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LUIGI TORINO
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USCITA IL NUOVO LIBRO DI LUIGI TORINO :
"L'IMPREVISTO E ALTRI RACCONTI" EDIZIONI ALBATROS
RECENSIONE Dopo aver dato alle stampe tre romanzi, Luigi Torino torna alla pubblicazione di un libro con questo volume che ospita dodici racconti. E forse non è un caso che l’autore abbia scelto proprio questo genere. Il racconto, come ben sa chi si dedica alla scrittura o come narratore o come critico, costituisce una difficile sfida. Paragonando la narrativa alla boxe, nella lotta con il lettore il romanzo può vincere ai punti, ma il racconto deve assolutamente vincere per ko. E tuttavia nel racconto, nella sua concisione e nella necessità di essere efficace dalla prima all’ultima sillaba, Luigi Torino si è sempre mosso a proprio agio, grazie al suo gusto per le immagini pennellate con estrema cura, alla sua capacità affabulatoria ed evocativa che gli permette di stilizzare con semplicità i personaggi e gli eventi più complessi. Le storie brevi sono lo strumento migliore per raccontare la complessità del mondo, sostiene Tobias Wolff. Così, questi racconti sono dodici microuniversi che spaziano dalla fiaba alla novella breve, dall’elegia alla favola, e si svolgono per lo più in scenari molto vicino a noi: dal simbolico villaggio di Corticelle di Mercato S. Severino ad una Roccapiemonte di due secoli addietro, dalle spiagge della Costiera amalfitana alla Villa comunale di Salerno, dalle strade di Napoli agli edifici abbandonati della Piana del Sele, dimora degli immigrati. Più che gli scenari, però, sono gli originali personaggi a colpirci, con le loro vite uniche, con i loro appuntamenti, con le loro storie d’amore che non possono realizzarsi, con il loro incontro con la morte nel pieno della vita. C’è, infatti tra gli elementi comuni a queste storie un tocco di magia, una spruzzata di situazioni fantastiche, che dimostrano la capacità dell’autore di vedere l’esistenza oltre le apparenze, di sentirla vibrare in tutte le sue corde. Unitamente a questo tono fantastico, a cucire insieme i dodici racconti di Luigi Torino ci sono altri elementi che ritornano ed in particolare l’amore, inteso in senso ampio: l’amore sensuale, l’amore filiale, l’amore tra fratelli, l’amore per il prossimo. Perché poi, a ben guardare, all’Autore ciò che interessa davvero, e che i suoi personaggi gridano a gran voce, si può racchiudere in una frase: dare alla letteratura lo stesso vigore etico con il quale affrontiamo la vita, e dare alla vita la ricchezza di possibilità estetiche con la quale affrontiamo la letteratura. Ogni racconto è impreziosito da un laboratorio narratologico ad opera di Antonio Esposito che, pur prendendo spunto da una parola o una immagine della storia, se ne distacca così che ciascun laboratorio vive di luce propria e merita di essere letto a prescindere del racconto che l’ha generato. Il volume, pertanto, si presta ad essere preso in considerazione sia come opera di narrativa, sia come testo scolastico capace di stimolare gli studenti alla ricerca dell’etimologia delle parole, alla conoscenza dei vari generi letterari, all’apprendimento delle diverse figure espressive (metafora, similitudine, ecc.). Del
resto i racconti sono stati da sempre un ottimo strumento per avvicinare i
giovani alla narrativa. Sono brevi, si leggono tutto d’un fiato, non
richiedono un impegno prolungato, si addicono ai ritmi frenetici della vita
che conduciamo. Oggi il tempo è tiranno per tutti, per quelli che hanno una
certa età, ma anche per i giovani distratti da mille stimoli e occupazioni.
Sono veramente pochi coloro che si avventurano nella lettura dei libri di
una certa mole, del tipo dei romanzi russi di fine ottocento come Guerra e
pace, I Fratelli Karamazov, Anna Karenina, ecc. Il lettore, quando inizia a
leggere un libro, si trova nella stessa condizione di un fuggiasco che per
salvarsi dai suoi inseguitori deve attraversare a nuoto un fiume: più largo
è il fiume, maggiore è la difficoltà di raggiungere la riva opposta.
Quando ci si trova di fronte ad un racconto è più facile raggiungere la
riva opposta, ossia portare a termine la lettura. Lo
stile di Luigi Torino tende alla semplicità, ossia a garantire la chiarezza
di un concetto o l’efficacia d’un intreccio senza una parola di troppo:
sii profondamente superficiale, la profondità va ricercata in superficie.
Per scrivere non ci vuole il bello stile, quello complicato e difficile
inseguito dalle <<volpi dello stile>>, per scrivere ci vuole il mood,
l’atmosfera, l’ispirazione, un’armonia interiore, una disposizione
favorevole dell’animo. E Luigi Torino dimostra di possederlo. Il suo cuore
però non è mai eccessivamente sentimentale, è un cuore per così dire
illuminista, un cuore rivelatore, un cuore conoscitore, un cuore che vuol
scoprire (il segreto del) la vita. Nei suoi racconti c’è il gusto per la
vita; e c’è tanta fisicità (mangiar bene, fare un bel bagno, ecc.),
parlano sempre i cinque sensi nei suoi racconti, anche se tra le righe, come
un violino in sottofondo, si percepisce una velata nota di malinconia. Corredano inoltre il testo narrativo le suggestive illustrazioni create da Bice e Laura Greco, che conducono delicatamente per mano il lettore in una dimensione fantastica e quasi teatrale, tale da offrire un’ulteriore prospettiva per entrare in sintonia con le storie e coi personaggi.
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