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Silvia Trabanelli

 

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Sono Silvia Trabanelli, abito a Ferrara...da sempre scrivo poesie....da qualche anno pubblico.
Pubblico on line...ho partecipato a concorsi...Sono stata segnalata e pubblicata su antologie.
Ho vinto anche premi, medaglie diplomi coppe...
Tento di scrivere fiabe per bambini... pubblicate..
Mi piace la musica classica jazz, celtica e.. le opere liriche.
Inoltre il teatro e tutto ciò che è arte.

 

POESIE DI SILVIA TRABANELLI


NASCOSTA

nascosta  tra i pensieri dell'universo
t'aspetto 
insieme percorreremo sentieri
che portano  ad una via
senza ombre
insieme a te ovunque
anche in fondo al mare
se lì, m'aspetti tu




SERA SUL PO

sprofonda
in abissi di luce
la nuvola che sale
alta nel cielo
stupore di case
alle rive
con grida di bimbi
sull'acqua canòra
come rondini
 a petto radente

dorme il fiume
un sonno 
di luce grigia
di perla
e la bocca
socchiusa
sussurra appena
un fruscìo
ai salici bassi del greto





SE TU

se tu ci fossi
questa sera ti direi
guarda il tramonto
che impazzisce per noi





TRAMA

Trama la notte sognando
il giorno di luce e di vento
chiome da spettinare
e fanciulle dalle gote vermiglie
bramose 
rose rosso fuoco e cuori da infiammare
Ho amato un sogno stanco
 io e te perennemente insieme
giorni  ore e  anni vissuti
si riempiono di noi..
Io mi perdo  come stella cadente
tra palpiti e onde di te
La notte trama tagliando  il velo sottile
che separa l'alba
piegata dal vento vibrante,scivolo
lungo i fianchi della vita
ora , perduta   dietro una lacrima






LA MIA INFANZIA

La mia infanzia

infanzia nella mia padana
seminata di case grandi
solitarie nella pianura
e grigie torno le volte scure

Vi giungono sentieri
di cielo lontano e d'acque morte
rossi nel tramonto e chiari
nell'alba
sottili
come un taglio netto
nella terra scura.

Vi giungono in turbine
di vento echi di campane
misteriose oltre i pioppi
in fila
agli orizzonti violetti.

Cigola una porta e sbatte
forte
senza una parola d'uomo
senza un muggito





CALABRIA

Brulla terra di Calabria
adagiata su aspre colline
arse dal sole

terra antica come il tuo mare;
come il ventre rotondo delle
donne native che

orgogliose camminano ondeggiando
i larghi fianchi.
Statici  secolari ulivi riposano

su un suolo a loro ospitale.
Colline dallo sguardo altezzoso
fiancheggiano strade assetate;

fiori selvatici ardono nei boschi;
s'apre la montagna dando vita
a freschi ruscelli

il sole splende sul giorno
in un cielo blu profondo
sopra una terra chiusa,

in solitudine                               

...visitando la Calabria....





BAMBINI VIOLATI

Angeli,angeli perdono
per i sogni infranti
per i giochi interrotti

perdono angeli dal cuore
dilaniato dal sorriso
strappato

della non vergogna
d’immonde mani;
perdono innocenza violata

piango lacrime lenitrici
di tanto orrendo 
scempio

Oh pianto coprente terra
matrigna
perdono

più fiore sboccerà
più usignolo canterà
il sole  sorgerà
malato
finchè l’oblio 
regnerà
Oh angeli dall’innocente pianto
mondate questa  terra
scèvra di giuste carezze

di calde amorevoli braccia.
Oh angeli perdono





VOGLIO

Voglio tener lontana 
la notte,
canto per
alleggerire l’attesa

il  mio sguardo 
osserva desolato

le briciole di vita
che un piccolo tordo
librandosi trasporta
lontano





AMORE

coprimi di baci e io rapita
profumerò di gelsomino
amore rendimi per sempre
 il tuo odore che silente
s'adagia come fresco tulipano
sul mio ventre di spuma leggiadra.
Esplode la terra miriadi di coriandoli
linfa preziosa vibra così di vita,
generando semi vittoriosi sulla morte





