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marmocchia@email.it
Sono Silvia Trabanelli, abito a Ferrara...da sempre
scrivo poesie....da qualche anno pubblico.
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POESIE DI SILVIA TRABANELLI
LASCIATE
Lasciate ch' io mi nutra di questi odori campestri.
Sento un' ebbrezza tatuare languidamente il mio corpo.
I miei pensieri si spandono attorno
come campi di fiori,lì per suggerire
di dimenticare i dolori.
Espiro l'anima in tante bolle
variopinte .
in un attimo prendono il mio respiro
e lo trasportano tra nembi delicati;
conflitti eterni
chimere stanche
sepolcrali naufragi, tingono la mia anima
d'attese sterili.
L'Aurora ahimè tarda ad arrivare
erro nella notte inseguendo
un sogno perduto
st.12 giugno 2009
OMBRE
Negli spazi, sù in alto
s'imbeve di nuvole bianche
leggere l'azzurro del cielo.
Meraviglie di sogni e di cose
che desidero.
Il mio cuore,sospeso ascolta
e sogna a mezz'aria,
mentre scendono ai miei piedi nudi
campi d'erbe gelide
fra siepi d'autunno
le cose che possiedo
MONOLOGO
Il colle dell'ingfinito
è ora fruscìo sommesso
dell'invisibile lontana galassia
il cavo d'un orecchio enorme
d'un radiotelescopio.
Al di là, torna il silenzio
immenso .
Tu sei sul pianeta
coi piedi
con le mani,con gli occhi
con l'anima.
Guardi, lo sfiori a volte con mani rapaci
per stringere inutilmente
una manciata d'acqua d'un mare immenso.
T'impasti nel moto incessante.
Corri i rischi dell'acqua
del fuoco,delle lame
delle punte dei bacilli
che levigano,mùtilano
dilaniano gratificano,
ma....dove sei tu?
Nelle idee
nel pensiero forse?
Nei momenti del cuore
nell'inesprimibile
senza parole
dentro ?
Ma dove ?
Nel cervello.
Nella rete meravigliosa
dei neuroni che si richiamano
fremendo come polipi
con infiniti filamenti di braccia
a raccontarsi e a mettere insieme
come mosaico correttamente ricomposto
variate sensazioni di una vita intera.
Ma quale vita, se non la tua
del tuo corpo sul tuo pianeta.
nel punto dove ti posi
dove ti muovi ,tessi i giorni e le notti ?
Come una stella nell'infinito
ha il suo moto
come un asteroide
il suo giro
come un sole la sua ruota
come il tutto insieme...
Tu sei...il tutto.
silvia trabanelli 14 febbraio 2009
NEBBIA
In cunicoli stretti viaggiano
i miei pensieri.
Assaporo gocce d'un passato
faticoso. .
Nella nebbia cammino
mentre il sole
nascosto, non dà armonia ai giorni.
Freddo autunno in caligine di fumo.
Strade vuote attorno
città senza fracasso.
Alberi dalle braccia sterili
come scheletri minacciosi
guardano indifferenti le sconfitte.
Succhio il dolore come balsamo
per le mie ferite.
Salato come sempre il pianto
lungo la gota,
scende morbido e leggero come
carezza vellutata.
Ingenua la tentazione di rinascere
senza più sconfitte, senza più
succhiare affranta ,miserie.
PRIMAVERA
S'ode il canto
dell'allodola appollaiata
sui rami
libere si spiegano
le foglie in ogni ramo,
cantano di gioia
i ruscelli; s'aprono
i fiori al dolce
vibrare delle api
l'aria odora,
mentre nel cielo
alto, l'azzurro
inneggia maestoso
alla vita
inebriando la
terra intera ;
resto muta innanzi
allo sconvolgente splendore,
in una beatitudine
che nutre il cuore
s.
