SABA :  QUASI UNA MORALITA'

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QUASI UNA MORALITA'

 
Più non mi temono i passeri. Vanno
vengono alla finestra indifferenti
al mio tranquillo muovermi nella stanza.
Trovano il miglio e la scagliuola: dono
spanto da un prodigo affine, accresciuto
dalla mia mano. Ed io li guardo muto
(per tema non si pentano) e mi pare
(vero o illusione non importa) leggere
nei neri occhietti, se coi miei s'incontrano,
quasi una gratitudine.
Fanciullo,
od altro sii tu che mi ascolti, in pena
viva o in letizia (e più se in pena) apprendi
da chi ha molto sofferto, molto errato,
che ancora esiste la Grazia, e che il mondo
TUTTO IL MONDO - ha bisogno d'amicizia.

 

Saba riesce con semplicità a ricavare un messaggio d’amore e di pace per gli uomini.Del resto è questa la funzione dei poeti. In questa poesia prende come esempio i passeri, che vedono l’uomo come una minaccia ma, una volta ottenuta la loro fiducia lasciandogli dei semi sul davanzale della finestra, essi non hanno più timore di volare per la stanza e prendere il cibo che il poeta gli ha offerto. Saba utilizza questa similitudine per far capire ai giovani di quel tempo, che vivevano nel terrore della guerra fredda, che anche loro devono comportarsi con gratitudine e gentilezza verso gli altri affinché si possa vivere nella grazia e nella gioia. In questa poesia, quindi, Saba ripone tutta la sua speranza nei ragazzi gli unici capaci di ribaltare questo secolo logorato da guerra e morte. Dice a tutti di non disperarsi perché esiste ancora la Grazia, la meravigliosa bellezza della natura, e per tutti ci sarà solidarietà e amore quando cadrà il muro dell’ignoranza e della diffidenza.




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