SCHEGGE

Un canovaccio s'annoda.
Io giro e vago senza meta
mentre il sole illude
la terra


Le ondate dei  percorsi 
si frangono sulla mia dimora
musica che mi culla,
nel fragore della tempesta


Sogno in solitudine 
nelle notti d'inverno
delle speranze, 
delle corse nei prati
dei miei giovani anni


Addio bambina lasciata.
Più voglio vedere 
i grandi occhi a grappoli
intristire.
Addio


Ora son felice
non strapparmi 
dal sogno notte;
ritarda il venire del giorno


Guardami amami
mentre la notte
nel silenzio d'abbracci
complice, fa l'occhiolino





SOLITUDINE

Profumi di verde
nel velo sottile dell’aria

un grido infinito come l’azzurro
si  spande nel cielo
bisbiglìo di voci di foglie
danza pietrificata di tronchi
d’intorno
fervore intimo d’erbe 
sommesso
una  foglia caduta è
come il vanire d’un sogno
l’anima esulta nella pace:
io son come  l’alga
tortile  folle  verdastra nel
seno dell’onda che levita
appena un sospiro..






MACERIE

Accanto alla casa sventrata
le travi imploranti nel cielo 
pietà.
Dorme in un sonno pesante
di ruggine e morte
il carro ferrigno.
La testa pesante gli pende di lato.
Un ramo pietoso del vecchio rosaio
l'abbraccia col tralcio bruciato
ma amico.
Un vecchio paiolo riverso
su un mucchio di braccia.
Un vaso di coccio, slabbrato
in una ferita rossigna
che pare che dolga
e ciuffi qua e là di gramigna.
Nel grande silenzio c'è come 
un urlo, un crosciare di schianti
un fumido afror di calcina
alle nari
un inferno di spari.
Eppure c'è appena sommesso
un vento leggero
che passa dappresso
e ti sibila appena all'orecchio
una qualche parola maligna
repressa:
vendetta!
A morte vigliacchi:
innocenti!....
e si perde lontano
laggiù tra quegli alberi stenti
con ciuffi sparuti di foglie
sui rami annaspanti nel cielo
stracci di nubi violette.
Intorno è deserto.
Tra le rotaie di fango
insecchite
è nata l'ortica.
Da un mucchio di pietre
lievita come un sospiro profondo...
Nel cuore c'è un risucchio
e un freddo....
è l'acqua laggiù
del fiume deviato
che specchia una lama di luce gelata
nel giorno che muore





PIANO PIANO

Piano piano dimmi
parole buone; dimmi
che domani io
vivrò senza più paura;
benedetta sia la terra
dove tu hai tratto linfa
stringo tra le dita
il tesoro della giovinezza,
quando questa è trascorsa,
e arriva la stanchezza
dell'età matura.
Dimmi piano che udrò
i tuoi passi vicino alla
mia porta, così avrò
conforto; il dolore
stenderà le ali, volerà
via, non solo domani
ma per sempre





TI SENTO

ti sento dentro ogni poro della mia pelle
dentro ogni anfratto della mia anima;
ti muovi dentro di me e mi lasci stordita.
Instancabili le tue mani e la bocca
cercano la mia pelle
raccolgono  rivoli di sudore 
e il nettare di Venere.
A te avvinghiata la mia anima 
si  muove in una danza senza tempo






VOCI

odo voci d'incanto
nel mio pellegrinare notturno
Soavi armonie e soffio di Zefiro
accompagna l'arcana melodia.
E nella notte splendente di stelle
fantastiche creature m'accompagnano
mentre intorno vibra la natura,
scossa d'assordante silenzio ad ascoltare.
Il cielo urla disperato
d'improvvise nubi ottenebrato
sulla mia fronte un rivolo di sudore
fa capolino: è il risveglio
davanti a me l'alba che tinge di chiara
luce la mia stanza