BATELLI DEL PO
Leggeri, quasi aerei
sospesi fra cielo e cielo
come i sogni
si cullano
in seno alla rada
attendono un'anima in pena
che voglia
andare lontano
fra turbini di spume
e di nubi
dalla riva fangosa di sempre
alla sponda ove attende
nel tempio del bosco
l'ignoto.
Battelli
neri come il male
nell'incendio dei tramonti
furiosi
di scavare col remo
scintille di fuoco
rotonde nel greto del fiume.
Battelli sereni dell'alba
con una folata
di brezza alla prora.
Battelli orgogliosi
nel vento
coi fianchi a schiaffo dell'onde
coi piedi artigliati
alle tavole secche del ponte
coi muscoli tesi
e coi remi ad arco
nell'acqua giallastra
che scoppia rabbiosa.
Battelli notturni
che non vedo ma sento
per uno sciabordìo
di remo guardingo
e indovino
per un frantumarsi trepido di luna
in briciole d'argento.
Battelli senz'anima
riversi pesanti nel fango
del lido cui morde, perduta
la vostra bocca
un tempo
piena di cielo.
COSMO
il colle dell'infinito
è ora fruscìo sommesso
dell'invisibile lontana galassia
il cavo d'un orecchio enorme
d'un radiotelescopio.
Al di là, torna il silenzio
immenso .
Tu sei sul pianeta
coi piedi
con le mani,con gli occhi
con l'anima.
Guardi, lo sfiori a volte con mani rapaci
per stringere inutilmente
una manciata d'acqua d'un mare immenso.
T'impasti nel moto incessante.
Corri i rischi dell'acqua
del fuoco,delle lame
delle punte dei bacilli
che levigano,mùtilano
dilaniano gratificano,
ma....dove sei tu?
Nelle idee
nel pensiero forse?
Nei momenti del cuore
nell'inesprimibile
senza parole
dentro ?
Ma dove ?
Nel cervello.
Nella rete meravigliosa
dei neuroni che si richiamano
fremendo come polipi
con infiniti filamenti di braccia
a raccontarsi e a mettere insieme
come mosaico correttamente ricomposto
variate sensazione di una vita intera.
Ma quale vita, se non la tua
del tuo corpo sul tuo pianeta.
nel punto dove ti posi
dove ti muovi ,tessi i giorni e le notti ?
Come una stella nell'infinito
ha il suo motto
come un asteroide
il suo giro
come un sole la sua ruota
come il tutto insieme...
Tu sei...il tutto.
PIU' STRUGGENTE
Più struggente d'un assolo di violino
d'un pianto di bambino
struggente come un sogno perduto
ogni istante,ogni minuto
lo stare consapevole dei restanti
spiccioli di vita.
Angoscia s'intreccia nella notte
dei pensieri.
Vivo, com'è bello vivere.
Ripudio la morte dimora senza luce
dove raggi di sole
non lambiscono i respiri
Un dolore umano sgorga dal cuore
un'abitudine senza tempo.
Notti infinite baceranno
questa terra.
Io sarò musica,
abbracciata alla mente dell'Universo
alcun Dio sarà ad attendermi
poichè in cielo come in terra,
i poeti non sono amati.
Godo d'un privilegio tremendo
per questi tempi bui.
Ora, voglio sentire ancora cantare gli uccelli
poi, dormire,
dimentica del dolore trasformato in spine.
I SOGNI
Che strano elemento il vento
lo sento sulla pelle
tocco invisibile come il tempo.
Porta odori antichi,
pensieri sospesi.
Il suo soffio cerca i tasti della mia anima
per farla cantare.
Sogni irrealizzati insanguinano il cielo.
Il vento porta via i sogni veloce come un ladro
carpisce i profumi,li trascina tra la polvere
lasciandoli senza la compagnia di melodie
gettati via senza una parola.
Sentore d'angoscia atavica
senza più contare i gioni e le stagioni :
ma non è tempo di morire.
E' tempo della gioia messaggera incantatrice.
Voglio svegliarmi un mattino
in compagnia d'un sogno
e sopravvivere al diluvio dei pensieri.
