EMILIO GADDA

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EMILIO GADDA

 

1)Carlo Emilio Gadda è forse uno dei più famosi autori italiani.

 

 

 

Nato a Milano il 14 Novembre 1893, la sua infanzia è stata alquanto difficile a causa dei maldestri investimenti del padre che riducono la famiglia sul lastrico. 

 

 

 

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1909, la madre prende le redini della famiglia e Gadda si iscrive alla Facoltà di ingegneria del Politecnico di Milano malgrado volesse continuare gli studi letterari. 

 

 

 

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruola volontario (le sue memorie appariranno in "Diario di guerra e di prigionia"), viene fatto prigioniero dopo Caporetto e deportato a Celle Lager nell'Hannover. 

 

 

 

Al suo ritorno, nel 1919, scopre che suo fratello aviatore è precipitato durante un combattimento. 

 

 

 

Si laurea in ingegneria elettrotecnica, lavora in Sardegna, Lombardia e Argentina. 

 

 

 

Tornato a Milano nel 1924, si iscrive alla Facoltà di filosofia (che non finirà) mantenendosi insegnando matematica e fisica in un liceo. 

 

 

 

Un anno dopo riprende con l'ingegneria e nel 1926 comincia a pubblicare saggi e racconti per la rivista Solaria di Firenze. 

 

 

 

Il suo primo libro "La Madonna dei filosofi" esce nel 1931 ed il secondo, "Il Castello di Udine" (1934), vince il premio Bagutta. 

 

 

 

La morte della madre lo porterà a cominciare " La cognizione del dolore" che verrà pubblicato (incompleto) a puntate su Letteratura nel 1938-41 diventando volume nel 1963 (vincendo il Prix International de Littérature) e ancora nel 1970 con due capitoli inediti. 

 

 

 

Dal 1940 al 1950 vive a Firenze e durante la seconda guerra mondiale escono "Le meraviglie d'Italia" (1939), "Gli anni" (1943), e la raccolta "L'Adalgisa" (1944). 

 

 

 

Diventa redattore dei programmi culturali della RAI nel 1950 e tre anni più tardi vince il Premio Viareggio con "Le novelle del Ducato in fiamme". 

 

 

 

La fama la otterrà con"Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" nizialmente apparso su Letteratura tra il 1946 e 1947 poi uscito in volume nel 1957. 

 

 

 

Seguono la raccolta di saggi "I viaggi e la morte" (1958), "Verso la certosa" (1961), la raccolta di novelle "Accoppiamenti giudiziosi" (1963), "Eros e Priapo" (1967), "La meccanica" (1970), "Novella seconda" (1971). 

 

 

 

Malgrado l'alta considerazione ed il successo (forse tardivo), Gadda continua a vivere nel dolore e nella tristezza. 

 

Muore, solo, a Roma il 21 Maggio 1973.

 

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 OPERE MAGGIORI

A partire dagli anni '40 pubblica le opere maggiori. L'Adalgisa : disegni milanesi (1944), affresco satirico della borghesia milanese agli inizi del secolo, corredato da note che svolgono un controcanto saggistico. Il primo libro delle favole (1952). Novelle dal ducato in fiamme (1953) è una grottesca rappresentazione dell'ultimo periodo fascista.

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Quer pasticciaccio brutto de via Merulana (1957) già apparso su «Letteratura» nel 1946-1947, un "giallo" ambientato nei primi anni del fascismo, tra satira e tragedia. Siamo a Roma, e il commissario di polizia Ciccio Ingravallo è incaricato di svolgere una inchiesta su un furto di gioielli avvenuto in un popolaresco edificio di via Merulana. Nel palazzo abita una coppia di amici di Ingravallo, i Balducci. Una mattina al commissario giunge la notizia che Liliana Balducci è stata brutalmente assassinata. Ingravallo, che ammirava particolarmente la dolcezza e la purezza della donna, profondamente scosso dall'accaduto, svolge le indagini in direzione di un possibile collegamento del furto e dell'omicidio. I sospetti si appuntano via via su diversi personaggi: emerge la figura del bel nipote di Liliana, su cui la povera donna riversava il suo desiderio frustrato di maternità : si scoprono ambigui rapporti tra Liliana e una serie di domestiche che venivano colmate di favori e poi bruscamente allontanate. Si interroga Zamira Pàcori, ex prostituta, guaritrice e ruffiana. In una casa di un guardia-barriere nella campagna romana viene ritrovato un vaso da notte contenente i gioielli rubati. Le indagini sembrano identificare la colpevole in Assunta, una delle ex protette di Liliana. Sul disperato grido della donna, che si dichiara innocente, la narrazione si conclude senza che la "ricerca" giunga a conclusione. 

