrasensibili e nascosti, ma comunque universalmente riconoscibili all'interno di un determinato codice, si sostituisce un'interpretazione più soggettiva, in cui personaggi, esperienze e situazioni particolari, rappresentati come reali e concreti, diventano allusivi di una realtà diversa e più generale senza caricarsi necessariamente di spiegazioni dimostrative e didattiche.

 

Anacoluto

anacoluto: (dal greco anakólothos, "che non segue") indica una frase il cui andamento risulta irregolare, a causa di un cambiamento di soggetto nel corpo dell'enunciato. Un simile uso, tipico per lo più dei poeti, è invalso anche presso gli scrittori in prosa, che lo adottano nell'intento di riprodurre i modi della lingua parlata e per caratterizzare determinati personaggi.
Classificato nelle grammatiche scolastiche come un errore in assoluto, l’anacoluto rappresenta in realtà una struttura di larghissima diffusione nella nostra e in altre lingue, compreso il latino (dove prendeva il nome di nominativus pendens; un es. dal Vangelo di Matteo: «Qui habet, dabitur illi»). Il non collegamento sintattico tra due strutture ha la sua ragion d’essere nello svolgersi di un discorso che non è pianificato e definito sintatticamente ma è già costruito dal punto di vista semantico. Queste condizioni sono tipiche della comunicazione parlata e rispondono alla necessità di procedere più speditamente nella manifestazione e concatenazione delle idee. Oltre che nel parlato, l’anacoluto è accettabile nelle forme di scrittura che lo seguono molto da vicino o lo imitano espressamente, mentre è chiaramente incompatibile con le esigenze dei testi che devono avere univocità ed esplicitezza di significato. Gli esempi abbondano nei classici di tutte le epoche: a cominciare da qualche caso in Dante (almeno nel Fiore, a lui attribuito: «E que’ che guarderà tuttor la strada / certana sie che gli parrà morire»), passando per Machiavelli (nel famosissimo brano della lettera a F. Vettori: «mi pasco di quel cibo, che solum è mio, e ch’io nacqui per lui») e giungendo a Manzoni (che costellò di anacoluti i dialoghi e le parafrasi di dialoghi della redazione finale del romanzo; tre esempi: «noi altre monache, ci piace sentir le storie per minuto»; «cose che le più gran dame, nelle loro sale, non c’eran potute arrivare», «Quelli che muoiono, bisogna pregare Iddio per loro») e a Saba («La bocca / che prima mise / alle mie labbra il rosa dell’aurora / ancora / in bei pensieri ne sento il profumo»). All’anacoluto possono essere assimilati anche il tipo, molto frequente: mangiare, il bambino mangia; e, spec. nei titoli giornalistici, il tipo “Lira e borsa, un altro tonfo”

 

Anafora

Anafora : ripetizione della stessa parola all'inizio di versi o di frasi consecutive per conferire risalto al vocabolo ripetuto. Es. Dante ‘Per me si va nella città dolente, per me si va nell'eterno dolore....’

 

Anastrofe

Anastrofe: rivolgimento. Consiste nell'invertire l'ordine normale di due parole per mettere in risalto uno dei due termini. Es. in greco polemou peri anziché perri' polemou o anche "di me più degno" invece di "più degno di me".

 

Antitesi

(dal greco antìthesis, “contrapposizione”):accostamento che non di rado è reso più incisivo e netto dalla struttura simmetrica della frase come nella celebre terzina dantesca Non fronda verde , ma di color fosco; / non rami schietti ,ma nodosi e'nvolti; /non pomi v'eran ma stecchi con tosco.

 

Antonomasia

Antonomasia: figura retorica che consiste nel sostituire al nome proprio di una persona o cosa una perifrasi o un termine che indichi la qualità che caratterizza per eccellenza quella persona; Garibaldi per es.. eroe dei due mondi.

 

Apostrofe

Apostrofe: rivolgersi direttamente ad una persona o cosa personificata, presente o assente, interrompendo lo sviluppo del discorso. Es. Dante, purg.: Ahi serva Italia etc.

 

Asindeto

Asindeto: coordinazione tra vari elementi di una frase senza congiunzioni.

 

chiasmo

figura retorica che consiste nella disposizione incrociata degli elementi costitutivi di una frase, in modo che l'ordine logico delle parole risulta invertito. Così nel verso di G. Carducci Pianto antico vv 15-16: nè il sol più ti rallegra / nè ti risveglia amor si ha un chiasmo tra la parte nominale delle due proposizioni parallele (il sol e amor) e la parte verbale (ti rallegra e ti risveglia).