LE CASE GRANDI
La mia padana
infanzia,
è seminata di case grandi
solitarie
nella pianura
e grigie
torno le volte scure.
Vi giungono sentieri
di cielo lontano
e d'acque morte
rossi nel tramonto
e chiari nell'alba
sottili
come un taglio netto
nella terra scura.
Vi giungono in turbine di vento
echi di campane
misteriose
oltre i pioppi
in fila
agli orizzonti violetti.
Cigola una porta e sbatte
forte
senza una parola d'uomo
senza un muggito.
PAROLE
Nella valle lontano,s'apre
il verde cupo del bosco
sogna la molle chiarità del prato
porta come fiore , piccola casa bianca
col tetto grande di rosso vivo.
Parlo parole morte
ad una ad una
farfalle bianche chiamate dalla luce
a vibrare un momento ed uccise.
A piedi nudi cammino sulla coltre
morbida della terra;
gioia lontana di quando ero bambina.
Cerco l'orme affannoso sul lido del vento
che leviga le cose
rinvergina la terra antica
in primizia selvaggia
quasi un libro di fiaba
caduto riverso sull'erba.
FUTURO
Entrando nella vita dove incominciò il respiro
mi trovai sola, così negl'anni a venire.
Futuro ha bilanciato la mia esistenza
tra foreste minacciose.
Invano cercai tane sicure,inciampai in caverne
prive di ripari.
Schianti, rami spezzati e sopra di me
il cielo privo d'azzurro.
Continuai il mio pellegrinare bevendo acqua gelata
tremai di freddo vicino a ruscelli
come un passerotto gettato dal nido.
Gorgheggiai un pochino per non sentire
il rumore del silenzio.
Futuro aspettava in ogni angolo del bosco
non mi lasciava parlare;
sordo mi guardava
io vedevo il divenire deserto.
Tentai un timido gorgheggio
ma in terra d'argilla sprofondai
mentre ascoltavo come in un sogno
il cinguettìo d'un passero.
L'ascolto a lungo prima di sparire
RESPIRO
Il mio spirito vola
alto nello spazio
tra nebulose grigie
cercando con giri
perigliosi Zèfiri dal
soffio leggero a cui
fare la mia preghiera;
ho pregato il sole la luna
le stelle
ho cercato nel buio profondo
ho cercato tra mille appuntite
spade; ho cercato Dio
ho cercato, cercato
in un attesa che stringe
il cuore
ho trovato solo
silenzio che aumenta
il dolore per dover
lasciare per sempre
il respiro
BACIAMI
Baciami la bocca
e rendi folle il tuo sapore
un furore ardente pièga
il mio fiore palpitante al volere
d'amore
ebbra di te, annego nei tuoi occhi
sento tangibili le tue mani
che mi trascinano in un'onda azzurra
morendo nell'estasi in un idioma
alle origini
PIANO PIANO
Piano piano dimmi
parole buone; dimmi
che domani io
vivrò senza più paura;
benedetta sia la terra
dove tu hai tratto linfa
stringo tra le dita
il tesoro della giovinezza,
quando questa è trascorsa,
e arriva la stanchezza
dell'età matura.
Dimmi piano che udrò
i tuoi passi vicino alla
mia porta, così avrò
conforto; il dolore
stenderà le ali, volerà
via, non solo domani
ma per sempre
SETTEMBRE
dorme il vento in cespugli di sangue
fruscianti
dolce un canto
di malinconia
sulle trecce sciolte
della terra
che s'è data
a un bacio violento di sole
inebriante di rose incarnate
vago di promesse
sul labbro dischiuso
dei frutti maturi.
Caligine ambigua di sensi
vanisce
e una luce diffusa
di trasparenze che sanno
ritaglia il profilo
dei tetti
sotto un cielo sereno.
Odore forte
di tutte le cose disfatte.
Una stilla di lagrima
freme
in nere pupille di grappoli
IL TEMPO- 2 -
Passa il tempo uguale
come la prora d'una nave immensa
per acque morte
con appena un fluir di spume grigie
sulle tue tempie di madre.
