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Racconti di MARY BERTINO

IL SAPORE DEL NIENTE

 

Non era servito a niente rimanere tappata in casa per tutto il giorno,con il computer che andava avanti da solo,  il ventilatore a parete raschiava l’aria.

La mente vagava lontano,tanti lavori, tante storie e poesie, tante cose lasciate a metà senza voglia di finirle.

Le mani inerti, per proprio conto,quasi senza voglia di muoversi…

Eppure l’estate era la sua stagione preferita.

I profumi nell’aria, il basilico sul balcone, la città quasi vuota, magari avesse avuto voglia di fare un giro per negozi.

Ma la voglia di fare spese le era passata da tempo, da quando non entrava più nella taglia quarantadue, anche facendo contorsioni degne di una danzatrice del ventre.

Il bicchiere di the alla pesca era rinfrescante, le mille idee si rincorrevano e aspettavano solo di essere trasferite sulla carta…

Dio che noia!

Il caldo d’estate è previsto, ma da giorni l’afa soffocava l’anima.

Anche il cane cercava rifugio sotto i letti, mangiava appena.

Tutto sotto controllo ma una strana inquietudine pervadeva la sua mente.

Alzarsi e chiudere le persiane?

Sdraiarsi sul letto e pensare?

Si, forse questa era una buona idea.

Pensare a quando la sua casa era a due passi dal mare.

Di notte si sentivano le onde sbattere contro gli scogli ed arrivava fino a lei l’odore di alghe e di salsedine.

Poi c’erano i compagni di scuola, si ritrovavano sul muretto con le gambe penzolanti a parlare di niente per ore.

Allora aveva trecce bionde che le scendevano sulle spalle, tenute strette da nastri e sul viso la voglia di vivere, di divertirsi come tutti i suoi coetanei.

L’amore per lo studio, per le cose nuove da assaporare ogni giorno.

Ma la vita non è come la si immagina,specialmente se ci sono tutti contro, con idee grette e meschine, tutti pronti a dire no per ogni sogno, ogni illusione.

Pane e lacrime, pane e ortiche e l’anima sempre in angoscia…

Ma la vita passa, lascia il sapore amaro in bocca che neanche il the alla pesca può rimuovere.

Il sapore della sconfitta, si scioglie lentamente, penetra nella gola, scende nel cuore  , paralizza come un sottile veleno…

L’aria che gira smossa dal ventilatore, non profuma di niente, il the si è riscaldato, anche il computer stanco si è disconnesso.

Fare il resoconto della sua vita…

Oggi?

 Con questo caldo afoso che appanna gli occhiali e soffoca dentro la gola anche l’ultima goccia di linfa vitale?

No, aspetterà l’autunno, con le mani in mano, con il ticchettio  dell’orologio che scandisce le giornate: mattina, pomeriggio, sera, notte e ancora, ancora per mesi, per anni, tanto non cambia niente e la voglia di vivere si perde tra le rughe del tempo…

 

 
 

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