 

Climax

(dal greco climax, “scala”): procedimento retorico che consiste nella disposizione di frasi, sostantivi e aggettivi in una progressione “a scala”, secondo cioè una gradazione ascendente, a suggerire un effetto progressivamente più intenso: es buono, migliore ottimo (dal grado normale dell' aggettivo si passa al grado comparativo e infine a quello superlativo); due, tre quattro (che costituisce la più semplice gradazione, in quanto attuata sul piano numerico). Un simile procedimento risulta particolarmente efficace soprattutto in poesia, dove l'intensificazione del concetto attraverso la progressione naturale dal vocabolo più debole al più forte è incrementata in modo significativo dai valori fonici e ritmici delle parole, come è dato verificare nella celebre chiusa dell' Infinito leopardiano, Così tra questa immensità / s' annega il pensier mio e il naufragar m'è dolce in questo mare.,in cui si attua una gradazione in senso discendente (Anticlimax) attraverso immensità-s'annega-naufragar,che anche ritmicamente riproducono un progressivo abbandono della mente.

 

 

Disfemismo

opposta all'eufemismo, per cui si sostituisce (come uso abituale o come coniazione scherzosa momentanea) una parola normale, spesso gradevole o addirittura affettuosa, con altra per se stessa sgradevole od offensiva, senza dare tuttavia all'espressione un tono ostile: p. es. vigliacco per 'innamorato'; ragazze ... tutte in coppietta col lor vigliacco (Pavese); birbante per 'vivace'; questi birbanti di ragazzi.

 

Dittologia

(dal greco dittologia, “ripetizione di parola”): consiste nell' utilizzare una coppia di vocaboli dal significato affine o dalla forma morfologica equivalente, collegati tra loro dalla congiunzione e, per conseguire un particolare effetto ritmico oltre che semantico.

 

Ellissi

(dal greco elleipsis, “mancanza”): consiste nell' eliminazione all' interno di un particolare enunciato, di alcuni elementi, per conseguire un particolare effetto di concisione e icasticità.

 

Endiadi

(dal greco hen dia dyoin “una cosa per mezzo di due”): consiste nell'adoperare, per esprimere un concetto, due termini complementari, coordinati fra loro (due sostantivi o due aggettivi),in sostituzione di un unico sostantivo accompagnato da un aggettivo o da un complemento.Così vedo splendere la luce e il sole sta per “vedo splendere la luce del sole”

 

Enfasi

(dal greco emphainein “dimostrare”) consiste nel mettere in rilievo una parola o un'espressione,grazie ad una particolare sottolineatura, che può trdursi a livello fonologico in forma esclamativa, affettata o sentenziosa e a livello sintattico, invece, in una particolare costruzione , come ad esempio nella frase Lui, lui si è un amico !


Enjambement

Si ha un enjambement quando la fine di un verso non coincide con la fine di una frase e la frase continua nel verso seguente.
 


Epanalessi

(dal greco epanalepsis “riprendere”): ripetizione dopo un certo intervallo, di una o più parole per sottolineare un particolare concetto, come nel verso dantesco Ma passavam la selva tuttavia, / la selva dico di spiriti spessi.

 

Epistrofe

termine della retorica classica per indicare la ripetizione della medesima parola alla fine di più versi o di più membri di un periodo (cfr. Dante, Paradiso XII, 71-75; XIV, 104-108; XIX, 104-108; XXXII, 83-87).

 

Eufemismo

(dal greco euphemismo “parola di buon augurio”): figura retorica adoperata per attenuare una espressione ritenuta troppo cruda, irriguardosa, come ad esempio, convenzione di usare il verbo andarsene al posto di “morire”. Talvolta rientra nell' ambito di questa figura l'uso di un termine dal significato addirittura opposto a quello che si vuole intendere, come nella frase Antonio davvero un gentiluomo, per significare che il personaggio in questione è un gran mascalzone.

 

Inversione

fenomeno linguistico consistente nello spostamento degli elementi costitutivi di una frase in una disposizione che capovolge la normale struttura sintattica, per conferire all'elemento anteposto un particolare risalto espressivo. Così ad esmpio nel celebre verso leopardiano Dolce e chiara è la notte e senza vento, si ha una evidente inversione nell'ordine normale dei singoli termini della frase.