Nel mio cuore
come il fianco del monte
che par morsicato
da un mostro rabbioso
nel vento notturno,
c'è una frana
di cose innocenti
perdute per sempre
NULLA SO
Scalai montagne e guadai fiumi
trovai l'indifferenza degli uomini.
Provai a percorrere a ritroso il tempo
l'indifferenza era la stessa;
rivolsi domande ai saggi
su quali erano gl'arcani che custodivano il mondo
non ebbi risposta.
Io vagabonda solitaria,
assetata d'acqua pura e fresca
in perenne conflitto con lo sciabordìo
d'acqua di mare, annegai la mia sete.
Umani immersi nel loro sangue
del potere e del comando
e di riflesso la mia anima sanguina.
Son pazzi gli uomini
che non tengono conto delle grida di dolore.
Questa terra di tutti
dilaniata e sanguinante
diviene fuoco per la durezza e le sopraffazioni
di occhi sempre chiusi
VORREI INCATENARE
Vorrei incatenare il rumore
del vento mentre la terra respira
assieme a me e non trova pace,
fendo le fitte nebbie
e al chiaror del primo mattino
si quieta il vento, il respiro e anche
il pianto
VERRA' IL TEMPO
Verrà il tempo in cui potrò riposare
senz'affanno.
Cos'è rimasto da dire all'amore
allo scioglersi dei ghiacci
invernali
al mattino senza luce
alla primavera senza gemme,
al vento, alla pioggia sferzati
dal raggio di sole ;
cosa dire ad un cuore
che ha messo a tacere la gioia....
Quanto pesa un mattino
senza schegge d'azzurro !...
TERRA
splendeva di colori alle origini
la terra
scèvra d'egoismi e nefandezze
di stolti
Sospesa tra Stelle e Soli.
Ora, s'arrabatta per guadagnarsi
equilibrio stabile.
Percorso accidentato difficile;
folle sognatrice fra spazi di sogno
perfora il vuoto intorno
Ora il suo spirito è freddo
il suo cuore di pietra stanco.
Fantasmi d'assoluta vanità
danzano nell'oscurità del tempo.
Una bruma aleggia minacciosa
lambisce occhi ciechi
su sentieri privi di salvezza
LA ROSA
Quasi subito appassisce la rosa
eppure è la regina dei fiori
tra piante assiepate nell’aiuola
leva il capo al cielo
quasi volesse fare una preghiera…
effimero il sogno
gloriosa e sola
spettrale il silenzio che l’avvolge
uno zefiro leggero l ‘accarezza
la natura in un tripudio d’amore
l’accompagna nella brevità
con ali leggere
diffondendo
attorno il profumo
della quiete
TEMPESTA
Soffiava forte il vento
trascinando foglie scuotendo
rami dalle braccia spoglie
nidi sprangati mentre la terra
sollevata diventava polvere
cadde la tempesta sulla terra,
con pene da scontare,
fino a che il fato ineludibile
colpirà
improvvisamente pianse
il cielo,crosciando lacrime
generazionali
INCIDE
incide su noi la patina del tempo
infelici maschere costrette dalla beffa
delle genti
un'ombra lontana si confonde col silenzio
noi
nell'autunno della vita
ascoltiamo irose Moire
in attesa
COM'E' STONATO
com'è stonato e nero il vento stasera
odore di foglie appassite,
la luna nascosta dalla tempesta
la spiaggia dalla sabbia pallida
fa d'alcova alla risacca
e lambisce una carezza
ad una barca abbandonata.
Si staglia all'imbrunire una silhouette
rapita dal sogno.
Bisbiglia la notte tra veli di brume
canzoni d'amore.
Labbra vermiglie socchiuse
sussurrano una prece
alla luna svanita tra il vorticar
del vento,in un cielo alto
infinitamente distante dalla terra
QUANDO
quando lascerò per sempre
questa terra
gettate al vento le mie ceneri
nessun sepolcro
per l'anima d'un poeta.
