Cynegi Network
FILOSOFI : HOBBES

FILOSOFI :  HOBBES

HOME PAGE QUESTIONI DI PSICOLOGIA TUTTI I FILOSOFI NARRATIVA DIDATTICA SCUOLA


 

HOBBES

Thomas Hobbes nacque a Malmesbury, in Inghilterra. Studiò ad Oxford, dopo aver dimostrato già molto giovane la predilezione per gli studi classici (si narra che tradusse la Medea si Euripide all'età di 15 anni),

Dopo gli studi divenne precettore al seguito di famiglie della nobiltà, ciò gli permise di viaggiare a lungo per l'Europa. In Italia incontrò Galileo Galilei, in Francia ebbe contatti con i circoli cartesiani.

Diventato precettore di Carlo Stuard, nel 1640 seguì la corte in esilio in seguito alla dittatura di Cromwell; al ritorno in patria la sua fedeltà venne premiata con un vitalizio a vita che gli permise di dedicarsi agli studi filosofici in totale autonomia.

La sua fama è legata al Leviatano, opera in cui formula una teoria fortemente assolutistica dello Stato (sarà accusato di anteporre il potere dello Stato a quello della Chiesa, e dunque tacciato di ateismo) e in cui propone una visione strettamente meccanicistica della realtà e del pensiero, tanto da meritarsi l'appellativo di antico precursore della cibernetica, la scienza che si occupa della matematizzazione dei processi mentali.

Opere principali: Obiezioni alle meditazioni metafisiche di Cartesio (1641); Del cittadino (1642); Leviatano (1657); Del corpo (1655); Dell'uomo (1658)

La fama di Hobbes è legata principalmente alla sua opera Leviatano, nella quale esponde le dottrine del meccanicismo scientifico e dell'assolutismo politico. Il primo tema è trattato dai capitoli dall'uno al tre di questa scheda, il secondo tema dal quarto capitolo

 

1. Il materialismo e il meccanicismo scientifico

Secondo Hobbes le uniche entità veramente sperimentabili e quindi verificabili sono i corpi, la materia estesa. Inutile tentare di indagare le sostanze che trascendono le possibilità dell'evidenza materiale, esistono solamente i corpi e il loro movimento, responsabili di tutti i fenomeni naturali. Tutto il mondo è quindi incluso nella logica meccanicista della ragione pura, ogni cosa è da ricondurre a fatti meccanici, gli unici fatti che posseggono, nella loro purezza matematica, il grado di verità epistemica (certa e incontrovertibile).

E l'anima? Anch'essa è sottoposta a questo ineludibile meccanicismo? Secondo Hobbes anche l'anima è materiale e meccanica, in quanto le idee sono solo la conseguenza di azioni meccaniche esterne al pensiero. L'idea prenderebbe quindi forma in conseguenza di una serie di attività cinetiche riconducibili alla meccanica della materia cerebrale.

Tutti i giudizi devono quindi spogliarsi di qualsiasi connotazione soggettiva e confluire in una interpretazione oggettiva, geometrica ed esclusivamente matematica della realtà.

Questa visione profondamente materialista del mondo risente ovviamente di una forte influenza degli studi galileiani sull'inerzia e sul movimento e in generale del clima che si respirava in Europa conseguente alla rivoluzione scientifica: Hobbes e gli empiristi credettero di poter applicare il nuovo ed efficace metodo scientifico, che di fatto riduceva le meccaniche del mondo sensibile a rappresentazioni matematiche univoche e determinate, a tutti gli aspetti della vita umana, compresi quei temi (l'anima e le idee) da sempre terreno prediletto della metafisica.

Per Hobbes l'uomo è un animale, un meccanismo tra i meccanismi, ma un animale dotato di una qualità che non si trova nelle altre speci: la ragione. L'uomo è quindi animale razionale, ed è la ragione che rende l'uomo superiore alle altre forme viventi.

 

2. Il convenzionalismo linguistico

Se tutto è materiale è ovvio che non esistano nemmeno idee innate ed anime preesistenti. Le idee (immagini della mente) si manifestano nel mondo reale attraverso le parole. Nell'ambito della sua visione meccanicista, Hobbes riconduce quindi il problema delle idee a un problema linguistico, in modo da ricondurre le idee (private di qualsiasi componente trascendentale e metafisica) alla determinazione e all'esattezza dei giochi linguistico-sintattici.

In particolare le idee vengono associate alle parole in modo convenzionale ed arbitrario, non esiste ovviamente una stretta causalità tra l'essenza di un una cosa con la parola corrispondente in una certa lingua. Le idee non hanno quindi nessuna relazione "platonica" con gli oggetti che vogliono rappresentare. Tale posizione si usa definire convenzionalismo linguistico, in quanto i termini vengono assegnati agli oggetti per decisione convenzionale degli uomini che condividono una determinata lingua e un determinato linguaggio.

