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Racconti di MARY BERTINO
UNA SERA COME TANTE
La
sera scende inesorabile su questa città che lentamente sonnecchia sotto la
pioggia che sbatte furiosa sui vetri anneriti dell’unico bar aperto a
quest’ora.
Vedo
le foglie degli alberi tremare nel vento , qualcuna si stacca e volteggia
leggera andandosi a spiaccicare sotto le ruote, sull’asfalto viscido e lucido
che assorbe quasi del tutto le deboli luci del bar, delle insegne dei negozi che
abbassano le saracinesche.
Leggo
distrattamente il giornale del giorno appena passato, notizie di seconda mano,
ma il tempo che ho a disposizione si riduce ad una pausa a metà mattina per
bere un cappuccino e poi tutto di fretta fino al tramonto.
Le
solite notizie, maniaci che violentano donne innocenti, mogli picchiati dai
mariti, disoccupazione e malessere generale, i soldi che non bastano mai e la
politica che non và.
Nel
piccolo vaso , una rosa emana il suo delicato profumo , alzo lo sguardo ed un
brivido increspa la mia pelle, il fuoco nel caminetto manda bagliori rossastri
ed il calore arrossa il mio viso.
La
noia di sere come questa, con la prospettiva di ritornare in una casa vuota, mi
fa paura, ma almeno è una certezza , la mia casa, il mio letto , il mio libro ,
il pc che mi tiene compagnia .
Alzo
lo sguardo e dietro il vetro, ti intravedo: sei fradicio di pioggia, trascini il
carellino pieno di mercanzia.
I
capelli incollati alla testa, rivoli di pioggia scendono ai lati del collo,
entrano nel cappottino lacero e leggero, giri l’angolo e cerchi riparo sotto
l’insegna del bar dove la pioggia cade con meno intensità.
Tutti
si girano a guardare infastiditi
dalla tua presenza, una saetta illumina il cielo ed i tuoi denti bianchissimi
brillano di più sulla tua pelle olivastra.
Non
osi entrare, sistemi alla meglio le tue cianfrusaglie e ti nascondi quasi
nell’angolo più buio. Ti guardo e penso, immagino i tuoi pensieri, vedo nei
tuoi occhi la paura, i sogni che non hai il coraggio di sognare. Sei giovane e
mi chiedo cosa farei se mio figlio si trovasse nelle stesse condizioni, in un
paese ostile, tra gente infastidita della sua presenza , con il futuro incerto ,
a vendere fazzoletti sotto la pioggia battente, con la sconfitta stampata in
viso.
Lavorare
solo per un pezzo di pane, tra gente indifferente delle sue sofferenze.
Il
fuoco del camino scoppietta allegramente ma la rosa non ha più alcun odore.
Mi
alzo, vado fuori, lo guardo è solo un ragazzino impaurito.
Poso
la mia mano sul suo braccio, lo vedo trasalire al suono della mia voce, lo
invito a sedersi al mio tavolo .Mi segue titubante, diffidente, sotto lo sguardo
sfottente degli uomini seduti al banco.
Ordino
cioccolata fumante e paste alla crema, il barman mi guarda di traverso ma non
osa dire niente. Adesso il suo sguardo è più rilassato , le sue mani tremano
meno.
Mi
guarda con un sorriso timido e dice : Grazie.
Ma
grazie di cosa figlio mio?
Il
mondo è di tutti, abbiamo le stesse necessità, lo stesso bisogno d’amore,
abbiamo gli stessi sogni, solo che chiusi dentro le nostre bugie, le nostre
cattiverie, non vediamo più chi ha bisogno di aiuto.
Ci
trinceriamo dietro il consumismo
per nascondere il nostro egoismo .
Parliamo
un poco, a gesti, tu con il tuo italiano stentato.
Mi
racconti un po’ della tua vita ed intanto le ore volano , la pioggia cessa di
infradiciare il viale, i pochi clienti vanno via e adesso sorridi senza paura .
In
fondo non è successo niente, solo un po’ di calore umano che scalda più del
fuoco del camino, un sorso di fiducia in un mondo pieno di paure.
Ci
alziamo , il vento strappa ancora le foglie sugli alberi,ma nel cielo brilla una
stella.
Mi
saluti timido, mi regali un foulard verde menta, io cerco di rifiutare , ma non
accetti scuse, me lo leghi al collo, un pegno di amicizia.
Ti
stringo la mano.
Ciao
signora, sei gentile come mai nessuno è stato con me, la gente ha paura a
parlare con i ragazzi come me, sarà per il colore della pelle, ci rilega in un
angolo di mondo che non è nostro.
Ciao
ragazzo è stato bello parlare con te e ricordati che il mondo è di tutti…
Lo
vedo allontanarsi nel buio, apro la macchina e torno a casa.
La
solitudine non mi spaventa più perché ho negli occhi il suo sorriso.