Libera nel vento
danzerò al ritmo d'antiche
melodie fondendomi
con l'Universo in un
amplesso perenne.
Mercenari e politicanti
figli di scrofa
non avrete la mia anima
non mi troverete vuota
è solo un fatto scientifico
quel che m'accade
giàmmai, sepolta la mia anima
DIMMI PIANO
Dimmi piano
una parola di pace;
sento ululare nel vento
le mille bocche degli uomini
abbarbicati alla terra
con radici di sangue.
Crosciano i fiumi
tra i macigni ribelli;
s'aggrappano ai monti
affannose le strade,
guatano le lucerne sospettose,
la tenebra.
Tende nella notte i muscoli
il cane alla guardia
ed aspetta.
Mi brucia nel petto la sete
d'una parola di pace d'amore
serena,sommessa
come il respiro stanotte
nel tuo sonno riverso
di riccioli neri.
QUESTO E' IL PORTO
questo è il porto sicuro,
marinaio
qui non troverai tempesta
attracca riposa le membra;
un sogno premonitore mi raccontò
d'un volto nell'oscurità
un sogno senz' angoscia.
Sarà l'approdo
non udrai più le onde ruggire,
non si frangeranno selvagge
per portarti alla deriva,
qui è l'attracco sicuro
un ventre caldo , il tuo rifugio
PRIGIONIERA
prigioniera del sonno dell'anima
da quanto non vedo
boschi incantati
profumati e pieni di colori?
Guardiano del sonno
perchè non m'hai svegliata
la notte durevole offusca la mia mente.
Non so più se è giorno o notte.
Vedo ombre danzare minacciose.
Il mio delirio al culmine della pena;
vedo riccioli neri che un tempo
ornavano il tuo viso bruno.
Le corse nel bosco
quando tu mi rincorrevi
io fingevo in un gioco erotico
di cadere.
Segreti piaceri d'un tempo tiranno.
Ora
ho freddo, ed è piena estate.
Nel cuore un verde sentiero solitario
quando il mio sguardo rapito
inseguiva nubi e alberi frondosi.
Tu alitavi dentro me linfa d'amore.
Noi esuli erranti su prati verdi
sotto un cielo blu cobalto.
Ora è tempo
di contemplare la solitudine del bosco.
IL CANTO
il canto dell'allodola annucia
lo spiovere
strumenti in armonia col
vorticare del vento
e l'infrangersi delle onde sugli scogli
emettono suoni musicali
da parer unica melodia
stordita la natura innanzi
a cotanta perfezione
ammutolisce.
Il vento investe senza far rumore
la terra accarezzandola
spira una brezza
sopra il silenzio
UN MALESSERE
un malessere, una nausea
prende lo stomaco
stringendolo in un dolore ancorato.
Dimora costante lo stiletto lancinante.
Odio la luna innamorata
il cielo le appartiene;
ma questa è la terra
dolce e amara
l'ombra della felicità
vaga,non trova dimora.
E' una strana notte la mia.
Luna che stai nel cielo aperto
o, mia amata luna
dal pallido colore; hai veduto
questo letto così mesto?!
Vieni, dì al vento di non far rumore
di librarsi sopra la volta scura
poichè così
noi staremo insieme ancora...
Trama
Trama la notte sognando
il giorno di luce e di vento
chiome da spettinare
e fanciulle dalle gote vermiglie
bramose
rose rosso fuoco e cuori da infiammare
Ho amato un sogno stanco
io e te perennemente insieme
giorni ore e anni vissuti
si riempiono di noi..
Io mi perdo come stella cadente
tra palpiti e onde di te
La notte trama tagliando il velo sottile
che separa l'alba
piegata dal vento vibrante,scivolo
lungo i fianchi della vita
ora , perduta dietro una lacrima
TI HO
ti ho sempre cercato in tutti i respiri
vagando nel tempo
frugando
ogni angolo del mondo
respiri che m'hanno sempre guidata
al paese dell'arcano
dei sorrisi e dei piaceri.