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La cognizione del dolore (1963), già pubblicato «a tratti» su «Letteratura» nel 1938-1941. Una storia sarcastica e disperata, sottilmente autobiografica, sullo sfondo di una Lombardia travestita da Sudamerica. Protagonista è don Gonzalo Pirobutirro d'Eltino. Egli ha una casa in campagna, lasciatagli dal padre. Qui vive la madre di don Gonzalo, il quale continuamente, crudelmente, litiga con lei. Il contorto affetto per la madre, l'odio per la casa scomoda e pericolosamente isolata, la ripugnanze per i rozzi contadini e i trafficanti girovaghi, la diffidenza per l'Istituto di Sorveglianza Notturna (allegoria del fascismo), sono rappresentati in stile espressionista, come manifestazioni di disadattamento affettivo, sociale, politico, che assumono aspetti di angoscia metafisica. Quando la madre viene assassinata, forse dall'Istituto di Sorveglianza, Gonzalo cade preda di un senso di colpa che, accreditato anche dall'ambiguità della narrazione incompiuta, lo configura quasi come un matricida.

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Romanzo-saggio sul fascismo è Eros e Priapo : da furore a cenere (1967).

Legata alla sua attività di dirigente alla RAI sono le curiose e pragmatiche "Note per la redazione di un testo radiofonico", ma soprattutto il breve dramma radiofonico Il guerriero, l'amazzone : lo spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo sulla figura di Ugo Foscolo.

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STILE

 

Agli occhi di Gadda il mondo appare come un groviglio di fatti e cause che non si lasciano comprendere.Questo disordine della realtà, per cui prova attrazione e repulsione, gli porta un’esigenza di chiarezza difficile da raggiungere. Da tale convinzione deriva la tipica struttura di molti testi,nei quali vi è un andamento di inchiesta come un’indagine poliziesca che non arriva mai alla scoperta del colpevole.Per lui la letteratura doveva contribuire a smascherare, senza pietà né falsi pudori, i difetti degli uomini e le colpe della società.

 

 lo sperimentalismo gaddaiano

Gadda ha profondamente rinnovato la narrativa italiana di questo secolo attraverso un originale uso e mescidazione di dialetti, gerghi, tecnicismi e linguaggi diversi. Allo scopo di dare, quindi, risalto ai propri sentimenti, Gadda sperimenta la strada dell’espressionismo , cioè una procedura letteraria che deforma la rappresentazione del reale attraverso un vistoso intervento sulla lingua.

Nutrito di cultura umanistica e scientifica, e di ribollenti umori, di passione morale e civile decisamente antifascista, di un personale freudismo, di sarcasmo ma anche pietà verso l'uomo, di private angosce e di intimo interesse per gli altri, Gadda è stato subito considerato un grande scrittore sperimentale e un classico nello stesso tempo.

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Suoi capolavori sono considerati "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" e "La cognizione del dolore".

Nel "Pasticciaccio" si serve di un genere popolare come il giallo, la detective- story, attraverso un prodigioso impasto linguistico e stilistico e con molti omaggi al romanesco Belli. Gadda, senza scegliere tra pietà e derisione, descrive uno spazio strapieno, zeppo di sgradevoli suoni e odori, di oltraggi esistenziali, di mattane storiche, di orrori biologici che si concentrano, «inopinate catastrofi», a orchestrare la follia. Una parola-chiave percorre in molte varianti il romanzo: nodo, groppo, groviglio, gomitolo, gliuommero, ossia «pasticciaccio»: un garbuglio di cause che debilita la ragione del mondo. Gadda non poteva scegliere metafora più adatta per indicare un efferato delitto, e un luogo più idoneo di ambientazione della Roma capitale, dove il male oscuro si scenografa in una realtà demenziale e feroce: il fascismo, la morte, il lenocinio, il furto, le sozzure di bestie e di uomini.

"La cognizione del dolore" è una composizione a struttura tematica, giocata su una complessa tastiera stilistica ma nella quale predomina un acceso lirismo che si condensa infine nella figura materna. Soprattutto, è una tragicommedia catartica. Autobiografia appena coperta dalle suggestioni grottesche di un immaginario paese latino-americano che svela subito la toponomastica brianzola e la proiezione dell'autore nell'hidalgo Don Gonzalo Pirobutirro. L'opera è anche una atroce e beffarda confessione mitica. Nelle figure agoniche del reduce e della madre, il rapporto nevrotico diventa metafora universale di pena, «il male invisibile» che investe tutte le cose. Intriso di sarcasmo e dolore, il romanzo ha tuttavia la forza trascinante della liberazione, la capacità di ribaltare in poesia i rancori e le coazioni.

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