Invettiva

consiste nel rivolgersi improvvisamente e vivacemente a persona o cosa presente o assente, con un tono di aspro rimprovero o di accusa, come nei versi danteschi Ahi Pisa, vituperio delle genti / del bel paese là dove ‘l si suona...

 

Ipallage

(dal greco hypallassein, “scambiare”):figura retorica che consiste nell' attribuire a un termine di una frase qualcosa (qualificazione, determinazione o specificazione) che logicamrùente spetterebbe a un termine vicino.Così nei versi di G.Pascoli (Arano, vv 5-6): un ribatte / le porche con la sua marra paziente,l' aggettivo paziente è riferito all' arnese marra ma logicamente va riferito a un cioè al contadino che usa la marra e che è paziente. Cfr anche Enallage figura retorica con cui l'ipallage spesso coincide.

 

Iperbato

Iperbato: rottura dell'ordine naturale della frase o del periodo per ottenere particolari effetti di espressività.

 

Iperbole

Iperbole: consiste nell'esprimere in termini esagerati un concetto per difetto o per eccesso.

 

Ironia

Consiste nell' affermare una cosa che è esattamente il contrario di ciò che si vuole intendere. Si tratta di un tipo di comunicazione che richiedenel lettore e nell' ascoltatore la capacità di cogliere l'ambiguità sostanziale dell' enunciato.

 

Iterazione

Ripetizione di parole o di frasi, spesso con valore espressivo così da costituire una figura retorica.

 

Latinismo

Elemeno linguistico proprio del latino accolto in un'altra lingua, gli elementi possono conservare la forma originaria o subire adattamenti.

 

Litote

Litote: attenuazione di un concetto mediante la negazione del contrario.

 

Metafora

Metafora: (trasposizione) sostituzione di un termine con una frase figurata legata a quel termine da un rapporto di somiglianza. Es. ‘Stanno distruggendo i polmoni del mondo (per boschi)

 

Metonimia

Metonimia o metonomia: consiste nell'usare il nome della causa per quello dell'effetto Es. bevo un bicchiere.

 

Onomatopea

L'onomatopea è una figura retorica che riproduce, attraverso i suoni linguistici di una
determinata lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto o a un soggetto a cui
si vuole fare riferimento, mediante un procedimento iconico tipico del fonosimbolismo.

 

Ossimoro

Ossimoro: forma di antitesi di singole parole che vengono accostate con effetti paradossali (es. paradiso infernale, ghiaccio bollente)
• gr. oksymoron, neutro sost. di oksymoros comp. di oksys “acuto” e morós “sciocco” come modello di unione di concetti discordanti.

 

Paradosso

(dal greco para “contro” e doxa “opionione”): figura retoricaconsistente in un' affermazione che appare contraria al buon senso, ma che in realtà si dimostra valida a un' attenta analisi. Nell' ambito della letteratura, si chiama in questo modo un' opera che presenti situazioni assurde e incredibili, in contrasto con il buon senso e con le convenzioni culturali di una determinata epoca.

 

 

Perifrasi

(dal greco periphrasis, “locuzione intorno”): detta anche comunemente “giro di parole”,consiste nell' usare, invece del termine proprio, una sequenza di parole per indicare una persona o una cosa. Un simile procedimento può rispondere a diverse esigenze e finalità: può, infatti, essere usato per evitare una inutile ripetizione oppure per sostituire un termine eccessivamente crudo (vedi Eufemismo) o anche soltanto per conferire un particolare colore poetico alla frase, come, ad esempio, nel verso leopardiano "incontro là dove si perde il giorno", per dire "verso occidente, verso il tramonto".

 

 

PERSONIFICAZIONE


La personificazione consiste nell’attribuire a cose e ad animali azioni o sentimenti umani.Colpisce profondamente il destinatario e comunica il messaggio con forza e capacità persuasiva.Se la personificazione "parla" diventa allora Prosopopea.Se lo scrittore si rivolge alla personificazione fa un'Apostrofe. D’Achille i cavalli intanto, veduto il loro auriga dalla lancia di Ettore nella polvere abbattuto, lontano dalla battaglia erano là piangenti.(Omero,Iliade)(Personificazione) Vieni a veder la tua Roma che piagne vedova e sola... Cesare mio, perchè non m'accompagne?(Dante,Purgatorio) (Prosopopea) bei cipressetti ,cipressetti miei fedeli amici d'un tempo migliore (Carducci si rivolge ai cipressi)

 

Pleonasmo

(dal greco pleonàzein, "sovrabbondare"): espressione sostanzialmente non necessaria, in un dato contesto: espressione, cioè, che non aggiunge niente dal punto di vista qualitativo alla frase in cui è inserita. Il suo uso all'interno del discorso letterario risponde a particolari esigenze espressive, che di solito vengono evidenziate dal contesto. Ridondanza che consiste nell'utilizzo di un termine superfluo. Es. A me mi piace.