Ora è sera,dove sono approdata?
TEMPESTA
Soffiava forte il vento
trascinando foglie scuotendo
rami dalle braccia spoglie
nidi sprangati mentre la terra
sollevata diventava polvere
cadde la tempesta sulla terra,
con pene da scontare, fino
a che il fato ineludibile
colpirà
improvvisamente pianse
generazionali
NASCOSTA
nascosta tra i pensieri dell'universo
t'aspetto
insieme percorreremo sentieri
che portano ad una via
senza ombre
insieme a te ovunque
anche in fondo al mare
se lì, m'aspetti tu
SERA SUL PO
sprofonda
in abissi di luce
la nuvola che sale
alta nel cielo
stupore di case
alle rive
con grida di bimbi
sull'acqua canòra
come rondini
a petto radente
dorme il fiume
un sonno
di luce grigia
di perla
e la bocca
socchiusa
sussurra appena
un fruscìo
ai salici bassi del greto
SE TU
se tu ci fossi
questa sera ti direi
guarda il tramonto
che impazzisce per noi
TRAMA
Trama la notte sognando
il giorno di luce e di vento
chiome da spettinare
e fanciulle dalle gote vermiglie
bramose
rose rosso fuoco e cuori da infiammare
Ho amato un sogno stanco
io e te perennemente insieme
giorni ore e anni vissuti
si riempiono di noi..
Io mi perdo come stella cadente
tra palpiti e onde di te
La notte trama tagliando il velo sottile
che separa l'alba
piegata dal vento vibrante,scivolo
lungo i fianchi della vita
ora , perduta dietro una lacrima
LA MIA INFANZIA
La mia infanzia
infanzia nella mia padana
seminata di case grandi
solitarie nella pianura
e grigie torno le volte scure
Vi giungono sentieri
di cielo lontano e d'acque morte
rossi nel tramonto e chiari
nell'alba
sottili
come un taglio netto
nella terra scura.
Vi giungono in turbine
di vento echi di campane
misteriose oltre i pioppi
in fila
agli orizzonti violetti.
Cigola una porta e sbatte
forte
senza una parola d'uomo
senza un muggito
CALABRIA
Brulla terra di Calabria
adagiata su aspre colline
arse dal sole
terra antica come il tuo mare;
come il ventre rotondo delle
donne native che
orgogliose camminano ondeggiando
i larghi fianchi.
Statici secolari ulivi riposano
su un suolo a loro ospitale.
Colline dallo sguardo altezzoso
fiancheggiano strade assetate;
fiori selvatici ardono nei boschi;
s'apre la montagna dando vita
a freschi ruscelli
il sole splende sul giorno
in un cielo blu profondo
sopra una terra chiusa,
in solitudine
...visitando la Calabria....
BAMBINI VIOLATI
Angeli,angeli perdono
per i sogni infranti
per i giochi interrotti
perdono angeli dal cuore
dilaniato dal sorriso
strappato
della non vergogna
d’immonde mani;
perdono innocenza violata
piango lacrime lenitrici
di tanto orrendo
scempio
Oh pianto coprente terra
matrigna
perdono
più fiore sboccerà
più usignolo canterà
il sole sorgerà
malato
finchè l’oblio
regnerà
Oh angeli dall’innocente pianto
mondate questa terra
scèvra di giuste carezze
di calde amorevoli braccia.
Oh angeli perdono
VOGLIO
Voglio tener lontana
la notte,
canto per
alleggerire l’attesa
il mio sguardo
osserva desolato
le briciole di vita
che un piccolo tordo
librandosi trasporta
lontano
AMORE
coprimi di baci e io rapita
profumerò di gelsomino
amore rendimi per sempre
il tuo odore che silente
s'adagia come fresco tulipano
sul mio ventre di spuma leggiadra.
