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GIUSEPPE UNGARETTI

POESIE : FRATELLI     E   IN MEMORIA

 

 

"Fratelli"

 

Di che reggimento siete

Fratelli?

Parola tremante

Nella notte

Foglia appena nata

Nell’aria spasimante

Involontaria rivolta

Dell’uomo presente alla sua

Fragilità

Fratelli

 

Parafrasi

Di che reggimento siete fratelli?

La parola fratelli trema nella notte(perchè priva di senso 

per la crudeltà della guerra)

La parola fratelli nella sua fragilità (come foglia appena nata)

esprime un desiderio di pace e di speranza

Nell’aria piena di sofferenza degli uomini

nasce un'istintiva rivolta alla guerra dell’uomo 

posto davanti alla sua debolezza

Fratelli

 

 

Commento

 

 

Nella poesia, Ungaretti esprime la sua sofferenza e amarezza per la sua condizione di soldato; Infatti, la parola fratelli è un augurio di pace ed esprime la speranza che la guerra finisca.

Struttura:

Versi liberi; è presente il solo segno di interpunzione usato da Ungaretti: il punto interrogativo. Rispetto alla prima versione la scansione dei versi nelle strofe viene scardinata, forse per sottolineare la telegraficità, la fugacità e la musicalità del messaggio, pur nella sua pregnanza. Si confrontino le due varianti, che testimoniano la ricerca instancabile della parola "scavata" nel segreto dell’anima. Se i Futuristi propongono le "parole in libertà", Ungaretti va in una direzione opposta: l’aderire alla parola si traduce in una fioritura di varianti per trovare la "parola pura" e per costruire una musicalità; non basta scendere nell’abisso e risalire, bisogna cogliere la musica che è dentro le parole (questa disposizione ungarettiana rimanda al suo amore per la musicalità del verso proprio della tradizione italiana, ma anche alla sua passione per la poesia araba, che è musicale per eccellenza).

 

 

Temi e figure retoriche

In questa lirica il fante-poeta esprime il senso della fragilità dell’esistenza dei soldati. E’ notte. L’aria è squarciata dai lampi e dai suoni della battaglia in corso. Due reparti di combattenti si incontrano sulla linea del fronte. Forse si salutano e si scambiano notizie flash. Il termine chiave della poesia è, però, la parola fratelli, che allude ad uno dei temi fondamentali del primo Ungaretti, dal poeta stesso indicato: la "fraternità degli uomini nella sofferenza". La poesia si snoda come una sorta di commento alla domanda iniziale, che tuttavia rimane senza risposta, perché ciò che conta non è la domanda, bensì la definizione…non il reggimento, ma l’appellativo fratelli. Il cosmopolita soldato Ungaretti, che fin da bambino ha avuto contatti con persone di ogni nazionalità, partito volontario per la guerra, riconosce, a contatto con altri commilitoni, che portano sui volti la sua stessa sofferenza e l’angoscia dei disagi della guerra, l’uomo che è nel soldato e sente pulsare nel suo cuore quel senso di fraterna solidarietà, che lega particolarmente gli esseri umani sradicati ed esposti alle bufere della vita. Quando il buio avvolge tutte le cose e soprattutto le persone, la voce del fante-poeta si leva ad ammonire e a ricordare ciò che molti sembrano aver dimenticato: l’amore per l’uomo…la sola legge che renda fratelli.

Bellissima è la metafora in forma di analogia del termine "fratelli" al 5° verso per indicare la delicatezza fragile, ma anche la speranza della crescita.

 

 

"In memoria"

 

 

Si chiamava

Moammed Sceab

Discendente

Di emiri di nomadi

Suicida

Perché non aveva più

Patria

 

Amò la Francia

E mutò nome

 

Fu Marcel

Ma non era Francese

E non sapeva più

Vivere

Nella tenda dei suoi

Dove si ascoltava la cantilena

Del Corano

Gustando un caffè

 

E non sapeva

Sciogliere

Il canto

Del suo abbandono

 

L’ho accompagnato

Insieme alla padrona dell’albergo

Dove abitavamo

A Parigi

Dal numero 5 della rue des Carmes

Appassito vicolo in discesa

 

Riposa

Nel camposanto d’Ivry

Sobborgo che pare

Sempre

In una giornata

Di una

Decomposta fiera

 

E forse io solo

So ancora

Che visse

Parafrasi

 

Si chiamava Moammed Sceab

Figlio di emiri arabi

Si suicidò perché non aveva più una patria

 

Amò la Francia e si cambiò il nome in Marcel

Ma non era francese e non riusciva più a vivere nella tenda dei suoi genitori

E non sapeva parlare della sua sofferenza

Ho accompagnato Marcel al cimitero

Con la padrona dell’albergo dove abitavamo a Parigi

Al numero 5 di rue des Carmes

Un vicolo povero in discesa

Riposa nel cimitero di Ivry

Sobborgo sempre disordinato

Come in un giorno di mercato

E solo io sapevo che visse

 

Commento

Ungaretti parla di un suo amico arabo di nome Moammed. Egli emigrò in Francia e si cambiò il nome in Marcel. Ma era triste, e non parlandone, si suicidò, per ritrovare se stesso.

Ungaretti scrive questa poesia in ricordo del suo amico Moammed Sceab.

Questa poesia non è dedicata ad un eroe e non è l’esaltazione di pregi e virtù del suo amico ma un omaggio ad una persona cara e alla sua vita. Il poeta inoltre parla del tema dell’esilio, e nel caso specifico di Moammed,  del dramma del suo amico che non si riconosce nella sua vecchia cultura originaria ma neanche nella nuova cultura che ha di fronte. Ungaretti è l’unica persona che può ricordarlo e questo si capisce dai suoi versi  “ e forse io solo so che ancora visse”. Secondo il poeta, la poesia fa rivivere il passato, il suo passato fatto di persone scomparse. Lui parla di persone care che non verranno mai ricordate dalla storia ma vivranno nel suo cuore, come il suo amico Moammed e la sua storia che ci trasmette il poeta, unico ad aver conosciuto il suo dramma.

Nella poesia vengono utilizzati i verbi al passato per evidenziare il ricordo e il distacco, attraverso cui viene sublimata poeticamente la vicenda tragica dell'amico.I versi si presentano frantumati con forti pause e silenzi che accentuano il tono malinconico della composizione; ogni parola è essenziale ed esprime le immagini dominanti e i motivi principali della poesia.

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