Ad esempio, l'immagine mentale del cane non necessariamente deve corrispondere al susseguirsi delle lettere c, a ,n, e; il fatto che ogni lingua faccia corrispondere una determinata serie di lettere all'idea di cane dimostra che le parole sono assegnate alle cose in modo indipendente dalla loro immagine mentale

 

3. La protocibernetica

Hobbes è considerato, in certo qual modo, il padre della cibernetica, o almeno un lontano progenitore della cibernetica moderna. Sempre nell'ambito della visione strettamente meccanicista della realtà, Hobbes arrivò alla conclusione che le relazioni che si instaurano tra i pensieri entro il linguaggio sono trattabili in termini di addizione e sottrazione. Ogni operazione mentale è riconducibile ad un'aritmetica di segni: l'affermazione è un'addizione di termini, la negazione una sottrazione. Più affermazioni addizionate tra loro portano ad una deduzione.

Ragionare vuol dire quindi computare, calcolare e matematizzare i segni semantici (semantica = studio dell'assegnazione dei segni e delle parole alle cose e agli oggetti)

 

4. L'assolutismo politico

Nello studio degli aspetti sperimentabili della realtà rientrano più che mai l'etica e la politica. Nel Leviatano, Hobbes si domanda quale possa essere lo stato di natura dell'uomo, ovvero quale direzione prenderebbero le vite gli uomini nell'assenza di ogni struttura sociale (in uno stato primitivo della convivenza umana).

Hobbes afferma che lo stato di natura dell'uomo è la guerra di tutti contro tutti (Bellum omnium contra omnes), e che ogni uomo è lupo per gli altri uomini (homo homini lupus). Nello stato naturale ognuno ha diritto su tutti, ogni uomo aspira a soverchiare il suo prossimo, i desideri di potere di ogni uomo si sovrappongono e si scontrano inevitabilmente.

Ciò che può porre un limite a questa situazione di anarchia è il patto sociale che porta inevitabilmente alla costituzione di uno stato sovrano. Attraverso un patto sociale gli uomini rinunciano quindi alla loro assoluta libertà individuale e si affidano ad un uomo o ad un gruppo di uomini che li possano guidare, cancellando il caos e facendo confluire le molteplici volontà contrastanti dei singoli uomini in una sola volontà regolamentatrice.

Dunque, secondo Hobbes, si pone fine alla guerra di tutti contro tutti solamente assoggettando la volontà dispersa dei molti in un'unica volontà sovrana ed asssoluta (Lo stato diventa il Leviatano, il mostro biblico, un Dio mortale appena al di sotto del Dio immortale).

L'interesse supremo della pace e della prosperità, dell'assenza dei conflitti e della moderazione tra le parti contrarie, è conseguibile solamente attraverso la forma dello Stato assoluto. I punti principali di questa dottrina dell'assolutismo politico sono:

1. L'indivisibilità del potere sovrano, attribuito ad un solo uomo ad una sola assemblea

2. Il dovere di obbedienza dei sudditi

3. La superiorità dello Stato sulla legge, il sovrano non è legato da nessun tipo di contratto sociale ai suoi sudditi, essi invece, stipulando un patto sociale, si assoggettano ad un contratto negativo che li priva della propria libertà

4. La proibizione di ogni ribellione, anche quando il sovrano va contro gli interessi dei sudditi

5. La fusione dell'autorità politica con quella religiosa

Tale giustificazione dell'assolutismo è conseguenza della meccanicità alla quale tutto il mondo è soggetto: in esso il principio razionale non deve guidare solo la scienza degli uomini, ma penetrare nelle loro stesse vite attraverso l'imposizione razionale di un potere assoluto che pone fine alla naturale anarchia che scaturirebbe dalla prevaricazione di ciascun uomo sull'altro.

Il pensiero di Hobbes si pone quindi in contrasto con la visione politica più moderata di Locke e Hume, i quali, pur assimilabili al pensiero empirista, consideravano lo stato di natura dell'uomo più positivamente, attraverso l'affermazione dell'uomo come animale sociale.

Si noti il fatto che per Hobbes lo Stato assoluto conserva esclusivamente il potere, per cui nemmeno la Chiesa può contrastarlo, ragione per cui è lo Stato l'unica vera religione, l'unica autorità alla quale i cittadini devono assoggettarsi. E' per questo che Hobbes fu accusato di ateismo, in quanto riteneva che nessun altro potere, nemmeno quello spirituale, dovesse contrastare la sovranità assoluta dello Stato, del resto, come si è detto, Hobbes non credeva nell'esistenza dell'anima, ritenendola il frutto di un'azione meccanica della realtà oggettiva che agisce sui processi mentali.

 


Classifica di siti - Iscrivete il vostro!