Esplode la terra miriadi di coriandoli
linfa preziosa vibra così di vita,
generando semi vittoriosi sulla morte
SCHEGGE
Un canovaccio s'annoda.
Io giro e vago senza meta
mentre il sole illude
la terra
Le ondate dei percorsi
si frangono sulla mia dimora
musica che mi culla,
nel fragore della tempesta
Sogno in solitudine
nelle notti d'inverno
delle speranze,
delle corse nei prati
dei miei giovani anni
Addio bambina lasciata.
Più voglio vedere
i grandi occhi a grappoli
intristire.
Addio
Ora son felice
non strapparmi
dal sogno notte;
ritarda il venire del giorno
Guardami amami
mentre la notte
nel silenzio d'abbracci
complice, fa l'occhiolino
SOLITUDINE
Profumi di verde
nel velo sottile dell’aria
un grido infinito come l’azzurro
si spande nel cielo
bisbiglìo di voci di foglie
danza pietrificata di tronchi
d’intorno
fervore intimo d’erbe
sommesso
una foglia caduta è
come il vanire d’un sogno
l’anima esulta nella pace:
io son come l’alga
tortile folle verdastra nel
seno dell’onda che levita
appena un sospiro..
MACERIE
Accanto alla casa sventrata
le travi imploranti nel cielo
pietà.
Dorme in un sonno pesante
di ruggine e morte
il carro ferrigno.
La testa pesante gli pende di lato.
Un ramo pietoso del vecchio rosaio
l'abbraccia col tralcio bruciato
ma amico.
Un vecchio paiolo riverso
su un mucchio di braccia.
Un vaso di coccio, slabbrato
in una ferita rossigna
che pare che dolga
e ciuffi qua e là di gramigna.
Nel grande silenzio c'è come
un urlo, un crosciare di schianti
un fumido afror di calcina
alle nari
un inferno di spari.
Eppure c'è appena sommesso
un vento leggero
che passa dappresso
e ti sibila appena all'orecchio
una qualche parola maligna
repressa:
vendetta!
A morte vigliacchi:
innocenti!....
e si perde lontano
laggiù tra quegli alberi stenti
con ciuffi sparuti di foglie
sui rami annaspanti nel cielo
stracci di nubi violette.
Intorno è deserto.
Tra le rotaie di fango
insecchite
è nata l'ortica.
Da un mucchio di pietre
lievita come un sospiro profondo...
Nel cuore c'è un risucchio
e un freddo....
è l'acqua laggiù
del fiume deviato
che specchia una lama di luce gelata
nel giorno che muore
PIANO PIANO
Piano piano dimmi
parole buone; dimmi
che domani io
vivrò senza più paura;
benedetta sia la terra
dove tu hai tratto linfa
stringo tra le dita
il tesoro della giovinezza,
quando questa è trascorsa,
e arriva la stanchezza
dell'età matura.
Dimmi piano che udrò
i tuoi passi vicino alla
mia porta, così avrò
conforto; il dolore
stenderà le ali, volerà
via, non solo domani
ma per sempre
TI SENTO
ti sento dentro ogni poro della mia pelle
dentro ogni anfratto della mia anima;
ti muovi dentro di me e mi lasci stordita.
Instancabili le tue mani e la bocca
cercano la mia pelle
raccolgono rivoli di sudore
e il nettare di Venere.
A te avvinghiata la mia anima
si muove in una danza senza tempo
VOCI
odo voci d'incanto
nel mio pellegrinare notturno
Soavi armonie e soffio di Zefiro
accompagna l'arcana melodia.
E nella notte splendente di stelle
fantastiche creature m'accompagnano
mentre intorno vibra la natura,
scossa d'assordante silenzio ad ascoltare.