RIFLESSIONI

Relegata nel mio limbo
sviluppo ancestrali memorie
plagio la memoria
malessere che penetra toccando
le radici  nel disgelo dei
pensieri,bolle inespresse
di parole vaganti





MI MANCA

Mi manca l'afrore del tuo respiro
la voglia di te mai saziata

fremiti di corpi
carezze mai scordate

linfa di vita perduta
tra nembi e cirri
di ghiaccio





MEMENTO
  
Sulla tomba aspri rovi
selve di bandiere
e fantasmi
di gloria
un dolore terreno di madre
colla medaglia tra le mani.
Le vene della terra antica
coi solchi e fili d'erba
travolti dal vomere





APPENA TU CHIEDI

Appena tu chiedi alla morte
in silenzio di scavarti una buca ove sia
colla mano scarnita e grifagna
di buttarti un pugno di terra
in bocca per non dir parole
cattive
sugli occhi, per non veder più
miseria e dolore
nel buio del cuore si leva il
cantare d’un grillo d’un
niente e tu speri





ANIMA VAGABONDA

Lascia ch’io beva fonte, 
nel cavo delle mani
ho fretta e  già domani
sarò di là del monte

Fonte: “ Perché non vieni coll’anfora antica
Come le donne giù dalla collina?
Perché non resti nella valle amica
almeno un poco ?‘ Forse domattina
per la tua sete, non troverai niente.
Di là dal monte è brulla la contrada
nei campi non germoglia la semente
e sarai solo tu, il sole e la strada.
Ti sovverrai di me e sarò lontana.
Se tu mi avrai raccolta nell’orciòlo
allora proverai la virtù  arcana
della mia linfa,allora, allora solo”


Amica ho già bevuto a cento fonti 
in riva al mare azzurro, sorridente
di spume bianche…  vuoi che ti racconti?
C’eran nuvole rosse giù a ponente
e vele esili,aguzze,verso il cielo
e son partita.Bevvi in mezzo al bosco
ed era un’acqua fresca come il gelo.
Eran ville e paesi.Non conosco
Il loro nome.So che c’era un alto
cipresso cupo, un casolare antico
un cielo terso del color di smalto,
un viale ombroso, un poggio aulente aprico.

Lascia ch’io beva fonte
nel cavo delle mani
ho fretta, e già domani
sarò di là dal monte.




NUOTO

Nuoto nuoto
ma sono immobile
e lì davanti alla porta
dell'inferno chiedo
di poter respirare
in questo momento
mentre annaspo
per non annegare 
vedo
l'orizzonte che chiede
la mia mano





AVREI VOLUTO

Avrei voluto essere essenziale
come ciottoli coprenti il manto
volevo cercare il male del mondo
per estirpare le radici.


Fugace breve la vita percorsa   
da ombre vaganti
ogni istante avanzano   

nuove fronde

lasciandomi sbigottita
per la gioia fugace
promesse mendaci

A crisalide mi racchiudo

nel silenzio, sento l’amaro in bocca
socchiudo il labbro per dire:
perché questa tortura?





LA MIA VOCE

La mia voce non è
oggi quella di ieri
e domani sarà un'altra
e sempre un'altra
ancora
 
come il fiume che
scivola lento abbracciando
il mare

trascinando sterpi
corrodendo il labbro
terroso della sponda

gonfiando la vena 
del fosso;  trascinerò
ricordi ad ogni tramonto

fino a quando il mare
sarà calmo  il silenzio
avvolgerà la terra
sotto l'immensa 
fissità del cielo





La mezzanotte

ha battuto l’ultimo rintocco
si è spento l’ultimo fuoco
la notte recherà
nuove gioie,
 nuovi timori
Abbraccerò la notte 
e mi farò accarezzare
seguirò in silenzio  il  volo
d’un uccello notturno
sola riposerò sull’erica 
senza inseguimento.
La notte sarà amica, coprirà
gli anni d’attesa
renderà il sorgere
del mattino
vuoto dalla  nebbia, 
senza
il rumore del pianto
senza spezzare
il mio canto