Polisindeto

Polisindeto: contrario dell'asindeto e consiste in una sequenza molto marcata di congiunzioni fra due o più parole o enunciati.

 

Premunizione

Figura retorica consistente nel controbattere preventivamente alle possibili obiezioni dell’interlocutore

 

Prolessi

(dal greco prolambanein, “prendere prima”): anticipazione di un termine che sintatticamente andrebbe posto dopo, per sottolineare

Prosopopea

(dal greco prósopon, 'volto' e poiéin, 'fare') figura retorica, di gusto classico, consistente nell'introdurre a parlare un personaggio assente o defunto, o anche cose astratte e inanimate, come se fossero persone reali. Molti e celebri sono gli esempi, che evidenziano come la poesia abbia sempre fatto un largo uso di una simile tecnica espressiva, dalla personificazione della Fama nell'Eneide virgiliana, a quella della Frode nell'Orlando Furioso di L. Ariosto, fino ai cipressi introdotti a parlare in una celebre lirica (Davanti San Guido) di Carducci.

 

Reiterazione

figura retorica consistente nel ripetere uno stesso concetto con altre parole.

 

Reticenza

(dal latino reticere, 'tacere'): consiste nell'interrompere e lasciare in sospeso una frase facendone intuire al lettore o all'ascoltatore la conclusione, conclusione che comunque viene taciuta deliberatamente per creare nell'ascoltatore o nel lettore una particolare e viva impressione (cfr. G. Verga, La morte di Mastro Don Gesualdo).

 

Similitudine

(dal latino similitudo, 'somiglianza'): figura retorica consistente in un paragone istituito tra immagini, cose, persone e situazioni, attraverso la mediazione di avverbi di paragone o locuzioni avverbiali (come, simile a, a somiglianza di).

 

Sineddoche

(dal greco synekdékhomai, 'prendo insieme'): figura semantica consistente nell'utilizzazione in senso figurato di una parola di significato più o meno ampio della parola propria. Fondata essenzialmente su un rapporto di estensione del significato della parola, questa figura esprime:

la parte per il tutto (vela invece di 'nave');

il tutto per la parte (una borsa di foca, per indicare una borsa fatta di pelle di foca);

il singolare per il plurale e viceversa (l'italiano è molto sportivo);

il genere per la specie (mortale per 'l'uomo').

Vedi anche Metonimia.

Sinestesia

(dal greco syn, 'insieme' e aisthánestai, 'percepire'): procedimento retorico che consiste nell'associare, all'interno di un'unica immagine, sostantivi e aggettivi appartenenti a sfere sensoriali diverse, che in un rapporto di reciproche interferenze danno origine a un'immagine vividamente inedita: ad esempio:

colore caldo (l'impressione visiva è unita a quella tattile);

voce chiara (l'impressione acustica è unita a quella visiva);

musica dolce (l'impressione acustica è accostata a quella gustativa).

Un simile procedimento, non estraneo alla poesia antica, diviene particolarmente frequente a partire dai poeti simbolisti e costituisce poi uno stilema tipico dell'area ermetica della poesia italiana del Novecento. Tra gli innumerevoli esempi che si potrebbero addurre, basti il celebre 'urlo nero della madre' di S. Quasimodo, in cui due sensazioni diverse, che interessano, la prima (urlo), il campo sensoriale dell'udito, la seconda (nero), quello della vista, si fondono in un'immagine che suggerisce l'idea di angoscia, di disperazione e di paura, in una temperie cupamente drammatica.

Zeugma

Zeugma: (legame) collegamento di un verbo a due o più termini della frase che invece richiederebbero ognuno singolarmente un verbo specifico. Es. ‘parlare e lagrimar vedraimi insieme’, dove parlare avrebbe dovuto avere 'mi sentirai' e non 'mi vedrai'.


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