Il cielo urla disperato
d'improvvise nubi ottenebrato
sulla mia fronte un rivolo di sudore
fa capolino: è il risveglio
davanti a me l'alba che tinge di chiara
luce la mia stanza
RIFLESSIONI
Relegata nel mio limbo
sviluppo ancestrali memorie
plagio la memoria
malessere che penetra toccando
le radici nel disgelo dei
pensieri,bolle inespresse
di parole vaganti
MI MANCA
Mi manca l'afrore del tuo respiro
la voglia di te mai saziata
fremiti di corpi
carezze mai scordate
linfa di vita perduta
tra nembi e cirri
di ghiaccio
MEMENTO
Sulla tomba aspri rovi
selve di bandiere
e fantasmi
di gloria
un dolore terreno di madre
colla medaglia tra le mani.
Le vene della terra antica
coi solchi e fili d'erba
travolti dal vomere
APPENA TU CHIEDI
Appena tu chiedi alla morte
in silenzio di scavarti una buca ove sia
colla mano scarnita e grifagna
di buttarti un pugno di terra
in bocca per non dir parole
cattive
sugli occhi, per non veder più
miseria e dolore
nel buio del cuore si leva il
cantare d’un grillo d’un
niente e tu speri
ANIMA VAGABONDA
Lascia ch’io beva fonte,
nel cavo delle mani
ho fretta e già domani
sarò di là del monte
Fonte: “ Perché non vieni coll’anfora antica
Come le donne giù dalla collina?
Perché non resti nella valle amica
almeno un poco ?‘ Forse domattina
per la tua sete, non troverai niente.
Di là dal monte è brulla la contrada
nei campi non germoglia la semente
e sarai solo tu, il sole e la strada.
Ti sovverrai di me e sarò lontana.
Se tu mi avrai raccolta nell’orciòlo
allora proverai la virtù arcana
della mia linfa,allora, allora solo”
Amica ho già bevuto a cento fonti
in riva al mare azzurro, sorridente
di spume bianche… vuoi che ti racconti?
C’eran nuvole rosse giù a ponente
e vele esili,aguzze,verso il cielo
e son partita.Bevvi in mezzo al bosco
ed era un’acqua fresca come il gelo.
Eran ville e paesi.Non conosco
Il loro nome.So che c’era un alto
cipresso cupo, un casolare antico
un cielo terso del color di smalto,
un viale ombroso, un poggio aulente aprico.
Lascia ch’io beva fonte
nel cavo delle mani
ho fretta, e già domani
sarò di là dal monte.
NUOTO
Nuoto nuoto
ma sono immobile
e lì davanti alla porta
dell'inferno chiedo
di poter respirare
in questo momento
mentre annaspo
per non annegare
vedo
l'orizzonte che chiede
la mia mano
AVREI VOLUTO
Avrei voluto essere essenziale
come ciottoli coprenti il manto
volevo cercare il male del mondo
per estirpare le radici.
Fugace breve la vita percorsa
da ombre vaganti
ogni istante avanzano
nuove fronde
lasciandomi sbigottita
per la gioia fugace
promesse mendaci
A crisalide mi racchiudo
nel silenzio, sento l’amaro in bocca
socchiudo il labbro per dire:
perché questa tortura?
LA MIA VOCE
La mia voce non è
oggi quella di ieri
e domani sarà un'altra
e sempre un'altra
ancora
come il fiume che
scivola lento abbracciando
il mare
trascinando sterpi
corrodendo il labbro
terroso della sponda
gonfiando la vena
del fosso; trascinerò
ricordi ad ogni tramonto
fino a quando il mare
sarà calmo il silenzio
avvolgerà la terra
sotto l'immensa
fissità del cielo
La mezzanotte
ha battuto l’ultimo rintocco
si è spento l’ultimo fuoco
la notte recherà
nuove gioie,
nuovi timori
Abbraccerò la notte
e mi farò accarezzare
seguirò in silenzio il volo
d’un uccello notturno
sola riposerò sull’erica
senza inseguimento.
La notte sarà amica, coprirà
gli anni d’attesa
renderà il sorgere
del mattino
vuoto dalla nebbia,
senza
il rumore del pianto
senza spezzare
il mio canto
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